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Banconote da 500 euro fuori produzione dal 2019: quanto valgono, dove si trovano ancora e stime future

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di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

Sono fuori produzione da anni, ma milioni di esemplari sono ancora in giro. C’è chi giura che valgano molto più del loro nome, chi no. Abbiamo guardato numeri, mercato e cosa potrebbe accadere domani.

Partiamo da un punto che crea molta confusione: le banconote da 500 euro non sono state ritirate dal mercato e non sono fuori corso. La Banca centrale europea ha deciso il 4 maggio 2016 di escludere questo taglio dalla nuova serie «Europa», per il timore che favorisse attività illecite come il riciclaggio, il traffico di droga e l’evasione fiscale. Dal 26 gennaio 2019 la maggior parte delle banche centrali dell’area euro ha smesso di distribuirlo. Bundesbank e Banca centrale austriaca sono andate avanti fino al 26 aprile 2019. Il 2019 è quindi la data da ricordare: nessuna scadenza è fissata per il 2029, e questa data non compare in nessuna fonte ufficiale che abbiamo consultato.

Le banconote già in circolazione restano a corso legale, senza scadenza. Possono essere usate per pagare, depositate in banca o cambiate presso le banche centrali dell’Eurosistema senza limiti di tempo, come conferma anche la Banca d’Italia. Non esiste neppure un divieto assoluto di accettarle, ma molti esercizi commerciali le rifiutano, perché è difficile dare il resto. Resta quindi una banconota a tutti gli effetti valida, ma sempre meno comoda da usare nella vita di tutti i giorni.

La scelta riguarda anche il futuro. La BCE sta riprogettando tutti i tagli oggi in produzione, dal 5 al 200 euro, con temi allo studio come la cultura europea o i fiumi e gli uccelli, e la decisione definitiva sul design è attesa entro la fine del 2026. Il 500 euro, in ogni caso, non tornerà: per i nuovi biglietti il taglio più alto resterà il 200.

Quante ne circolano ancora

Il taglio da 500 euro è diventato un caso curioso: non si stampa più, ma continua a esserci. Al 31 marzo 2026 nell’Eurozona risultavano in circolazione 204,84 milioni di pezzi, per un valore complessivo di 102,42 miliardi di euro. Sul totale del contante in euro, pari a 1.613,3 miliardi, pesano oggi il 6,3%. Al momento dell’annuncio dello stop, nel 2016, superavano un terzo del valore complessivo. Oggi il taglio più diffuso per valore è quello da 50 euro, con il 47,5%.

E in Italia? La BCE non pubblica dati per singolo Paese, quindi si possono solo fare delle stime. Una stima citata da Investireoggi parla di 30-35 milioni di pezzi, per 15-17 miliardi di euro, ma va considerata un’ipotesi dell’autore. Una parte consistente di queste banconote, osserva lo stesso articolo, non gira affatto: resta nei caveau delle banche o nelle cassette di sicurezza, come riserva di valore più che come mezzo di pagamento. Questo spiega perché una banconota che «non esiste più» sia, in realtà, ancora abbondante.

Per dare un’idea delle proporzioni: 204,84 milioni di banconote da 500 euro valgono 102,42 miliardi, cioè circa 6 euro ogni 100 di contante in circolazione. Il dato è sceso in modo netto rispetto al 2016 proprio perché nessuno stampa più nuovi pezzi e i pagamenti digitali hanno ridotto l’utilità di un taglio così alto, che rendeva difficile dare il resto e creava problemi nella gestione della cassa.

Quanto valgono davvero

Qui bisogna distinguere con attenzione, perché le cifre che si leggono online sono spesso confuse. Una banconota da 500 euro comune e circolata vale 500 euro, e basta. Un negozio online specializzato come Metalmarket la vende a 508,90 euro, IVA inclusa, con segni di utilizzo, senza possibilità di scegliere numero di serie o anno e senza diritto di reso. Parliamo quindi di una differenza minima rispetto al valore nominale.

Il valore sale solo in casi particolari. Secondo le quotazioni di Aletrium Collection, operatore numismatico, contano lo stato di conservazione (le banconote molto usurate di norma non interessano ai collezionisti) e la combinazione del numero di serie. Alcuni esempi: cinque cifre uguali consecutive 600-800 euro, sei cifre uguali 700-1.100 euro, un numero «radar» a dieci cifre 750-900 euro, solo tre cifre diverse 700-1.000 euro. Per combinazioni ancora più rare il prezzo è «a richiesta», cioè trattato in privato. Il 500 euro irlandese, stampato in meno esemplari, viene quotato in condizioni perfette intorno a 2.000-3.000 euro.

Va ricordato che queste sono quotazioni di un operatore, non prezzi di vendite concluse. Su eBay le richieste vanno da circa 600 a 2.000 euro: un’inserzione per una serie definita «rarissima» chiedeva 614 euro, ma non risultava venduta. Il consiglio per chi ha un pezzo in casa è non fidarsi dei titoli sensazionalistici e farlo valutare da un esperto o da una casa d’aste specializzata.

Il motivo per cui è difficile fissare un prezzo preciso è semplice: non esiste un catalogo completo di tutte le combinazioni possibili. Gli operatori stimano le quotazioni partendo dalle tirature e dalle vendite in Italia e all’estero, e spiegano che molte combinazioni, con il passare degli anni, sono andate perdute per usura. Il risultato è un mercato in cui conta il singolo pezzo, con il suo stato e il suo numero, e in cui il confronto fra più fonti è indispensabile.

E tra 10, 20 e 30 anni? Gli scenari, con il caso dei 500 dollari

Nessuno può dire quanto varrà un 500 euro nel 2036, nel 2046 o nel 2056, ma si può guardare a che cosa è successo a banconote simili. Il caso più vicino è il biglietto da 500 dollari americano: ultima stampa nel 1945, ritiro ufficiale da parte della Federal Reserve nel 1969 per scarso utilizzo, ma ancora a corso legale. Oggi, secondo un aggregatore di prezzi (senza data), l’esemplare circolato della serie 1934 vale 700-1.000 dollari, cioè 40-100% in più del valore nominale, mentre quello perfettamente conservato arriva a 2.000-5.000 dollari. Un rivenditore come APMEX chiede 1.849-2.395 dollari per esemplari «Fine» o «Very Fine». Il record resta 180.000 dollari, pagati all’asta nel 2019 per una serie 1918 in condizioni eccezionali.

Il Canada offre un secondo esempio, più cauto. Dal 1° gennaio 2021 i biglietti da 500 e 1.000 dollari non hanno più corso legale: non si possono usare per pagare, ma si cambiano in banca. Per gli esemplari rari si parla di quotazioni a partire da circa 60.000 dollari, mentre altri valgono poco più del nominale. Chi li porta allo sportello senza farli valutare perde l’eventuale premio da collezione.

La differenza con l’euro è nei numeri: oggi circolano 204,84 milioni di banconote da 500 euro, e questa abbondanza frena il valore da collezione dei pezzi comuni. Per questo ho costruito tre scenari, applicando ai 500 euro il percorso dei 500 dollari, che hanno raggiunto quei premi a 57 anni dal ritiro: per l’euro sarebbe il 2076.

  Tra 10 anni (2036) Tra 20 anni (2046) Tra 30 anni (2056)
Prudente: pezzo comune, resta a 500 euro 500 € (circa 410 € di potere d’acquisto) 500 € (circa 336 €) 500 € (circa 276 €)
Analogo USA: pezzo circolato, con premio che sale verso il 40-100% 547-607 € 585-705 € 624-804 €
Pezzo speciale: perfetto, con numero di serie raro 880-1.880 € 1.160-2.660 € 1.440-3.440 €
Confronto: 500 euro su un deposito al 2% circa 609 € circa 743 € circa 906 €

Queste cifre non sono previsioni, ma simulazioni basate su ipotesi dichiarate: inflazione costante al 2%, deposito al 2% lordo e premio che cresce in modo lineare dai valori di oggi (circa 1,8% per un pezzo comune, da 1,2 a 2,2 volte il nominale per un pezzo speciale) fino ai livelli americani. Cambiando le ipotesi, cambiano i risultati.

Che cosa ne ricaviamo. Un 500 euro comune, se non raggiunge mai il livello dei biglietti americani, perde potere d’acquisto con l’inflazione: 500 euro nel 2056 comprerebbero quanto circa 276 euro di oggi. Anche nello scenario favorevole un pezzo circolato rende meno di un deposito al 2%, quindi come investimento è debole. Il vero potenziale riguarda solo pochi esemplari rari, per stato di conservazione e numero di serie, e resta incerto. Va infine ricordato che per l’euro oggi non ci sono annunci di perdita del corso legale: la BCE ha confermato il cambio senza limiti di tempo. Se però un giorno la situazione cambiasse, il caso del Canada mostra che il premio da collezione andrebbe valutato prima di portare le banconote in banca.

Dove si trovano oggi

Se si vuole una banconota da 500 euro, la strada più semplice è il mercato collezionistico. Le si trova su eBay e nei negozi online di numismatica, dove vengono vendute come pezzi comuni oppure come esemplari con numeri di serie particolari. Esistono poi i commercianti di monete e banconote e le case d’aste specializzate, a cui rivolgersi per i pezzi più rari.

Nelle banche la situazione è diversa: gli sportelli non distribuiscono più il taglio da 500 euro, che si può solo depositare o cambiare con banconote di taglio minore. Chi ne possiede una può anche versarla su un conto deposito, e farla fruttare, invece di tenerla nel cassetto. Nei negozi, infine, trovarla come resto è praticamente impossibile e spesso sarà difficile anche spenderla. Attenzione anche ai venditori esteri: il prezzo da 508,90 euro che abbiamo visto, per esempio, è quello di un negozio che applica l’IVA per i consumatori polacchi, e spese di spedizione, assicurazione e imposte possono cambiare il costo finale rispetto a quello esposto.

Il punto da tenere a mente, per chi pensa di «fare un affare» o di scoprire un tesoro dimenticato, è questo: per quasi tutti i 500 euro il valore resta quello scritto sopra. Solo per una minoranza di esemplari, per stato e numero di serie, esiste un sovrapprezzo, e conviene verificarlo con prudenza prima di vendere o di pagare più del dovuto.

Prima di muoversi, vale la pena seguire qualche regola di buon senso: controllare il numero di serie e lo stato della banconota, confrontare più quotazioni e, su eBay, filtrare per le vendite concluse invece di fidarsi solo dei prezzi richiesti. Diffidate, inoltre, di annunci che promettono rarità senza spiegare perché: in una delle inserzioni che abbiamo visto la descrizione si limitava a dire «ricevi quello che vedi in foto». Se la banconota è comune, la scelta più razionale resta depositarla o cambiarla, senza nessuna fretta, perché non scade.






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Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...