La Borsa Giapponese si prepara al 2026 con strategie e previsioni a confronto tra gestori, fondi specializzati e grandi banche d'affari. Lo scenario macro e i trend cruciali ridefiniscono rischi, opportunità e prospettive d'investimento.
Negli ultimi anni, il mercato azionario giapponese è tornato al centro della scena mondiale, spinto da una combinazione di riforme strutturali, adattamenti della politica monetaria e ripresa economica. Dopo decenni di crescita stentata e deflazione, una serie di iniziative incentrate su innovazione, reshoring e riforme aziendali ha innescato nuove traiettorie per l’equity nipponico. Il 2026 si apre quindi in un contesto ricco di aspettative ma non privo di incognite: il riequilibrio monetario, le elezioni politiche internazionali, il contesto geopolitico e la resilienza delle grandi aziende rappresentano asset chiave per analizzare le anticipazioni e i possibili trend. In questo scenario numerosi gestori, fondi specializzati e banche d’affari internazionali si confrontano su previsioni e strategie per individuare i principali driver d’investimento e i rischi emergenti del mercato giapponese nei prossimi dodici mesi.
Il panorama delle opinioni sull’azionario nipponico per il 2026 è caratterizzato da un cauto ottimismo misto a una rigorosa analisi dei rischi. Fra i protagonisti del dibattito spiccano società leader come HSBC Asset Management, Comgest, Capital Group e T. Rowe Price. I gestori generalmente riconoscono il valore espresso da valutazioni storicamente convenienti, rese ancora più interessanti da margini di crescita legati alle riforme delle imprese e all’innalzamento degli standard di governance e trasparenza.
Secondo le view raccolte, il posizionamento della Borsa giapponese resta attrattivo rispetto ad altri mercati sviluppati, soprattutto grazie a uno sconto significativo nelle quotazioni e una crescita degli utili aziendali superiore alla media mondiale nell’ultimo decennio. Tuttavia, resta alta l’attenzione su alcuni fattori ciclici, come la dinamica salariale, il rischio di inversioni valutare e il contesto globale segnato dalle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Paesi asiatici.
I gestori mettono inoltre l’accento su una crescente selettività dei flussi in entrata; il fenomeno dell’hot money ha temporaneamente spostato enormi capitali verso temi legati alla debolezza dello yen e all’inflazione interna, ma le strategie dei principali attori si stanno facendo sempre più sofisticate e indirizzate a selezionare società con vantaggi competitivi solidi e sostenibili nel tempo.
L’analisi delle banche d’affari sottolinea invece il rischio di volatilità generato dai carry trade e dagli spread internazionali, che possono creare movimenti repentini sulle azioni bancarie e sui titoli ciclici. Le politiche monetarie accomodanti, ancora preannunciate dalla Bank of Japan, giocano un ruolo rilevante nel mantenimento del supporto ai multipli azionari, anche se il processo di graduale normalizzazione dei tassi avviato da metà 2025 impone cautela nella pianificazione strategica degli investimenti nel medio termine.
Gli specialisti di HSBC Asset Management analizzano la performance giapponese come il risultato di un autentico punto di svolta strutturale: valutazioni accessibili, riforme di governance e politiche aziendali più attente a redditività e trasparenza. Secondo Yigit Onat, le opportunità risiedono nell’accesso a un mercato scontato rispetto ai peers internazionali, potenzialmente destinato a rivalutarsi anche in virtù dell’efficienza raggiunta dalle imprese e dell’aumento degli utili. Tuttavia, le strategie di breve periodo sono improntate a una marcata selezione, con focus su titoli in grado di generare crescita indipendentemente dalla volatilità valutaria e dalle oscillazioni dello yen.
Comgest, con il gestore Richard Kaye, evidenzia una visione complementare: la diversificazione in settori meno esposti all’export verso gli USA (come semiconduttori e automazione industriale) può beneficiare di un progresso ordinato nella normalizzazione dello yen. Viene inoltre segnalato il superamento dell’epoca dell’hot money concentrato sulle scommesse più effimere: in prospettiva, condividono la view secondo cui le società leader caratterizzate da crescita costante degli utili saranno premiate in termini di multipli. Tra i rischi, infine, viene citata la possibilità di uno shock valutario in caso di un’azione più aggressiva della BoJ che possa minare la competitività esterna.
Capital Group, nella voce dell’economista Jared Franz, proietta scenari moderatamente ottimistici per il Giappone sul lungo termine. La resilienza derivante dall’aumento salariale e da una domanda interna più robusta dovrebbe sostenere la crescita, agganciando anche eventuali benefici da una dinamica US più favorevole. Tuttavia, vengono riconosciute possibili insidie derivanti da shock esterni, come i nuovi dazi statunitensi o un rallentamento globale marcato, con un’attenzione costante alle correlazioni tra dinamiche asiatiche e trend dei mercati occidentali.
Secondo T. Rowe Price, la rotazione settoriale globale pone i titoli value giapponesi in una posizione di vantaggio: l’attenzione si sposta verso comparti ciclici come finanza, energia e industria, con una preferenza per strategie value coerenti con una struttura di tassi e inflazione ormai ritornata su livelli di lungo periodo. L’interesse per la diversificazione regionale rimane centrale, anche per contenere le turbolenze legate alla volatilità internazionale e alle incertezze politiche USA-Cina.
Anche attori come Banor e Columbia Threadneedle suggeriscono una visione selettiva: la gestione attiva e un approccio orientato alla trasparenza possono aiutare ad affrontare la maggiore dispersione tra le varie asset class e i rischi di overinvestimento sui mercati emergenti che, indirettamente, incidono sulla domanda per le aziende giapponesi. L’importanza della selettività e della conoscenza dei trend locali si conferma imprescindibile nelle strategie più aggiornate del 2026.
L’economia nipponica presenta nel 2026 uno scenario disegnato da cautela nella normalizzazione monetaria e una crescita modesta ma stabile. Dopo un periodo di tassi negativi durato quasi un decennio, la Bank of Japan ha progressivamente innalzato il tasso di riferimento fino allo 0,75%, raggiungendo il livello più alto dal 1995. Gli analisti si attendono che l’istituto possa procedere con ulteriori aumenti, stimando un tasso terminale attorno o poco sopra l’1% verso la metà dell’anno.
Il quadro inflazionistico rimane sotto osservazione: l’inflazione core giapponese si è mantenuta sopra il target del 2% della BoJ per quasi quattro anni consecutivi, anche se le ultime proiezioni parlano di un possibile rallentamento verso livelli appena inferiori tra aprile e settembre, complice la frenata dell’aumento dei prezzi alimentari e gli effetti delle misure governative sul costo della vita. Le ultime stime ufficiali prevedono un’inflazione media intorno al 2% nel 2026 e una crescita del PIL attesa all’1%, accompagnata da una robusta crescita salariale spinta dalle trattative sindacali: il più consistente aumento delle retribuzioni degli ultimi trent’anni ha infatti rafforzato i consumi interni, contribuendo a un contesto di moderata ripresa.
I rendimenti dei titoli di Stato sono saliti ai massimi degli ultimi decenni, spingendo a un rafforzamento dello yen solo parziale: la divisa nipponica resta ancora debole nei confronti delle maggiori valute internazionali, segnalando rischi e opportunità per investitori esteri e operatori finanziari.
Dal lato fiscale e politico, gli incentivi governativi continuano a supportare una domanda resiliente, mentre la politica economica rimane orientata verso un equilibrio tra sostegno ai consumi e disciplina di bilancio, in un contesto caratterizzato dal rapporto debito/PIL più elevato tra i Paesi avanzati.
Nel 2026 il panorama di rischi e opportunità per il mercato giapponese è articolato lungo molteplici direttrici. Sul fronte dei rischi:
L’attenzione degli operatori per la Borsa giapponese resta alta in corrispondenza delle riunioni di politica monetaria della BoJ, i principali market mover attesi per il 2026. Sono programmati otto incontri chiave secondo il calendario ufficiale: 22-23 gennaio, 18-19 marzo, 27-28 aprile, 15-16 giugno, 30-31 luglio, 17-18 settembre, 29-30 ottobre e 17-18 dicembre.
Durante queste date il Policy Board decide su tassi, riserve e linee guida monetarie. Particolarmente rilevanti sono i meeting con Outlook Report, quando vengono aggiornate le proiezioni macro. Gli orari di comunicazione non sono fissi, ma tipicamente compresi tra la tarda mattinata e il primo pomeriggio giapponese.
Oltre agli annunci sui tassi, la BoJ pubblica riassunti delle opinioni e verbali, utili agli investitori per affinare le proprie strategie. Le decisioni della Banca centrale possono generare movimenti importanti su yen e titoli azionari, influendo sulle scelte di posizionamento in portafoglio soprattutto di investitori internazionali e gestori quantitativi.
Secondo l’insieme delle view raccolte, le prospettive per il mercato azionario giapponese sono improntate a una cauta fiducia, sostenuta dall’interazione positiva tra riforme strutturali, normalizzazione monetaria graduale e crescita degli utili societari. La presenza di rischi esogeni globali, dalla volatilità valutaria alle pressioni commerciali tra grandi economie, impone una gestione attiva e una disciplina selettiva rigorosa nella costruzione dei portafogli.
Gestori come HSBC AM, Comgest, Capital Group e T. Rowe Price convergono nell’identificare opportunità nei settori ad alto valore aggiunto e nelle storie corporate in grado di valorizzare l’innovazione e la solidità finanziaria. Gli investitori sono chiamati a bilanciare attenzione tattica agli appuntamenti di politica monetaria con uno sguardo strategico alla resilienza interna e alle riforme che stanno cambiando il volto dell’arcipelago.
Il 2026 potrebbe riservare nuovi spazi di rivalutazione, specie dove la selettività e la sostenibilità dei fondamentali d’impresa resteranno al centro dell’analisi e delle scelte dei grandi player internazionali.