Btp Valore o Btp Valore Insieme dal 19 ottobre: con tassi minimi di 3,7% e 22,25% quale dei due conviene? I pareri degli esperti, il calcolo su 10.000 euro e i casi in cui è meglio non comprarli davvero.
Dal 19 al 23 ottobre 2026 (fino alle 13 dell’ultimo giorno, salvo chiusura anticipata) il Tesoro colloca per la prima volta due titoli insieme. Hanno la stessa durata di cinque anni, il taglio minimo di 1.000 euro, il prezzo alla pari, nessuna commissione di sottoscrizione, la tassazione al 12,5% e l’esclusione dall’Isee fino a 50.000 euro. U
I tassi minimi ufficiali sono questi:
| Btp Valore | Btp Valore Insieme | |
|---|---|---|
| Interessi lordi in 5 anni | 2.030 euro | 2.225 euro |
| Interessi netti (dopo il 12,5%) | 1.776 euro | 1.947 euro |
| Rendimento annuo netto | circa 3,6% | circa 3,6% |
Su 5.000 euro i netti sono 888 euro per il Valore e 973 per l’Insieme. Va sottratta l’imposta di bollo dello 0,20% annuo, circa 100 euro in cinque anni su 10.000 euro se il valore resta vicino alla pari. Sono calcoli sui tassi minimi.
La differenza di 171 euro netti a favore dell’Insieme è in parte apparente. Michele Morra, senior portfolio manager di Moneyfarm, osserva che chi spende o lascia ferme le cedole del Valore guadagna il 20,30% lordo contro il 22,25% dell’Insieme. Il paragone, però, trascura il tempo: le cedole del Valore arrivano ogni tre mesi e si possono reinvestire. Secondo i nostri calcoli, reinvestendole a un tasso netto del 2% il totale sale a circa 1.858 euro, al 4% arriva a circa 1.944 euro, quasi quanto l’Insieme. Milano Finanza fa notare lo stesso limite nel confronto tra i due totali nominali. L’Insieme ha poi un piccolo vantaggio fiscale, perché rinvia l’imposta alla scadenza.
Il titolo tradizionale è adatto a chi vuole un reddito regolare. Morra lo indica per chi vuole integrare stipendio o pensione. Giorgio Vintani, analista e consulente indipendente, lo ritiene meno volatile dell’Insieme. Paolo Longeri, responsabile direzione investimenti di Consultinvest, spiega il rischio di reinvestimento: con i tassi in discesa le cedole del Valore si reinvestirebbero a condizioni peggiori.
La maxicedola ha senso con un obiettivo preciso a una data precisa: per Morra, per esempio, le spese per gli studi dei figli, a patto di poter rinunciare agli interessi fino al 2031. Milano Finanza lo considera più adatto anche a chi prevede tassi in calo, perché blocca il rendimento per tutta la durata.
Il prezzo da pagare è la sensibilità ai tassi. Iacovoni stesso riconosce che l’Insieme è «maggiormente esposto alle oscillazioni dei prezzi». Se la Bce alzasse ancora i tassi, chi dovesse vendere prima della scadenza potrebbe subire perdite più pesanti rispetto al tradizionale.
1. Se si teme l’inflazione. A settembre l’inflazione italiana è al 4,2% . Con un rendimento netto del 3,6% il risultato reale, oggi, sarebbe negativo di circa 0,6 punti. Gabriel Debach, market strategist di eToro, dice che «il margine reale oggi è molto sottile» e suggerisce di valutare strumenti indicizzati all’inflazione. Le stime di un sito specializzato indicano un rendimento reale netto tra +1,0% e +1,6% annuo con l’inflazione che rientra verso il 2-2,6% previsto da Bce, Banca d’Italia e Ocse. Con una media del 3,5% il guadagno si azzera, e con il 4,2% si perde.
2. Se i soldi potrebbero servire prima del 2031. Lorenzo Battigaglia, consulente finanziario indipendente, invita a non sottovalutare il rischio di pianificazione: dover vendere in perdita perché serve liquidità. Vale per entrambi i titoli e di più per l’Insieme. Morra consiglia di investire solo ciò che si è ragionevolmente certi di non toccare e di tenere a parte una riserva.
3. Se si ha già molto debito italiano. Il rimborso dipende dalla solvibilità dello Stato e lo spread è salito oltre 115 punti all’inizio di ottobre. Il rischio principale, segnala un sito specializzato, è la concentrazione del patrimonio su un solo emittente più che l’insolvenza.
Non c’è inoltre alcun premio fedeltà: le edizioni precedenti ne prevedevano uno tra lo 0,5% e l’1%, questa no.
A fine settembre un Btp luglio 2031 con cedola 3,45% rendeva circa il 3,48% netto, e un Btp ottobre 2030 circa il 3,42%. Il 3,6% netto dei nuovi titoli dà quindi un vantaggio di uno o due decimi di punto. Va ricordato che quei dati sono di settembre e i rendimenti sul mercato sono nel frattempo cambiati.
Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...