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Borsa Italiana 2025: i dati e le statistiche più interessanti, i settori e le azioni migliori in un anno record

di Marcello Tansini pubblicato il
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Il 2025 si è rivelato un anno eccezionale per la Borsa Italiana, tra record storici, performance di spicco nei settori trainanti, influenze internazionali, senza dimenticare alcuni episodi di forte volatilità

L’ultimo anno ha visto la Borsa di Milano distinguersi nel panorama finanziario internazionale, registrando rialzi che hanno sorpreso analisti, investitori e osservatori. In un contesto di forti incertezze globali—caratterizzato da tensioni commerciali tra le principali potenze, instabilità sulle materie prime e cambiamenti nelle politiche monetarie—l’indice FTSE MIB ha dimostrato una solidità senza precedenti. Persino le frequenti fiammate di volatilità, legate soprattutto alle guerra dei dazi e ai cambiamenti nei tassi, non sono riuscite a frenare nettamente la corsa dei titoli più rappresentativi di Piazza Affari.

L’approvazione della manovra di bilancio italiana, con particolare attenzione alla riduzione del deficit e il sostegno a famiglie e imprese, ha rafforzato il clima fiduciario degli investitori. Il calo storico dello spread tra Btp e Bund tedeschi ha rappresentato uno dei segnali più evidenti del miglioramento della percezione del rischio Paese. Nel frattempo, la domanda per asset italiani è continuata a crescere, favorito dalla maggiore trasparenza e robustezza istituzionale che il mercato finanziario domestico sta progressivamente consolidando.

L’anno passato sarà ricordato per le performance record dei principali titoli quotati, per l’ascesa di nuovi protagonisti e per la capacità della Borsa nazionale di superare brusche correzioni e momenti di panico globale, rimanendo centrale nel panorama europeo.

I dati chiave della Borsa Italiana nel 2025: performance e statistiche principali

Grazie a un ritmo di crescita superiore alle attese, l’indice FTSE MIB ha chiuso l’anno ai massimi degli ultimi due decenni. Secondo i dati aggiornati a fine dicembre, lo storico indice principale si è attestato a quota 44.970 punti, segnando un balzo del 32% rispetto alla chiusura dell’anno precedente. La performance mensile di dicembre (+3,95%) ha consolidato la posizione dell’Italia tra le migliori piazze europee.

I fattori che hanno sostenuto tale crescita includono:

  • La riduzione del deficit italiano al 2,8% del Pil, in linea con le richieste europee;
  • Una maggiore stabilità sul fronte politico e macroeconomico nazionale;
  • L’apprezzamento dell’euro, salito fino a 1,13 contro il dollaro nei momenti di maggiore tensione internazionale;
  • Il miglioramento dei risultati di bilancio delle maggiori quotate, con focus su banche, utilities e tecnologia.
Nel dettaglio, le società finanziarie e tecnologiche hanno spinto la capitalizzazione complessiva: UniCredit (+2,3%), Intesa Sanpaolo (+1,4%), Leonardo (+1,4%), Enel (+0,7%), Eni (+1%) e STMicroelectronics (+1,5%) hanno contribuito a livello di pesi. La media dei volumi scambiati ha registrato un incremento rispetto al 2024, con numerose sedute che hanno visto attività elevata anche nei momenti di volatilità.

Andamento settoriale rafforzato: se le banche hanno beneficiato sia della ripresa dei margini sia di operazioni straordinarie (come l’avvio del risiko bancario fra MPS e Mediobanca), il comparto industriale ha mostrato vivacità grazie alle strategie espansive di campioni nazionali come Stellantis e Prysmian. Particolarmente significativo il contributo delle utilities, sostenute dai prezzi energetici e dalla transizione green.

Infine, lo spread Btp-Bund è sceso fino a 66 punti base—il minimo dal 2009—rafforzando ulteriormente l’appeal del sistema Paese.

I settori protagonisti: banche, industria, energia e tecnologia

L’anno appena trascorso ha visto quattro settori principali guidare la crescita di Piazza Affari, in una dinamica intersettoriale che ha messo in luce la capacità di adattarsi alle sfide globali.

Il comparto bancario è stato tra i protagonisti grazie alla combinazione di:

  • Miglioramento degli utili (UniCredit, Intesa Sanpaolo, Banco BPM);
  • Fusioni e acquisizioni — in particolare la proposta di MPS su Mediobanca;
  • Raccolta record nel risparmio gestito e performance solide lato retail banking;
  • Tassi di default sui crediti contenuti e una crescita della fiducia degli investitori istituzionali.
L’industria italiana ha tratto vantaggio dall’export extra-europeo e dall’innovazione tecnologica, con aziende come Stellantis e Prysmian in evidenza. La diversificazione sui mercati globali e la resilienza di filiere strategiche hanno sostenuto i fatturati anche in presenza di shock esogeni.

L’energia ha vissuto un anno intenso, complice la volatilità dei prezzi delle materie prime ma anche il rafforzamento delle strategie verso le rinnovabili. ENI, Snam ed Enel hanno capitalizzato il nuovo scenario, mentre le quotazioni dell’oro nero hanno offerto stimoli sia per la divisione oil&gas sia per l’offerta alternativa.

Sul fronte tecnologico, STMicroelectronics e Nexi hanno registrato performance interessanti grazie a investimenti nel digitale e all’accelerazione della domanda per prodotti e servizi high-tech. Il segmento tech ha beneficiato anche dello scenario internazionale di riarmo e della crescita dell’intelligenza artificiale.

Le migliori azioni del 2025: chi ha brillato in Piazza Affari

Analizzando i movimenti più significativi dell’anno, emergono alcuni titoli che si sono particolarmente distinti in termini di crescita, resilienza e creazione di valore:

  • UniCredit, Intesa Sanpaolo e Banco BPM: trainate da risultati trimestrali eccellenti, efficienza operativa e prospettive di dividendi in crescita, queste banche hanno guidato i flussi di capitale verso settore finanziario italiano.
  • Prysmian: la multinazionale dei cavi ha beneficiato della trasformazione energetica europea, segnando utili record e acquisendo nuovi ordini internazionali fondamentali per sostenere l’espansione.
  • STMicroelectronics: rimasta al centro dell’innovazione, la società ha consolidato la propria leadership nel settore semiconduttori, con un apprezzamento significativo del titolo trainato dalla domanda legata a intelligenza artificiale e industria automotive.
  • Leonardo: la crescita del comparto difesa, in seguito ai programmi di riarmo continentali, ha permesso alla società italiana di registrare un aumento superiore al 90% nel valore delle proprie azioni rispetto allo scorso anno.
  • Enel e Eni: favorite dalla domanda energetica e dagli investimenti nelle rinnovabili, hanno consolidato la posizione tra i blue chip più affidabili di Piazza Affari.
Menzione per i brand del lusso come Moncler, che hanno vissuto fasi alterne ma restano asset strategici, e banche come Mediolanum, che hanno rafforzato la raccolta e l’utile netto, sostenendo una crescita costante dei patrimoni in gestione.

Influenza di contesto internazionale: guerra dei dazi, inflazione e politiche monetarie

L’andamento dei mercati italiani nel 2025 è stato profondamente influenzato dal contesto internazionale, soprattutto dalla “guerra dei dazi” tra Stati Uniti, Unione Europea e Cina. Le tariffe imposte dalla nuova amministrazione americana hanno provocato contraccolpi su scala globale, alimentando periodi di volatilità e bruschi ribassi come quello di aprile—paragonabile alle più grandi correzioni della storia di Piazza Affari—e incrementando la pressione sulle catene di valore europee.

L’inflazione rimane nel mirino degli investitori, spinta soprattutto dall’effetto combinato di dazi, dinamiche dei prezzi energetici e strategie fiscali espansive. In Italia il tasso è rimasto vicino all’1,5%, con segnali di un moderato aumento atteso per la seconda metà dell’anno successivo.

La politica monetaria ha giocato un ruolo strategico: la Federal Reserve ha mantenuto i tassi invariati per rispondere sia ai rischi inflattivi sia alle prospettive di rallentamento. Le attese per tagli futuri hanno impattato il dollaro e di riflesso l’euro, rafforzando la moneta unica nei confronti della valuta statunitense.

L’incertezza geopolitica—guerre ancora in corso, tensioni in Medio Oriente—ha guidato il ricorso a investimenti difensivi, rafforzando l’interesse per il comparto della Difesa e sostenendo asset rifugio come l’oro.

Momenti di volatilità e grandi ribassi: i principali scossoni dell’anno

L’anno si è caratterizzato per alcune sessioni di estrema turbolenza, con movimenti giornalieri che hanno fatto la storia dei mercati. L’aprile 2025 è stato emblematico—la seduta del 4 aprile ha visto un calo del FTSE MIB superiore al 6%, eguagliando i ribassi segnati solo in situazioni eccezionali come la pandemia o la crisi Lehman.

A determinare questi episodi sono stati:

  • L’introduzione improvvisa dei dazi globali da parte degli Stati Uniti, che ha colto di sorpresa il mercato;
  • La risposta altrettanto decisa di Cina ed Europa con misure tariffarie a tutela delle proprie industrie;
  • Il diffondersi di uno scenario di possibile recessione globale, che ha alimentato panic selling e innalzato l’indice VIX (spia della volatilità mondiale);
  • Segnali contrastanti dalle trimestrali di alcuni blue chip, soprattutto lusso e automotive, che hanno amplificato la correzione dei listini.
Nonostante i ribassi, la tenuta delle banche e della grande industria ha permesso il recupero nei mesi seguenti, sostenuto dal calo dello spread e dal mantenimento di una crescente fiducia sul sistema Italia.


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