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Che cos'è questa storia di Revolut e costi nascosti, conti chiusi e problemi Iban per cui è stata multata da Antitrust?

di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

Il caso Revolut porta alla luce le criticità legate a costi nascosti, conti chiusi e discriminazione Iban, con sanzioni da parte dell'Antitrust. Un quadro che riflette le sfide della trasparenza bancaria.

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Negli ultimi anni, il panorama bancario europeo è stato segnato da un significativo aumento dell'utilizzo di conti online, in particolare quelli offerti da operatori fintech. Tuttavia, problematiche legate ai costi nascosti, alla gestione degli Iban esteri e alla trasparenza delle comunicazioni con i clienti hanno sollevato interrogativi tra consumatori e autorità di regolamentazione. Nel caso di Revolut, operatore paneuropeo del settore finanziario digitale, l'attenzione delle autorità si è concentrata su due aspetti chiave: la mancata trasparenza dei costi e la questione degli Iban non italiani, che ha portato l'Antitrust a comminare una sanzione milionaria.

Iban discrimination: cos'è e perché è illegale in Europa

La Iban discrimination si verifica quando banche, aziende o altri enti rifiutano di accettare un codice Iban di uno dei Paesi aderenti alla Sepa (Single Euro Payments Area), oppure impongono condizioni economiche svantaggiose rispetto a Iban nazionali, ad esempio richiedendo commissioni aggiuntive o limitando l'accesso a determinati servizi.

L'obiettivo della Sepa, introdotta con il Regolamento UE n. 260/2012, è la creazione di uno spazio unico europeo dei pagamenti, tale da consentire ai titolari di conto corrente in uno Stato membro di ricevere e inviare trasferimenti in euro senza discriminazioni di sorta legate al Paese di apertura del conto. Nello specifico, l'articolo 9 del regolamento prevede il divieto assoluto di pratiche discriminatorie sugli Iban, sanzionando tutte quelle realtà che impediscono la domiciliazione delle utenze, l'accredito di stipendi o pensioni e bonifici semplicemente perché il codice non inizia con le lettere del Paese locale (come IT per l'Italia).

Dopo una lunga fase di transizione, il 1° agosto 2014 ha segnato la definitiva obbligatorietà dell'adeguamento al sistema Sepa per la zona euro, coinvolgendo anche l'Irlanda e Paesi non euro dal 31 ottobre 2016. Da questa data, la discriminazione degli Iban è formalmente perseguibile, rendendo illegale ogni pratica escludente.

Nonostante il quadro normativo sia ormai consolidato, segnalazioni di violazioni continuano a emergere, a dimostrazione del fatto che la piena applicazione della normativa incontra ancora ostacoli pratici. Tali comportamenti privano i cittadini europei di un diritto essenziale all'interno del mercato unico: la parità di trattamento nei pagamenti elettronici.

La multa dell'Antitrust a Revolut: motivazioni e dettagli

L'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm, nota come Antitrust) ha inflitto una sanzione a Revolut pari a 1,5 milioni di euro- Il provvedimento si inserisce in un più ampio procedimento relativo alle pratiche commerciali scorrette da parte della società fintech, che ha portato complessivamente a una sanzione di 11 milioni. Le contestazioni specifiche riguardano la divulgazione di messaggi ingannevoli sui servizi di investimento e, nello specifico, la gestione di informazioni non trasparenti sui requisiti e le tempistiche per ottenere un codice Iban italiano a coloro che avevano inizialmente un Iban lituano (LT).

L'Antitrust ha rilevato che le informazioni fornite da Revolut ai clienti erano lacunose, sia riguardo le modalità di ottenimento del nuovo Iban sia sulle tempistiche necessarie per la migrazione al sistema italiano. Questo comportamento è stato valutato in contrasto con gli articoli 20, 21 e 22 del Codice del Consumo, che prevedono l'obbligo di correttezza e trasparenza nelle comunicazioni commerciali e contrattuali.

Nel dettaglio, secondo il provvedimento, Revolut Group Holdings Ltd e Revolut Bank UAB non avrebbero assicurato la necessaria chiarezza informativa ai clienti su come e quando sarebbe stato possibile sostituire l'Iban LT con un Iban IT. L'omessa comunicazione o l'ambiguità dei tempi e delle procedure ha comportato, per molti utenti, ostacoli nell'accredito di stipendi e pensioni, nel pagamento di utenze o nel beneficio di detrazioni fiscali legate a pagamenti tracciati:

Voce

Dettaglio

Importo multa

1,5 milioni di euro

Norma violata

Articoli 20, 21, 22 Codice del Consumo

Comportamento sanzionato

Insufficiente chiarezza e trasparenza informativa su migrazione Iban

Il caso Revolut evidenzia quanto sia rilevante per le autorità garantire la massima tutela e trasparenza nelle comunicazioni verso gli utenti bancari, con particolare riferimento agli aspetti tecnici e procedurali legati ai pagamenti elettronici transfrontalieri.

Revolut e il contesto europeo della lotta alla discriminazione

Dopo la pubblicazione della sanzione, Revolut ha dichiarato la volontà di impugnare il provvedimento, sostenendo di aver agito nel rispetto dei protocolli locali e delle normative in vigore. L'azienda ha sottolineato che il passaggio all'Iban italiano ha richiesto una serie di verifiche documentali per garantire la sicurezza e la conformità dei clienti al nuovo assetto.

In una nota ufficiale, Revolut precisa che il passaggio agli Iban IT ha seguito rigorosi protocolli bancari, aggiungendo che la richiesta di maggiore chiarezza comunicativa non tiene conto delle complessità legate all'adeguamento normativo e tecnologico. Secondo la fintech, inoltre, non sono mai state operate discriminazioni attive sulle transazioni Iban all'interno dei propri sistemi: eventuali limitazioni deriverebbero da ostacoli posti da terzi o da normative locali ancora poco armonizzate.

Negli anni, Revolut ha adottato diverse strategie volte a combattere la discriminazione degli Iban a livello europeo, partecipando a tavoli di lavoro istituzionali e promuovendo iniziative comuni con altri operatori fintech e bancari. L'obiettivo dichiarato è sempre stato quello di rendere semplice e senza ostacoli l'esperienza d'uso dei clienti paneuropei.

A livello europeo, nonostante le norme siano chiaramente impostate per vietare qualsiasi forma di esclusione basata sull'Iban, persistono interpretazioni e prassi operative non del tutto uniformi. Questo rende ancora più importante l'azione coordinata tra operatori per favorire l'integrazione dei sistemi di pagamento e assicurare ai cittadini una reale libertà di movimento in tema di servizi finanziari.

Agcm, Banca d'Italia e sanzioni a carico di altri operatori

Il compito di verificare il rispetto delle norme contro la discriminazione dell'Iban è affidato principalmente a Agcm e Banca d'Italia. Entrambe svolgono un'attività di vigilanza sulle segnalazioni da parte di consumatori e operatori del settore, intervenendo laddove emergano comportamenti illeciti o pratiche scorrette.

Oltre a Revolut, anche altri operatori hanno subito sanzioni per comportamenti analoghi. Un caso riguarda la società finanziaria Agos Ducato, che ha ricevuto una multa da 800mila euro per non aver consentito la domiciliazione di pagamenti su Iban Sepa esteri o per aver applicato condizioni economiche più gravose rispetto agli utenti titolari di un Iban nazionale.

La Banca d'Italia, nell'intento di approfondire il fenomeno, ha pubblicato anche studi e analisi su come i cosiddetti virtual Iban possano offrire vantaggi operativi ma comportino rischi, in particolare sul fronte del riciclaggio. Tuttavia, l'indicazione centrale resta quella di contrastare con decisione ogni discriminazione ingiustificata fra Iban, promuovendo best practice e trasparenza nei rapporti tra banche e clienti:

  • Vigilanza Agcm e Banca d'Italia
  • Sanzioni a carico di altri operatori che non rispettano la normativa
  • Focus su formazione e chiarezza procedurale per tutte le parti coinvolte
Le associazioni per la tutela dei consumatori hanno avuto un rilevante impatto nel portare il tema all'attenzione pubblica. In particolare, Altroconsumo ha promosso una campagna volta a mettere fine alla discriminazione degli Iban e a raccogliere segnalazioni dagli utenti penalizzati.

Dall'inizio dell'iniziativa, quasi 800 persone hanno dichiarato di aver subito disagi: non solo nell'accredito dello stipendio o della pensione, ma anche nel pagamento di bollette, imposte, contributi, detrazioni fiscali o pedaggi. Il fenomeno interessa una fascia ampia di cittadini e mette in luce le resistenze al pieno recepimento delle regole europee.

Problemi tecnici e giustificazioni delle aziende

Un aspetto segnalato dagli operatori riguarda l'obsolescenza degli strumenti informatici utilizzati da banche, gestori di utenze ed enti pubblici. Molti software sono progettati per riconoscere solo Iban locali, bloccando di fatto movimenti da e verso i codici esteri, anche contro la lettera della normativa europea.

La motivazione della sicurezza, spesso invocata come ragione per queste restrizioni, ha una portata limitata sotto il profilo delle regole. Se da un lato la Banca d'Italia ha sottolineato come i virtual Iban possano facilitare i pagamenti ma introdurre rischi di riciclaggio, la stessa autorità afferma che non vi è giustificazione normativa affinché queste scelte tecniche si traducano in veri e propri limiti operativi, che finiscono per penalizzare cittadini e imprese.




Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...