L'educazione finanziaria incide sulla crescita economica, influenzando il comportamento di giovani e adulti e la gestione del risparmio. Dati, efficacia scolastica, sfide generazionali e strategie.
L'alfabetizzazione finanziaria svolge una funzione assimilabile alla prevenzione in ambito sanitario: contribuisce alla solidità delle finanze delle famiglie e rafforza la resilienza dell'intera economia nazionale. Prendere decisioni informate su risparmio, investimenti e consumo costituisce un prerequisito per sostenere i progetti individuali e un tessuto sociale più inclusivo e dinamico. Non sorprende quindi che le istituzioni europee pongano l'accento sul rafforzamento delle competenze finanziarie, giudicato strategico all'interno della Saving and Investment Union. Solo cittadini e imprese capaci di interpretare correttamente rischi e opportunità possono indirizzare risorse verso attività produttive e innovative. I
n questa prospettiva, la diffusione della cultura economica appare come una necessità per trasformare il risparmio in motore di crescita, riducendo fragilità strutturali e sostenendo l'occupazione e la competitività internazionale dell'Italia.
L'Italia mostra ancora un ritardo nel livello di conoscenze finanziarie rispetto alle altre economie occidentali. Secondo i dati più recenti presentati dalla Banca d'Italia e ripresi anche nella strategia della Commissione Europea, solo il 37% degli italiani adulti possiede competenze finanziarie adeguate a svolgere scelte consapevoli in materia di risparmio, investimento e gestione del debito. La media europea, seppur non particolarmente elevata (41%), è comunque superiore, con punte di eccellenza rappresentate da Paesi come Germania e Paesi Bassi, che raggiungono il 60%. Al contrario, gli Stati Uniti si attestano a un 57%, segnalando una tradizione di educazione al denaro più radicata.
Le ragioni di questa disparità sono molteplici e riconducibili sia a lacune storiche nel sistema scolastico sia a fattori culturali che hanno a lungo prediletto l'investimento immobiliare su quello finanziario. L'Italia risente ancora di una certa reticenza ad affrontare temi economico-finanziari sia in ambito familiare sia nella sfera pubblica, con scarsa disponibilità di strumenti di formazione continua e pochi riferimenti autorevoli per le diverse fasce di popolazione. L'indagine EduFin Index del 2024 evidenzia inoltre come il divario sia particolarmente marcato tra le generazioni più anziane e quelle più giovani, mentre il gap di genere e di distribuzione geografica permane un'area di intervento rilevante. Questo scenario, accompagnato da un basso tasso di partecipazione agli investimenti collettivi rispetto al resto del continente, rende necessario un vero sforzo sistemico finalizzato a ridurre le disparità e ad accrescere la consapevolezza finanziaria diffusa.
Una diffusa consapevolezza economica produce effetti positivi sia sul benessere individuale sia sulle dinamiche macroeconomiche. Le analisi realizzate da AIPB e Prometeia stimano che una riallocazione più consapevole delle risorse risparmiate dagli italiani potrebbe portare a 154 miliardi di euro di ricchezza aggiuntiva entro il 2040, accompagnata da 34 miliardi di maggior gettito fiscale. Formare risparmiatori informati permette di dirigere i capitali verso investimenti produttivi, innovazione e sviluppo d'impresa, rafforzando la solidità del sistema produttivo e l'inclusione sociale.
La correlazione tra conoscenza finanziaria e crescita emerge anche dalle esperienze internazionali: i Paesi con elevato livello di alfabetizzazione economico-finanziaria presentano tassi superiori di partecipazione ai mercati dei capitali, piani pensionistici più diffusi e una migliore capacità di affrontare periodi di crisi. In questo modo, l'educazione diffusa facilita non solo una gestione più efficiente del risparmio individuale, ma contribuisce alla formazione di un ambiente più resiliente e attrattivo per gli investimenti, aspetto decisivo per sostenere il progresso economico a lungo termine.
Nell'ultimo decennio sono emersi numerosi progetti didattici destinati a sensibilizzare studenti di ogni ordine e grado sui temi della gestione del denaro. Dal 2008, la Banca d'Italia promuove il percorso Educazione finanziaria nelle scuole, strutturato sulla formazione dei docenti e la distribuzione gratuita di risorse didattiche dedicate. Il modello vede gli insegnanti affrontare argomenti chiave - dal reddito alla pianificazione, passando per strumenti di pagamento e risparmio - con l'obiettivo di integrare trasversalmente questi contenuti all'interno del curriculum scolastico.
Sebbene il passo avanti sia evidente, permangono alcune criticità:
Mentre i percorsi scolastici stanno acquisendo maggiore rilevanza, la sfida più consistente riguarda la popolazione adulta, spesso esclusa dalle iniziative di alfabetizzazione economica. Gli studi empirici, tra cui l'esperimento controllato svolto presso il Politecnico di Milano, dimostrano che programmi ben strutturati possono produrre miglioramenti tangibili non solo nelle conoscenze, ma anche nella sicurezza personale nella gestione delle finanze. In uno dei test più significativi, dopo la frequenza di un corso online articolato in cinque lezioni, i partecipanti hanno mostrato un incremento del 55% delle competenze finanziarie rispetto al gruppo di controllo.
Un dato ancora più interessante riguarda l'autoefficacia, ovvero la fiducia nella propria capacità di gestire il denaro, cresciuta mediamente di 0,51 deviazioni standard. Questo effetto si riflette soprattutto tra coloro che partivano da competenze più basse o con scarsa familiarità con gli investimenti, testimoniando l'importanza di iniziative personalizzate e accessibili trasversalmente. La ricerca sottolinea altresì la necessità di:
I percorsi di acquisizione della cultura economica tra i giovani italiani sono il risultato di un intreccio di fattori favorevoli e di ostacoli persistenti, come rivela lo studio Starting Finance condotto su oltre seimila giovani di età compresa tra 13 e 30 anni. Nella fascia 13-19 anni, circa il 39% comprende l'importanza della gestione del denaro, ma solo il 28% applica attivamente concetti di base. La progressione delle competenze si rafforza con l'età: tra i ventenni, il 34% integra conoscenze teoriche ed esperienze pratiche, mentre nella fascia 26-30 anni aumenta la competenza nella pianificazione finanziaria e nell'utilizzo di strumenti sofisticati.
Tra i fattori abilitanti, risultano rilevanti: