Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Come si lavora oggi in banca? E le prospettive? Intervista a Laura una veterana del settore

WhatsApp X Telegram
di Marcello Tansini pubblicato il

Dall'esperienza diretta di una veterana del settore bancario, come sono cambiati ruoli, competenze, rapporti con i clienti e prospettive tra digitalizzazione, obiettivi e nuove sfide professionali.

Il settore bancario una delle colonne portanti del mercato del lavoro italiano, sinonimo di stabilità e prestigio sociale. Tuttavia, chi si avvicina oggi a questa realtà trova un'industria radicalmente trasformata rispetto al passato: l'avvento di nuove tecnologie, l'innovazione normativa e il mutare delle esigenze della clientela hanno ridefinito le prospettive e le occasioni di crescita professionale.

L'intervista a Laura, con decenni di esperienza alle spalle avendo iniziato negli anni '90, consente di cogliere in modo diretto questa evoluzione, grazie al suo sguardo su dinamiche, routine e sfide del mestiere bancario contemporaneo. Attraverso la sua testimonianza, affiorano le differenze sostanziali tra i ruoli di ieri e quelli di oggi, e si chiarisce perché lavorare in banca rappresenti ancora un orizzonte ricco di opportunità e interrogativi, soprattutto per le nuove generazioni. Esaminare le principali trasformazioni, dalla digitalizzazione all'affinamento delle competenze richieste, è fondamentale per comprendere davvero le richieste attuali di questo settore e le sue reali prospettive future, anche e soprattutto in ottica rinnovo del contratto.

Com'è cambiato il lavoro in banca

Com'è cambiato il lavoro in banca da quando ha iniziato a oggi?

“Quando ho iniziato, l'attività era prevalentemente manuale, basata su relazioni personali, procedure cartacee e tempi lunghi. Oggi il quadro è radicalmente diverso: la digitalizzazione ha reso la stragrande maggioranza delle operazioni più rapide ed efficienti, ma richiede al personale uno sforzo formativo e adattivo continuo. Le banche sono diventate ambienti ad altissima regolamentazione, con una costante pressione sugli obiettivi e una grande attenzione alle nuove tecnologie. Cambiano anche i prodotti e i bisogni dei clienti, sempre più informati e autonomi”.

Qual è l'aspetto del mestiere che è cambiato di più negli ultimi anni?

“La digitalizzazione, certamente. Non si tratta solo di strumenti nuovi, ma anche di cambiamenti culturali profondi: l'approccio al cliente e le stesse modalità operative sono ora incentrate su velocità, sicurezza e trasparenza. Anche la normativa (come GDPR, MIFID II e regole sull'antiriciclaggio) ha influito moltissimo sulla nostra quotidianità”.

Quali competenze sono oggi più richieste?

“Alle competenze tecniche tradizionali si sono aggiunte competenze digitali, capacità di analisi dei dati, padronanza delle piattaforme digitali, oltre a soft skill come flessibilità, gestione dello stress e comunicazione. Chi lavora in banca deve essere anche costantemente formato sulle novità legislative e sui prodotti evoluti”.

La giornata tipo e gestione dei rapporti con i clienti

Che cosa significa oggi, nella pratica, lavorare in banca durante una giornata tipo?

“La giornata si apre spesso con una rapida consultazione delle procedure online e dei flussi operativi. Nei ruoli di front office, si alternano momenti di ricevimento clienti, assistenza sia allo sportello fisico sia tramite canali digitali, e il supporto nella risoluzione di problematiche legate a conti, pagamenti, investimenti”.

Il rapporto con i clienti è diventato più semplice o più complicato rispetto al passato?

“Più complesso, non tanto per le persone ma per il panorama di strumenti disponibili: oggi molti servizi sono automatizzati e disponibili tramite home banking. Tuttavia, la gestione delle richieste più articolate, le consulenze, le questioni patrimoniali e di investimento restano spesso demandate all'interazione diretta. Il cliente, più informato ma anche meno paziente, pretende risposte immediate, personalizzazione e trasparenza”.

C'è qualcosa che non capisce chi guarda il lavoro bancario solo da fuori?

“Forse si sottovaluta la responsabilità e il continuo aggiornamento che servono: dietro ogni operazione c'è una precisa regolamentazione, controlli rigorosi, e un lavoro di preparazione che spesso non si vede dall'esterno”.

Le nuove sfide del bancario: pressioni, obiettivi, tecnologia

Quali sono oggi le pressioni più forti per chi lavora in banca?

“La pressione principale è rappresentata dagli obiettivi commerciali, che si sono fatti via via più sfidanti. Ogni figura, anche quelle meno commerciali, è chiamata a produrre nuovi contatti o prodotti. A questo si aggiunge la pressione normativa: qualsiasi errore può essere sanzionato e ha rischi anche sul piano personale”.

Quanto hanno inciso digitalizzazione, home banking e intelligenza artificiale sul lavoro bancario?

“Moltissimo. L'automazione ha tolto spazio alle operazioni più ripetitive ma ha aumentato la richiesta di preparazione sulle procedure. Le piattaforme di home banking e le nuove tecnologie ci hanno imposto di essere più rapidi, più preparati a risolvere problemi complessi e più vicini al cliente anche da remoto”.

Che cosa non si vede abbastanza dall'esterno?

“La formazione continua. Il fatto che quasi ogni settimana esistano aggiornamenti su normative, prodotti, sicurezza informatica ed ESG (Environmental, Social and Governance), e che il lavoratore debba essere sempre aggiornato”.

Come sono cambiati i rapporti in filiale?

“La collaborazione fra colleghi è diventata più stretta, anche in ottica di supporto continuo sugli aspetti normativi e tecnologici. C'è un confronto generazionale positivo, dove i più giovani spesso supportano i senior sulle questioni digitali”.

La banca tra umano e digitale: il ruolo della relazione

Oggi in banca conta di più la competenza tecnica o la capacità relazionale?

“Sono entrambe imprescindibili: la parte relazionale fa sempre la differenza, soprattutto quando si gestiscono patrimoni, crediti o situazioni complesse. Tuttavia senza una solida base tecnica e conoscenze aggiornate, anche la migliore relazione rischia di non portare valore”.

Secondo lei la banca del futuro avrà ancora bisogno della relazione umana oppure sarà sempre più automatizzata?

“La relazione umana resterà centrale, soprattutto per decisioni importanti e consulenze evolute, ma ci sarà uno spostamento progressivo verso l'automazione per tutte le attività a basso valore aggiunto. L'intelligenza artificiale affiancherà la componente umana, soprattutto nella gestione dati e nell'analisi dei rischi”.

C'è qualcosa che oggi funziona meglio rispetto al passato?

“La rapidità delle operazioni e la possibilità di accedere a servizi anche da remoto. L'automazione consente di dedicare più tempo alla consulenza approfondita”.

Prospettive di carriera, competenze richieste e consigli

Che prospettive vede oggi per un giovane che vuole entrare in banca?

“Nonostante la riduzione degli organici avvenuta negli ultimi decenni, per chi ha solide competenze digitali, finanziarie e relazionali, le opportunità non mancano. Le banche cercano profili giovani da inserire in filiale per essere formati a 360 gradi e prontezza sui temi ESG, tecnologia e cyber-sicurezza”.

Entrare oggi in banca è ancora una scelta solida e attrattiva come lo era un tempo?

“È una scelta sicuramente più articolata. La stabilità contrattuale resta positiva, ma la certezza del ‘posto per tutta la vita' non esiste più. I percorsi sono più meritocratici e spesso orientati alla specializzazione: chi si aggiorna, adatta e studia può crescere molto, anche cambiando ambito più volte”.

Quali competenze saranno sempre più richieste nei prossimi anni?

“Oltre alle skill finanziarie, servono: abilità analitiche, conoscenza delle normative, dimestichezza con strumenti digitali avanzati, capacità di comunicare in modo efficace anche sui nuovi canali e una spiccata sensibilità alle tematiche ESG e alla cyber-sicurezza. Le banche richiedono anche maggiore flessibilità, lavoro in team e resistenza allo stress”.

Consiglio a chi inizia oggi?

“Investire su formazione, aggiornamenti continui e creare una rete di contatti. Essere pronti al cambiamento e sapersi ‘reinventare', perché nulla resta fermo: chi accetta questo può costruire un percorso ricco”.

Lezioni dal passato e consigli ai nuovi professionisti

C'è qualcosa che rimpiange della banca di un tempo?

“La maggiore autonomia operativa: in passato le procedure erano meno vincolanti e si sentiva più libertà decisionale. Le filiali erano vere e proprie famiglie professionali, e la relazione con i clienti aveva tempi più distesi”.

C'è invece qualcosa che oggi apprezza di più?

Il dinamismo. Oggi occorre apprendere in continuazione, aprirsi a nuovi strumenti e non smettere mai di migliorarsi. Questo tiene viva la motivazione, anche se il carico può essere elevato”.

Dopo tanti anni nel settore, che cosa le ha insegnato questo lavoro?

“Soprattutto la capacità di ascoltare: clienti, colleghi, cambiamenti della società. Sapersi adattare e mantenere l'etica professionale è il vero valore nel tempo”.

Un ultimo consiglio ai giovani?

“Coltivare la curiosità, non smettere mai di formarsi sulle nuove tecnologie ma senza dimenticare il lato umano: la fiducia dei clienti si conquista anche nelle piccole cose. La banca è fatta di persone, progetti e relazioni che nessun algoritmo potrà mai sostituire del tutto”.




Marcello Tansini

Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...

Puoi Approfondire