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Amministratori di condominio diventano le grandi multinazionali e i costi cambiano rispetto ai professionisti

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di Marianna Quatraro pubblicato il

La trasformazione della gestione condominiale vede l’ascesa delle grandi multinazionali che ridefiniscono il ruolo degli amministratori e influenzano costi, servizi, dinamiche di mercato e tutela dei conḍmini

Il mercato della gestione condominiale in Italia sta vivendo una fase di forte trasformazione, segnata dall’ingresso di grandi multinazionali intenzionate ad acquisire spazi finora appannaggio di professionisti indipendenti. Società internazionali specializzate stanno progressivamente sostituendo le figure storiche dell’amministratore e ridefinendo le modalità con cui è organizzato il settore.

Tra i cambiamenti osservati, spiccano la gestione centralizzata tramite manager e l’adozione diffusa di call center per l’assistenza quotidiana ai residenti, tendenze che ridisegnano il rapporto diretto tra amministratore e condòmini. Questa nuova realtà si accompagna a dinamiche economiche e sociali inedite, portando sia vantaggi in termini di efficienza che interrogativi su personalizzazione e tutela degli interessi collettivi.

Il confronto tra studi professionali locali e grandi società strutturate diventerà il fulcro delle discussioni, con possibili impatti sulle tariffe, i servizi e il modello di relazione tra amministratori e comunità. L’attuale quadro normativo e le esperienze già osservate in alcune città aprono la strada a riflessioni profonde sulle prospettive del settore.

L’avanzata delle multinazionali nella gestione condominiale: i casi di Torino e le acquisizioni recenti

Secondo le più recenti cronache di settore, la città di Torino rappresenta oggi uno dei principali laboratori italiani delle nuove strategie delle grandi società nella gestione degli immobili in condominio. Gabetti Lab, società del gruppo Gabetti con ricavi pari a 38 milioni di euro e operante nel campo della riqualificazione e dell’amministrazione immobiliare, sta per completare l’acquisizione di uno dei più rilevanti studi di amministrazione condominiale della città. Un’operazione che porterà Gabetti Lab a gestire un portafoglio di circa tremila palazzi. In parallelo, Estia, realtà fondata nel 2021 dalla famiglia Garesio e partecipata dal gruppo immobiliare spagnolo Odevo-Portik (80 milioni di ricavi, con un investimento di 20 milioni per il 51% di Estia), si appresta a firmare per il controllo di uno degli storici operatori della zona centrale di Torino.

Queste mosse confermano una linea espansiva ormai consolidata, che vede grandi player, spesso internazionali, entrare con decisione nel comparto attraverso l’acquisizione di società storiche. Gli effetti di questo scenario sono molteplici:

  • Concentrazione della gestione in mano a società dotate di ingenti capitali;
  • Progressiva riduzione degli studi professionali indipendenti, soprattutto nei principali centri urbani;
  • Impostazione manageriale e industriale della gestione, con procedure standardizzate e maggiori economie di scala.
Le prospettive sono di un’estensione di questo modello a livello nazionale, grazie a politiche di acquisizione e franchising che promettono di modificare a fondo la struttura del settore su tutto il territorio italiano. L’introduzione di logiche industriali, pratiche tipiche dei grandi gruppi internazionali e sfruttamento delle sinergie tra comparti diversi (energia, servizi, manutenzioni, assicurazioni) rappresentano la direzione verso cui si sta muovendo il comparto amministrativo, con benefici e criticità che andranno valutate attentamente nel medio periodo.

Dalle figure tradizionali agli amministratori-manager: come stanno cambiando i ruoli nei condomini

Il passaggio dal modello basato sull’amministratore di condominio tradizionale a quello imperniato sull’amministratore-manager rappresenta una delle trasformazioni più evidenti e sostanziali emerse negli ultimi anni. Il professionista autonomo, spesso conosciuto personalmente dai condòmini e radicato nel tessuto locale, sta progressivamente cedendo spazio a manager incaricati dalle grandi società, i quali adottano una gestione più “aziendale”.

Questa nuova figura risponde a esigenze differenti:

  • Maggior coordinamento di grandi numeri di immobili, reso possibile dall’organizzazione interna delle multinazionali;
  • Adozione di procedure codificate, sistemi di controllo qualità e strumenti informatici avanzati;
  • Separazione tra ruoli gestionali, operativi e commerciali, con molte funzioni assegnate a team specializzati o a call center centralizzati;
  • Minore flessibilità nella personalizzazione delle risposte, ma maggior robustezza in termini di servizio continuativo.
Per effetto di queste dinamiche, il rapporto diretto e fiduciario tra residente e amministratore rischia di attenuarsi, lasciando spazio a forme di interlocuzione più mediate, in cui il manager incaricato può essere sostituito o ruotato con maggiore frequenza rispetto al passato. In parallelo, si afferma l’importanza della formazione manageriale, con una spinta verso la professionalizzazione sempre più elevata e un aggiornamento continuo, anche a seguito dell’inasprimento dei requisiti normativi, come emerge dalle discussioni sulla riforma del condominio e dalla proposta di un registro nazionale abilitante.

Impatto sulle spese condominiali: costi, servizi e nuove dinamiche di mercato

L’arrivo delle multinazionali nella gestione degli immobili sta incidendo in modo significativo sugli equilibri dei costi e sulla tipologia dei servizi offerti. Da un lato, l’introduzione di economie di scala promuove una riduzione delle spese legate ad alcuni servizi centralizzati e una contrattazione più favorevole con i fornitori, grazie al maggiore potere d’acquisto dei grandi gruppi. Tuttavia, emergono nuovi costi correlati a:

  • Strutture organizzative complesse e investimenti in piattaforme tecnologiche;
  • Maggiore presenza di personale manageriale e amministrativo;
  • Obblighi normativi più stringenti e la tendenza a sfruttare servizi aggiuntivi, come la consulenza sulla sicurezza o la revisione dei conti.
Un aspetto particolarmente discusso riguarda l’introduzione di figure come il revisore condominiale obbligatorio in determinati contesti, che comporta spese supplementari per i proprietari. Nelle casistiche analizzate si nota che, laddove la gestione è affidata a grandi strutture, si verifica spesso un incremento delle voci di spesa legate a servizi “premium” o pacchetti chiavi in mano. Parallelamente, la proposta di inserire l’obbligo della laurea per esercitare la professione potrebbe restringere ulteriormente il numero di professionisti abilitati, con possibili riflessi su concorrenza e tariffe.

Le nuove dinamiche di mercato, caratterizzate da una competizione globale tra grandi operatori e una progressiva marginalizzazione dei piccoli studi, stanno trasformando le modalità di fatturazione e la struttura stessa dei listini, con conseguenze su trasparenza e accessibilità dei servizi per i condòmini.

Il ruolo della tecnologia e dei software gestionali nelle nuove realtà condominiali

La digitalizzazione dei processi amministrativi rappresenta una delle leve strategiche più incisive introdotte dalle società multinazionali nel settore della gestione condominiale. Software evoluti, come il noto Arcadia nato dalla collaborazione fra Baslab, Duferco Energia e il Gruppo Dallagiovanna, consentono oggi di concentrare tutte le attività, dalla gestione documentale alla manutenzione, dai pagamenti elettronici alla comunicazione diretta con i residenti, su un’unica piattaforma accessibile da qualunque dispositivo.

I principali vantaggi derivanti dall’adozione di questi strumenti sono:

  • Semplificazione delle pratiche amministrative e contabili;
  • Trasparenza immediata nell’accesso ai dati e possibilità di monitoraggio costante da parte dei condòmini;
  • Automatizzazione degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria grazie a sistemi di ticketing e pianificazione digitale;
  • Riduzione delle tempistiche nella gestione delle richieste e delle emergenze.

Sfide e opportunità per i professionisti: individualismo, formazione e prospettive future

In un contesto dominato da grandi società, diventa sempre più difficile per il singolo amministratore mantenere un portafoglio competitivamente ampio e aggiornato.

Tra le soluzioni prospettate per contrastare l’erosione di quote di mercato da parte dei player internazionali, spiccano:

  • Associazionismo tra studi al fine di ottimizzare i costi e ottenere maggiore forza contrattuale verso fornitori e clienti;
  • Ricorso a formule di franchising, che permettono ai professionisti di beneficiare di servizi centralizzati, formazione continua e strumenti digitali, pur mantenendo una certa autonomia nella gestione dei rapporti con i condòmini;
  • Investimento in formazione avanzata, con particolare attenzione all’utilizzo delle nuove piattaforme gestionali e ai temi della sicurezza e della fiscalità immobiliare.
La perdita progressiva del vecchio assetto, basato sulla relazione personale e sulla conoscenza dettagliata del contesto locale, si accompagna a una domanda crescente di competenze manageriali, legali e digitali. Si delinea così un futuro in cui solo chi sarà capace di adattarsi potrà ottenere risultati tangibili, anche in termini di mantenimento dei rapporti fiduciari con i clienti, aspetto sempre più riconosciuto come valore differenziale rispetto ai grandi gruppi.

Tutela dei condòmini e conseguenze normative nella transizione ai grandi player

L’evoluzione normativa sta accompagnando la crescita delle multinazionali nel settore, stimolando un acceso confronto sulle modalità con cui garantire la tutela dei residenti. Da un lato, le nuove proposte di legge considerano l’istituzione di un registro nazionale abilitante, pensato per garantire trasparenza e rafforzare i controlli professionali. Tuttavia, l’eccessivo irrigidimento dei requisiti rischia di penalizzare sia i professionisti storici sia i condòmini che potrebbero vedere ridotta la libertà di scelta nell’individuare il proprio referente amministrativo.

Altre questioni aperte riguardano:

  • L’obbligo di inserimento del revisore condominiale, che può comportare maggiori costi per i proprietari;
  • L’introduzione di livelli di formazione sempre più specializzati, che non sempre si traducono in una migliore qualità dei servizi;
  • L’equilibrio nell’applicazione delle norme previste dal Codice del Consumo, soprattutto in relazione ai contratti stipulati con le grandi aziende multinazionali (ad esempio le tempistiche di recesso nei contratti di manutenzione degli ascensori);
  • La gestione della privacy, della sicurezza e degli obblighi documentali che diventano ancor più complessi e articolati con la presenza di piattaforme digitali integrate.
La necessità di contemperare interessi collettivi, trasparenza e libertà di scelta rimane centrale nel dibattito sulle strategie da seguire nell’ambito della transizione ai grandi player.

 




Marianna Quatraro

Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...