Un amministratore di condominio di Torino è indagato per appropriazione indebita, riciclaggio e autoriciclaggio: secondo la Guardia di Finanza avrebbe sottratto circa un milione di euro tra il 2022 e il 2025. La storia dell’inchiesta e come tutelarsi.
C’è una domanda che ogni condomino dovrebbe farsi almeno una volta l’anno: dove finiscono davvero i soldi delle nostre quote? A Torino, una storia ancora al vaglio della magistratura mostra quanto la fiducia riposta in un amministratore di condominio possa trasformarsi, nell’ipotesi accusatoria, in un danno enorme per decine di famiglie. L’inchiesta della Procura di Torino riguarda un professionista accusato di aver svuotato i conti di diversi stabili e di aver speso quel denaro, tra le altre cose, per acquistare una barca.
Secondo la ricostruzione della Procura di Torino, coordinata dal sostituto procuratore Giuseppe Drammis, un amministratore di condominio torinese di 46 anni avrebbe prelevato circa un milione di euro dai conti correnti dei condomini tra il 2022 e il 2025. Il denaro sarebbe stato usato per acquistare auto, moto e perfino un’imbarcazione dal valore di circa 190 mila euro, che è stata sequestrata.
Le accuse contestate nei mesi scorsi sono appropriazione indebita, riciclaggio e autoriciclaggio. Si tratta di un fascicolo ancora in fase di indagini preliminari: nessuna condanna è stata pronunciata e, fino a una sentenza definitiva, vale la presunzione di innocenza per tutti gli indagati.
Tutto parte da un normalissimo cambio di gestione. Nel 2025 i condomini di un palazzo in via Pietro Cossa decidono di cambiare amministratore e, subentrato il nuovo professionista, si ritrovano a fare i conti con una gestione precedente giudicata disastrosa.
È il copione classico di molti casi di amministratori infedeli: il passaggio di consegne è il momento in cui i conti vengono letti con occhi nuovi, i saldi bancari vengono confrontati con i bilanci e le anomalie emergono. In questo caso, però, la vicenda non si ferma a un singolo edificio. Presto i condomini di altri 16 stabili si rivolgono alla Guardia di Finanza e le verifiche portano alla luce uno schema che si ripete identico palazzo dopo palazzo.
Questo è forse l’elemento più delicato dell’intera storia: la ripetitività del meccanismo è ciò che, secondo gli inquirenti, farebbe pensare a una condotta non occasionale ma sistematica. Per la Procura si tratterebbe infatti di un’operazione attentamente pianificata almeno dal 2022.
L’inchiesta non riguarda soltanto l’amministratore. Come riportato dal Corriere Torino, sono indagati anche il fratello, che fa il commercialista, la cognata e l’ex fidanzata. È proprio il coinvolgimento di soggetti vicini all’amministratore a spiegare la contestazione dei reati di riciclaggio e autoriciclaggio: gli inquirenti ipotizzano che il denaro sottratto non sia rimasto fermo, ma sia stato movimentato e reinvestito per renderne più difficile la tracciabilità.
Anche per i familiari e per l’ex compagna vale, naturalmente, la presunzione di non colpevolezza. Sarà il prosieguo dell’indagine, e un eventuale processo, a stabilire quali condotte siano effettivamente riconducibili a ciascuno.
Un passaggio importante riguarda le misure cautelari. A luglio la Procura aveva chiesto il sequestro preventivo di circa 900 mila euro e gli arresti domiciliari per l’amministratore, richieste poi respinte dal gip. Il giudice non ha ritenuto sufficientemente provati, in quella fase, i reati di riciclaggio e autoriciclaggio.
Questo dettaglio è utile per comprendere lo stato reale del procedimento. Il rigetto della misura cautelare non equivale a un’assoluzione, né chiude l’inchiesta: significa che, allo stato degli atti e per quel tipo di richiesta, il gip ha giudicato non adeguato il quadro indiziario su alcuni capi d’accusa. Le indagini proseguono e il quadro potrà cambiare, in un senso o nell’altro.
Per capire la gravità delle contestazioni, conviene chiarire i reati in gioco:
L’appropriazione indebita (articolo 646 del codice penale) scatta quando chi ha già il possesso di denaro o di beni altrui se ne appropria per ottenere un ingiusto profitto. L’amministratore di condominio, che gestisce le quote versate dai condomini, si trova esattamente in questa posizione: ha la disponibilità del denaro, ma non ne è il proprietario. Quando il reato è commesso con abuso di relazioni di ufficio o di prestazione d’opera, come nel caso di chi svolge un incarico fiduciario, può essere contestata un’aggravante che comporta pene più severe.
Il riciclaggio (articolo 648 bis) riguarda chi sostituisce, trasferisce o ostacola l’identificazione della provenienza illecita di denaro o beni derivanti da un altro delitto. L’autoriciclaggio (articolo 648 ter.1) è invece la condotta di chi, dopo aver commesso o concorso a commettere il reato presupposto, impiega quel denaro in attività economiche, finanziarie o speculative in modo da ostacolarne concretamente l’origine. Acquistare beni di valore, come veicoli o imbarcazioni, può essere letto dagli inquirenti proprio in questa chiave, ma serve la prova che l’operazione fosse concretamente idonea a occultare la provenienza del denaro.
Casi come quello torinese mettono in luce alcune fragilità strutturali nella gestione dei condomini, che non dipendono dalla categoria professionale in sé, composta in larghissima parte da professionisti corretti, ma da meccanismi di controllo spesso troppo deboli.
La scarsa partecipazione dei condomini. In molte assemblee si approvano i bilanci senza un’analisi approfondita, affidandosi alla fiducia nell’amministratore. Un rendiconto ben presentato può nascondere uscite anomale che nessuno ha il tempo o la competenza di verificare.
La gestione di più condomini contemporaneamente. Chi amministra decine di stabili movimenta molto denaro. Se i conti non sono rigorosamente separati e tracciabili, il rischio di commistioni, volontarie o meno, aumenta.
La mancanza di verifiche periodiche indipendenti. Il revisore dei conti condominiale esiste, ma viene nominato di rado. Un controllo esterno regolare resta uno dei deterrenti più efficaci.
Chi vive in un condominio ha degli strumenti specifici per tutelarsi, come:
Per questo, nel raccontare storie come questa, è fondamentale mantenere un equilibrio: da un lato dare conto della gravità dei fatti ipotizzati e del danno potenziale per le persone coinvolte, dall’altro rispettare la presunzione di innocenza e la distinzione tra ipotesi accusatoria e accertamento giudiziale.
Al di là dell’esito giudiziario, il caso di Torino lascia un messaggio chiaro: la trasparenza nella gestione condominiale non è un optional. Un amministratore serio non teme i controlli, anzi li favorisce, perché dimostrano la correttezza del proprio operato. Per i condomini, informarsi, partecipare alle assemblee e chiedere chiarimenti sui conti è il modo più concreto per proteggere il proprio denaro.
Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...