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Orari di lavoro e settimana lavorativa più lunghi a causa dell'Intelligenza artificiale al contrario delle attese

di Marcello Tansini pubblicato il

L'intelligenza artificiale, anziché ridurre le ore lavorative, sta alimentando una nuova corsa alla produttività, estendendo orari e settimane lavorative secondo modelli come il 996.

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La rapidità dello sviluppo delle tecnologie di intelligenza artificiale generativa è oggi sotto gli occhi di tutti. Basti pensare a quanto sistemi come ChatGPT, Gemini, Copilot e altri assistenti digitali siano diventati strumenti comuni non solo nelle aziende, ma nella vita quotidiana di milioni di persone. In Italia, secondo i dati dell'Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, il 2025 ha segnato un balzo di quasi il 50% nel giro d'affari legato all'AI, raggiungendo quota 1,8 miliardi di euro, mentre il numero di utenti che interagiscono regolarmente con chatbot intelligenti è cresciuto esponenzialmente.

Questa corsa all'innovazione ha generato un ambiente di competizione vertiginosa tra startup e colossi tech, soprattutto nei settori più strategici. Si moltiplicano iniziative, investimenti e proposte di valore, ma anche le richieste nei confronti di chi lavora in questi ambiti aumentano in modo altrettanto impetuoso. Il risultato è una trasformazione radicale sia della concezione del lavoro che delle sue modalità, tanto che la tradizionale settimana da 40 ore si sta rapidamente trasformando in una realtà per molti già superata.

Dalla settimana corta al modello 996: come l'IA sta cambiando gli orari di lavoro

Negli ultimi anni si assiste a un paradosso: nonostante sia aumentata la consapevolezza sull'importanza dell'equilibrio tra sfera lavorativa e personale, le aziende tecnologiche che operano nell'ambito dell'AI stanno spesso imponendo orari lavorativi sempre più estesi. In particolare, il nuovo paradigma lavorativo nelle realtà di punta non è rappresentato solo da una maggiore intensità durante le scadenze, ma da un'impostazione strutturata che prevede settimane di 60-70 ore, in aperto contrasto con la narrativa ottimista che vedeva l'AI come strumento per alleggerire il carico di lavoro:

  • Il modello 996, nato nel settore tecnologico cinese, descrive un regime orario di 12 ore dal lunedì al sabato, cioè dalle 9 alle 21 per sei giorni a settimana, per un totale di 72 ore settimanali.
  • Questo schema è oggi adottato in modo crescente da startup statunitensi e, in particolare, nelle imprese digitali che sviluppano sistemi di intelligenza artificiale.
  • Le offerte di lavoro dichiarano senza ambiguità l'obbligo di lunghe giornate lavorative e la totale assenza di work-life balance come condizione di accesso alle posizioni più ambite.
Non mancano tuttavia le sperimentazioni orientate nel verso opposto, come la settimana lavorativa di quattro giorni, le 32 ore spalmate su sette giorni e altre modalità flessibili. Questi approcci, diffusi principalmente in Europa, cercano di valorizzare produttività, benessere e motivazione dei dipendenti. Tuttavia, la pressione globale esercitata dalla rapidità della competizione internazionale (specialmente tra Stati Uniti e Cina) costringe molte aziende del settore IA a chiedere impegni lavorativi che riportano alla mente le fatiche della Rivoluzione Industriale, quando si lavorava ben oltre le attuali 40 ore settimanali.

Il mito della produttività e l'abbandono del work-life balance

Alla base di queste nuove richieste di disponibilità oraria risiede il mito della produttività a ogni costo: negli ambienti digitali più aggressivi il sacrificio personale e la rinuncia al tempo libero sono visti come prova di dedizione, non come rischio da gestire. Figure apicali nel mondo tech - da Jack Ma a Elon Musk - hanno più volte rimarcato come l'unico modo per cambiare il mondo sia spingersi oltre ogni limite.

Si fa strada, così, un modello di impresa che:

  • Interpretando l'ossessione per i risultati rapidi, promuove un'adesione sempre più totalizzante alla mission aziendale.
  • Normalizza il lavoro notturno e nei weekend.
  • Interpreta la rinuncia al week-end e la reperibilità costante come virtù professionale.
Pochissimo spazio resta per un vero equilibrio tra vita e lavoro: in molte aziende di intelligenza artificiale, l'idea stessa di pausa, riposo o disconnessione è qualificata come segno di scarso impegno. Tuttavia, numerosi studi dimostrano che il benessere dei dipendenti, la qualità del sonno e la motivazione sono fattori centrali per la produttività di lungo periodo - una tesi ribadita da numerosi esperti di Risorse Umane e confermata, ad esempio, dalle ricerche del Boston College.

Il modello cinese 996 nelle aziende tech globali e la sua diffusione all'estero

Il regime orario denominato 996 ha avuto origine in Cina nelle principali aziende tecnologiche - da Alibaba a ByteDance - evolvendosi rapidamente in una componente identitaria per i lavoratori del settore. Jack Ma, tra i primi promotori di questa filosofia, la definì una benedizione. Le caratteristiche del modello 996 oggi sono riassumibili come segue:

  • 72 ore lavorative su sei giorni, con un'esigenza dichiarata di continuità e presenza totale.
  • Applicazione sistemica presso aziende tech di successo, che lo ritengono necessario per la vitalità della nazione e per la competitività globale.
  • Divulgazione all'estero: startup statunitensi nel settore dell'AI e molteplici realtà asiatiche di alta tecnologia (Corea del Sud, Singapore), in un'ottica di emulazione e standardizzazione imposta dalla pressione competitiva internazionale.
Aspetti come la selezione dei nuovi assunti sulla base della disponibilità ad accettare turni estremi sono divenuti prassi, così come la suddivisione dei team in core (alto impegno) e periferici (impegno standard), premiando i primi con percorsi di carriera più rapidi o stock option maggiori. L'ascesa della cultura 996 è dunque il segnale di un passaggio della valutazione organizzativa dalla quantità di tempo dedicato piuttosto che dai risultati raggiunti.

Le conseguenze di questa normalizzazione di logiche marcatamente intensive si avvertono ora anche fuori dal contesto cinese, sia negli Stati Uniti (specialmente in Silicon Valley) sia nelle sedi europee di aziende internazionali, spingendo il confine di ciò che è considerato accettabile in termini di work-life balance e benessere organizzativo.

I rischi per la salute e la risposta delle istituzioni internazionali

L'espansione di regimi orari estremi ha sollevato preoccupazioni tra esperti di salute pubblica e organismi internazionali. Numerose ricerche dimostrano che lavorare oltre le 55 ore settimanali incrementa il rischio di patologie cardiovascolari e di burnout:

  • Nel 2021, uno studio promosso da OMS e OIL ha collegato direttamente settimane lavorative prolungate a un aumento del rischio di malattie ischemiche e ictus (fino al 17% in più rispetto a un orario tra 35 e 40 ore).
  • In Corea del Sud si è dovuto coniare il termine Gwarosa per indicare i decessi attribuibili allo stress da lavoro eccessivo.
  • Il modello 996 è stato formalmente dichiarato illegale in Cina nel 2021 dopo una serie di scandali e proteste pubbliche, sebbene continui in modo latente nelle aziende tech.
La pressione mediatica e i richiami provenienti da istituzioni come l'Organizzazione Internazionale del Lavoro hanno contribuito a sensibilizzare le aziende sui rischi del superlavoro, spingendo verso la definizione di limiti orari (come la soglia delle 52 ore in Corea del Sud), il riconoscimento dello stress lavoro-correlato tra le malattie professionali e la promozione di campagne a tutela del benessere psicofisico.

Le differenze internazionali: Stati Uniti, Cina, Corea del Sud ed Europa a confronto

L'analisi delle normative e delle prassi relative agli orari di lavoro rivela contrasti rilevanti tra varie aree del mondo:

Paese

Orario legale/settimana

Diffusione modelli intensivi

Risposta istituzionale

Cina

40 ore (formale), 60-72 (settore tech)

Altissima, in aziende tech e AI

Condanna pubblica del 996, azioni legali limitate

Stati Uniti

Nessun limite federale, media 40-44

Crescente tra startup AI, informalmente accettato

Assenza di limiti rigidi, pochi controlli

Corea del Sud

52 ore (legge), pressione per deroga a 64 h

Presenza nei semiconduttori, spinta delle lobby industriali

Sindacati e società civile opposti a estensioni

Europa

35-40 ore, tutele stringenti

Bassa, tendenza sperimentale su settimana corta

Politiche di welfare e incentivi a orari ridotti

Se in Cina e negli USA l'estensione informale degli orari di lavoro è sempre più comune, sia per ragioni culturali che di competizione globale, in Europa la settimana lavorativa di 35-38 ore è generalmente difesa da normative e interventi pubblici, anche grazie alla storica influenza di sindacati e associazioni di categoria. In Asia (soprattutto in Corea del Sud), il dibattito resta aperto tra esigenze industriali e necessità di contenere le conseguenze sociali derivanti dallo stress da eccesso di ore lavorative.

Settimana corta e flessibilità nei modelli lavorativi

Nonostante la tendenza all'allungamento delle settimane lavorative in determinati settori, crescono a livello globale sperimentazioni di modelli alternativi:

  • Settimana lavorativa corta (32-36 ore in 4 giorni): progetti pilota in Regno Unito, Islanda e Giappone hanno mostrato come sia possibile aumentare la produttività riducendo le ore effettive di lavoro, grazie all'eliminazione di inefficienze e tempi morti.
  • Week ultra-flessibili (es. 32 ore su 7 giorni): alcune PMI digitali distribuiscono il lavoro senza vincoli di orario o luogo, puntando su autonomia, responsabilità e misurazione per obiettivi.
  • Redistribuzione dei permessi e modelli variabili: molte aziende italiane (Intesa Sanpaolo, Lavazza, Lamborghini) combinano riduzioni orarie e turnazioni per offrire maggiore benessere, conciliando produttività e esigenze personali dei dipendenti.
Le sperimentazioni della settimana corta non rappresentano solo una riduzione delle ore, ma propongono una trasformazione organizzativa centrata su fiducia, collaborazione, risultati e benessere. Dati dal Boston College e dall'OCSE confermano che una minore quantità di ore lavorate può portare a migliori performance e a una maggiore soddisfazione tra il personale, purché sostenuta da una riorganizzazione dei processi aziendali.




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Marcello Tansini

Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...

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