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Condono edilizio, gli ultimi sviluppi in Manovra Finanziaria. Cosa significa che diventato un ODG

di Marianna Quatraro pubblicato il
Condono edilizio ultimi sviluppi Manovra

E' stato convertito lemendamento sul condono edilizio per la riapertura dei termini della sanatoria edilizia 2003 in un ordine del giorno: cosa comporta ed effetti pratici

Nel dibattito politico nazionale il tema della regolarizzazione edilizia torna prepotentemente al centro dell’attenzione, in seguito ai recenti sviluppi nel percorso parlamentare della Manovra Finanziaria 2026. La discussione si concentra sulla possibilità di riaprire i termini della sanatoria relativa agli abusi edilizi, introdotta originariamente nel 2003, con particolare riferimento alle numerose pratiche ancora sospese, soprattutto in alcune regioni come la Campania.

L’emendamento sottoposto all’esame della Commissione Bilancio del Senato aveva l’obiettivo di consentire a cittadini rimasti esclusi dalla sanatoria del 2003 di ottenere finalmente chiarezza e regolarità delle proprie posizioni immobiliari. Tuttavia, questa proposta ha subito una significativa trasformazione, venendo convertita da misura di legge a semplice ordine del giorno, a seguito delle pressioni politiche e dello stallo parlamentare verificatosi nella fase finale dei lavori sulla manovra.

Dal condono edilizio all’Ordine del Giorno: cosa è successo in Commissione Bilancio

Nel corso delle ultime intense giornate di lavori in Commissione Bilancio al Senato per la Manovra 2026, l’attenzione si è concentrata su un emendamento finalizzato a riaprire i termini della sanatoria edilizia prevista dal provvedimento varato nel 2003. Questa proposta, firmata da esponenti della maggioranza ed esplicitamente indirizzata a risolvere alcune delle situazioni più controverse rimaste in sospeso per migliaia di cittadini, aveva generato un vero confronto politico, interno e trasversale.

La reazione delle opposizioni non si è fatta attendere: sono stati minacciati ostruzionismi e sollevati dubbi sulla legittimità e sull’opportunità di affrontare un tema così delicato in coda alla sessione di bilancio, soprattutto senza un adeguato approfondimento sulle ricadute urbanistiche e ambientali. La proposta di riapertura, secondo le forze contrarie, avrebbe comportato il rischio di legittimare abusi, minando i princìpi della legalità e del governo del territorio.

Dopo ore di tensione e trattative, la soluzione individuata all’interno della maggioranza ha portato a trasformare l’emendamento in un ordine del giorno, cioè in un atto privo di forza vincolante diretta che si limita a impegnare l’esecutivo a valutare futuri interventi sul tema.

Questo passaggio ha permesso di superare lo stallo istituzionale e di portare la Manovra 2026 all’Aula del Senato nei tempi previsti. Al tempo stesso, la decisione ha lasciato aperte numerose questioni interpretative e pratiche, sia per i proprietari di immobili coinvolti sia per gli operatori del settore e le amministrazioni comunali.

Il ruolo delle opposizioni e la mediazione politica

All’interno dell’iter parlamentare, le forze di opposizione sono state protagoniste nello scontro: Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Italia Viva, Alleanza Verdi e Sinistra hanno espresso netto dissenso verso una misura giudicata “premiale” nei confronti degli abusi edilizi. A loro avviso, la riapertura della sanatoria avrebbe rischiato di riproporre la cosiddetta “stagione dei condoni”, alimentando percezioni di disparità verso chi ha sempre rispettato le regole edilizie.

I rappresentanti delle opposizioni hanno contestato la tempistica e le modalità di presentazione della proposta, ritenendo inaccettabile inserire all’ultimo minuto un tema così divisivo all’interno di un provvedimento finanziario. La minaccia di un ostruzionismo a oltranza, che avrebbe potuto bloccare i lavori di approvazione della Manovra, ha costretto la maggioranza a una mediazione. L’accordo è stato quindi raggiunto attraverso la conversione della proposta in un OdG. 

Cos’è un Ordine del Giorno e quali effetti pratici ha

L’Ordine del Giorno (OdG) è uno strumento di indirizzo politico che può essere utilizzato durante l’iter parlamentare per impegnare il Governo a tenere una determinata linea su un argomento specifico. A differenza degli emendamenti, che modificano direttamente il testo delle leggi, l’OdG non ha effetto vincolante automatico ma rappresenta una direttiva d’indirizzo.

Nel caso in esame, la trasformazione della proposta di sanatoria in OdG impedisce qualsiasi modifica immediata della normativa edilizia. Il Governo potrà decidere, a suo insindacabile giudizio, se e come darvi seguito attraverso futuri interventi legislativi o regolamentari. In effetti, spesso gli OdG approvati possono essere accolti solo come raccomandazione e, nella prassi parlamentare, rappresentano talvolta un modo per rasserenare il clima politico senza introdurre obblighi determinanti per l’esecutivo.

Va sottolineato che, se il Governo ritiene contrario al proprio programma un OdG approvato, può anche scegliere di non darvi attuazione senza conseguenze giuridiche. Questo strumento quindi ha più un valore politico e di principio che pratico.

Conseguenze della trasformazione: cosa cambia per proprietari e cittadini

La decisione di convertire l’emendamento sulla sanatoria edilizia in un ordine del giorno comporta effetti pratici rilevanti per tutte le persone interessate all’esito della vicenda:

  • Nessun effetto immediato sulla normativa: La riapertura dei termini della sanatoria del 2003 non trova applicazione concreta nella legge di Bilancio appena votata. Tutti coloro che speravano nella possibilità di regolare vecchie situazioni edilizie restano, al momento, in attesa di sviluppi successivi.
  • Continuità nei procedimenti amministrativi: I Comuni e le amministrazioni locali non saranno chiamati a riesaminare le pratiche relative agli abusi edilizi del passato, e il quadro normativo resta quello vigente prima della presentazione dell’emendamento.
  • Sospensione delle aspettative: Per chi aveva già effettuato versamenti o presentato istanze di regolarizzazione ai sensi della legge 326/2003, la situazione rimane invariata, in particolare nelle regioni dove la sanatoria non era stata completamente attuata (ad esempio, la Campania).
Sul fronte patrimoniale e immobiliare, le implicazioni sono molteplici:
  • Permane l’incertezza per vecchie difformità edilizie: Gli immobili interessati permangono in una condizione di sospensione giuridico-amministrativa, con le consuete difficoltà nell’accesso a mutui e compravendite laddove persista un’irregolarità formale.
  • Impatto sulla pianificazione: I professionisti del settore restano in una situazione di attesa, senza poter pianificare con certezza nuove attività connesse alla regolarizzazione dei patrimoni edilizi pregressi.

Implicazioni future: il condono edilizio rimane un tema aperto?

L’attuale esito parlamentare non segna la fine del confronto sul tema della regolarizzazione edilizia, che rimane una questione aperta nel panorama legislativo italiano. L’adozione di un ordine del giorno, per quanto inefficace sul piano operativo immediato, mantiene alta l’attenzione sulle migliaia di pratiche ancora non definite e sulle esigenze di certezza giuridica reclamate da cittadini e operatori immobiliari.

Nel prossimo futuro, non si possono escludere nuove proposte di legge o misure specifiche per sanare posizioni pendenti, anche alla luce delle pressioni provenienti da territori particolarmente colpiti, come quello campano. La vicenda dimostra inoltre che il tema delle regolarizzazioni edilizie resta un nodo strategico per la governance del territorio, la tutela ambientale e l’equilibrio tra legalità e interessi economici.

La discussione attuale evidenzia, inoltre, la difficoltà di trovare soluzioni condivise tra le diverse forze politiche:

  • Da un lato, permane la richiesta di dare risposta a chi, in buona fede, è rimasto escluso dagli effetti della sanatoria del 2003.
  • Dall’altro, si fa sentire la necessità di evitare “sanatorie a pioggia” che possano incentivare nuovi abusi o sfiduciare chi ha operato in regola.

Manovra Finanziaria 2026 e casa: altri principali provvedimenti correlati

Accanto al dibattito sulla sanatoria, la Manovra Finanziaria 2026 contiene una serie di misure direttamente e indirettamente connesse al settore immobiliare e alla gestione degli immobili, come:
  • ISEE e prima casa: L’innalzamento della soglia delle franchigie e della scala di equivalenza fino a 91.500 euro consente a molte famiglie proprietarie della prima abitazione di usufruire più facilmente di bonus e agevolazioni sociali, alleggerendo il peso fiscale sugli immobili principali.
  • Affitti brevi turistici: Cambiano le modalità di tassazione: oltre i due immobili concessi in locazione si applica la qualifica di reddito d’impresa, mentre l’aliquota rimane al 21% per la prima casa e sale al 26% per le ulteriori unità abitative locate per finalità turistiche.
  • Piano casa ridimensionato: Le risorse disponibili per il Piano Casa sono ridotte a 200 milioni di euro per il biennio 2026-2027, con potenziali effetti sulla capacità di intervento in edilizia residenziale pubblica e sociale.
  • Rifinanziamento grandi opere: Confermata la rimodulazione degli stanziamenti per il Ponte sullo Stretto di Messina, spostando l’onere finanziario sugli anni dal 2032 in avanti.
  • Incentivi alle imprese: Prorogate le agevolazioni per la “Transizione 4.0 e 5.0” a supporto della digitalizzazione e dell’innovazione nell’edilizia e nell’industria, con meccanismi di credito d’imposta rafforzati.
  • Cambiamenti su previdenza complementare e Tfr: Dal 1° luglio 2026, per i lavoratori neoassunti nelle imprese private scatta l’adesione automatica ai fondi di previdenza complementare, con una finestra di rinuncia di 60 giorni.