Bot al 3,175%, Btp oltre il 4% e conti deposito vincolati fino al 3,5% lordo e oltre: il confronto netto con tasse al 12,5% e al 26%, i vincoli da leggere e cosa potrebbero fare le banche.
Il rendimento dei titoli di Stato a breve scadenza torna a salire. Nell'asta del 9 ottobre 2026 il Tesoro ha collocato 8 miliardi di euro di Bot a 12 mesi, con scadenza il 14 ottobre 2027 (codice Isin IT0005735094), a un rendimento medio ponderato del 3,175%. È 21 punti base in più rispetto all'asta analoga del 9 settembre, quando il rendimento era del 2,967%, ed è il livello più alto da luglio 2024. La domanda ha superato gli 11,51 miliardi di euro, con un rapporto di copertura di 1,44: in altre parole, per ogni euro offerto ce n'erano circa 1,44 richiesti.
Il quadro in cui arriva questa asta è quello di una fase di tassi in rialzo come sta accadendo per i BTP. La Banca centrale europea ha deciso un rialzo dei tassi il 10 settembre, e secondo alcune fonti ci sono stati due ritocchi in successione. L'asta dei Bot segue così l'andamento di tutta la curva dei titoli di Stato italiani, spinta anche dalle tensioni sui mercati obbligazionari. Per il Tesoro il rovescio della medaglia è un costo di finanziamento che cresce: gli stessi commenti ricordano che maggiori opportunità di rendimento per chi investe significano maggiori oneri per lo Stato.
Il 3,175% è un rendimento lordo. Sui titoli di Stato si applica un'imposta sostitutiva del 12,5%, quindi il rendimento netto è di circa il 2,78%, indicato dalle fonti come "circa il 2,8%". Su 10.000 euro investiti per un anno, il guadagno lordo è di circa 317,50 euro e quello netto di circa 278 euro. Va ricordato che il Bot è un titolo a sconto: non paga cedole, ma si compra a un prezzo inferiore a quello di rimborso, e la differenza è l'interesse. Le commissioni massime applicabili dagli intermediari ai Bot a 365 giorni sono fissate dal Tesoro nella misura dello 0,15%.
Sul piano pratico, il Bot si acquista tramite la propria banca o gli uffici postali. Per questa emissione le prenotazioni del pubblico sono state possibili fino all'8 ottobre, la presentazione delle domande in asta fino alle 11 del 9 ottobre, il collocamento supplementare scade il 12 ottobre e il regolamento è il 14 ottobre. Alla fine di settembre erano in circolazione 141,32 miliardi di euro di Bot a 6 e 12 mesi, e il totale dei Bot in circolazione dopo questa asta scende a circa 139,4 miliardi, perché ne scadono 9,9 miliardi mentre ne vengono emessi 8. C'è un altro dato utile per il confronto con altri strumenti: la tassazione. Sugli interessi dei conti deposito bancari si applica una ritenuta del 26%, contro il 12,5% dei titoli di Stato. Questo significa che, a parità di rendimento lordo, il Bot lascia più soldi netti in tasca. Un calcolo nostro, sui dati dell'asta: per eguagliare il rendimento netto del Bot al 3,175%, cioè circa il 2,78%, un conto deposito dovrebbe offrire un tasso lordo di circa 3,75%, perché 3,75 meno il 26% di tasse dà circa 2,78. Va segnalato che un'analisi pubblicata prima dell'asta indicava, per il Bot al 2,967%, una soglia di equivalenza del 3,33% per un conto deposito: applicando le stesse aliquote il nostro calcolo porta invece a circa 3,51%, un'altra ragione per controllare sempre i numeri con gli importi reali.
Veniamo al punto del titolo: i conti deposito. Dopo i rialzi della Bce le banche hanno cominciato a ritoccare i listini. Secondo un'analisi di Facile.it del 22 settembre, i migliori conti deposito vincolati a dodici mesi arrivano al 3,50% lordo, e un'altra rassegna parla di vincolati che "sfiorano il 4%", con punte del 3,90% lordo sulle scadenze a cinque anni e aumenti di circa 30 punti base sui 12 mesi e oltre 50 sui cinque anni. Sono offerte che, secondo gli stessi siti, spesso hanno vincoli, tetti di importo e sono riservate a nuovi clienti. Per questo, prima di confrontare un conto deposito con un Bot, bisogna guardare le condizioni: il periodo di vincolo, la possibilità e il costo dello svincolo anticipato, il tasso garantito per l'intera durata o solo per i primi mesi, l'eventuale imposta di bollo e il limite di importo. Una differenza di mezzo punto di tasso lordo può sparire dopo la ritenuta del 26% e le condizioni accessorie, mentre un tasso promozionale a breve termine può scendere alla scadenza della promozione.
L'idea che i conti deposito aumenteranno i tassi è una previsione, ed è ragionevole come ipotesi. Il ragionamento è semplice: se i Bot e i Btp rendono di più, i risparmiatori più attenti sposteranno i soldi verso i titoli di Stato, e le banche, per non perdere raccolta, potrebbero ritoccare al rialzo i propri tassi. Questo è già avvenuto dopo le decisioni della Bce, e l'asta dei Bot può rafforzare la tendenza. Va però detto con onestà che nessuna fonte consultata afferma che le banche "dovranno" aumentare i tassi: le banche decidono in base ai propri costi di raccolta, alla liquidità e alla concorrenza, e le offerte più alte sono spesso temporanee. Chi usa il condizionale fa bene: i tassi potrebbero salire, ma non è detto che accada o che accada in tempi brevi.
Il confronto con i Btp rende il quadro più chiaro. Secondo Milano Finanza, il 2 ottobre il Btp a cinque anni aveva superato il 4,1% di rendimento e il decennale era al 4,7%, e nelle aste di fine settembre i rendimenti dei Btp sono saliti con forza, fino al 4,08% e al 4,58%. Dal 19 al 23 ottobre è in collocamento il nuovo Btp Valore e il Btp Valore Insieme, con una scadenza di cinque anni. Sono rendimenti più alti di quelli dei Bot, ma su scadenze più lunghe, e quindi con un rischio maggiore: il prezzo dei titoli può scendere, come è successo negli ultimi mesi, e chi vende prima della scadenza può incassare meno di quanto ha pagato.
Un'ultima precisazione riguarda la differenza tra chi investe e chi risparmia. Un titolo di Stato, in genere, è una scelta di chi può tenere il capitale vincolato fino alla scadenza o accettare oscillazioni di prezzo, mentre un conto di risparmio è pensato soprattutto per la liquidità e per la sicurezza. I rendimenti di oggi sono tornati interessanti per entrambi, ma non sono sullo stesso piano: non esiste un confronto che valga per tutti, e la scelta dipende dal tempo per cui si possono lasciare fermi i soldi. Per un risparmiatore, quindi, la scelta non riguarda solo il numero più alto. Un Bot a 12 mesi offre un rendimento netto del 2,78% con una scadenza breve e una tassazione favorevole; un conto deposito vincolato può rendere di più, ma solo con condizioni e per i nuovi clienti, e sconta una tassazione più alta; un Btp offre di più ma richiede di accettare la volatilità. I numeri del titolo, in definitiva, raccontano una tendenza reale: i rendimenti dei titoli di Stato salgono e i conti deposito stanno inseguendo. Quanto e quando, nessuno lo sa con certezza. Come sempre, queste informazioni non sono una consulenza: i tassi cambiano di settimana in settimana, e conviene sempre controllare le condizioni effettive prima di muovere i propri risparmi.
Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...