C'è stato un tempo, non troppo lontano, in cui arrivare su una scogliera al calare del sole significava solo trovare un posto libero dove sedersi. Oggi, in un numero crescente di località italiane, prima di scattare quella foto bisogna passare da un tornello, una app di prenotazione o una biglietteria automatica. Il tramonto resta gratis, certo. Ma il punto esatto da cui guardarlo, sempre più spesso, no.
Non è una provocazione: è quello che sta succedendo davvero lungo alcune delle coste più fotografate d'Italia, dove i Comuni hanno iniziato a trasformare i belvedere più iconici, quelli che ogni estate riempiono i feed di Instagram, in vere e proprie attrazioni a pagamento, con biglietti, fasce orarie e limiti di accesso.
Da luogo pubblico a esperienza a pagamento
Il caso più emblematico è quello della Scala dei Turchi, la scogliera di marna bianca vicino ad Agrigento diventata negli anni uno dei luoghi più fotografati della Sicilia. Fino a poco tempo fa l'accesso era libero. Oggi, per camminare su quella superficie candida che sembra uscita da un altro pianeta, serve un biglietto: sei euro a persona, un tetto massimo di visitatori al giorno e ingressi scaglionati in piccoli gruppi ogni venti minuti. Il Comune di Realmonte ha motivato la scelta con l'esigenza di proteggere una roccia fragile, erosa dal continuo passaggio di turisti, ma il risultato pratico è che quello scorcio, un tempo semplicemente lì per chiunque passasse, oggi genera un flusso di entrate stabile per le casse comunali.
Non è un episodio isolato. In Salento, per raggiungere la Grotta della Poesia, la piscina naturale color turchese diventata celebre proprio grazie ai social, è obbligatorio un biglietto da cinque euro, riservato ai non residenti, che finanzia la gestione e la tutela dell'area archeologica circostante. Anche in questo caso la logica dichiarata è ambientale: contenere i flussi per salvare un ecosistema che il successo mediatico rischiava di travolgere.
Le ragioni dei comuni
Dietro la scelta di far pagare l'accesso a uno scorcio panoramico ci sono ragioni che si intrecciano tra loro, e non tutte hanno a che fare con il profitto diretto:
- Tutela ambientale reale: superfici rocciose, dune, falesie e piscine naturali si consumano fisicamente sotto il passaggio di decine di migliaia di persone l'anno; limitare gli accessi e farli pagare permette di finanziare manutenzione, vigilanza e monitoraggio geologico.
- Gestione dei flussi turistici: un sistema a prenotazione o a numero chiuso evita gli assembramenti che negli ultimi anni hanno reso alcuni luoghi letteralmente inaccessibili nelle ore di punta, soprattutto al tramonto.
- Nuova voce di bilancio per i piccoli Comuni: molte di queste località sono centri con poche migliaia di abitanti, per i quali un flusso costante di biglietti rappresenta un'entrata significativa rispetto alle dimensioni del bilancio comunale.
- Finanziamento di servizi turistici: gli incassi vengono spesso reinvestiti in parcheggi, sentieri, cartellonistica, telecamere di sorveglianza e presidi di sicurezza, altrimenti difficili da sostenere con i soli fondi ordinari.
- Effetto involontario di "instagrammabilità": paradossalmente, più un luogo diventa virale sui social, più cresce la pressione turistica che giustifica, agli occhi dell'amministrazione, l'introduzione di un ticket.
Il confine sottile tra tutela e spettacolarizzazione
Non tutti guardano a questa tendenza con favore. C'è chi fa notare che trasformare una scogliera o una piscina naturale in un'attrazione con tornello, orari di apertura e listino prezzi rischia di
snaturare il senso stesso di quei luoghi, che restano beni paesaggistici pubblici prima ancora che mete turistiche. Il dibattito, del resto, non riguarda solo i piccoli borghi: già da anni si discute se le città d'arte più affollate debbano poter introdurre veri e propri biglietti d'ingresso, sul modello del contributo di accesso già sperimentato a Venezia, ma per ora la normativa italiana non prevede basi giuridiche generali per farlo al di fuori di casi specifici.
Alcuni elementi aiutano a capire dove si sta spostando il confine tra gestione sostenibile e vera e propria monetizzazione del panorama:
- La differenza tra tassa di soggiorno e ticket d'ingresso: la prima si paga pernottando in una struttura ricettiva e finanzia servizi turistici generali; il secondo si paga per accedere fisicamente a un singolo luogo, anche solo per un'ora, indipendentemente da dove si dorme.
- Il ruolo dei residenti: quasi tutti questi sistemi prevedono l'ingresso gratuito per chi vive nel Comune, un modo per distinguere il turista occasionale dalla comunità locale che quel paesaggio lo vive tutto l'anno.
- La tentazione della tariffa "su misura": alcuni Comuni hanno introdotto anche pass speciali, molto più costosi, per chi vuole usare quei luoghi per shooting fotografici o produzioni commerciali, riconoscendo implicitamente che quello scorcio ha un valore economico autonomo, al di là della semplice visita.
- Il rischio di episodi di favoritismo: la stessa Scala dei Turchi è finita al centro di polemiche dopo che alcuni turisti hanno lamentato una chiusura temporanea dell'area coincisa con la presenza di un'influencer, a dimostrazione di quanto il tema dell'accesso regolamentato sia oggi anche una questione di percezione pubblica e trasparenza.
Un modello destinato a diffondersi
Che lo si guardi come una misura di buon senso ambientale o come l'ennesimo segno della
trasformazione del paesaggio in prodotto, la tendenza sembra ormai avviata. Con l'aumento costante dei flussi turistici lungo le coste italiane e la crescente capacità dei social network di rendere virale, nel giro di poche settimane, anche il belvedere più sconosciuto, sempre più amministrazioni locali stanno valutando soluzioni simili: prenotazioni obbligatorie, tetti massimi di visitatori, biglietti differenziati tra residenti e turisti.
Il paradosso è tutto qui: il tramonto, per definizione, è lo spettacolo naturale più democratico che esista, uguale per chiunque alzi lo sguardo. Ma il posto migliore da cui guardarlo, quello studiato apposta per la foto perfetta, sta lentamente diventando un bene scarso e a pagamento.
Leggi anche
Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...