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Come stanno andando le Olimpiadi Milano-Cortina a livello economico-sociale arrivati alla metà dei Giochi

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di Marcello Tansini pubblicato il

A metà delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, si delinea un quadro complesso tra impatto economico, boom turistico, trasformazioni urbane, sostenibilità, sicurezza e nuove sfide sociali per le città ospitanti.

La XXV edizione dei Giochi olimpici invernali ha raggiunto il suo giro di boa, offrendo una panoramica significativa su come le manifestazioni sportive possano incidere sul tessuto economico e sociale italiano. Milano e Cortina d’Ampezzo, unite in una partnership che coinvolge anche Verona, la Valtellina e la Val di Fiemme, vivono questi giorni come veri e propri laboratori di innovazione organizzativa e territoriale. Oltre 2,9 mila atleti da 93 Paesi sono scesi in pista di fronte a una platea internazionale di spettatori che, secondo le più recenti stime, ha superato i 2,5 milioni di presenze tra sedi di gara e fan village.

Il modello diffuso, che ha previsto la divisione degli eventi tra più località, si sta rivelando una scelta in grado di ridisegnare la percezione stessa della manifestazione olimpica, da evento esclusivo a patrimonio condiviso di più territori. A metà corsa, il saldo appare già molto evidente: crescita dei flussi turistici, incremento della domanda per strutture ricettive, maggiore attenzione alle ricadute sociali, ma anche nuove sfide su temi come sostenibilità, gestione delle infrastrutture e impatto immobiliare.

I dati raccolti in queste giornate testimoniano il ruolo assunto dall’appuntamento olimpico nell’accelerare processi di sviluppo, però non mancano criticità: dagli squilibri sociali locali alle questioni ambientali, passando per le difficoltà di gestione dei costi e perplessità sulla legacy a lungo termine. 

L’impatto economico delle Olimpiadi Milano-Cortina: numeri, investimenti e indotto

Le ricadute economiche prodotte dalla manifestazione sono state oggetto di monitoraggi serrati che vedono le stime oscillare tra 5,3 e 6,1 miliardi di euro di impatto aggregato. Le voci principali includono la spesa turistica (oltre 2,3 miliardi tra periodo olimpico e mesi successivi) e l’ampia mole di investimenti in infrastrutture. Il bilancio dei Giochi si suddivide, secondo le analisi Banca Ifis e Unimpresa, tra:

  • 1,1 miliardi di spesa diretta dei visitatori durante le competizioni
  • 1,2–1,4 miliardi di aumenti nei flussi turistici nei 12-24 mesi successivi
  • 3–3,2 miliardi destinati a infrastrutture e impianti sportivi
  • Ben 0,4 miliardi attribuibili a effetti moltiplicativi della spesa
La distribuzione territoriale mostra come Lombardia (52%), Veneto (34%) e Trentino-Alto Adige (14%) intercettino proporzioni significative dell’indotto, relative soprattutto a PIL e valore aggiunto prodotto dalle opere permanenti. Se a livello nazionale l’incidenza diretta delle spese si attesta intorno allo 0,3% del PIL, la percentuale sale all’1,6% nel Trentino-Alto Adige, dove il turismo legato alla neve è trainante.
Regione Impatto assoluto % su PIL
Lombardia 3,2 miliardi € 0,72%
Veneto 2,1 miliardi € 1,17%
Trentino-Alto Adige 0,8 miliardi € 1,60%

Dal punto di vista della gestione finanziaria, l’esperienza di Milano-Cortina si distingue per un controllo dei costi superiore rispetto a precedenti edizioni, ma con un carico di spesa pubblica che resta comunque elevato (oltre il 60% delle somme impegnate): un dato in linea con i grandi eventi internazionali. Tuttavia, la struttura privatistica della Fondazione organizzatrice e l’affidamento delle opere a enti pubblici hanno alimentato dibattiti su trasparenza e gestione delle risorse, sottolineati anche da diverse indagini giudiziarie in corso.

Turismo e spesa dei visitatori: boom di presenze, ricadute territoriali e climatiche

Il settore turistico ha registrato una crescita tangibile grazie al format diffuso e all’ampia copertura mediatica globalizzata. Solo a Milano si calcolano 400 mila presenze aggiuntive nel mese di febbraio, con hotel e strutture extralberghiere che comunicano tassi di occupazione tra l’85 e il 90%, superando i livelli abituali delle stagioni invernali. Le prenotazioni in tempo reale hanno confermato l’attività aumentata anche in piazze tradizionalmente meno coinvolte, come Verona e la stessa Venezia.

I dati sulle vendite dei biglietti evidenziano oltre 1,27 milioni di ticket staccati nella sola prima metà delle Olimpiadi, con sessioni sold out soprattutto per le nuove discipline e un pubblico internazionale composto in gran parte da europei del Nord e visitatori dal Nord America.

  • La spesa media giornaliera dei turisti stranieri è stimata tra 180 e 185 euro
  • Quella dei visitatori italiani varia tra 130 e 140 euro
  • Il settore della ricettività assorbe circa il 40% della spesa, seguito dalla ristorazione (22%)
Interessante notare come il modello di ospitalità diffusa abbia permesso di diluire i flussi, limitando fenomeni di sovraffollamento e rendendo le ricadute sul territorio più sostenibili. A ciò si aggiunge la previsione di uno zoccolo duro di turismo indotto, stimato in almeno 1,2 miliardi nei mesi post-olimpici grazie all’effetto vetrina internazionale.

Non mancano però effetti meno positivi: le nuove esigenze di spostamento e organizzazione hanno comportato un incremento degli spostamenti su gomma e un maggiore utilizzo di risorse idriche per l’innevamento artificiale, con impatti climatici oggetto di attenzione crescente.

Effetti sul mercato immobiliare e la vita quotidiana delle città ospitanti

L’impatto sul mercato immobiliare sta facendo registrare dinamiche eterogenee nelle aree coinvolte. Milano ha visto una crescita significativa nei canoni di affitto, con aumenti fino al 30% in quartieri come Santa Giulia, dove la domanda transitoria ha portato le locazioni a sfiorare i 950 euro mensili di media, rispetto ai 730 euro del 2020. A Cortina d’Ampezzo, l’offerta si è spostata verso affitti brevi per target turistici «benestanti», riducendo la disponibilità di abitazioni per le famiglie locali.

  • Nei centri alpini, il fenomeno degli affitti brevi vede molti proprietari orientarsi sulle due settimane olimpiche, con aspettative di guadagni spesso scontratesi con un’occupazione effettiva attorno al 45%.
  • I rincari hanno alimentato un rischio di spiazzamento delle fasce più deboli, mentre alcune municipalità stanno promuovendo l’utilizzo del patrimonio pubblico per housing sociale e studentati.
  • L’aumento dei valori immobiliari, stimato intorno al 10–12% in tutta la macroarea olimpica, porta sia vantaggi in termini di valorizzazione, sia preoccupazioni per l’accessibilità futura delle città e dei borghi coinvolti.
A influire sul quotidiano dei residenti concorrono anche nuovi servizi e una maggiore vivacità culturale, ma la crescita generalizzata dei costi pone interrogativi di lungo periodo sull’equilibrio sociale e sulla possibilità di ritorno alla normalità dopo la fine dell’evento.

Le opere infrastrutturali: costi, ritardi e legacy

Il programma infrastrutturale olimpico prevede quasi cento opere, tra impianti sportivi, viabilità e trasporti pubblici. Alla metà dei Giochi, solo il 40% delle opere è stato consegnato in forma definitiva, mentre le restanti risultano in corso d’opera o soggette a slittamenti, specie nei casi delle varianti stradali e delle cabinovie.

Le voci di spesa hanno subito importanti variazioni in corso d’opera, con sforamenti legati a rincari dei materiali, difficoltà tecniche legate al territorio e modifiche di programmi. La «pista da bob» di Cortina rappresenta il caso emblematico, con un incremento dei costi da 47 a oltre 130 milioni di euro e la necessità di ridefinire il progetto originario.

  • La Società Infrastrutture Milano-Cortina 2026 ha segnalato un aumento di 157 milioni (+4,6%) solo nei primi 10 mesi del 2025.
  • Il Veneto registra le maggiori variazioni assolute, seguito dal Trentino, malgrado la preesistenza di numerose strutture sportive già attrezzate.
La legacy delle infrastrutture mira a garantire vantaggi strutturali in termini di accessibilità viaria, miglioramento del patrimonio immobiliare e disponibilità duratura di una rete sportiva utilizzabile in ambito turistico e professionistico. Tuttavia, permangono incognite circa la gestione dopo l’evento, visti i costi annui di manutenzione attesi soprattutto per impianti come la pista di bob, potenzialmente fonte di debiti locali se sottoutilizzati.

Sicurezza, gestione del territorio e percezione sociale

L’organizzazione della sicurezza per i Giochi ha richiesto un dispiegamento senza precedenti di mezzi, agenti e tecnologie. Il piano triennale ha impegnato 6.000 agenti per la gestione delle cinque zone a più alta sorveglianza, l’istituzione di una no-fly zone e sistemi avanzati come droni e control rooms per la cybersicurezza.

  • Il piano sicurezza è costato 50 milioni di euro
  • È stata istituita una partnership con agenti federali statunitensi (HSI) per la protezione diplomatica di alcune delegazioni, esclusivamente alle sedi diplomatiche
  • Il Governo ha autorizzato ulteriori 200 milioni per promozione logistica e sicurezza territoriale
La percezione sociale della sicurezza risulta duale: da un lato maggiore tranquillità per chi vive e lavora intorno agli impianti, dall’altro critiche relative alle intrusioni e alle misure stringenti, cui si aggiungono le preoccupazioni delle autorità locali per l’impatto sulla sovranità operativa e il rischio di militarizzazione temporanea delle città.

Le principali conseguenze sociali: inclusione, divari e cambiamenti per i residenti

Sul piano sociale, l’evento ha prodotto effetti ambivalenti. Da un lato, il rafforzamento dell’offerta culturale e sportiva accresce il senso di orgoglio e l’accesso a nuove opportunità, grazie anche alla presenza di oltre 18.000 volontari e alla forte esposizione internazionale con circa 3 miliardi di spettatori stimati nel pubblico globale.

  • Molte strutture come i villaggi olimpici saranno riconvertite in residenze universitarie o housing sociale, migliorando la disponibilità di alloggi per studenti e categorie fragili
  • I prezzi di questi nuovi alloggi, tuttavia, suscitano dubbi sulla reale accessibilità per le famiglie locali
  • Permanendo un divario tra le fasce di popolazione «attratte» dall’evento e quelle in condizioni di disagio, colpite dall’aumento del costo della vita
La pressione mediatica e i grandi flussi influenzano la vita quotidiana, generando entusiasmo ma anche disagio per la difficoltà di spostamento e l’aumento di prezzi nei beni e servizi essenziali. Per una famiglia su dieci a Milano, la gestione delle spese registra criticità aggravate dalla domanda turistica e dai rincari del mercato immobiliare. L’equità sociale e la riduzione dei divari restano quindi obiettivi lontani dalla piena realizzazione.




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Marcello Tansini

Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...