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Carburanti e bollette gà alte, di quanto aumentano rate mutui, prestiti e finanziamenti se Bce giovedì alza tassi

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di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

Se tra 3 giorni, giovedì 28 Ottobre, la Bce alza i tassi di interesse o solo preannuncia un rialzo per giovedì, i tassi su finanziamenti e mutui salirebbero in un quadro già difficile per le famiglie italiane alle prese con carburanti e bollette record

Questa settimana, giovedì 29 ottobre 2026 il Consiglio direttivo della Bce decide sui tassi, in un momento in cui le famiglie hanno già i conti sotto pressione. Carburante e bollette sono saliti per le tensioni sull’energia legate al Medio Oriente, e l’inflazione nell’area euro a settembre è arrivata al 3,8%, contro il 3,2% di agosto e un obiettivo della Bce fissato al 2%. La domanda è concreta: se giovedì arrivasse un nuovo rialzo, di quanto aumenterebbero la rata del mutuo, quella del prestito e quella del finanziamento? Il quadro è meno drammatico di quanto sembri, ma dipende da che cosa si è firmato.

Dove sono i tassi oggi e che cosa ci si aspetta giovedì

Dal 16 settembre 2026, dopo un rialzo di 25 punti base, il tasso sui depositi presso la Bce è al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sui prestiti marginali al 2,90%. La Bce ha alzato i tassi due volte nel corso dell’anno.

Per giovedì, però, la previsione prevalente è una pausa. La probabilità di un rialzo in ottobre, incorporata nei prezzi di mercato, è stimata sotto il 10%. Il discorso cambia per la riunione del 17 dicembre: diversi analisti considerano possibile un nuovo aumento di 0,25 punti, a seconda dei dati su inflazione ed economia, e gli operatori scontano ancora due o tre rialzi entro la fine del 2027. Quello che segue è quindi uno scenario: che cosa accadrebbe alle rate se giovedì, contro le attese, la Bce alzasse i tassi di 0,25 punti, e che cosa accadrebbe con ulteriori rialzi nei mesi successivi.

Mutuo a tasso variabile: la rata sale, ma con un po’ di ritardo

Chi ha un mutuo a tasso variabile è il più esposto. Il suo tasso è la somma di un parametro, di solito l’Euribor, e di uno spread fisso stabilito dalla banca. L’Euribor non coincide con il tasso della Bce, ma lo segue e ne anticipa le mosse. Il fixing del 14 ottobre indicava l’Euribor a 1 mese al 2,441%, quello a 3 mesi al 2,628%, a 6 mesi al 2,924% e a 12 mesi al 3,201%: la curva crescente mostra che il mercato scommette già su ulteriori rialzi. A gennaio l’Euribor a 3 mesi era vicino al 2%.

Ne derivano due conseguenze. Un rialzo di 0,25 punti, se già in parte scontato, potrebbe far salire l’Euribor meno di 0,25. E la rata non cambia subito: il nuovo tasso entra in vigore alla data di revisione prevista dal contratto, di solito ogni mese o ogni tre mesi.

Ecco che cosa significherebbe un aumento di 0,25 punti, calcolato sul mutuo ancora da pagare per intero:

  • 100.000 euro, 25 anni, al 3%: la rata passa da circa 474 a 487 euro, 13 euro in più al mese, circa 157 euro all’anno.
  • 150.000 euro, 25 anni, al 3,6%: da circa 759 a 779 euro, 20 euro in più al mese, circa 245 euro all’anno.
  • 220.000 euro, 25 anni, al 3,6%: da circa 1.113 a 1.143 euro, 30 euro in più al mese, circa 359 euro all’anno.
Sono cifre massime. Chi ha già pagato parte del mutuo ha un capitale residuo più basso e un aumento più contenuto: sul mutuo da 150.000 euro, dopo dieci anni di rate, lo stesso rialzo pesa circa 13 euro al mese. Sono calcoli indicativi, che non tengono conto di tetti al tasso o formule particolari.

Se i rialzi fossero più d’uno, l’effetto si sommerebbe. Con quattro aumenti da 0,25, scenario ipotizzato dai mercati e non deciso dalla Bce, il mutuo da 150.000 euro passerebbe da circa 759 a 842 euro al mese, 83 euro in più, quasi 1.000 euro all’anno. Per quello da 220.000 euro l’aumento sarebbe di circa 122 euro al mese, oltre 1.460 all’anno.

Che cosa può fare chi ha un mutuo variabile

Le strade principali sono quattro:

  • Surroga: trasferire il mutuo a un’altra banca con condizioni migliori, anche passando al fisso. È gratuita per legge.
  • Rinegoziazione: chiedere nuove condizioni alla propria banca, senza cambiare istituto.
  • Estinzione parziale: restituire parte del capitale per ridurre l’importo su cui si pagano gli interessi.
  • Accantonamento mensile: mettere da parte ogni mese una cifra pari all’aumento previsto.
Per chi deve scegliere un mutuo nuovo esistono anche formule a tasso misto o con un tetto massimo al variabile (cap). Con carburante e bollette già alti, una rata certa può valere più di un piccolo risparmio iniziale.

Mutuo a tasso fisso: la rata non cambia, ma attenzione a chi deve ancora firmare

Chi ha già un mutuo a tasso fisso non vede nessuna variazione, né giovedì né dopo. La differenza riguarda chi sta per firmare. I tassi fissi seguono l’Eurirs, un parametro che si muove in anticipo rispetto alla Bce perché incorpora le attese: le offerte a tasso fisso possono rincarare nei giorni prima di una riunione, anche se poi la Bce non fa nulla. A ottobre i fissi partono da circa il 2,80-3% per la prima casa, mentre i variabili si trovano da circa il 2,60%. Il variabile costa meno subito ma espone a nuovi rincari, il fisso costa un po’ di più ma garantisce una rata certa.

Prestiti personali e finanziamenti: l’effetto è molto più piccolo

Per i prestiti personali e i finanziamenti per auto, elettrodomestici o mobili il discorso cambia. Nella maggior parte dei casi sono a tasso fisso: la rata indicata nel contratto non cambia, qualunque cosa decida la Bce. Conviene però controllare il contratto, perché linee di credito e carte revolving possono avere tassi variabili.

L’effetto riguarda soprattutto i prestiti nuovi. A inizio ottobre il TAN medio dei prestiti personali era dell’8,29% e il TAEG del 9,19%, con esempi di 15.000 euro in 84 mesi tra circa 227 e 231 euro di rata e di 10.000 euro in 60 mesi tra circa 197 e 207 euro. Con tassi così alti, un rialzo di 0,25 punti incide poco:

  • su un prestito da 10.000 euro in 5 anni, circa 1 euro in più al mese;
  • su un prestito da 15.000 euro in 7 anni, circa 2 euro in più al mese.
Anche con quattro rialzi la differenza resta intorno ai 5 euro mensili sul prestito da 10.000 euro. Per un prestito pesano molto di più lo spread e le spese applicate dalla banca: tra un’offerta e l’altra il TAEG può cambiare di diversi punti.

Che cosa guardare giovedì

Se la Bce lascia i tassi fermi, come atteso, la rata dei variabili non scende: dipende dall’Euribor, che può restare alto o salire se Christine Lagarde lascia intendere un rialzo a dicembre. Per questo contano quasi più le parole della conferenza stampa che la decisione in sé. Se arrivasse un rialzo a sorpresa, l’aumento su un mutuo variabile da 150.000 euro sarebbe nell’ordine di 20 euro al mese, su un prestito di 1-2 euro: non poco per chi ha il bilancio stretto, ma lontano dalle cifre dei titoli più allarmanti. Il consiglio pratico è controllare che tipo di tasso ha il proprio contratto e quando viene rivista la rata.






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Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossoni è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogl...