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Come funzionano e come stanno andando le segnalazioni dei Comuni di evasioni fiscali a Agenzia delle Entrate

di Marianna Quatraro pubblicato il
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Le segnalazioni dei Comuni di presunte evasioni fiscali all'Agenzia delle Entrate rappresentano uno strumento di contrasto all'evasione. Dati, funzionamento, casi emblematici e scenari futuri mostrano successi e criticità di questo sistema.

Negli ultimi anni, la collaborazione tra amministrazioni locali e Agenzia delle Entrate rappresenta uno degli strumenti disponibili per contrastare comportamenti irregolari in materia tributaria. Questo sistema permette agli enti locali di avviare procedure atte a portare all’attenzione delle autorità fiscali i presunti casi di mancato pagamento o insufficiente dichiarazione di redditi da parte dei cittadini. Tuttavia, emerge con chiarezza una partecipazione limitata e risultati che, stando ai più recenti rapporti del Centro Studi Enti Locali, fotografano una situazione ben lontana dagli obiettivi iniziali.

Cos’è una segnalazione qualificata e come funziona il meccanismo

Il meccanismo previsto dalla normativa italiana prevede che gli enti locali possano inviare all’Agenzia delle Entrate segnalazioni definite “qualificate”. Si tratta di informazioni circostanziate, raccolte dagli uffici tributi comunali, che possono riguardare, ad esempio, anomalie tra tenore di vita e reddito dichiarato, residenze fittizie, attività economiche poco trasparenti o immobili con valori non coerenti rispetto alla situazione fiscale del contribuente.
Queste segnalazioni non sono semplici sospetti, ma devono essere supportate da dati oggettivi e prove raccolte grazie all’osservazione del territorio e alla collaborazione tra vari uffici comunali (anagrafe, edilizia, commercio, ecc.). Una volta trasmesse all’Agenzia delle Entrate, spetta a quest’ultima avviare un’attività istruttoria e, se necessario, procedere all’accertamento e al recupero delle somme eventualmente evase.
Il vantaggio economico di tale collaborazione è regolamentato: attualmente, ai Comuni spetta il 50% delle somme recuperate a seguito delle segnalazioni. Questa percentuale ha subito nel tempo diverse modifiche:

  • 30% all’introduzione del meccanismo,
  • 33% e poi 50%,
  • 100% dal 2012 al 2021,
  • riduzione nuovamente al 50% dal 2022.
Secondo l’articolo 1, commi 1-3 del DL 203/2005 e le successive modifiche, tale compartecipazione mira a incentivare una sinergia tra enti locali e fisco nazionale.
La qualità della segnalazione è centrale: solo quelle ben strutturate e documentate possono tradursi in un ritorno economico per il Comune. Questo richiede personale formato, investimenti in banche dati e la capacità di interagire efficacemente con altri settori della pubblica amministrazione.

L’andamento delle segnalazioni: dati, risultati e trend degli ultimi anni

I dati più aggiornati descrivono un calo costante dell’impegno dei Comuni nell’attività di segnalazione delle irregolarità fiscali. Nel 2024, il provento riconosciuto agli enti locali ha raggiunto il minimo storico di circa 2,5 milioni di euro, cifra distante anni luce dagli oltre 11 milioni del 2018 e dai 30 milioni annuali che si erano registrati nella fase in cui la compartecipazione era del 100%.
Per contestualizzare:

  • Nel 2024: 2,5 milioni di euro riconosciuti ai Comuni
  • Nel 2021: 6,7 milioni di euro
  • Nel 2018: 11,4 milioni di euro
  • Nel periodo 2012-2016: oltre 88 milioni di euro complessivi
Anno Somme riconosciute ai Comuni (milioni €)
2018 11,4
2021 6,7
2022/2023 3
2024 2,5

La diminuzione è ancora più evidente se si considera che l’evasione fiscale stimata in Italia si attesta attorno a 93 miliardi di euro annui. Inevitabilmente, il contributo fornito tramite questo canale si rivela esiguo in rapporto al fenomeno complessivo. La quota di Comuni attivi resta inferiore al 4% del totale nazionale. Dall’analisi emerge che i periodi con incentivi maggiori hanno motivato una partecipazione più ampia, mentre la riduzione delle percentuali di compartecipazione ha coinciso con un crollo della collaborazione.

Suddivisione territoriale e i casi emblematici: chi segnala davvero

La geografia delle collaborazioni tra enti locali e Agenzia delle Entrate evidenzia uno squilibrio marcato tra Nord, Centro e Sud Italia. Stando ai dati 2024, le regioni settentrionali mostrano livelli di partecipazione nettamente superiori rispetto al Mezzogiorno e alle Isole. Di seguito alcune evidenze chiave:

  • Lombardia: 97 Comuni e oltre 1 milione di euro riconosciuti
  • Liguria: 15 Comuni e 442.290 euro
  • Emilia-Romagna: 66 Comuni e 362.471 euro
  • Toscana: 17 Comuni e 300.454 euro
Regione Numero Comuni Attivi Riparto (euro)
Lombardia 97 1.009.938
Liguria 15 442.290
Emilia-Romagna 66 362.471
Toscana 17 300.454

Al contrario, le regioni del Sud e le isole hanno visto proventi minimi: Campania (7.306 euro), Puglia (1.495 euro), Sicilia (6.791 euro), Sardegna (8.396 euro).
Tra i casi emblematici, spicca Genova, con oltre 400.000 euro incassati grazie alle proprie iniziative, seguita da Milano, Prato e Torino. Sorprende il caso di Vasia (Liguria), un piccolo comune con meno di 400 abitanti, capace di ottenere più del doppio delle risorse rispetto a Roma.
Il divario territoriale non riflette solo la diffusione dell’evasione, ma mette in luce la differenza di capacità amministrative, disponibilità di risorse e organizzazione interna che caratterizza il tessuto istituzionale italiano.

Perché pochi Comuni partecipano attivamente

L’adesione ridotta degli enti locali al sistema delle segnalazioni qualificate trae origine da una serie articolata di problematiche strutturali e motivazionali. Gli ostacoli principali individuati dagli analisti possono riassumersi nei seguenti punti:

  • Carico di lavoro e risorse limitate: gli uffici tributi comunali sono spesso sottodimensionati e costretti a gestire numerose emergenze quotidiane.
  • Iter complesso e tempi lunghi: la procedura richiede una raccolta dati accurata e una successione di passaggi tra diversi settori amministrativi, con tempistiche non sempre compatibili con le risorse disponibili.
  • Minore convenienza economica rispetto al passato: la diminuzione della quota di compartecipazione dal 100% al 50% ha raffreddato l’interesse, soprattutto nei contesti dove la marginalità delle entrate aggiuntive è più avvertita.
  • Difficoltà di coordinamento intersettoriale: il buon esito delle segnalazioni presuppone flussi informativi efficaci tra uffici anagrafe, edilizia, commercio, tributi e finanza locale.
  • Timori di natura politica e culturale: in alcuni territori persiste la convinzione che avviare indagini fiscali possa generare contraccolpi sul piano del consenso o minare la fiducia nei confronti dell’amministrazione locale.
L’esperienza degli ultimi anni dimostra che, quando vengono meno stimoli tangibili e strutture adeguate, anche gli amministratori più attenti finiscono per dare priorità ad altri fronti, come la riscossione dei tributi propri (ad esempio la Tari).

Incentivi economici e prospettive di riforma: il dibattito sulla quota al 100%

Il tema degli incentivi economici rappresenta un fattore determinante nella discussione attuale sulla collaborazione tra enti locali e autorità fiscali. Al momento, la legge riconosce ai Comuni la metà delle risorse recuperate: questo meccanismo, però, ha perso grande attrattiva rispetto al periodo in cui veniva attribuito l’intero gettito proveniente dalle segnalazioni.
Il Parlamento e il Governo stanno valutando un ritorno alla quota del 100% per un periodo di tre anni. L’intento è chiaro: rilanciare la partecipazione, rendere remunerativo l’investimento amministrativo e incentivare la formazione di personale specializzato. Si auspica che tale riforma possa:

  • Motivare un maggior numero di Comuni a investire risorse e tempo nella preparazione di dossier di segnalazione ben fondati;
  • Favorire la diffusione di buone pratiche amministrative;
  • Colmare, almeno parzialmente, il divario territoriale riscontrato negli ultimi anni.
La qualità della collaborazione può migliorare solo attraverso incentivi adeguati, formazione continua e procedure snelle che riducano il carico burocratico.