Liste d’attesa truccate, false rinunce e strategie delle Asl: un sistema che mette a rischio il diritto alla salute dei cittadini, con costi e conseguenze importanti
In Italia, l’accesso tempestivo alle prestazioni sanitarie pubbliche attraversa da anni una fase critica: molte persone si trovano costrette ad attendere mesi, talvolta oltre un anno, per una semplice visita specialistica o un esame diagnostico. Recenti inchieste e controlli condotti dalle autorità hanno portato alla luce abitudini che stanno minando la fiducia dei cittadini nelle aziende sanitarie: dalle liste di attesa gonfiate ad arte, fino alla comparsa di dichiarazioni false sui fogli di prenotazione. Tra i casi emersi, emerge la presenza della dicitura “L’assistito rinuncia alla prima disponibilità” riportata sui documenti di visita, anche se il paziente non ha mai espresso tale volontà. Queste pratiche, attestate da fonti giornalistiche autorevoli e rapporti istituzionali, rappresentano un problema diffuso in molte regioni e svelano la complessità di un sistema che spesso si traduce a discapito della salute e dei diritti dei cittadini.
Il meccanismo illecito che permette di aggirare le regole sulle liste di attesa è ormai piuttosto raffinato. Capita spesso che al momento della prenotazione di una visita o di un esame, la data proposta sia distante anche oltre dodici mesi dalla richiesta originale. Tuttavia, analizzando il foglio di prenotazione, si nota una particolarità: viene annotata la rinuncia del paziente alla prima data disponibile, anche se l’interessato nega di aver avanzato tale richiesta. Questa anomalia è stata documentata in diverse regioni d’Italia, dalla Campania alla Calabria e fino all’Irpinia, coinvolgendo tanto pazienti con patologie invalidanti quanto persone affette da malattie croniche o degenerative.
L’espediente poggia su una distorsione formale che attribuisce la responsabilità del ritardo non all’azienda sanitaria, ma all’utente stesso. In questo modo le Asl sono in grado di presentare dati statistici apparentemente regolari e, contemporaneamente, sollevarsi dagli obblighi previsti dalla normativa vigente.
La legge prevede, infatti, che se la struttura non è in grado di garantire l’erogazione della prestazione nei tempi stabiliti dalla classe di priorità, il cittadino debba poter ricorrere a strutture private convenzionate senza sopportare ulteriori costi. La segnalazione di una “falsa rinuncia” vanifica, però, questo diritto perché viene registrata come scelta volontaria del paziente di posticipare o di non usufruire della prima data libera. In molti casi, questa procedura viene adottata anche senza avvertire l’utente o addirittura a sua completa insaputa.
Grazie a tali manovre, le aziende sanitarie riescono a mantenere sotto controllo i dati ufficiali sulle liste di attesa e, secondo quanto riportato da fonti giornalistiche e documenti istituzionali, questo comporta anche un vantaggio economico diretto: i dirigenti possono ricevere premi di risultato e incentivi legati al rispetto degli obiettivi programmati dal piano nazionale di governo delle liste di attesa. L’effetto finale è un circuito vizioso che premia i numeri, ma penalizza concrete esigenze di salute dei cittadini.
Oltre alla pratica della “falsa rinuncia”, esistono numerose strategie, spesso tollerate o difficili da sanzionare, che contribuiscono al prolungamento dei tempi e delle liste di attesa per le prestazioni sanitarie pubbliche. Sono state accertate tecniche come il blocco o la chiusura delle agende: in sostanza, i sistemi di prenotazione telefonici o digitali non mostrano disponibilità, né a breve né a lungo termine. Questo espediente, pur risultando vietato dalla normativa italiana, è largamente diffuso e viene giustificato con carenze di personale o inefficienze organizzative.
Un’altra prassi consiste nel rimandare la prenotazione: al momento della richiesta, al cittadino viene suggerito di richiamare “fra qualche settimana”, rinviando così l’inserimento della sua domanda nella lista di attesa e spostando in avanti la data ufficiale di attesa. Spesso, questa modalità viene applicata anche agli sportelli diretti, dove agli utenti viene semplicemente comunicata l’assenza di posti e consigliato di controllare più avanti. In questo modo, il conteggio dei giorni di attesa viene falsato e risulta sulla carta più breve di quanto non sia nella realtà.
Altri stratagemmi includono:
Il prolungamento artificiale delle liste di attesa e i trucchi messi in atto dalle aziende sanitarie locali hanno effetti pesanti sulla vita di milioni di italiani. Ogni anno, oltre sei milioni di persone rinunciano a cure e accertamenti diagnostici a causa dei tempi eccessivi o dell’impossibilità di sostenere i costi delle prestazioni private. Gli ultimi dati istituzionali mostrano un peggioramento progressivo dal 2023 al 2024: la percentuale di cittadini costretti a rinunciare alle cure è passata dal 7,5% al 9,9% della popolazione.
Anche chi, per necessità, sceglie di rivolgersi a cliniche e operatori privati viene esposto a spese ingenti e spesso impreviste: ogni anno, secondo i principali osservatori del settore sanitario, vengono spesi quasi 40 miliardi di euro da chi decide di pagare direttamente di tasca propria, non sempre coperto dal Servizio Sanitario Nazionale.
Le situazioni di maggiore sofferenza si registrano tra le fasce più fragili della popolazione, come persone anziane, malati cronici e soggetti con disabilità, per i quali il mancato accesso tempestivo alle cure può portare a gravi complicanze, aggravare patologie preesistenti o addirittura peggiorare la prognosi di condizioni potenzialmente letali.
Il diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione italiana, risulta così fortemente compromesso, mentre il fenomeno delle “liste truccate” contribuisce a generare ulteriore sfiducia e percezione di ingiustizia verso le istituzioni pubbliche. Anche dal punto di vista della gestione delle risorse pubbliche, questo sistema produce uno spreco significativo, incentivando l’uso scorretto delle priorità e alimentando una spirale di inefficienze e disuguaglianze.
L’analisi dei rapporti ufficiali e delle operazioni dei NAS permette di individuare una radice plurima nella crisi del sistema di accesso alle cure pubbliche. Prima di tutto emerge una carenza endemica di personale medico e infermieristico, a cui si aggiungono bassi investimenti in attrezzature e tecnologie, con presidi ospedalieri spesso insufficienti rispetto alle reali esigenze territoriali. Sono stati accertati numerosi casi di agende chiuse per ferie o per assegnare appuntamenti a favore di attività private, così come di medici “gettonisti” chiamati per coprire la mancanza di specialisti a fronte di costi straordinari, senza però un vero miglioramento nella produttività complessiva.
Un altro elemento critico è rappresentato dalla mancata adesione di molte cliniche e ambulatori convenzionati ai sistemi unici di prenotazione: ciò riduce la capacità del sistema pubblico e frammenta l’offerta sanitaria. Gli ultimi rapporti indicano come il 27% delle strutture ispezionate mostri almeno una carenza funzionale o organizzativa e che nella quasi totalità degli ospedali e degli ambulatori i tempi programmati dal Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa vengano regolarmente sforati.
Il quadro normativo italiano fornisce strumenti concreti per la tutela del diritto dell’assistito alle prestazioni sanitarie nei tempi adeguati. La legge introdotta il 31 luglio 2024 ha rafforzato tali diritti: qualora la Asl non possa erogare una visita o un esame entro la scadenza stabilita dalla classe di priorità prescritta, al cittadino deve essere offerta la possibilità di effettuare la prestazione presso una struttura privata convenzionata, senza spese aggiuntive a carico dell’utente.
La stessa normativa stabilisce l’obbligo per le aziende sanitarie di mantenere sempre disponibili appuntamenti, anche attraverso la collaborazione con il privato convenzionato, vietando la chiusura delle agende o la mancata risposta alle richieste degli utenti. Gli ospedali che adottano il blocco delle liste rischiano sanzioni amministrative e la perdita dei premi di risultato eventualmente maturati dai loro dirigenti.
Inoltre, per incrementare la trasparenza e la tracciabilità delle liste, sono stati previsti strumenti di controllo centralizzati e poteri sostitutivi da parte del Ministero della Salute, capaci di intervenire direttamente sulle regioni inadempienti. Tuttavia, il ricorso sistematico alla falsa segnalazione della rinuncia del paziente vanifica le tutele previste dalla legge.
Chi si trova di fronte a una prenotazione sanitaria con l’indicazione di aver rinunciato alla prima disponibilità senza averlo mai fatto, può tutelarsi seguendo alcune buone pratiche: