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Chi sono e cosa fanno le persone con più potere a Milano. Facciamo i nomi e cognomi (quando si può)

di Marcello Tansini pubblicato il
milano, persone più potenti

Milano si conferma epicentro di potere economico e ricchezza, ma il suo profilo è plasmato anche dalle figure chiave di finanza, business, criminalità, corruzione e da chi lotta per maggiore trasparenza e etica pubblica.

Milano, con la sua storia millenaria e la vivacità contemporanea, rappresenta uno scenario unico dove potere, ricchezza e influenza si intrecciano nel quotidiano. Nel capoluogo lombardo convivono centri decisionali della finanza, famiglie imprenditoriali, circuiti politici, studi legali e attori sociali di rilievo, generando una costellazione di soggetti che plasmano le dinamiche economiche, culturali e civiche della città e del Paese. Rivelare i volti e i nomi che orientano scelte, opportunità e destini non significa solo mappare posizioni di comando, ma anche comprendere i meccanismi – spesso opachi, talvolta virtuosi – con cui la città si posiziona tra le principali capitali europee della ricchezza e dell’influenza. Il tessuto del potere milanese comprende leader di industrie, top banker, esponenti del mondo legale e rappresentanti di un’élite capace di determinare direzioni strategiche su scala globale. Questa analisi offre una panoramica sulle sfaccettature del potere nella Milano contemporanea, considerando attenzioni, rischi e nuove sfide per la trasparenza e la responsabilità pubblica.

Milano: centro di potere economico e capitale dei milionari

Secondo i dati recenti del rapporto Henley & Partners, Milano si classifica tra le città con la più alta concentrazione di milionari a livello mondiale, evidenziando un’economia fortemente attrattiva per i grandi patrimoni. Il capoluogo lombardo si distingue, infatti, per registrare la presenza di un milionario ogni 12 residenti, superando metropoli come New York (uno ogni 22 abitanti), Londra (uno ogni 41) e Roma (uno ogni 54), e avvicinandosi ai livelli intra-muros di Parigi. In questo contesto, il "milionario" è definito come colui che possiede almeno sei zeri in portafoglio liquido, escludendo le proprietà immobiliari.

La city meneghina si conferma al vertice anche per concentrazione di "centimilionari" – ossia individui con portafogli liquidi di almeno 100 milioni di dollari: qui ne sono censiti 182, quasi quanti a Monaco e un numero superiore rispetto all’intero cantone di Zurigo e ad altre piazze internazionali come Miami e Mosca. Questa performance non si esaurisce nell’arco del presente: Milano è considerata tra le realtà a più intensa crescita futura per nuovi ingressi di grandi patrimoni, affiancandosi solo a Dubai e Miami tra le città leader in questa dinamica.

Il successo di Milano come hub globale di business, finanza, moda e design rappresenta una delle principali ragioni dell’attrazione dei grandi capitali. In aggiunta, il sistema fiscale italiano, con una modesta imposta di successione al 4%, svolge un indubbio effetto-calmiere, agevolando la formazione di concentrazioni di ricchezza rispetto a contesti come quello inglese, segnato di recente dalla revoca della regola dei "non dom" e dalla fuga dei miliardari. Questi vantaggi fiscali, uniti alla vivacità del tessuto imprenditoriale, rendono la metropoli particolarmente appetibile per investitori internazionali in cerca di sicurezza e opportunità di crescita.

L’immagine di Milano come capitale dei milionari si riflette anche nella struttura di business e nella presenza di asset strategici: la città ospita le principali sedi di banche, fondi d’investimento, multinazionali della moda e marchi di design noti in tutto il mondo, che a loro volta attraggono manager di alto profilo, imprenditori, investitori e professionisti nell’universo legale e della consulenza. Nel confronto internazionale, il valore della città viene espresso dalla capacità di concentrare, proteggere e far crescere patrimoni, consolidando il suo ruolo nevralgico nei flussi di ricchezza europea e globale.

Le figure chiave della finanza, del business e dell’influenza a Milano

All’interno della città lombarda si diramano reti complesse di potere e influenza riconducibili a nomi noti della finanza, dell’imprenditoria e delle professioni. Nella galassia dei manager e imprenditori spiccano le famiglie storiche: i Del Vecchio (EssilorLuxottica), i Agnelli-Elkann (Exor, Juventus), i Perego (immobiliare), i Benetton, i Ferrero, i Berlusconi (Fininvest, Mediaset), e molte altre dinastie che hanno contribuito a plasmare la “geografia” dell’élite cittadina.

Nel settore finanziario si distinguono figure come Carlo Messina (Intesa Sanpaolo), Pietro Carlo Padoan (Unicredit), Andrea Orcel, Alessandro Profumo, Enrico Cucchiani. L’ecosistema bancario e assicurativo si alimenta di top banker, amministratori delegati e presidenti di Consigli d’amministrazione che orientano investimenti su scala nazionale e internazionale.

La consulenza legale e la gestione patrimoniale rappresentano altre colonne portanti del potere cittadino: i grandi studi associati, tra i primi cinquanta d’Italia, generano mediamente cifre di oltre 300.000 euro l’anno per professionista, con soci capaci di superare gli 1,8 milioni di euro individualmente. Nomi come Giovanni Lega, Riccardo Genghini, Francesco Gianni sono punti di riferimento in ambito giuridico e finanziario.

L’innovazione tecnologica ha prodotto nuovi circuiti di influenza con protagonisti come Federico Marchetti (Yoox Net-A-Porter), Paolo Barberis (Nana Bianca), Alberto Dalmasso (Satispay) e imprenditori della scena digitale, capaci di veicolare investimenti e ridefinire dinamiche competitive. Senza dimenticare personaggi di spicco nel settore immobiliare (Tobia Scarpa, Leonardo Del Vecchio jr.) e nel mondo dei media (Urbano Cairo di RCS).

Queste personalità e famiglie tessono reti di alleanze – trasversali tra business, finanza, consulenza, tecnologia e moda – che rappresentano il vero baricentro decisionale, ridefinendo strategie e destinazioni di capitale, spesso estendendo il loro controllo anche oltre il perimetro cittadino grazie a una presenza in Consigli di amministrazione di società leader internazionali.

Il ruolo della criminalità e della corruzione nel tessuto di potere milanese

Milano non è immune da zone d’ombra nel tessuto di potere: la presenza della criminalità organizzata e la diffusione dei fenomeni corruttivi hanno segnato una parte della storia economica e politica della metropoli. Il rapporto tra interessi pubblici e privati, in particolar modo nel settore della sanità, delle gare pubbliche e negli affidamenti di grandi opere, spesso ha visto emergere situazioni di abuso e malaffare.

Stando agli approfondimenti di Transparency International, la città ha sperimentato diverse tipologie di frodi, abusi e condotte opportunistiche, dalle tangenti nell’ambito degli appalti pubblici fino alla manipolazione dei processi decisionali attraverso pressioni e accordi non trasparenti. Sono numerose le “zone grigie” in cui la corruzione si insinua: regolamentazione sanitaria pilotata, sprechi di risorse pubbliche, scelte d’acquisto orientate più da interessi privati che dall’efficacia per la cittadinanza. Il fenomeno è alimentato dalla difficoltà nel controllare i conflitti di interesse, specialmente quando attori pubblici e privati intrecciano le proprie sfere di influenza.

La criminalità economica, le infiltrazioni mafiose e l’evasione fiscale continuano a essere temi attuali nell’agenda pubblica milanese, come dimostrano le recenti indagini e i fatti di cronaca. Autorità come ANAC (Autorità nazionale anticorruzione), magistrati e forze dell’ordine agiscono in coordinamento per prevenire e reprimere comportamenti illeciti, ma la complessità del sistema cittadino rende spesso insidiose le strategie di contrasto.

Sono state segnalate criticità specifiche nella gestione delle risorse pubbliche, nella selezione dei fornitori e nel reclutamento del personale, nonché nell’erogazione di servizi essenziali dove pratiche opache possono penalizzare i cittadini più fragili. Emblematica è la difficoltà di monitoraggio attribuita all’articolazione e alla complessità delle filiere decisionali, che favoriscono la “captazione” di risorse pubbliche e la trasmissione di privilegi indebiti.

La trasparenza e le iniziative civiche contro l’abuso di potere

Contro l’opacità e la corruzione, la società milanese dà prova di una vivace reazione civica. L’Alleanza Civica contro la Corruzione, promossa da Transparency International Italia e sostenuta da istituzioni locali e Autorità nazionali, rappresenta un modello di collaborazione trasversale tra cittadini, enti, imprese e mondo accademico per diffondere una cultura della trasparenza. Lo scopo dichiarato è superare interventi isolati e costruire piattaforme di collaborazione stabile, condividendo obiettivi e strumenti di responsabilità.

Le agende di prevenzione puntano sulla moltiplicazione di impatto: non più solo firma di protocolli formali ma sviluppo di progetti strategici, open data sugli appalti, trasparenza su beneficiari effettivi delle forniture e monitoraggio civico delle attività pubbliche. Particolare attenzione viene rivolta alla correzione delle inefficienze che alimentano sprechi, frodi e scarsa qualità dei servizi, come documentato nei rapporti OCSE e in quelli della Fondazione GIMBE. Queste iniziative contribuiscono a migliorare la governance, trasformando la trasparenza in un vantaggio sociale e competitivo.

Il coinvolgimento di giovani generazioni – come evidenziato dalle recenti campagne delle Nazioni Unite – rafforza la presa di coscienza collettiva sulla necessità di processi decisionali partecipati e accessibili. Media e organizzazioni civiche svolgono un ruolo di osservazione, divulgando dati, casi studio e “buone pratiche” replicabili, oltre a promuovere l’accountability delle amministrazioni e delle imprese. «L’integrità nella vita pubblica e nelle imprese», come sottolineato da François Valérian, Presidente di Transparency International, si conferma valore chiave nella ridefinizione del potere cittadino.