Dopo undici ore in pronto soccorso, un uomo coinvolto in un incidente vicino a Merso di Sotto se ne va senza fare l’alcoltest. Le chiamate riferite dall’ospedale e la conclusione giudiziaria trasformano l’attesa in un rifiuto, con conseguenze sulla patente.
Leonardo Crainich ha lasciato all’alba il pronto soccorso di Udine dopo aver atteso, secondo la sua versione, undici ore per l’alcoltest. Il giudice per l’udienza preliminare Giulia Pussini lo ha condannato a sei mesi di arresto, a un’ammenda e alla sospensione della patente per un anno e sei mesi. L’allontanamento prima degli accertamenti è stato considerato un rifiuto. L’avvocato Carlo Monai ha annunciato appello e la decisione sarà impugnata.
Crainich ha raccontato di essere rimasto in attesa dalle 19 alle 6, convinto che il personale si fosse dimenticato di lui. All’alba sarebbe salito su un autobus di linea per rientrare a casa; l’autista ha testimoniato di averlo fatto salire. La condanna si fonda sulla valutazione del comportamento tenuto durante la notte: secondo l’accusa, l’uomo non si sottopose all’accertamento richiesto dai carabinieri.
Crainich, 51 anni, residente a San Leonardo, ha sostenuto di essere rimasto nei locali del pronto soccorso per tutta la notte. Con il passare delle ore, e senza che nessuno intervenisse, pensò che la procedura fosse stata trascurata. Decise quindi di andarsene, prima che venisse eseguito il prelievo, e tornò a casa in autobus.
La testimonianza dell’autista, chiamato a riferire di averlo fatto salire, ha accompagnato la ricostruzione della difesa sull’uscita all’alba. Nel processo si è discusso sia dell’attesa sia di ciò che accadde quando Crainich avrebbe dovuto sottoporsi agli esami: per il giudice, lasciare l’ospedale in quel momento significò sottrarsi all’accertamento.
Il prelievo non venne effettuato. L’accusa riguardava il rifiuto di sottoporsi agli accertamenti dopo un incidente stradale. La vicenda giudiziaria si è dunque concentrata sulla condotta attribuita al conducente e sulla mancata esecuzione dell’esame.
I fatti risalgono al settembre 2025. Crainich stava tornando a casa dopo aver preso il figlio a scuola quando, nei pressi di Merso di Sotto, perse il controllo dell’auto. La vettura finì fuori strada, in un campo. Padre e figlio rimasero quasi illesi. L’ex moglie dell’uomo passò sul luogo dell’incidente, controllò le condizioni di entrambi e accompagnò il bambino a casa.
Sul posto intervennero i carabinieri per i rilievi e il personale di soccorso. Il conducente fu caricato in ambulanza e portato all’ospedale di Udine, dove arrivò intorno alle 19. Durante il trasferimento, i militari chiesero ai sanitari di effettuare un accertamento alcolemico irripetibile, per verificare se avesse guidato dopo aver bevuto.
La richiesta era legata alle circostanze dell’incidente e alla necessità di accertare lo stato del conducente. L’esame doveva essere eseguito in ospedale, attraverso gli accertamenti richiesti alla struttura sanitaria.
La versione riferita dai sanitari ai carabinieri differiva da quella dell’automobilista. Secondo il personale, Crainich fu chiamato una prima volta all’una di notte e poi di nuovo alle 1.30. Non avendolo trovato o non avendo ricevuto risposta, gli operatori avrebbero chiuso la procedura senza eseguire gli esami.
Per circa quattro mesi i militari non ricevettero i risultati. Quando chiesero notizie all’ospedale, furono informati dei tentativi di chiamata e del fatto che il test non era stato eseguito. Da qui nacque l’accusa di rifiuto: l’accertamento era stato richiesto, ma Crainich lasciò la struttura prima del prelievo.
L’uomo ha contestato questa ricostruzione. Ha dichiarato di essere in attesa fin dal suo arrivo, intorno alle 19, e di essere rimasto in ospedale fino all’alba. La sua testimonianza e quella dell’autista dell’autobus sono state richiamate dalla difesa per sostenere che non avesse cercato di sottrarsi al controllo, ma se ne fosse andato pensando che nessuno si sarebbe occupato di lui. Le due ricostruzioni divergono sulle circostanze della partenza e sul significato da attribuirle.
Nel processo si è discusso se il comportamento di Crainich avesse impedito l’esecuzione dell’accertamento richiesto. L’esame non fu eseguito e l’uomo lasciò l’ospedale. Il giudice ha ritenuto che la condotta costituisse un rifiuto, pur a fronte della spiegazione secondo cui Crainich credeva che il personale si fosse dimenticato di lui.
La valutazione del giudice si è concentrata sull’allontanamento prima del prelievo. Il procedimento riguardava il mancato svolgimento del controllo richiesto dopo l’incidente e non la contestazione di un determinato valore alcolemico.
L’attesa e la testimonianza dell’autista sono state esaminate nel quadro della versione difensiva e delle circostanze in cui Crainich lasciò l’ospedale. Il Gup ha comunque qualificato la partenza come mancata sottoposizione all’accertamento.
Il Gup di Udine Giulia Pussini ha inflitto a Crainich sei mesi di arresto, un’ammenda e la sospensione della patente per un anno e sei mesi. La sospensione incide sulla possibilità di guidare, con conseguenze concrete per chi usa l’auto negli spostamenti quotidiani o per lavoro. Nel caso in esame, il provvedimento è stato disposto in relazione alla contestazione di essersi sottratto agli esami richiesti.
Quanto alle sanzioni, il rifiuto di sottoporsi agli accertamenti è equiparato alla fascia più grave della guida in stato di ebbrezza. Questa disposizione spiega la severità delle conseguenze anche quando l’esame non produce un risultato: viene sanzionato il comportamento che impedisce l’accertamento richiesto. La sentenza di primo grado comprende la pena detentiva, l’ammenda e la sospensione della licenza di guida.
La difesa, affidata all’avvocato Carlo Monai, ha annunciato che presenterà appello. Per ora resta la decisione del Gup; il caso passerà al giudizio del grado successivo. L’appello annunciato è il prossimo passaggio della vicenda: la difesa intende contestare la condanna.
La vicenda mette in evidenza la differenza tra una contestazione relativa al risultato dell’alcoltest e il rifiuto dell’accertamento. Qui il campione non fu prelevato. Il procedimento ha riguardato la richiesta dei carabinieri, le chiamate riferite dai sanitari e la decisione di lasciare l’ospedale.
Per chi si trova in una situazione simile, è utile distinguere la permanenza in pronto soccorso dalla conclusione della procedura richiesta dalle forze dell’ordine. Nel caso di Crainich, l’attesa prolungata non è bastata a escludere il rifiuto. Il giudice ha attribuito rilievo all’uscita dalla struttura prima dell’esame, tenendo conto della versione dell’uomo e della testimonianza dell’autista.
La valutazione del Gup si è basata sui fatti esaminati nel processo: la richiesta di accertamento, le modalità con cui il paziente sarebbe stato cercato e la mancata esecuzione del test. La condanna pronunciata in primo grado sarà contestata in appello.
La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...