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Assorbenti, tante sostanze tossiche in un settore ricco ma senza regole

di Dott.ssa Sara Melchionda pubblicato il

Un mercato florido ma privo di regole mette a rischio la salute con prodotti mestruali che contengono sostanze potenzialmente pericolose, impattando anche l'ambiente come dimostrano numerose ricerche scientifiche indipendenti

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Il mercato dei prodotti per l'igiene mestruale rappresenta uno dei segmenti a più elevata crescita nel comparto dei beni di consumo, con una varietà di assorbenti, tamponi, coppette e soluzioni ibride che si aggiornano costantemente in termini di comfort, tecnologia e design. Secondo i dati, ogni persona che li utilizza impiega, nel corso della propria vita, tra i 5.000 e i 15.000 prodotti, generando un impatto collettivo considerevole sia a livello sociale sia ambientale.

L'espansione di questo settore, tuttavia, è avvenuta in assenza di regole chiare e stringenti sulla composizione chimica e la sicurezza dei materiali impiegati, soprattutto all'interno dell'Unione Europea. Assorbenti interni ed esterni sono spesso prodotti da multinazionali consolidate, ma, paradossalmente, risultano meno regolamentati di cosmetici e cerotti. La loro classificazione come semplici beni di consumo è un'anomalia che lascia scoperta la tutela della salute pubblica e ambientale.

In questo contesto, la carenza normativa apre scenari allarmanti sia per la difficile tracciabilità delle sostanze contenute sia per la vulnerabilità delle consumatrici di fronte a claim pubblicitari spesso incontrollati.

Sostanze pericolose: cosa contengono assorbenti e tamponi

Negli ultimi anni, numerosi studi scientifici indipendenti hanno evidenziato la presenza di composti chimici potenzialmente dannosi nei prodotti mestruali, sollevando interrogativi sul livello di sicurezza garantito. Sono stati rilevati:

  • Pesticidi e residui agricoli come il glifosato, derivanti dalla coltivazione del cotone, che possono accumularsi nei tessuti anche dopo i processi di produzione;
  • Metalli pesanti (piombo, arsenico, cadmio, mercurio) in concentrazioni misurabili, secondo analisi effettuate su oltre 30 tamponi;
  • PFAS (sostanze perfluoroalchiliche o inquinanti eterni), identificate anche negli articoli dichiarati eco-friendly come alcune coppette e assorbenti riutilizzabili;
  • Ftalati e bisfenolo A (BPA), noti interferenti endocrini;
  • Diossine e furani associati ai processi industriali di sbiancamento della cellulosa;
  • Composti organici volatili (come cloroformio e acetone), di cui alcuni classificati come potenzialmente cancerogeni;
  • Microplastiche e nanoparticelle derivate dalla plastica utilizzata nelle barriere e nei rivestimenti interni ed esterni.
Le mucose vaginali, estremamente permeabili e vascolarizzate, sono particolarmente esposte all'assorbimento di tali sostanze, il che rende la presenza di contaminanti chimici nei prodotti mestruali un rischio più alto rispetto a quello cui si espongono con altri prodotti a contatto con la pelle.

Va sottolineata anche la mancanza di trasparenza sull'etichettatura: la legge non obbliga i produttori ad elencare tutte le sostanze contenute, compresi i residui di lavorazione e i contaminanti accidentali, lasciando le consumatrici prive di informazioni affidabili.

Effetti sulla salute: rischi esposizione cronica e effetto cocktail

La questione sanitaria non riguarda solo la tossicità delle singole sostanze, ma soprattutto la loro interazione. L'esposizione a diverse molecole contemporaneamente, anche a basse dosi e in modo cronico, può produrre effetti additivi o sinergici sull'organismo, secondo quanto documentato in letteratura. Si parla, in questo contesto, di effetto cocktail.

L'esposizione prolungata mediante la mucosa genitale è particolarmente insidiosa: la via vaginale può facilitare l'assorbimento sistemico rispetto alla pelle. Conseguenze potenziali segnalate:

  • Scompensi endocrini e disturbi ormonali;
  • Alterazione della barriera epiteliale con maggior rischio di irritazioni croniche, allergie locali e dermatiti;
  • Possibili effetti sul sistema riproduttivo e immunitario;
  • Incremento di disturbi come vulvodinia, prurito e secchezza vaginale;
  • Maggiore rischio di sviluppare condizioni complesse come endometriosi e sindrome dell'ovaio policistico, stando alle ipotesi emergenti dagli studi.
L'approccio normativo vigente, che tende a valutare i rischi delle sostanze chimiche in modo isolato, risulta largamente inadeguato rispetto al rischio reale di chi utilizza questi prodotti per anni. Come sottolineato dagli esperti internazionali, la mancanza di test che simulino l'utilizzo combinato e il contatto prolungato lascia scoperta la salute pubblica.

L'impatto ambientale dei prodotti mestruali usa e getta

Il problema ambientale posto dai prodotti igienici mestruali monouso travalica la dimensione domestica per diventare una sfida globale. Ogni anno vengono smaltiti circa 45 miliardi di prodotti, che rappresentano la quinta fonte di rifiuti plastici sulle spiagge europee secondo l'Agenzia europea per l'ambiente.

La durata di decomposizione di un singolo assorbente varia da 250 a 800 anni, poiché ciascuno può essere composto per il 90% da plastiche come polietilene, polipropilene e poliacrilato. A livello globale, circa 200.000 tonnellate di rifiuti derivano annualmente dal settore dell'igiene femminile, la gran parte destinate a discarica o trafficate nei mari. Inoltre, la progressiva frammentazione causa la formazione di microplastiche, che entrano nelle catene alimentari.

  • Un assorbente tradizionale può contenere l'equivalente di quattro buste di plastica.
  • Produzione di microplastiche e rilascio di sostanze tossiche nell'ambiente durante smaltimento e decomposizione.

Assorbenti riutilizzabili e coppette: sostenibilità e criticità

L'ascesa di prodotti mestruali riutilizzabili nasce dall'esigenza di minimizzare i rifiuti. Coppette, assorbenti lavabili, slip assorbenti offrono potenzialmente una riduzione fino al 90% della produzione di rifiuti derivati dal ciclo, con una durata che può superare i 5-10 anni.

Tuttavia, anche le alternative eco-friendly presentano nuove criticità:

  • PFAS nei prodotti riutilizzabili: le indagini internazionali mostrano che oltre il 70% di assorbenti in tessuto, slip per il ciclo e coppette contengono queste sostanze, utilizzate per rendere i tessuti impermeabili e resistenti alle macchie. I PFAS sono associati a squilibri ormonali, immunosoppressione e rischi di cancro, e possono migrare verso la mucosa genitale.
  • Microplastiche: sia nei prodotti lavabili che monouso, le fibre sintetiche possono disperdersi durante il lavaggio o la degradazione finale, aggravando l'inquinamento.
Nonostante queste criticità, esistono sul mercato opzioni certificate prive di PFAS. è essenziale leggere le dichiarazioni di trasparenza dei produttori e preferire marchi sottoposti a test di laboratori indipendenti.

Ricerca scientifica e lacune: mancanza di studi e trasparenza

La ricerca indipendente sugli effetti a lungo termine dell'esposizione a sostanze chimiche nei prodotti mestruali presenta ancora notevoli lacune.

Mancano studi longitudinali capaci di valutare il rischio cumulativo, le interazioni tra contaminanti e il passaggio attraverso le mucose. Anche la trasparenza nella comunicazione da parte dei produttori rimane scarsa: in molti casi, le etichette non riportano dati completi sulla composizione.

Ciò limita la possibilità di scelte informate da parte delle utenti e complica la raccolta statistica su correlazioni tra uso di certi prodotti e patologie specifiche.

La normativa europea assente e il ruolo del marketing

A oggi, in Unione Europea non esiste una disciplina specifica sui prodotti mestruali: non vengono trattati come dispositivi medici né come cosmetici, finendo così in una zona grigia normativa.

Questa mancanza spinge molti produttori a promuovere i prodotti con claim non sempre verificabili (privi di tossici, naturali, sicuri) e apre la strada a fenomeni di greenwashing documentati anche da class action negli Stati Uniti. Solo in rari casi sono stati promossi interventi legislativi, come l'obbligo francese di elencare gli ingredienti, che tuttavia esclude i contaminanti accidentali.

Le disuguaglianze fiscali restano marcate: si è parlato di tampon tax, ossia l'applicazione di aliquote ancora elevate in molti paesi sui prodotti mestruali.

Verso prodotti mestruali più sicuri: scelte e richieste

Gli esperti e associazioni civili convergono su alcune richieste alle istituzioni:

  • Introdurre una normativa europea specifica per questi prodotti;
  • Imporre la trasparenza totale sulla composizione, anche per contaminanti accidentali;
  • Stabilire limiti per le sostanze a rischio e integrare questi prodotti nelle politiche ambientali;
  • Promuovere e finanziare ricerca indipendente per coprire le lacune scientifiche attuali;
  • Riconoscere la salute mestruale come diritto umano, in linea con le posizioni dell'OMS.
Nel frattempo, la scelta consapevole resta nell'autonomia delle consumatrici, che possono privilegiare prodotti con certificazioni, materiali naturali e una dichiarazione pubblica di assenza di PFAS.


Dott.ssa Sara Melchionda

La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...