La questione dei fondi pensione dei calciatori tra allarmi, poca trasparenza e dubbi sui contributi versati: storia, criticità, quadro normativo e prospettive di un sistema che lascia molti atleti senza tutele certe.
L’attenzione mediatica è recentemente cresciuta rispetto al tema della previdenza per gli sportivi professionisti, in particolare tra chi si dedica al calcio di alto livello. Diverse iniziative di ex tesserati hanno messo in luce la necessità di chiarezza sui cosiddetti fondi di accantonamento per il fine carriera, sollevando interrogativi su come vengano gestite e utilizzate le risorse accantonate durante gli anni di attività. Alla base di questo allarme si trova la difficoltà, per molti ex atleti, di accedere alle somme maturate nel corso della carriera e di comprenderne il reale destino.ù
Il sistema di previdenza dedicato ai calciatori professionisti nasce a metà degli anni Settanta con la creazione di un Fondo di accantonamento delle indennità di fine carriera. Questa forma di tutela si configura come un’associazione non riconosciuta, senza scopo di lucro, la cui funzione centrale è quella di assicurare, al termine dell’attività sportiva, una somma derivante dai contributi versati sia dalle società sia dagli atleti stessi. Dal 1975 più di 60.000 professionisti, compresi quelli di Serie A, B e C, sono potenzialmente coinvolti nel meccanismo.
Il funzionamento prevede che, mensilmente, su ogni stipendio venga applicata una trattenuta (circa il 7,5% su 8mila euro lordi tra giocatore e società) che confluisce proprio in questo Fondo. Al termine della carriera, l’ex calciatore ha diritto a richiedere quanto versato, per accumulare una forma di liquidazione assimilabile a un TFR (trattamento di fine rapporto). Tuttavia, la richiesta è a carico dell’atleta e non è prevista una comunicazione automatica né da parte del Fondo né dei club; ciò può portare a una mancata riscossione da parte di chi, per scarso orientamento o mancanza di informazioni, non avvia le pratiche.
Tra le principali criticità evidenziate emergono:
Negli ultimi anni, numerose voci autorevoli si sono levate tra gli ex professionisti per chiedere chiarezza nella gestione e nell’accessibilità dei dati relativi al Fondo di fine carriera. Oltre 150 ex tesserati hanno avviato collettivamente una richiesta formale di trasparenza rivolta agli enti responsabili, appoggiandosi a studi legali e società specializzate in consulenza per tutelare la categoria.
Emblematiche sono le testimonianze di volti noti come Emiliano Viviano, Thomas Berthold e Lorenzo Marronaro, i quali hanno evidenziato le difficoltà riscontrate nel vedere riconosciuti i propri diritti verso il Fondo. In particolare, Viviano ha promosso la richiesta formale di visione dei bilanci relativi agli anni in attività, rivendicando il diritto a conoscere dove siano confluiti i contributi personali; la sua controversia è attualmente all’esame del Tribunale di Roma e potrebbe porre un precedente importante in termini di diritto di informazione e controllo degli associati.
La scarsa propensione del sistema a fornire risposte esaustive emerge anche dalle parole di chi, come Berthold, ha riscontrato discrepanze tra gli importi riscossi e quelli virtualmente maturati. Altri, tra cui Marronaro e Dossena, si sono fatti promotori di iniziative volte a coinvolgere anche i calciatori più influenti, nel tentativo di “accendere la luce” su questo tema.
Le richieste avanzate ruotano principalmente attorno a:
Il sistema dei contributi previdenziali dei calciatori si distingue per alcune peculiarità rispetto ad altri settori lavorativi. Ogni lavoratore dipendente sportivo è soggetto a una trattenuta, prevista dai contratti regolamentati, che serve ad alimentare il montante complessivo su cui verrà poi calcolata la prestazione di fine carriera e, laddove previsto, il trattamento pensionistico.
Le modalità di versamento prevedono che la somma iniziale venga decurtata direttamente dal compenso del calciatore e dalla quota a carico della società, con applicazione delle aliquote vigenti e delle forme di detrazione per i lavoratori subordinati. Queste somme sono gestite dal Fondo dedicato, che tiene un conto virtuale per ciascun iscritto. Al termine della carriera,
Il modello contributivo, ormai adottato universalmente dal 1996 anche nel comparto previdenziale generale, prevede che la pensione dipenda, in larga parte, dalla somma dei contributi effettivamente versati per tutta la durata della carriera. Ne risultano penalizzati, in particolare, i professionisti con carriere discontinue, chi ha giocato per periodi limitati o si è trasferito spesso all’estero, e quanti non hanno provveduto alla tempestiva richiesta di liquidazione. Inoltre, in assenza di controlli rigorosi e informazione trasparente, permangono rischi di incongruenze fra le aspettative di fine carriera e la realtà degli importi riscossi.
| Parametro | Caratteristiche |
| Aliquote di contribuzione | 7,5% su compensi lordi mensili (società + calciatore) |
| Procedura di riscossione | Solo su richiesta dell’interessato |
| Penalizzazioni comuni | Carriere brevi/discontinue, scarso accesso a informazioni |
| Calcolo | Applicazione del modello contributivo: dipende dall’ammontare effettivamente versato |
Questa dinamica richiede interventi di semplificazione e digitalizzazione dei processi, per favorire un monitoraggio più puntuale degli accantonamenti e dello stato previdenziale dei calciatori in attività e degli ex professionisti.
La disciplina previdenziale e tributaria che regola la posizione dei calciatori professionisti si colloca all’incrocio fra normative speciali (come il D.Lgs. n. 36/2021, la Legge 91/1981) e il diritto del lavoro e tributario ordinario, con molte specificità.
Secondo l’art. 2 della Legge 91/1981, possono essere considerati sportivi professionisti solamente atleti, allenatori e figure tecniche che esercitano l’attività in modo continuativo e sono qualificati dalla federazione di riferimento (in Italia, la FIGC). Il rapporto di lavoro può essere sia subordinato (tipico dei giocatori delle massime categorie) che autonomo (più frequente in altre discipline).
Sotto il profilo previdenziale, la norma prevede:
Il quadro normativo è in continua evoluzione, in particolare per quanto riguarda il trattamento delle collaborazioni e il riconoscimento dei periodi assicurativi per le differenti forme di lavoro nel calcio. Sussistono specificità anche a livello contributivo e assistenziale, con franchigie e soglie differenziate a seconda che si tratti di lavoratori subordinati, autonomi o collaboratori, e in relazione all’entità dei compensi percepiti.
La complessa stratificazione delle regole alimenta il rischio di errori o mancanze negli adempimenti e la conseguente esposizione ai contenziosi, come testimoniano le recenti iniziative giudiziarie promosse dagli ex calciatori a tutela dei propri diritti.
Lo scenario attuale impone un ripensamento delle politiche di previdenza per gli sportivi professionisti, a fronte delle trasformazioni del lavoro, delle nuove esigenze e del prolungamento dell’età pensionabile previsto dalle ultime riforme. Dal 2027, i requisiti per accedere alla pensione aumenteranno gradualmente, in linea con il prolungamento della vita media; parallelamente, l’adozione del sistema contributivo puro rende ancora più stringente la dipendenza tra contributi realmente versati e protezione effettiva poi maturata.
In questa prospettiva, le principali linee di intervento suggerite includono:
Aumentare la consapevolezza dei propri diritti e responsabilità risulta infine essenziale per ogni sportivo, al fine di evitare la dispersione delle risorse accumulate e garantire una tutela adeguata dopo il ritiro dall’attività sportiva.
La dott.ssa Serena Benedetti è un'esperta previdenziale con oltre 15 anni di esperienza nel campo della consulenza e dell'assistenza previdenziale. Laureata in Economia e Commercio, ha dedicato la sua carriera all'analisi delle politiche pensionistiche e alla consulenza su temi legati al welfare e alla previdenza sociale. Grazie alla sua competenza, ha collaborato con diversi...