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Btp, il 13 ottobre il Tesoro mette in asta 7 miliardi: la cedola più alta è del 3,95% ma non è detto che convenga

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di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

Il Tesoro offre 7 miliardi di BTP il 13 ottobre, con una cedola fino al 3,95%. Ma il tasso da solo non misura la convenienza: contano prezzo, scadenza, rendimento, domanda in asta e orizzonte d’investimento.

La cedola più generosa arriva al 3,95% lordo annuo, ma per ottenere il rimborso del valore nominale bisogna attendere ottobre 2041. È questo il primo elemento da considerare nell’asta di Btp in programma martedì 13 ottobre 2026, quando il Tesoro offrirà tre titoli con scadenze nel 2029, nel 2033 e nel 2041, per un importo massimo complessivo di 7 miliardi di euro. Un interesse periodico più alto può attirare l’attenzione dei risparmiatori, ma la convenienza dipende anche dal prezzo pagato, dal tempo disponibile per investire e dalle conseguenze di un’eventuale vendita anticipata.

Il punto è distinguere cedola e rendimento. La prima indica gli interessi calcolati sul valore nominale del titolo; il secondo considera anche il prezzo di acquisto e il capitale rimborsato alla scadenza. Prima dell’asta, quindi, sono già note le cedole dei tre Btp, mentre i rendimenti di aggiudicazione devono ancora essere determinati.

Quali Btp saranno offerti il 13 ottobre e quanto paga la cedola del 3,95%

L’operazione riguarda nuove tranche di titoli già in circolazione, con cedole e scadenze fissate nelle precedenti emissioni. Il Tesoro riapre il Btp settembre 2029 per la settima tranche, il settembre 2033 per la quinta e l’ottobre 2041 per la sesta. L’offerta ordinaria sarà compresa tra 5,5 e 7 miliardi di euro: la cifra richiamata nel titolo è dunque il limite massimo del collocamento, non un importo già raccolto.

I collocamenti supplementari, pari complessivamente a 1,4 miliardi di euro, costituiscono una fase separata rispetto all’offerta ordinaria da massimi 7 miliardi. Sono destinati agli Specialisti in titoli di Stato, secondo le regole di partecipazione previste dal Tesoro, e non a una seconda prenotazione aperta direttamente ai piccoli risparmiatori.

Su 10.000 euro di valore nominale, il Btp ottobre 2041 riconosce 395 euro lordi di interessi per un anno completo, suddivisi in due pagamenti semestrali da 197,50 euro. Applicando la tassazione del 12,5% prevista per i titoli di Stato, gli interessi annui diventano circa 345,63 euro netti. Il calcolo riguarda soltanto le cedole: non comprende costi del dossier, altre imposte eventualmente applicabili o guadagni e perdite sul prezzo del titolo.

A parità di 10.000 euro nominali, il Btp settembre 2029 paga invece 300 euro lordi all’anno, pari a 262,50 euro dopo la sola imposta sugli interessi. Il settembre 2033 distribuisce 335 euro lordi, circa 293,13 euro netti. Il vantaggio cedolare del titolo 2041 ammonta quindi a circa 83,13 euro netti annui rispetto al 2029 e a 52,50 euro rispetto al 2033. Sono elaborazioni sulle cedole indicate, non un confronto completo tra i rendimenti dei tre investimenti.

La differenza negli incassi va letta insieme alla durata residua. Dal regolamento del 15 ottobre 2026, il rimborso del titolo più breve dista meno di tre anni; per quello intermedio l’attesa è di circa sette, mentre il Btp con cedola del 3,95% arriva a quasi quindici anni. L’interesse maggiore accompagna dunque un’esposizione molto più lunga alle condizioni economiche e finanziarie.

Perché il prezzo d’asta cambia la convenienza

Un Btp viene rimborsato alla scadenza al valore nominale, mentre il prezzo di acquisto può essere superiore o inferiore. Comprare sotto 100 significa ottenere, al rimborso, una differenza positiva rispetto al prezzo pagato; acquistare sopra 100 comporta l’effetto opposto. Questa componente si aggiunge agli interessi e modifica il rendimento complessivo a scadenza.

Un esempio ipotetico chiarisce il meccanismo. Acquistando 10.000 euro nominali a un prezzo di 105, si spendono 10.500 euro prima del rateo e degli altri oneri. Le cedole restano calcolate su 10.000 euro, e alla scadenza il rimborso previsto è di 10.000 euro: i 500 euro pagati sopra la pari riducono il risultato dell’investimento. Se il prezzo fosse invece 95, l’esborso iniziale sarebbe di 9.500 euro e il rimborso aggiungerebbe una componente positiva di 500 euro. Questi prezzi sono esempi illustrativi, non quotazioni dei Btp in asta.

La scadenza lontana pesa soprattutto quando il risparmiatore deve vendere prima del rimborso. I prezzi delle obbligazioni a tasso fisso tendono a scendere quando aumentano i rendimenti richiesti dal mercato e a salire quando questi diminuiscono. In generale, la sensibilità è maggiore sui titoli con vita residua più lunga: il Btp 2041 può quindi subire oscillazioni più ampie rispetto alle scadenze 2029 e 2033.

Basta un’altra simulazione per capire perché la cedola più alta non risolve il problema. Su un investimento acquistato alla pari per 10.000 euro nominali, una vendita a 90 produrrebbe un ricavo di 9.000 euro, prima di rateo e costi: una differenza negativa di 1.000 euro sul capitale. È una perdita vicina a tre anni di cedole nette del Btp al 3,95%. Anche in questo caso si tratta di uno scenario ipotetico, non di una previsione sul prezzo del titolo.

Il movimento può avvenire anche nella direzione favorevole: una discesa dei rendimenti può sostenere il valore di mercato del Btp lungo. Proprio questa maggiore sensibilità rende il titolo interessante per alcuni investitori e poco adatto per altri. Chi punta al rimborso deve poter rispettare l’orizzonte del 2041; chi prevede una vendita anticipata deve valutare anche il prezzo futuro, che non è conoscibile al momento dell’acquisto.

Rateo e inflazione: due elementi da non trascurare

Essendo riaperture di prestiti esistenti, l’acquisto richiede di considerare il rateo di interessi, cioè la quota maturata dall’inizio del periodo cedolare fino al regolamento. Il pagamento della prossima cedola comprende l’intero periodo previsto dal titolo, ma una parte degli interessi viene già riconosciuta attraverso il rateo versato all’acquisto. La prima cedola incassata non coincide quindi interamente con un guadagno maturato dopo la sottoscrizione.

Su un orizzonte di quasi quindici anni conta anche il potere d’acquisto. I tre Btp offerti pagano interessi nominali fissi e non adeguano automaticamente cedole e capitale all’inflazione. Il rimborso di 10.000 euro nel 2041 conserva lo stesso importo nominale, ma potrebbe consentire di comprare meno beni e servizi rispetto al 2026. Per valutare la convenienza bisogna quindi distinguere anche rendimento nominale e rendimento reale, al netto dell’aumento dei prezzi.

Come partecipare e quando scadono le prenotazioni

Il termine delle ore 11 del 13 ottobre riguarda la presentazione delle domande da parte degli operatori ammessi all’asta. I risparmiatori partecipano attraverso una banca o un intermediario abilitato, con prenotazione entro lunedì 12 ottobre, rispettando gli orari operativi indicati dal proprio istituto. Il regolamento del 15 ottobre è la data in cui vengono eseguiti il pagamento e la consegna dei titoli, non la pubblicazione di nuove condizioni dell’offerta.

Il collocamento dei Btp ordinari avviene attraverso asta marginale, con un prezzo uniforme di aggiudicazione per ciascun titolo. Non bisogna quindi presumere un acquisto alla pari soltanto perché si partecipa all’emissione. Dopo l’asta, prezzo e rendimento pubblicati permetteranno di confrontare le tre scadenze su basi più complete rispetto alla sola percentuale della cedola.

Il Btp al 3,95% può risultare coerente con un investimento di lungo periodo e con l’obiettivo di ottenere entrate semestrali predeterminate. Per chi prevede di utilizzare il capitale entro pochi anni, una scadenza più vicina può invece rispondere meglio alle esigenze, pur pagando interessi inferiori. La convenienza dell’asta del 13 ottobre si decide nell’incontro tra prezzo, rendimento netto e orizzonte temporale: la cedola più alta, da sola, non basta a stabilire quale titolo convenga acquistare.






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Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...