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Certificazioni per alunni con problemi: come si stanno trasformando in un enorme business

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di Marianna Quatraro pubblicato il

Il crescente ricorso alle certificazioni per alunni con bisogni speciali sta generando nuove dinamiche nelle scuole italiane, alimentando un mercato in rapida espansione e sollevando interrogativi su inclusione, equità e sostenibilità.

Un incremento senza precedenti nelle richieste di certificazioni scolastiche rischia di stravolgere il sistema educativo nazionale. Il dato più allarmante: diagnosi aumentate fino al 450% negli ultimi anni, con ripercussioni che vanno ben oltre le aule. In questo scenario crescono, di pari passo, le incertezze tra dirigenti, famiglie e docenti. È davvero sempre necessario certificare o si sta assistendo a una spinta verso la medicalizzazione di ogni difficoltà scolastica? Esperti, studiosi e operatori testimoniano che serve un’analisi approfondita, perché quello che nasce come strumento di tutela rischia ora di alimentare una filiera economica nuova e potente, nella quale sono coinvolti numerosi professionisti privati e strutture dedicate. L’urgenza di risposte autorevoli non è mai stata così alta.

Nel contesto educativo italiano, la progressiva crescita del numero di diagnosi DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) e BES (Bisogni Educativi Speciali) ha innescato una trasformazione strutturale delle prassi scolastiche e dei rapporti scuola-famiglia-territorio. Quali sono le radici di questo fenomeno? Quali le reali esigenze di inclusione e quali i possibili eccessi? L’analisi della situazione attuale, sostenuta da dati e riferimenti normativi, è indispensabile per comprendere come il sistema sia cambiato e quali siano le reali conseguenze a livello personale, educativo ed economico.

Crescita esponenziale delle certificazioni: dati, cause e conseguenze nelle scuole italiane

Negli ultimi dieci anni, il sistema educativo è stato travolto da una crescita esponenziale delle diagnosi di difficoltà scolastiche. Secondo rilevazioni ministeriali e associazioni di settore, il numero complessivo di alunni certificati è aumentato fino al 450% rispetto ai dati precedenti alla riforma legislativa che ha incluso i BES come categoria ampia e flessibile nel panorama scolastico.

Il principale riferimento normativo resta la legge 170/2010, che ha sancito il diritto alle misure compensative e dispensative per chi presenta un Disturbo Specifico dell’Apprendimento, ampliato poi dal DM 27 dicembre 2012 ai bisogni educativi speciali (BES). Questi strumenti hanno lo scopo di promuovere inclusione, garantendo equità e supporto mirato.

  • DSA certificati: negli ultimi quindici anni sono passati da poche migliaia a oltre 300.000 casi riconosciuti ufficialmente
  • BES: spesso superano il milione di casi in tutta Italia, dal momento che la categoria ingloba bisogni transitori, psichici, fisici e socio-culturali
  • Incremento medio annuo: tra il 10% e il 40%, secondo l’area geografica e la diversa facilità di accesso alle strutture diagnostiche
Le principali cause di questa impennata sono di natura multidimensionale:
  • Modifiche normative: l’ampliamento delle categorie diagnostiche e l’obbligatorietà delle misure inclusive hanno incentivato la richiesta di valutazioni certificate.
  • Pressione sociale e familiare: molti genitori ritengono la certificazione il solo modo per garantire ai figli un percorso formativo adeguato e privo di rischi di insuccesso.
  • Sovraccarico dei docenti: i carichi amministrativi e le aspettative di personalizzazione didattica inducono insegnanti e scuole a proporre sempre più spesso percorsi di valutazione esterna.
  • Complessità dei bisogni moderni: la scuola si trova a gestire una pluralità di disagi, dalla fragilità psicologica alle difficoltà relazionali, che sfuggono a classificazioni semplici.
Le conseguenze più rilevanti dell’aumento delle diagnosi possono essere così riassunte:
  • Miglioramento dell’inclusione per molti alunni che prima sarebbero rimasti ai margini
  • Sovraccarico delle strutture scolastiche, dei docenti e dei servizi pubblici
  • Maggiore medicalizzazione delle difficoltà educative, con il rischio di standardizzare eccessivamente ciò che dovrebbe mantenere una valutazione soggettiva e individuale
  • Effetti sulle dinamiche della classe: presenza di piani personalizzati (PEI e PDP) in grande numero, che richiedono tempo e risorse aggiuntive
L’attuale scenario nelle scuole italiane presenta spesso insegnanti costretti a gestire una molteplicità di bisogni certificati, tra procedure burocratiche e relazione educativa. La proliferazione dei PEI evidenzia, in molti casi, una trasformazione della funzione docente da progettista a tecnico della documentazione, generando nuove forme di stress professionale.

Un’ulteriore conseguenza riguarda la relazione famiglia–scuola: le famiglie si sentono spesso spinte verso il percorso di certificazione per ottenere ovviamente vantaggi concreti, come dispensazioni dagli obblighi o strumenti compensativi. Tuttavia, la medicalizzazione rischia di creare una percezione distorta del concetto di “problema”, ampliando lo spazio per interventi non sempre strettamente necessari.

Tra errori comuni:

  • Tendenza a confondere difficoltà transitorie con disturbi strutturati
  • Attribuzione di etichette diagnostiche senza un’analisi aggiornata e multidisciplinare
  • Affidamento esclusivo a test standardizzati, trascurando le dimensioni relazionali e motivazionali
Questa complessità richiede uno sguardo attento sia all’evoluzione normativa che agli aspetti pratici, senza dimenticare l’impatto psicologico su minori, famiglie e scuole.

Il business delle certificazioni: tra necessità di inclusione e dinamiche di mercato

L’aumento delle richieste di valutazione ha generato una vera e propria filiera di servizi che coinvolge psicologi, neuropsichiatri, logopedisti, terapisti della psicomotricità e altri operatori. In molte regioni, le lunghe liste d’attesa del settore pubblico spingono le famiglie verso il privato, dove il costo medio per una diagnosi può oscillare tra 350 e 1.500 euro, senza considerare le eventuali terapie associate.

I principali attori economici di questo settore includono:

  • Studi psicologici e neuropsichiatrici privati
  • Centri diagnostici polispecialistici
  • Logopedisti e terapisti convenzionati
  • Istituti di formazione per operatori specializzati
  • Case editrici e aziende fornitrici di strumenti compensativi.
Il volume d’affari generato dal circuito delle certificazioni è stimato in centinaia di milioni di euro annui. Questa cifra include non solo le prestazioni diagnostiche e terapeutiche, ma anche i costi sostenuti per corsi di formazione docenti, materiale didattico specifico e software compensativi.

L’indotto include anche cooperative sociali, società di formazione e centri diurni. Nel concreto, molte famiglie che non possono attendere i tempi del servizio pubblico si affidano ai privati per accelerare la valutazione ed accedere ai benefici didattici garantiti dalla legge.

Le principali criticità individuate dal dibattito scientifico e parlamentare sono almeno tre:

  • Rischio di standardizzazione eccessiva delle diagnosi, con possibili derive di “diagnosticazione facile” motivata anche da esigenze commerciali
  • Dequalificazione delle professioni d’aiuto, laddove percorsi troppo brevi o affollati rischiano di ridurre la qualità delle valutazioni
  • Crescita della spesa privata a carico delle famiglie, accentuando le disuguaglianze tra chi può permettersi il servizio e chi rimane in attesa sul territorio.
Elemento Scenario attuale Opportunità/criticità
Diagnosi DSA/BES Crescita esponenziale, liste d’attesa lunghe Inclusione, ma rischio medicalizzazione e business privato
Operatori specializzati Incremento attività perenti privati e pubblici Opportunità lavorative, rischio abbassamento standard
Formazione scolastica Richiesta crescente di corsi specifici Ampliamento offerta, qualità variabile
La necessaria attenzione agli alunni che presentano reali disturbi potrebbe essere compromessa da procedure inflazionate, spostando il baricentro dalla tutela dell’individuo alla logica del profitto. Questo aspetto emerge anche dalla carenza di criteri condivisi tra regioni e da una offerta pubblica non omogenea che costringe migliaia di famiglie a rivolgersi al privato, creando nuovi segmenti di spesa destinati a crescere.

Prospettive, criticità e strategie per un sistema equo e sostenibile

L’attuale impianto del sistema delle certificazioni pone interrogativi sull’equità e sulla sostenibilità dei meccanismi in atto. Se da un lato il diritto all'inclusione non può essere messo in discussione, dall’altro è necessario evitare derive burocratiche e commerciali.

Tra le principali criticità emergono:

  • Sovraccarico amministrativo e professionale dei docenti, che spesso si trovano costretti a gestire più piani individualizzati di quanti sia ragionevole seguire in modo efficace
  • Disparità territoriali nell’accesso alle risorse pubbliche, con regioni dove i servizi sono efficienti e altre in cui le famiglie ricorrono quasi esclusivamente al privato
  • Rischio di dequalificazione nella rapidità dei percorsi formativi dei professionisti dell’assistenza, soprattutto in assenza di controlli stringenti
  • Incremento della spesa sanitaria “fuori ticket”, che colpisce le famiglie con minori risorse
Alla luce del dibattito parlamentare e delle indicazioni degli esperti, alcune strategie possono consentire di mantenerel’inclusione come obiettivo prioritario, senza cedere alle distorsioni di mercato:
  • Potenziare il servizio pubblico di valutazione e presa in carico, riducendo le liste d’attesa e garantendo omogeneità nazionale nei criteri
  • Definire standard formativi rigorosi per l’accesso a professioni d’aiuto nelle scuole (ASACOM, logopedisti, ecc.)
  • Favorire percorsi multidisciplinari di diagnosi, superando l’approccio esclusivamente testistico e recuperando la centralità della relazione educativa
  • Promuovere la formazione continua dei docenti anche con il supporto delle università e delle strutture accreditate
  • Monitorare a livello centrale i dati relativi alle certificazioni e alle spese annesse, per individuare tempestivamente eventuali derive speculativo-burocratiche
In questo quadro, la nuova disciplina sulla stabilizzazione degli operatori ASACOM, se correttamente attuata, può rappresentare un elemento di razionalizzazione, mettendo a sistema la figura dell’assistente e creando maggiore omogeneità nella qualità del supporto agli alunni certificati.


Marianna Quatraro

Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...