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Come sta cambiando il settore del commercio al dettaglio: meno negozi, ma più adetti e i settori trainainti e in crisi

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di Dott. Marco Castagna pubblicato il

Il commercio al dettaglio italiano sta vivendo una profonda trasformazione: meno negozi di vicinato, nuovi bisogni occupazionali, settori in crescita e in crisi, differenze territoriali.

Il commercio al dettaglio italiano attraversa una fase di trasformazione profonda: meno negozi di prossimità e, al tempo stesso, una crescita degli addetti e radicali cambiamenti nei settori trainanti. Secondo dati Nomisma, negli ultimi dieci anni sono spariti oltre 86mila esercizi di vicinato, con conseguenze che vanno oltre la semplice economia, incidendo sull'identità delle città e sui legami sociali.

Non si tratta solo di una diminuzione di attività: il cambiamento riguarda anche la natura stessa della presenza commerciale nei territori, tra innovazione digitale, mutamento delle abitudini di consumo, aumento dell'e-commerce e ridefinizione dei ruoli occupazionali. In questo scenario, emergono nuovi equilibri tra settori in forte espansione e comparti in declino, ridefinendo le priorità di imprese e consumatori.

Meno negozi di vicinato: analisi numeri e cause della crisi

Negli ultimi dieci anni, la diminuzione degli esercizi di vicinato ha raggiunto numeri che non si registravano da decenni, con oltre 86mila chiusure censite da Nomisma. La desertificazione commerciale non riguarda solo i centri storici, ma interessa anche periferie e aree semiperiferiche delle maggiori città. In molte località del Nord la perdita di punti vendita supera il 30%, mentre il Centro e il Sud mostrano scenari più articolati ma sempre segnati dall'arretramento delle attività tradizionali. Tra le principali cause individuate vanno ricordati:

  • La crescita esponenziale dell'e-commerce, che nel 2025 ha raggiunto il 13% delle vendite retail in Italia e il 18% nei servizi, con impatti particolarmente forti nei segmenti più standardizzati
  • L'aumento dei costi di gestione (energia, affitti, logistica) che mette sotto pressione i margini delle piccole imprese, specialmente in aree urbane con canoni elevati
  • I cambiamenti nelle abitudini di consumo, che spingono verso la ricerca di convenienza, assortimento e servizi digitali
  • Una pressione crescente della concorrenza delle grandi catene e dei player internazionali
  • Spostamenti demografici, con la rarefazione della popolazione nei piccoli centri e l'invecchiamento dei residenti in molte zone
La crisi colpisce più duramente comparti dove la relazione diretta e la consulenza non sono considerate prioritarie o facilmente sostituibili dall'esperienza online. L'analisi delle chiusure evidenzia in particolare la sofferenza di settori come librerie, musica, abbigliamento e calzature, in cui il mix di evoluzione digitale e mutamento sociale ha accelerato il processo di razionalizzazione della rete commerciale. Questi processi rischiano di generare non solo un impoverimento economico, ma un progressivo svuotamento delle strade e della vita urbana, soprattutto nei quartieri più fragili.

Un'occupazione che cresce: come cambiano i bisogni e i ruoli

Un elemento sorprendente dei cambiamenti nel commercio locale riguarda il dato occupazionale. Nonostante il forte calo dei negozi fisici, il numero degli addetti nel comparto cresce del 21,2% tra 2015 e 2025. Questa apparente contraddizione trova spiegazione nell'evoluzione di alcuni settori che, a fronte di una maggiore intensità di lavoro, richiedono più personale per unità produttiva. Le attività trainanti per l'occupazione includono:

  • La ristorazione, supportata dallo sviluppo turistico e dalla richiesta di esperienze personalizzate
  • I servizi alla persona e alla salute, tornati al centro delle priorità post-pandemia
  • Le costruzioni e i prodotti per l'edilizia, sostenuti dai bonus governativi
In questi comparti, l'accelerazione della domanda e la necessità di offrire consulenza, assistenza o servizi a valore aggiunto spiegano l'aumento degli addetti. Contemporaneamente, il personale delle attività retail è stato spinto a integrare competenze digitali, gestione omnicanale e relazione con una clientela sempre più informata.
Le nuove figure professionali nel retail devono sapersi destreggiare tra vendita fisica, supporto tecnologico, gestione di social e piattaforme online, manutenzione dei dati clienti e omnicanalità. Questa trasformazione rende indispensabile la formazione continua e la capacità di adattarsi a modelli di business più dinamici, dove la relazione umana rimane centrale ma si integra con processi digitalizzati.

Settori trainanti e in crisi: cibo, salute, cultura, abbigliamento

Nell'arco dell'ultimo decennio, la dinamica settoriale rivela una polarizzazione sempre più marcata. La ristorazione è l'unico comparto che mostra segnali di espansione strutturale sia in termini di punti vendita (+26,2%) sia di forza lavoro (+69,4%), trainata da turismo e nuove esperienze enogastronomiche. Anche la sanità, il beauty e i servizi legati al benessere rispondono a una domanda in costante crescita, complice l'attenzione alla salute personale emersa soprattutto dopo il periodo pandemico.

In netto contrasto, cultura e svago mostrano flessioni consistenti: le librerie e i negozi di dischi registrano un calo del 28%, rappresentando una perdita non solo commerciale ma di presidio culturale. Il tessile-abbigliamento e le calzature si riducono del 21,4%, vittime della concorrenza online e del cambiamento nello stile di vita dei consumatori. Meno colpiti ma comunque in sofferenza sono i settori legati all'arredo tradizionale, con le imprese di prossimità sostituite da catene standardizzate o vendite digitali. La seguente tabella mette a confronto le variazioni in alcuni dei principali settori:

Settore

Variazione unità locali (%)

Variazione addetti (%)

Ristorazione

+26,2

+69,4

Cultura e svago

-28,0

-

Tessile e abbigliamento

-21,4

-

Salute e cura persona

+17,3

+29,7

Questo andamento evidenzia la necessità di ridefinire politiche di sostegno e di formazione orientate sia alle nuove professionalità che alla difesa del patrimonio culturale e relazionale urbano.

Nord e Sud a confronto nella desertificazione commerciale

Le analisi Nomisma e Confcommercio mostrano un quadro differenziato: se nell'immaginario collettivo si pensa spesso a un Sud più fragile e colpito, in realtà il Mezzogiorno resiste meglio ai processi di desertificazione commerciale rispetto al Nord. In dettaglio:

  • Province del Sud come Trapani, Crotone, Napoli e Taranto segnano una maggiore tenuta del commercio locale, con alcune aree in crescita
  • Zone del Centro-Nord, incluse città come Bologna, Roma e Torino, appaiono invece più esposte alla chiusura delle unità locali, in parte per un mercato del lavoro più dinamico e costi immobiliari superiori
I dati evidenziano un divario attribuibile sia alla diversa struttura economica (più alternative occupazionali al Nord), sia alla capacità di assorbimento del mercato del lavoro locale. Anche il costo degli immobili gioca un ruolo rilevante: gli affitti crescono del 12,9% a livello nazionale, impattando soprattutto dove la redditività degli esercizi rimane bassa rispetto ai costi fissi.
Alla pressione economica si aggiungono fattori sociali e culturali, poiché nel Sud il negozio rappresenta più che altrove un presidio della vita di quartiere, con funzione di sicurezza e coesione.

Le nuove abitudini di consumo e il ruolo dell'e-commerce

Le abitudini di acquisto dei cittadini italiani hanno subito una trasformazione accelerata: la crescita dell'e-commerce, balzato a oltre 62 miliardi di euro nel 2025 (+7% sull'anno precedente), ha modificato lo scenario della distribuzione sia nei beni che nei servizi. Tra i principali cambiamenti degli ultimi anni:

  • La ricerca di comodità, rapidità e ampia gamma di scelta porta i consumatori ad affidarsi ai canali digitali anche per i prodotti di uso quotidiano
  • L'omnicanalità si afferma, con la possibilità di sperimentare soluzioni come click&collect, reso in store, delivery o locker point
  • I valori di responsabilità sociale e sostenibilità divengono determinanti soprattutto nelle nuove generazioni
  • Alla digitalizzazione si accompagna la tendenza a personalizzare l'esperienza d'acquisto, tra raccomandazioni su misura e promozioni pensate tramite l'analisi dei dati
L'impatto sulla rete fisica è evidente: le imprese che resistono sono quelle in grado di integrare la presenza online e offline, adottando strumenti digitali per comunicare, fidelizzare e offrire servizi a valore aggiunto. Tuttavia, il passaggio massiccio al digitale penalizza i segmenti deboli della popolazione privi di competenze digitali, rischiando di accentuare le differenze generazionali e territoriali.

La funzione sociale del commercio di prossimità

La chiusura dei negozi indipendenti va ben oltre la sfera economica, segnando una profonda trasformazione degli spazi urbani. Quando una bottega chiude si perde un presidio sociale, che assicurava relazioni, sicurezza e vitalità al vicinato. Le principali funzioni sociali che rischiano di indebolirsi includono:

  • Mantenimento dell'identità locale e della memoria collettiva
  • Presidio del territorio e contributo alla sicurezza urbana, disincentivando illegalità e isolamento dei quartieri
  • Promozione della socialità spontanea attraverso l'incontro informale e occasioni di dialogo
  • Supporto alle fasce più fragili della popolazione, come anziani e persone sole



Dott. Marco Castagna

Il Dott. Marco Castagna è un esperto consulente senior nel settore delle imprese con oltre 15 anni di esperienza. Laureato in Economia Aziendale, la sua competenza si estende alla consulenza strategica, gestione delle risorse e ottimizzazione dei processi aziendali, rendendolo una figura di riferimento per molte aziende in crescita. Residente a Venezia, Marco ha collaborato con diverse start-up...