L'intelligenza artificiale, anziché ridurre le ore lavorative, sta alimentando una nuova corsa alla produttività, estendendo orari e settimane lavorative secondo modelli come il 996.
La rapidità dello sviluppo delle tecnologie di intelligenza artificiale generativa è oggi sotto gli occhi di tutti. Basti pensare a quanto sistemi come ChatGPT, Gemini, Copilot e altri assistenti digitali siano diventati strumenti comuni non solo nelle aziende, ma nella vita quotidiana di milioni di persone. In Italia, secondo i dati dell'Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, il 2025 ha segnato un balzo di quasi il 50% nel giro d'affari legato all'AI, raggiungendo quota 1,8 miliardi di euro, mentre il numero di utenti che interagiscono regolarmente con chatbot intelligenti è cresciuto esponenzialmente.
Questa corsa all'innovazione ha generato un ambiente di competizione vertiginosa tra startup e colossi tech, soprattutto nei settori più strategici. Si moltiplicano iniziative, investimenti e proposte di valore, ma anche le richieste nei confronti di chi lavora in questi ambiti aumentano in modo altrettanto impetuoso. Il risultato è una trasformazione radicale sia della concezione del lavoro che delle sue modalità, tanto che la tradizionale settimana da 40 ore si sta rapidamente trasformando in una realtà per molti già superata.
Negli ultimi anni si assiste a un paradosso: nonostante sia aumentata la consapevolezza sull'importanza dell'equilibrio tra sfera lavorativa e personale, le aziende tecnologiche che operano nell'ambito dell'AI stanno spesso imponendo orari lavorativi sempre più estesi. In particolare, il nuovo paradigma lavorativo nelle realtà di punta non è rappresentato solo da una maggiore intensità durante le scadenze, ma da un'impostazione strutturata che prevede settimane di 60-70 ore, in aperto contrasto con la narrativa ottimista che vedeva l'AI come strumento per alleggerire il carico di lavoro:
Alla base di queste nuove richieste di disponibilità oraria risiede il mito della produttività a ogni costo: negli ambienti digitali più aggressivi il sacrificio personale e la rinuncia al tempo libero sono visti come prova di dedizione, non come rischio da gestire. Figure apicali nel mondo tech - da Jack Ma a Elon Musk - hanno più volte rimarcato come l'unico modo per cambiare il mondo sia spingersi oltre ogni limite.
Si fa strada, così, un modello di impresa che:
Il regime orario denominato 996 ha avuto origine in Cina nelle principali aziende tecnologiche - da Alibaba a ByteDance - evolvendosi rapidamente in una componente identitaria per i lavoratori del settore. Jack Ma, tra i primi promotori di questa filosofia, la definì una benedizione. Le caratteristiche del modello 996 oggi sono riassumibili come segue:
Le conseguenze di questa normalizzazione di logiche marcatamente intensive si avvertono ora anche fuori dal contesto cinese, sia negli Stati Uniti (specialmente in Silicon Valley) sia nelle sedi europee di aziende internazionali, spingendo il confine di ciò che è considerato accettabile in termini di work-life balance e benessere organizzativo.
L'espansione di regimi orari estremi ha sollevato preoccupazioni tra esperti di salute pubblica e organismi internazionali. Numerose ricerche dimostrano che lavorare oltre le 55 ore settimanali incrementa il rischio di patologie cardiovascolari e di burnout:
L'analisi delle normative e delle prassi relative agli orari di lavoro rivela contrasti rilevanti tra varie aree del mondo:
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Paese |
Orario legale/settimana |
Diffusione modelli intensivi |
Risposta istituzionale |
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Cina |
40 ore (formale), 60-72 (settore tech) |
Altissima, in aziende tech e AI |
Condanna pubblica del 996, azioni legali limitate |
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Stati Uniti |
Nessun limite federale, media 40-44 |
Crescente tra startup AI, informalmente accettato |
Assenza di limiti rigidi, pochi controlli |
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Corea del Sud |
52 ore (legge), pressione per deroga a 64 h |
Presenza nei semiconduttori, spinta delle lobby industriali |
Sindacati e società civile opposti a estensioni |
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Europa |
35-40 ore, tutele stringenti |
Bassa, tendenza sperimentale su settimana corta |
Politiche di welfare e incentivi a orari ridotti |
Se in Cina e negli USA l'estensione informale degli orari di lavoro è sempre più comune, sia per ragioni culturali che di competizione globale, in Europa la settimana lavorativa di 35-38 ore è generalmente difesa da normative e interventi pubblici, anche grazie alla storica influenza di sindacati e associazioni di categoria. In Asia (soprattutto in Corea del Sud), il dibattito resta aperto tra esigenze industriali e necessità di contenere le conseguenze sociali derivanti dallo stress da eccesso di ore lavorative.
Nonostante la tendenza all'allungamento delle settimane lavorative in determinati settori, crescono a livello globale sperimentazioni di modelli alternativi:
Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...