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Chi potrà avere una abitazione e come con il Piano casa 2026 Governo Meloni

di Marianna Quatraro pubblicato il
Chi potrà avere una abitazione

Tra emergenza abitativa e necessità di riforme, il Piano casa 2026 del Governo Meloni punta a creare 100.000 alloggi in dieci anni, ridefinendo criteri di accesso, strumenti e ruoli.

L'aumento dei prezzi e la difficoltà di accesso sia al mercato degli affitti che all'acquisto immobiliare, specie nelle grandi città, mettono sotto pressione giovani, anziani e nuclei familiari fragili.

In questo contesto, il Governo Meloni ha annunciato la presentazione di un nuovo strumento di politica abitativa, finalizzato a rispondere in maniera strutturale a questa emergenza. L'obiettivo dichiarato è dare un'offerta concreta e sostenibile grazie ad una collaborazione allargata tra istituzioni pubbliche, settore privato e società civile. Il progetto mira a mettere a disposizione nuove formule di abitazioni a costi accessibili, con un'attenzione particolare alle categorie oggi più penalizzate dal mercato immobiliare.

Obiettivi e numeri del Piano casa Meloni: 100.000 alloggi in dieci anni

Il Piano Casa presentata punta alla realizzazione di 100.000 nuovi alloggi nell'arco di un decennio, escludendo dal computo le case popolari già esistenti ma prevedendone il recupero e la valorizzazione. I numeri fanno riferimento a abitazioni a prezzi calmierati da destinare in particolare ai giovani, alle famiglie con redditi medi e medio-bassi e ai soggetti maggiormente colpiti dal caro affitti. Il progetto si configura come una delle più significative operazioni di sviluppo immobiliare pubblico degli ultimi decenni, coinvolgendo i principali attori del comparto edilizio e associative di categoria. L'offerta mirata riguarda:

  • giovani coppie alla ricerca della prima casa;
  • famiglie con fragilità economiche;
  • anziani autosufficienti in cerca di soluzioni di social housing;
  • studenti e lavoratori fuori sede.
In parallelo, il piano si pone il traguardo di favorire una maggiore mobilità lavorativa e sociale, riducendo le disparità di accesso all'abitazione tra Nord e Sud e tra aree urbane e periferiche. Si stima che la misura, se attuata secondo i tempi previsti, possa attivare anche una ricaduta positiva sui livelli occupazionali e sulla filiera delle costruzioni grazie a nuovi investimenti e opportunità di riqualificazione urbana.

Chi potrà accedere alle nuove abitazioni: criteri e categorie

L'assegnazione dei nuovi alloggi avverrà secondo criteri definiti per intercettare le categorie maggiormente colpite dalla crisi abitativa. Saranno privilegiate le domande provenienti da:

  • giovani al di sotto dei 35 anni, in particolare coppie o famiglie in formazione, che affrontano il problema dell'eccessivo costo iniziale per l'acquisto di una casa;
  • nuclei familiari con reddito ISEE medio-basso, ai quali il mercato libero rende difficile sostenere il canone di locazione o il mutuo;
  • persone fragili, come anziani autosufficienti e famiglie in stato di emergenza abitativa, incluse quelle vittime di sfratti per morosità incolpevole;
  • studenti fuori sede e lavoratori trasferiti, che necessitano di soluzioni flessibili e sostenibili per brevi o medi periodi.
I bandi di assegnazione valuteranno fattori come la composizione e la situazione economico-sociale della famiglia, la residenza nel territorio interessato e, in alcuni casi, la presenza di minori o soggetti disabili. Un'attenzione specifica sarà riservata alle situazioni di emergenza e a chi ha già presentato domanda per l'assegnazione di alloggi di edilizia pubblica. L'obiettivo dichiarato è di ridurre liste d'attesa e accelerare il percorso verso una casa stabile per chi realmente ne ha necessità.

Sono previsti anche sistemi di graduatoria che tengano conto della durata della permanenza in alloggi temporanei, in modo da non lasciare indietro chi vive da tempo in condizioni di precarietà.

Dall'edilizia popolare al rent to buy e affitto a canone agevolato

Il Piano casa prevede una serie di strumenti articolati per favorire l'accesso all'abitazione sia in proprietà sia in locazione, adattandosi alla varietà delle esigenze sociali ed economiche. Ecco i principali:

  • Edilizia residenziale pubblica e recupero del patrimonio esistente: oltre alla costruzione di nuovi complessi, il piano prevede il recupero degli immobili di proprietà pubblica oggi inutilizzati o sottoutilizzati, con manutenzioni e ristrutturazioni per riportarli sul mercato abitativo.
  • Affitto a canone calmierato: sono previsti alloggi offerti a canoni inferiori a quelli di mercato, destinati a individui e famiglie che non hanno accesso ai tradizionali alloggi popolari ma non possono acquistare una casa o sostenere affitti a prezzo pieno.
  • Rent to buy: questa formula consente di iniziare con un affitto agevolato che, dopo alcuni anni, può essere trasformato in acquisto. In questo modo, chi non dispone subito della liquidità necessaria può gradualmente accedere alla proprietà, con parte dei canoni d'affitto riconosciuta come anticipo sul prezzo finale.
  • Partenariato pubblico-privato: una quota rilevante di interventi sarà realizzata attraverso collaborazioni tra enti pubblici e investitori privati, con strumenti finanziari innovativi, tra cui fondi di investimento immobiliare sostenuti da garanzie statali o comunitarie.
  • Incentivazione dell'affitto privato: vengono promosse modalità contrattuali che favoriscono una maggiore offerta di alloggi in locazione, anche tramite incentivi fiscali ai proprietari che aderiscano a modelli di affitto sostenibile e a medio termine.
L'obiettivo è superare i limiti degli strumenti tradizionali e rendere l'accesso alla casa più inclusivo, colmando le lacune lasciate dalle politiche degli anni passati. Particolare rilievo viene dato all'integrazione dei servizi sociali e alla facilitazione dei percorsi di autonomia abitativa, specialmente per le categorie a rischio povertà abitativa.

Le risorse economiche e il ruolo di pubblico e privato

Il finanziamento dell'operazione poggia su una combinazione di fondi nazionali, europei e regionali. Queste le principali voci:

  • oltre un miliardo di euro dalla revisione dei programmi della politica di coesione europea;
  • ulteriori 446 milioni di fondi regionali/UE già destinati agli alloggi;
  • 460 milioni da programmi nazionali;
  • 663 milioni specifici per la coesione sociale;
  • 504 milioni già riservati alle politiche abitative.
In totale, le risorse immediate ammontano a poco più di 3 miliardi di euro, cifra ritenuta ancora parziale dagli osservatori ma sufficiente a dare avvio ai primi interventi. Il vero salto di scala è affidato alla partnership tra pubblico e privato: fondi immobiliari, investitori istituzionali, enti di previdenza e banche di promozione nazionale saranno chiamati a integrare i finanziamenti pubblici e a sostenere il social housing su larga scala. Si prevede l'impiego di strumenti finanziari innovativi e la creazione di nuovi veicoli di investimento specificamente dedicati al settore abitativo.

L'obiettivo è attivare un effetto leva in grado di moltiplicare l'impatto delle risorse disponibili, consentendo di coprire sia la nuova costruzione sia il recupero di alloggi esistenti in stato di abbandono o inutilizzo.

Confronto tra le strategie italiane ed europee per la casa

La crisi abitativa non è solo italiana, ma coinvolge l'intero continente europeo. L'Unione Europea ha risposto con un piano multi-pilastro, incentrato su:

  • innovazione costruttiva e digitalizzazione dei processi edilizi;
  • investimenti per la realizzazione di abitazioni sostenibili e accessibili;
  • contrasto alla povertà energetica attraverso il miglioramento dell'efficienza energetica degli edifici;
  • nuove regole sulle locazioni brevi per frenare l'impatto turistico sulle città ad alta tensione abitativa.
Secondo i dati UE, negli ultimi dieci anni il prezzo delle abitazioni in Europa è cresciuto di oltre il 60%, mentre il canone d'affitto è aumentato del 20-30% a fronte di redditi rimasti sostanzialmente invariati. L'Italia spicca per una percentuale di alloggi in proprietà tra le più alte, ma registra anche la minore incidenza di case offerte in locazione sociale rispetto ai principali Paesi membri.

A Bruxelles il dibattito si concentra anche sulle modalità con cui Stati centrali e amministrazioni locali possono gestire fondi e programmi, con alcune città, come Vienna, indicate come esempi di equilibrio tra case popolari, edilizia sovvenzionata e mercato privato regolato.