Ricercatori Usa trasformano scarti di plastica e mais in biscotti commestibili grazie a microrganismi. Il progetto, finanziato anche dalla Nasa, è già realtà in laboratorio ma attende le autorizzazioni per il mercato.
In un futuro non troppo lontano potremmo davvero mangiare la plastica Non stiamo parlando del consumo accidentale di microplastiche, quelle particelle che finiscono in acqua e risalgono la catena alimentare fino ai nostri piatti senza che ce ne accorgiamo Stiamo parlando di qualcosa di completamente diverso, ovvero derivati della plastica trasformati volontariamente in prodotti edibili grazie all'azione di alcuni microrganismi Un processo che alcuni ricercatori descrivono come una sorta di fermentazione rivisitata, e che oggi è già una realtà tecnologica concreta, sebbene non ancora un prodotto disponibile sul mercato
Il progetto è stato presentato nel corso di un congresso a Chicago dell'American Chemical Society, la principale società scientifica statunitense dedicata alla chimica I ricercatori coinvolti hanno mostrato il loro prototipo di biscotto derivato dalla plastica riciclata, spiegando che il vero punto di forza della tecnologia risiede proprio nell'uso di microrganismi durante il processo di lavorazione
Lahiru Jayakody, ricercatore della Southern Illinois University Carbondale e tra i principali autori del progetto, ha spiegato le ragioni che hanno spinto il team a percorrere questa strada Si prevede che la domanda globale di cibo aumenterà del 35-56% entro il 2050 e circa il 30% della popolazione mondiale sarà a rischio di fame in futuro ha dichiarato Jayakody, aggiungendo che secondo lui la soluzione a questo problema risiede proprio nell'utilizzo dei microbi I microbi sono molto intelligenti ha proseguito il ricercatore Stiamo usando le loro caratteristiche per risolvere i problemi che abbiamo creato
Il biscotto della plastica, da solo, difficilmente potrà risolvere il problema del fabbisogno alimentare futuro, anche perché al momento non è chiaro quanto costi produrlo su larga scala né quanto sia effettivamente scalabile il processo Tuttavia, secondo i ricercatori, il progetto dimostra concretamente che esistono strategie percorribili per trasformare rifiuti difficili da smaltire in nuovi prodotti destinati al consumo
Il prototipo realizzato dal team di ricerca si chiama µBites, ed è stato prodotto a partire da polietilene tereftalato, la plastica comunemente utilizzata per le bottiglie, combinato con scarti della lavorazione del mais Come spiega una nota ufficiale dell'American Chemical Society, questi materiali vengono trattati inizialmente ad alte temperature e ad alta pressione, per poi essere processati da alcuni lieviti selezionati e infine mescolati ad altri ingredienti più tradizionali per completare la ricetta
I microrganismi utilizzati nel processo hanno un ruolo cruciale, perché consentono di trasformare le materie prime, comprese quelle derivate dalla plastica, in nutrienti veri e propri, come grassi e proteine Il lavoro dei ricercatori, portato avanti da tempo, non si è limitato a individuare i materiali di partenza più adatti al processo, ma ha richiesto anche un'attività di ingegnerizzazione dei microrganismi stessi, affinché producessero specificamente le sostanze desiderate
Tra le migliorie più recenti apportate al progetto figura la capacità di ottenere, sempre grazie ai microrganismi, l'aroma della vaniglia e il beta carotene, elementi che rendono il prodotto finale più simile a un biscotto tradizionale sia nel gusto che nel valore nutrizionale Abbiamo dimostrato la produzione di questi ingredienti a partire da biomassa di scarto e substrati derivati dalla plastica, combinandoli con proteine derivate dal lievito per produrre µBites stampati in 3D e arricchiti dal punto di vista nutrizionale scrivono gli autori dello studio nella nota ufficiale
Un punto fondamentale da chiarire riguarda lo stato attuale del progetto. Il biscotto µBites è già stato prodotto e testato all'interno del contesto controllato del laboratorio, dove i ricercatori lo hanno effettivamente realizzato seguendo l'intero processo di lavorazione descritto Tuttavia, questo non significa che il prodotto sia disponibile o commercializzabile per il consumo comune
Per poter essere venduto o distribuito come alimento vero e proprio, infatti, mancano ancora le necessarie autorizzazioni regolatorie Si tratta di un passaggio imprescindibile per qualsiasi nuovo alimento, tanto più quando la materia prima di partenza include derivati della plastica, per quanto trasformati biologicamente dai microrganismi in nutrienti sicuri Gli enti regolatori devono infatti valutare con attenzione la sicurezza del prodotto finale prima di consentirne la commercializzazione, un processo che richiede tempo e verifiche approfondite
La scommessa dei ricercatori, quindi, è che questi biscotti possano diventare effettivamente commestibili per il grande pubblico in qualche modo e da qualche parte, in futuro, una volta completato l'iter autorizzativo necessario Nel frattempo, il progetto resta una dimostrazione scientifica di grande interesse, capace di mostrare concretamente come sia possibile trasformare un rifiuto problematico come la plastica in una risorsa alimentare
Un elemento che aggiunge ulteriore interesse al progetto riguarda i finanziatori coinvolti Tra questi figura infatti anche la Nasa, l'agenzia spaziale statunitense, che ha deciso di sostenere economicamente la ricerca Una scelta che apre a scenari particolarmente suggestivi per il futuro della tecnologia
Non è difficile immaginare le ragioni dietro l'interesse della Nasa per questo tipo di progetto Nelle missioni spaziali di lunga durata, la gestione dei rifiuti rappresenta da sempre una sfida complessa, così come l'approvvigionamento di cibo fresco e nutriente per gli astronauti Una tecnologia capace di trasformare rifiuti plastici in alimenti commestibili, magari attraverso la stampa 3D già utilizzata per produrre il prototipo µBites, potrebbe rivelarsi preziosa proprio in contesti come quello delle navicelle spaziali, dove ogni risorsa deve essere gestita con la massima efficienza e nulla può essere sprecato
Il progetto dei biscotti ricavati dalla plastica riciclata rappresenta quindi un esempio concreto di come la ricerca scientifica stia esplorando strade innovative per affrontare due problemi enormi e apparentemente distanti tra loro, l'accumulo di rifiuti plastici e la crescente domanda alimentare globale La tecnologia sviluppata dal team della Southern Illinois University, presentata pubblicamente al congresso di Chicago, dimostra che è possibile utilizzare microrganismi ingegnerizzati per trasformare materiali di scarto in nutrienti reali, aprendo la strada a nuove modalità di produzione alimentare sostenibile
Resta però fondamentale ribadire che, al momento, questi biscotti sono commestibili soltanto all'interno del contesto sperimentale del laboratorio La strada verso una eventuale commercializzazione passa necessariamente attraverso il completamento delle autorizzazioni regolatorie ancora mancanti, un processo che richiederà tempo, ulteriori verifiche di sicurezza e probabilmente anche un lavoro di comunicazione verso il pubblico, chiamato ad accettare l'idea di alimenti derivati, seppur indirettamente, dalla plastica Solo allora si potrà davvero parlare di un prodotto pronto per il mercato, e non più soltanto di una promettente dimostrazione scientifica
La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...