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Class action e ricorsi contro semestre filtro medicina: quali sono e come aderire se si è stati bocciati

di Marianna Quatraro pubblicato il
class action contro semestre filtro medi

Il semestre filtro in Medicina ha acceso dibattiti e acceso proteste: tra riforma, irregolarità negli esami, vie legali e scenari futuri, una panoramica su ricorsi e class action che interessa studenti e università.

L’accesso ai corsi di Medicina nel panorama universitario italiano sta vivendo una fase inedita e controversa. L’introduzione del cosiddetto "semestre filtro", varato dal Ministero dell’Università e della Ricerca con il Decreto n. 418 e successivamente regolamentato dal decreto attuativo della legge delega 26/2025, ha profondamente modificato le modalità di selezione degli aspiranti medici. Questa novità, pensata per superare le rigidità storiche del test di ingresso, ha suscitato numerose reazioni da parte di studenti, docenti e avvocati specializzati nel diritto amministrativo.

Mentre l’intento ufficiale era rendere il percorso di ammissione più inclusivo e meritocratico, la realtà degli ultimi mesi ha visto crescere il numero di segnalazioni di criticità: si va dall’incertezza sui criteri di valutazione alle segnalazioni di presunte irregolarità durante le prove. L’anno accademico 2025-26 è stato, così, caratterizzato da polemiche, mobilitazioni, petizioni nazionali e l’avvio di iniziative collettive in sede legale, che hanno riportato il tema della giustizia nell’accesso ai corsi di Medicina al centro del dibattito pubblico.

Nel ricostruire i fatti e i punti chiave della situazione attuale, è essenziale approfondire il funzionamento del semestre filtro, i motivi delle controversie e le possibili strade giudiziarie aperte da parte degli studenti esclusi o penalizzati dal nuovo sistema.

Come funziona il semestre filtro e perché ha sollevato dubbi e proteste

La riforma nota come "semestre filtro" rappresenta una svolta epocale rispetto al test unico nazionale, storicamente utilizzato per regolare gli accessi a Medicina, Odontoiatria e Veterinaria. Nel nuovo sistema, l’iscrizione al percorso dell’area sanitaria non è più subordinata al superamento di una prova iniziale: tutti gli studenti possono frequentare un semestre comune e, solo al termine di questa fase, affrontano diversi esami che determinano chi potrà immatricolarsi ai corsi di laurea desiderati.

La selezione avviene così "a posteriori", con la formazione di una graduatoria regionale o nazionale sulla base dei punteggi ottenuti nelle prove di Chimica, Biologia e Fisica. Chi supera queste valutazioni accede al secondo semestre di Medicina; gli altri vengono di norma ricollocati in percorsi affini, potendo, almeno sulla carta, valorizzare parte dei crediti (CFU) acquisiti. L’auspicio dichiarato del Ministero era di garantire pari opportunità, ridurre l’ansia da test e far emergere il merito nel medio periodo piuttosto che in una singola giornata.

Tuttavia, sono sorte molteplici perplessità tra studenti e docenti:

  • Definizione poco chiara del percorso didattico comune e disomogeneità fra atenei nella somministrazione delle prove;
  • Indicazioni ambigue su modalità di valutazione e riconoscimento dei CFU dopo la selezione;
  • Mancanza di trasparenza su graduatoria e criteri di accesso, con annunci di correttivi giunti a prove concluse;
  • Implicazioni sulla parità di trattamento e timori di disparità tra studenti penalizzati da differenti condizioni logistiche e organizzative.
Le richieste di maggiori informazioni e la pretesa di regole certe e trasparenti hanno generato petizioni nazionali e prese di posizione ufficiali sia dagli studenti che da parte di centinaia di docenti, preoccupati per la qualità della formazione e la libertà didattica a rischio. Il semestre filtro — introdotto come soluzione più equa — si è così rivelato un catalizzatore di incertezze e proteste, con interrogazioni parlamentari e ricorsi già annunciati presso i tribunali amministrativi.

Irregolarità e criticità riscontrate durante gli esami: dal caos alle testimonianze

Le sessioni d’esame che hanno scandito il semestre filtro sono state segnate da una serie di irregolarità documentate, sollevando dubbi sull’imparzialità dell’intera procedura di selezione. Moltissimi studenti e associazioni universitarie hanno raccolto testimonianze e depositato segnalazioni relative a comportamenti e circostanze giudicate non conformi alle regole previste per gli esami pubblici.

Tra le principali criticità emerse:

  • Sorveglianza carente e controlli inefficaci nelle aule durante le prove;
  • Utilizzo non autorizzato di telefoni cellulari, smartwatch e dispositivi elettronici, nonostante i divieti formalmente in vigore;
  • Scambio di informazioni e risposte tramite chat e piattaforme digitali, talvolta già prima del termine prestabilito delle prove;
  • Testimonianze di assenze irregolarmente segnalate e anomalie sulle piattaforme di registrazione presenze (ad es. su sistemi come Cineca);
  • Domande di esame errate o valutazioni discutibili, in particolare nella prova di Fisica, con attribuzione dei punteggi contestata dagli esperti;
  • Voti rifiutati e meccanismi di graduatoria rivisti a seguito di segnalazioni e proteste collettive.
Racconti di studenti riportano episodi quali telefoni che squillavano liberamente, foto delle prove diffuse su gruppi Telegram e Whatsapp durante l’esame, candidati che parlavano apertamente tra loro o utilizzavano dispositivi nascosti. Diversi soggetti — sia studenti che rappresentanti delle associazioni — evidenziano come queste dinamiche abbiano compromesso l’uguaglianza tra i partecipanti, penalizzando chi ha scelto di attenersi alle regole.

I vertici istituzionali hanno cercato di rassicurare la platea degli studenti, minimizzando il rischio di annullamenti generalizzati e promettendo "intransigenza" nei confronti dei singoli trasgressori. Tuttavia, dalla rassegna stampa e dalle denunce depositate emerge un quadro nazionale di forte malcontento e delegittimazione della selettività stessa del semestre filtro. Nel frattempo, le richieste di accesso agli atti e la formazione di dossier sulle aule più problematiche si sono moltiplicate in funzione dei successivi ricorsi collettivi e individuali.

Le vie legali: quali sono i ricorsi avviati e le class action collettive contro il semestre filtro

Le numerose segnalazioni di irregolarità procedurali e disparità durante le prove hanno aperto un nuovo fronte sul piano legale. Associazioni studentesche, studi legali e singoli aspiranti medici hanno già annunciato — e in alcuni casi depositato — ricorsi amministrativi e azioni collettive presso il TAR del Lazio e altri tribunali competenti.

Le principali tipologie di azione legale ad oggi attivate includono:

  • Ricorso individuale per chi ha subìto pregiudizi specifici documentabili (es. malfunzionamenti nella verbalizzazione, mancata registrazione di presenze, anomalie sulla valutazione dei compiti);
  • Class action promosse dagli studenti e dalle loro famiglie, tese a contestare vizi generalizzati nel sistema d’esame e a ottenere l’annullamento totale delle prove;
  • Azioni collettive supportate da associazioni come l’Unione degli Universitari e difese dagli avvocati specializzati — tra cui gli studi Bonetti, Delia e Romano — che puntano a far ammettere in sovrannumero e in prima sede gli studenti penalizzati;
  • Richieste di accesso agli atti nell’ambito dei procedimenti amministrativi, per verificare la sussistenza di violazioni dei principi di trasparenza e parità sanciti dalla normativa vigente (tra cui l’art. 97 Costituzione e il d.lgs. 82/2005 Codice dell’Amministrazione Digitale).
I punti giuridici più critici — evidenziati dagli avvocati intervistati — riguardano la modifica dei criteri di accesso a procedure avviate (con “correttivi” introdotti con DM pubblicati a esami già conclusi), il principio di par condicio violato dalla manifestazione delle criticità organizzative differenziate tra le sedi, e i difetti dell’impostazione "corso-concorso". Alcuni legali, giudicando tale meccanismo affine a un concorso pubblico, sottolineano l’inammissibilità di regole variabili per l’accesso e la necessità di una disciplina a livello legislativo e non solo regolamentare.

La massiccia adesione alle azioni collettive — spesso gratuite e non vincolanti in fase di preadesione — documenta il livello di disagio e la volontà, da parte di migliaia di candidati respinti, di ottenere una revisione della graduatoria o la ripetizione dell’esame. In parallelo, si sono moltiplicate le richieste di documentazione ufficiale alle università e sono stati convocati incontri informativi, sia online che in presenza, per orientare i partecipanti.

La giurisprudenza recente, restrittiva sulle "maxi-class action", suggerisce che i ricorsi più efficaci potranno essere quelli "chirurgici", fondati su vizi reali e documentabili piuttosto che su vizi teorici o contestazioni astratte dell’intero meccanismo.

Chi può aderire ai ricorsi: requisiti, procedura e tempistiche per partecipare

La partecipazione ai ricorsi e alle azioni collettive promosse contro le anomalie del semestre filtro è regolata da specifici criteri e modalità operative. L’adesione è consentita a un’ampia platea di soggetti che si ritengano danneggiati dalla gestione delle prove o dalla mancata trasparenza nella selezione.

Tra i principali requisiti per partecipare alle azioni collettive e ai ricorsi figurano:

  • Aver sostenuto uno o più esami previsti nel percorso dell’area sanitaria nell’anno accademico 2025-26 senza aver commesso violazioni regolamentari;
  • Aver assistito a irregolarità documentate durante le prove, che abbiano potenzialmente influito sul risultato complessivo;
  • Appartenere alla platea degli esclusi dalla graduatoria per effetto di anomalie, malfunzionamenti o modifiche retroattive delle regole;
  • Essere in possesso di documenti, fotografie, segnalazioni ufficiali o pareri legali che possano avvalorare la propria posizione.
La procedura di adesione generalmente prevede:
  • compilazione di appositi moduli di preadesione, spesso disponibili presso le sedi universitarie, i siti degli studi legali incaricati o le associazioni di rappresentanza studentesca;
  • presentazione di richiesta di accesso agli atti al fine di ottenere tutta la documentazione utile a comprovare i fatti contestati;
  • invio tramite posta elettronica o canali ufficiali di adesione all’iniziativa collettiva, segnalando eventuali circostanze specifiche rilevanti;
  • rispetto di precise scadenze temporali: ad esempio, in diversi casi, la data ultima per aderire è stata fissata al 15 gennaio 2026 per azioni promosse da studi legali di riferimento.
Il coinvolgimento attivo degli studenti e delle famiglie risulta essenziale per mappare il quadro delle anomalie e garantire una rappresentanza effettiva nell’eventuale giudizio amministrativo successivo. La raccolta di ulteriori prove e testimonianze può essere integrata nel corso delle fasi preliminari e delle riunioni informative periodiche promosse dagli organizzatori delle azioni.

Cosa si rischia e quali potrebbero essere gli scenari dopo i ricorsi: il futuro per studenti e atenei

L’apertura di procedimenti collettivi e individuali avviati a seguito delle segnalazioni sul semestre filtro si traduce in una varietà di scenari possibili per il futuro degli studenti e del sistema universitario italiano.

Le ipotesi sul tavolo comprendono:

  • Annullamento totale o parziale degli esiti delle prove, in caso di riconoscimento giurisdizionale di vizi insanabili di trasparenza o imparzialità;
  • Ammissione in sovrannumero ed “in prima sede” dei candidati pregiudicati, pratica già sostenuta da alcuni avvocati esperti di diritto universitario e avallata in passato da alcune sentenze laddove riconosciute condizioni di discriminazione o disparità;
  • Conferma dei soltanto dei singoli annullamenti per chi è stato colto in comportamento irregolare, con salvataggio della prova per la maggioranza dei candidati regolari ma rischio di ulteriori code giudiziarie;
  • Revisione dei criteri di graduatoria e riequilibrio dei crediti per chi non riesce ad accedere a Medicina, con valorizzazione concreta dei CFU maturati durante il semestre filtro.
I principali rischi riguardano l’incertezza sulle carriere degli studenti coinvolti e il possibile "blocco" degli scorrimenti di graduatoria fino alla definizione giudiziaria delle vertenze, nonché il rischio di sovraccarico logistico e didattico per gli atenei chiamati a gestire ammissioni straordinarie e richieste di ricollocazione nei corsi affini.

Dal punto di vista giuridico, esistono precedenti in cui soluzioni parziali hanno moltiplicato i ricorsi; da qui l’interesse della comunità accademica a individuare risposte unitarie eque per garantire la continuità degli studi e la tutela del diritto allo studio. La riforma del semestre filtro, lungi dall’aver risolto il nodo della selezione a Medicina, ha evidenziato la necessità di una maggiore coesione normativa e di interventi che assicurino fiducia e certezze a docenti, studenti e famiglie.