Un mercato florido ma privo di regole mette a rischio la salute con prodotti mestruali che contengono sostanze potenzialmente pericolose, impattando anche l'ambiente come dimostrano numerose ricerche scientifiche indipendenti
Il mercato dei prodotti per l'igiene mestruale rappresenta uno dei segmenti a più elevata crescita nel comparto dei beni di consumo, con una varietà di assorbenti, tamponi, coppette e soluzioni ibride che si aggiornano costantemente in termini di comfort, tecnologia e design. Secondo i dati, ogni persona che li utilizza impiega, nel corso della propria vita, tra i 5.000 e i 15.000 prodotti, generando un impatto collettivo considerevole sia a livello sociale sia ambientale.
L'espansione di questo settore, tuttavia, è avvenuta in assenza di regole chiare e stringenti sulla composizione chimica e la sicurezza dei materiali impiegati, soprattutto all'interno dell'Unione Europea. Assorbenti interni ed esterni sono spesso prodotti da multinazionali consolidate, ma, paradossalmente, risultano meno regolamentati di cosmetici e cerotti. La loro classificazione come semplici beni di consumo è un'anomalia che lascia scoperta la tutela della salute pubblica e ambientale.
In questo contesto, la carenza normativa apre scenari allarmanti sia per la difficile tracciabilità delle sostanze contenute sia per la vulnerabilità delle consumatrici di fronte a claim pubblicitari spesso incontrollati.
Negli ultimi anni, numerosi studi scientifici indipendenti hanno evidenziato la presenza di composti chimici potenzialmente dannosi nei prodotti mestruali, sollevando interrogativi sul livello di sicurezza garantito. Sono stati rilevati:
Va sottolineata anche la mancanza di trasparenza sull'etichettatura: la legge non obbliga i produttori ad elencare tutte le sostanze contenute, compresi i residui di lavorazione e i contaminanti accidentali, lasciando le consumatrici prive di informazioni affidabili.
La questione sanitaria non riguarda solo la tossicità delle singole sostanze, ma soprattutto la loro interazione. L'esposizione a diverse molecole contemporaneamente, anche a basse dosi e in modo cronico, può produrre effetti additivi o sinergici sull'organismo, secondo quanto documentato in letteratura. Si parla, in questo contesto, di effetto cocktail.
L'esposizione prolungata mediante la mucosa genitale è particolarmente insidiosa: la via vaginale può facilitare l'assorbimento sistemico rispetto alla pelle. Conseguenze potenziali segnalate:
Il problema ambientale posto dai prodotti igienici mestruali monouso travalica la dimensione domestica per diventare una sfida globale. Ogni anno vengono smaltiti circa 45 miliardi di prodotti, che rappresentano la quinta fonte di rifiuti plastici sulle spiagge europee secondo l'Agenzia europea per l'ambiente.
La durata di decomposizione di un singolo assorbente varia da 250 a 800 anni, poiché ciascuno può essere composto per il 90% da plastiche come polietilene, polipropilene e poliacrilato. A livello globale, circa 200.000 tonnellate di rifiuti derivano annualmente dal settore dell'igiene femminile, la gran parte destinate a discarica o trafficate nei mari. Inoltre, la progressiva frammentazione causa la formazione di microplastiche, che entrano nelle catene alimentari.
Tuttavia, anche le alternative eco-friendly presentano nuove criticità:
La ricerca indipendente sugli effetti a lungo termine dell'esposizione a sostanze chimiche nei prodotti mestruali presenta ancora notevoli lacune.
Mancano studi longitudinali capaci di valutare il rischio cumulativo, le interazioni tra contaminanti e il passaggio attraverso le mucose. Anche la trasparenza nella comunicazione da parte dei produttori rimane scarsa: in molti casi, le etichette non riportano dati completi sulla composizione.
Ciò limita la possibilità di scelte informate da parte delle utenti e complica la raccolta statistica su correlazioni tra uso di certi prodotti e patologie specifiche.
A oggi, in Unione Europea non esiste una disciplina specifica sui prodotti mestruali: non vengono trattati come dispositivi medici né come cosmetici, finendo così in una zona grigia normativa.
Questa mancanza spinge molti produttori a promuovere i prodotti con claim non sempre verificabili (privi di tossici, naturali, sicuri) e apre la strada a fenomeni di greenwashing documentati anche da class action negli Stati Uniti. Solo in rari casi sono stati promossi interventi legislativi, come l'obbligo francese di elencare gli ingredienti, che tuttavia esclude i contaminanti accidentali.
Le disuguaglianze fiscali restano marcate: si è parlato di tampon tax, ossia l'applicazione di aliquote ancora elevate in molti paesi sui prodotti mestruali.
Gli esperti e associazioni civili convergono su alcune richieste alle istituzioni:
La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...