La detassazione sugli aumenti di stipendi derivanti dai rinnovi contrattuali 2024-2026 vale anche per gli arretrati ma a precise condizioni
L'ultimo triennio contrattuale ha visto un rafforzamento delle politiche a supporto del potere d’acquisto dei lavoratori, grazie a nuove misure fiscali e all’incremento degli stipendi legato ai rinnovi dei contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL).
Il settore privato, in particolare, si distingue per una significativa opportunità: la possibilità di applicare una tassazione agevolata sugli aumenti derivanti da contrattazione, ottenendo così un vantaggio in termini di netto in busta paga. In parallelo, il periodo 2024-2026 è stato caratterizzato da accordi di rinnovo che hanno coinvolto una vasta platea di lavoratori, comportando sia adozione di incrementi retributivi a regime sia il pagamento di arretrati riferiti agli anni precedenti.
Analizzando le recenti evoluzioni normative, emerge la volontà da parte del legislatore di coniugare sostenibilità fiscale, incentivazione della competitività e tutela del reddito. Tra i provvedimenti più rilevanti si segnalano la detassazione sugli incrementi stipendiali dei dipendenti privati legati a rinnovi contrattuali, la riduzione dell’Irpef sui redditi medi e, più in generale, la spinta verso una maggiore equità tra comparti pubblici e privati.
La nuova disciplina fiscale prevede una significativa agevolazione contributiva per gli aumenti retributivi contrattati nel settore privato. Il meccanismo è semplice: sugli incrementi salariali corrisposti nel periodo di vigenza contrattuale 2024-2026 si applica un’imposta sostitutiva (flat tax) del 5%, al posto dell’aliquota ordinaria Irpef che, a seconda dello scaglione, sarebbe compresa tra il 23% e il 43%.
La detassazione sugli aumenti degli stipendi risponde all’esigenza di non erodere mediante imposizione fiscale i vantaggi derivanti dagli accordi della contrattazione collettiva. Più nel dettaglio, l’agevolazione si applica agli incrementi corrisposti nel 2026 ma maturati in conseguenza ai rinnovi dei contratti collettivi sottoscritti tra il 2024 e il 2026, a beneficio di una particolare categoria di lavoratori dipendenti del settore privato. Il beneficio si fonda sulla natura temporanea e finalizzata della flat tax, in quanto destinata solamente ai salari di competenza dei nuovi CCNL:
Ulteriore attenzione è posta per i lavoratori con rapporti di lavoro part-time, determinato o per i periodi di aspettativa retribuita: in queste situazioni, la detassazione sarà proporzionalmente calcolata sulla base della presenza effettiva e degli arretrati maturati, sempre entro il limite stabilito.
La normativa agevolata estende espressamente la flat tax anche agli arretrati contrattuali, a condizione che:
Dal punto di vista operativo, gli emolumenti arretrati dovranno essere indicati separatamente nella busta paga di riferimento, per consentire la corretta individuazione e applicazione dell’imposta sostitutiva del 5%. Non possono beneficiare della misura, invece, gli arretrati corrisposti successivamente al 2026 o riferiti a periodi diversi da quelli dei contratti rinnovati nel triennio in esame.
Per valutare gli effetti concreti della misura, si propongono alcuni esempi:
| Tipologia lavoratore | Incremento contrattuale annuo | Flat tax 5% (netto) | Irpef 23% (netto) | Vantaggio netto annuo |
| Lavoratore con reddito 28.000 euro | 1.200 euro | 1.140 euro | 924 euro | 216 euro |
| Lavoratore con reddito 32.000 euro | 1.500 euro | 1.425 euro | 1.155 euro | 270 euro |
| Arretrati riferiti a biennio 2024-2025, corrisposti nel 2026, reddito 30.000 euro | 2.000 euro | 1.900 euro | 1.540 euro | 360 euro |
Dalla tabella risulta evidente che, grazie alla tassazione sostitutiva, su un aumento retributivo di 1.200 euro annui il lavoratore con reddito medio-basso “porta a casa” circa 216 euro netti in più rispetto all’Irpef ordinaria. Il vantaggio si amplifica sugli importi arretrati: 2.000 euro corrisposti come arretrati, ad esempio, valgono 1.900 euro netti contro i 1.540 euro avuti in assenza di agevolazione, con un incremento del 23% circa.
Tali benefici sono destinati ad aumentare al crescere della componente arretrata e per i lavoratori con redditi più vicini al limite massimo dei 33.000 euro annui, fermo restando il rispetto delle condizioni sopra evidenziate.