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Banche italiane ed europee: cresce la preoccupazione Bce. Nuovi appelli e stress test su solidità e sicurezza

di Marcello Tansini pubblicato il
Stress test su solidità

Tra nuove pressioni della BCE, test di resistenza rafforzati e rischi geopolitici e cyber crescenti, le banche italiane ed europee affrontano sfide inedite che mettono alla prova solidità e criteri di concessione del credito.

Le turbolenze geopolitiche, le tensioni commerciali internazionali e l'innalzamento dei rischi informatici stanno ridefinendo la mappa dei pericoli a cui sono esposte le banche dell'Eurozona. In questo contesto, le autorità di vigilanza si mostrano più attente che mai nel valutare la solidità degli istituti e la loro capacità di continuare a sostenere l'economia reale, soprattutto in caso di shock contemporanei su più fronti.

La Banca Centrale Europea (BCE) e l'Autorità Bancaria Europea (EBA) hanno quindi rafforzato sia le attività di sorveglianza, sia gli strumenti con cui testare la tenuta del sistema bancario. Nel cuore di queste analisi troviamo gli stress test, veri e propri “crash test” finanziari pensati per simulare scenari avversi, anche estremi. Lo scenario che si delinea per il prossimo triennio richiede non solo patrimonializzazione adeguata ma anche prontezza nell'affrontare rischi nuovi, come quelli legati all'intelligenza artificiale e alla resilienza digitale, fino a poco tempo fa inesplorati.

Le banche italiane, spesso considerate l'anello debole dell'Eurozona, hanno invece mostrato in questi esercizi una resilienza superiore alle attese, conquistando la fiducia dei regolatori grazie a strategie di capitalizzazione più prudenti e una gestione del rischio più attenta. Tuttavia, la partita è tutt'altro che chiusa: la BCE ha già annunciato lo sviluppo di nuovi test e indagini che, a partire dal 2026, punteranno a scoprire nuove vulnerabilità e a misurare la capacità degli istituti di reagire a contesti altamente incerti e mutevoli.

Cos'è uno stress test bancario e perché la BCE li rafforza

Gli stress test bancari rappresentano uno degli strumenti cardine della moderna vigilanza finanziaria. Si tratta di simulazioni, svolte periodicamente dalla BCE e dell'EBA, con cui viene verificata la capacità degli istituti di credito di resistere a scenari economici e finanziari estremi. Le analisi vengono costruite ipotizzando eventi dirompenti, come recessioni profonde, crisi geopolitiche, shock ai mercati finanziari o forti cadute del valore degli attivi.

L'obiettivo principale non è stilare classifiche di promossi e bocciati, bensì misurare il rischio sistemico, individuare eventuali aree di debolezza e suggerire norme o interventi per rafforzare tutti i soggetti coinvolti. Il parametro chiave di questi esercizi è il CET1 ratio (Common Equity Tier 1), che riflette il rapporto tra il capitale migliore a disposizione della banca e le sue attività ponderate per il rischio: un CET1 più elevato segnala maggiore solidità.

La BCE ha deciso di rafforzare notevolmente la severità e il dettaglio degli stress test per inquadrare il clima di incertezza che, oggi più che mai, grava su economia reale e mercati finanziari. La novità di questa stagione di vigilanza è la crescente attenzione non solo sui rischi economici tradizionali, ma anche sugli effetti di eventi geopolitici e informatici. Gli stress test sono stati così aggiornati per permettere di:

  • Valutare l'impatto potenziale di guerre commerciali, crisi internazionali e attacchi cyber.
  • Concentrare l'analisi sulle modalità di erogazione dei nuovi prestiti, nella prospettiva di evitare future ondate di crediti deteriorati.
  • Migliorare la capacità del sistema di ripristinare velocemente la piena operatività in caso di blackout digitale.
In quest'ottica, la BCE svolge un ruolo di indirizzo normativo, richiamando con forza il rispetto dei nuovi regolamenti europei come il Crr (Capital Requirements Regulation) e il Digital Operational Resilience Act (DORA), che fissano gli obblighi patrimoniali e di sicurezza digitale con requisiti sempre più sfidanti.

Risultati degli ultimi stress test BCE ed EBA: resilienza in Italia e in Europa

L'esercizio di stress test pubblicato nel 2025 ha coinvolto 64 banche a livello europeo, con la partecipazione di 96 istituti nell'arco complessivo della supervisione BCE, cifra che copre oltre l'80% degli attivi bancari continentali. Lo scenario avverso ipotizzato includeva una recessione simultanea nell'Unione Europea e in altre grandi economie avanzate, con una contrazione cumulata del PIL UE sino al 6,3% tra il 2025 e il 2027, escalation geopolitiche, dazi, volatilità dei mercati finanziari e crolli immobiliari diffusi.

Dai dati EBA e BCE emerge una capacità di tenuta sorprendente del sistema bancario:

  • La perdita stimata, in scenario avverso, è di 547 miliardi di euro, con una diminuzione del CET1 di 370 punti base, dal 15,8% iniziale al 12,1% nel 2027.
  • Solo 17 banche si sono avvicinate temporaneamente a livelli critici per la distribuzione dei dividendi, e solo una ha avuto una violazione temporanea della leva patrimoniale.
Nel panorama europeo le banche italiane hanno mostrato performance superiori alla media:

Banca

CET1 iniziale

CET1 scenario avverso 2027

Intesa Sanpaolo

13,26%

11,78%

Bper

16,3%

14,1%

Banco BPM

17,18%

11,41%

MPS

19,9%

16,83%

UniCredit

16%

12,5%

Iccrea

23,3%

21,3%

L'Italia si conferma nella parte alta della classifica in termini di contenimento dell'erosione patrimoniale rispetto agli scenari più dinamici e volatili subiti da Francia e Germania. Va sottolineato che anche il buffer di liquidità e la qualità degli attivi sono rimasti stabili, grazie soprattutto a una gestione più prudente dei rischi e alla migliorata redditività dei gruppi maggiori. Questo risultato, come analizzato dagli studiosi e dagli osservatori internazionali, mostra quanto gli istituti italiani siano entrati in questa stagione di stress con assetti patrimoniali rafforzati, anche alla luce delle nuove regole Basilea 4, in vigore da gennaio 2025.

Il comparto bancario dell'area euro, dunque, dispone oggi di buffer di capitale adeguati per fronteggiare eventuali shock avversi e sembra più protetto rispetto agli anni precedenti, ma la sostenibilità futura di questa situazione resta da monitorare attentamente, soprattutto di fronte alle nuove minacce che si profilano all'orizzonte.

Il 2026 e l'introduzione dello stress test inverso: focus sui rischi geopolitici e cyber

L'anno in corso segna una svolta metodologica negli stress test della BCE. In prima linea, il cosiddetto “stress test inverso” richiede a ciascuna banca vigilata di definire autonomamente, sulla base delle proprie specificità di rischio, uno scenario di crisi geopolitica capace di produrre una riduzione significativa (almeno 300 punti base) del proprio capitale primario. Si tratta di una metodologia opposta rispetto al passato, quando era l'autorità stessa a fissare uno scenario macroeconomico comune. Ora le banche sono chiamate a esaminare i propri punti deboli e a preparare piani di mitigazione tailor-made, migliorando la consapevolezza interna e la rapidità di reazione.

L'integrazione dei rischi geopolitici nello scrutiny della vigilanza bancaria riflette un mutato contesto internazionale. Non solo le tensioni tra Stati, ma anche l'interconnessione tra guerre commerciali, shock energetici, sanzioni, cyberattacchi e vulnerabilità delle catene del valore sono elementi che possono colpire simultaneamente la solidità, la liquidità e la continuità operativa degli istituti bancari.

Il focus per il triennio 2026-2028 si articola su due priorità:

  • Rafforzamento della resilienza agli shock esterni dovuti a geopolitica, protezionismo e incertezze macrofinanziarie, con particolare attenzione a credito, liquidità e governance.
  • Resilienza operativa e digitale, con una supervisione intensificata su sicurezza informatica e capacità ICT, anche alla luce del Digital Operational Resilience Act (DORA) e dei rischi portati dall'adozione dell'intelligenza artificiale nei processi bancari.
Questa nuova impostazione mira a inquadrare in modo più realista le reali vulnerabilità del sistema, riducendo il rischio di sottostimare impatti potenzialmente sistemici. La quantificazione delle ricadute di scenari estremi sarà funzionale a un'azione temprata su governance, aggregazione e reporting dei dati di rischio, e permetterà alle autorità di calibrare l'azione regolatoria evitando effetti distorsivi indesiderati, specialmente sulle capacità di erogazione di credito a sostegno dell'economia reale.

Nuovi criteri di concessione del credito e rischi emergenti

La BCE ha attivato un'indagine sugli standard di concessione del credito in un contesto globale che evolve di fronte a minacce sempre meno prevedibili. Dopo anni di robuste performance del settore bancario, emerge la necessità di evitare eccessi di rischio nelle nuove erogazioni, soprattutto quando le prospettive economiche si fanno più incerte. Secondo quanto dichiarato dai rappresentanti del Consiglio di Vigilanza della BCE, è essenziale che gli istituti operino con prudenza nella gestione dei rischi e mantengano una disciplina rigorosa nella selezione della clientela creditizia - principio che trova una solida base normativa nel Capital Requirements Regulation (Crr).

Le sfide principali all'orizzonte includono:

  • Controllo dei rischi emergenti: le banche sono chiamate a monitorare non solo il rischio di credito tradizionale ma anche quelli legati a fattori geopolitici, cyber e climatici.
  • Adeguamento ai nuovi standard regolamentari UE: diventa imprescindibile attuare efficacemente gli approcci standardizzati sia per rischio di credito sia per rischio operativo, per calcolare in modo accurato il capitale necessario a coprire perdite inattese.
  • Resilienza operativa, cyber e digitale: la BCE rafforza la sorveglianza sulla capacità degli istituti di mantenere i servizi critici attivi anche in caso di gravi incidente informatico. Le pratiche di gestione del rischio cyber e la sicurezza nelle relazioni con fornitori ICT di terze parti sono oggetto di verifica continua, in linea con il Regolamento DORA.
  • Gestione strategica dell'innovazione tecnologica: l'intelligenza artificiale sta rivoluzionando il comparto bancario. Gli istituti devono dimostrare di saper valorizzare queste tecnologie mantenendo un'attenta governance dei rischi e una trasparenza nei processi decisionali. La BCE, attraverso la sua vigilanza incrementale, analizza l'impatto dell'AI sia su profittevolezza che su profili di rischio.
La stessa BCE ha rimarcato che la stabilità patrimoniale e la liquidità sono premesse necessarie ma non più sufficienti. Il panorama attuale impone agli istituti una capacità di adattamento rapida e la predisposizione di solidi piani di continuità operativa, coprendo tutto l'arco dei rischi, da quelli finanziari a quelli legati all'interruzione operativa e alla perdita di fiducia in caso di cyberattacchi sistemici o “blackout digitali”.

Il prossimo triennio sarà quindi decisivo: si punta a conciliare la sostenibilità della crescita creditizia con la difesa del sistema da nuove minacce sistemiche, tutelando al tempo stesso risparmiatori e investitori attraverso una vigilanza che risponde ai più elevati standard internazionali di competenza e affidabilità.

Italia sotto la lente: prestazioni delle principali banche e vulnerabilità future

Gli istituti italiani, tradizionalmente sorvegliati speciali per via della loro esposizione ai rischi sistemici dell'Eurozona, negli ultimi esercizi di stress test si sono posizionati tra i soggetti più solidi d'Europa. Gli indicatori patrimoniali delle maggiori banche del Paese si sono rafforzati sia nello scenario di base che nelle ipotesi peggiori, con un'erosione contenuta del CET1 e un buffer di liquidità stabile. Iccrea, Monte dei Paschi di Siena, Bper, Intesa Sanpaolo, UniCredit e Banco BPM si sono distinte, riuscendo a limitare le flessioni del capitale anche di fronte a ipotesi di crisi sistemiche.

Tuttavia, la sfida vera si giocherà nei prossimi anni, quando la vigilanza europea porterà l'analisi su dimensioni finora mai testate, quali la vulnerabilità ai rischi geopolitici “su misura”, la resilienza informatica e l'impatto della digitalizzazione estrema sulla catena del valore bancario. L'introduzione dello stress test inverso costringerà le banche italiane a valutare in modo ancora più realistico cosa potrebbe accadere in caso di shock simultanei su più fronti: geopolitico, IT, di credito e di liquidità. Le possibili vulnerabilità per il Paese sono:

  • L'elevata esposizione verso aree geografiche e filiere industriali sensibili alle tensioni politiche globali, a cui si aggiunge la dipendenza dall'export di molte imprese clienti.
  • Un rischio cyber che cresce con la digitalizzazione e la concentrazione dei servizi informatici in pochi grandi provider esterni all'Europa.
  • La necessità di continuare a tenere sotto controllo il tasso di crediti deteriorati (NPL), che potrebbe risalire in caso di repentina inversione del ciclo economico o tensioni internazionali prolungate.
Le banche italiane si presentano oggi con valutazioni di SREP positive e requisiti aggiuntivi (P2R) tra i più bassi in Europa. Tuttavia, il passaggio epocale nel modello di stress test richiederà sia agli organi di governance sia alle funzioni di controllo interno uno sforzo di pianificazione e coordinamento superiore rispetto al passato, per non trovarsi impreparati davanti ai nuovi rischi che stanno emergendo dalla complessità internazionale e tecnologica.