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Conguagli Stipendi 2026, quanto si può perdere nello stipendio di Gennaio? Calcoli ed esempi

di Marianna Quatraro pubblicato il
Conguagli Stipendi 2026 quanto perdere s

Come cambia, riducendosi, la busta paga dei lavoratori dipendenti per effetto del conguaglio fiscale di fine anno

Gennaio 2026 porta con sé importanti novità in materia di buste paga, generate dalle ultime riforme fiscali e dai classici meccanismi di fine anno. Molti lavoratori attendono questo mese per verificare il reale impatto delle nuove normative sul proprio stipendio netto. L’avvio delle nuove regole fiscali e l’applicazione dei conguagli fa sì che la prima busta paga dell’anno sia spesso diversa dalle precedenti. Questa differenza non riguarda solo piccoli aggiustamenti, ma potrebbe tradursi in diminuzioni significative sul netto percepito, soprattutto per alcune fasce di lavoratori.

Cos’è il conguaglio fiscale di fine anno e come funziona in busta paga

Al termine di ogni anno fiscale, il datore di lavoro svolge il ricalcolo complessivo delle imposte dovute dal dipendente sull’intero reddito annuo. Questo processo, noto come conguaglio fiscale, mira a correggere eventuali differenze tra l’imposta trattenuta mensilmente e quella effettivamente dovuta secondo la normativa vigente. 


Il calcolo tiene conto di tutte le voci che compongono il reddito: stipendi, mensilità aggiuntive, premi, straordinari e indennità accessorie, applicando le aliquote progressive IRPEF e aggiustando le detrazioni spettanti per lavoro dipendente e carichi familiari. 
 

La funzione principale del conguaglio è garantire che il totale delle tasse versate sia conforme rispetto al reddito realmente percepito nell’anno solare. Durante l’anno, infatti, le trattenute vengono calcolate su un reddito presuntivo, stimato in base alle informazioni disponibili fino a quel momento. Se nel corso dell’anno si verificano aumenti di stipendio, premi straordinari o altre variazioni non previste all’inizio, il conguaglio serve a bilanciare la situazione:

  • conguaglio a debito: il lavoratore ha versato meno tasse e si ritroverà una trattenuta extra nella busta paga di dicembre o gennaio;
  • conguaglio a credito: le tasse versate superano il dovuto e il dipendente riceve un rimborso.
Il conguaglio non riguarda solo l’IRPEF, ma anche bonus, trattamenti integrativi e detrazioni. Oltre a correggere la quota d’imposta, può comportare la revisione di agevolazioni percepite in corso d’anno, che potrebbero essere in parte da restituire. 

Taglio del cuneo fiscale, detrazioni e bonus: chi rischia di dover restituire fino a 1.000 euro

Una delle preoccupazioni principali del 2026 riguarda la restituzione di importi ottenuti come bonus e detrazioni per il taglio del cuneo fiscale. Questa misura, pensata per alleggerire il divario tra stipendio lordo e netto, ha visto nel 2025 e 2026 una nuova modalità di erogazione: non più come sconto diretto sui contributi, ma come trattamento integrativo e detrazione fiscale su base annua.

La differenza di calcolo rispetto agli anni precedenti comporta che, al termine dell’anno, il datore di lavoro debba verificare se il lavoratore ha realmente mantenuto i requisiti necessari per il beneficio. La platea più a rischio comprende chi nel corso del 2025 ha visto crescere il proprio reddito oltre le soglie previste, magari grazie ad aumenti contrattuali, premi, straordinari o cambi di livello. Il meccanismo funziona così:

  • Fino a 20.000 euro di reddito: spetta un trattamento integrativo commisurato a specifiche percentuali, in forma di bonus esente.
  • Tra 20.000 e 32.000 euro: si accede a una detrazione fissa di 1.000 euro.
  • Da 32.000 a 40.000 euro: la detrazione diminuisce progressivamente fino ad azzerarsi a 40.000 euro.
Il rischio maggiore riguarda chi ha percepito il beneficio in via presuntiva ma, in sede di conguaglio, supera anche solo di poco la soglia limite: in questi casi, tutto l’ammontare di bonus o detrazioni spettante può dover essere restituito, per importi che possono arrivare a 1.000 euro (o anche di più sommando altre agevolazioni). Il recupero avviene tramite trattenuta diretta sulla busta paga di gennaio o, se l’importo supera i 60 euro, con rateizzazione su più mesi. 

Un elemento di novità rispetto al passato è che la perdita riguarda anche chi, per la prima volta nel 2025, ha usufruito di questi benefici senza essere a piena conoscenza delle condizioni restrittive, non avendo magari presentato l’eventuale rinuncia preventiva. Questo scenario accentua il rischio di importanti riduzioni sullo stipendio di gennaio per chi lavora all’interno della fascia di reddito tra 20.000 e 40.000 euro.

Quando e perché si deve restituire il trattamento integrativo (bonus 100 euro)

Il cosiddetto bonus 100 euro, noto come trattamento integrativo o ex bonus Renzi, continua a rappresentare una voce significativa nella busta paga dei dipendenti con redditi medio-bassi. La normativa 2026 prevede che questo bonus venga erogato ogni mese ai lavoratori con redditi fino a 15.000 euro per l’importo pieno, e in misura gradualmente decrescente fino a 28.000 euro. Superata questa soglia, il bonus si azzera automaticamente.

Nel conteggio annuale, il trattamento integrativo può risultare più o meno elevato rispetto a quanto realmente spettante, in funzione delle variazioni avvenute nel reddito (come aumenti, premi, straordinari o trasferte non previste). Il conguaglio fiscale di fine anno rappresenta il momento in cui il sostituto d’imposta accerta se il bonus è stato corrisposto nella giusta misura.
Se il reddito effettivo risulta superiore a quanto preventivato, il lavoratore è tenuto a restituire la quota percepita in eccesso.

Esiste anche l’ipotesi opposta, nel caso di minore reddito o mesi di assenza, ovvero il recupero in positivo della quota non erogata nei mesi precedenti. Per importi da restituire inferiori a 60 euro, il prelievo avviene in un’unica soluzione. Se la somma supera questa soglia viene dilazionata, generalmente in otto rate mensili dal primo cedolino utile successivo al conguaglio.

Il beneficio, massimo 1.200 euro annui nel 2026, può quindi trasformarsi in un debito verso il fisco, da restituire interamente se il reddito annuo sfora i parametri. È possibile, per chi prevede variazioni rilevanti di reddito, rinunciare preventivamente al trattamento integrativo o chiedere la sua erogazione solo a saldo, evitando così spiacevoli sorprese in sede di conguaglio.

I nuovi scaglioni IRPEF 2026 e le modifiche alle detrazioni: effetti sullo stipendio di gennaio

La riforma introdotta dalla Manovra Finanziaria 2026 interviene sulla struttura delle aliquote IRPEF e sulle principali detrazioni fiscali:

  • Primo scaglione: aliquota al 23% fino a 28.000 euro di reddito;
  • Secondo scaglione: aliquota ridotta dal 35% al 33% dai 28.000 ai 50.000 euro;
  • Terzo scaglione: aliquota confermata al 43% oltre i 50.000 euro.
L’intervento più vistoso riguarda la riduzione di due punti sulla fascia 28.000-50.000 euro, con un risparmio massimo di 440 euro annui. Oltre tale cifra, il beneficio si azzera progressivamente fino a scomparire per i redditi sopra 200.000 euro, sui quali si applica una riduzione forfettaria di 440 euro sulle detrazioni. 

Per i lavoratori al di sotto dei 28.000 euro, le novità IRPEF non generano cambiamenti rispetto alla situazione 2025, mentre tra 28.000 e 50.000 euro il taglio dell’aliquota determina un aumento netto in busta paga, anche se modesto (tra 20 e 37 euro al mese a seconda della retribuzione). 
 

Le modifiche sulle detrazioni riguardano soprattutto carichi familiari e spese detraibili al 19%: per i redditi sopra i 200.000 euro alcune detrazioni vengono ridotte, mentre per il resto dei contribuenti non ci sono peggioramenti rispetto all’anno precedente. 
Va sottolineato che l’impatto reale sullo stipendio dipende anche da altri fattori, come l’applicazione del trattamento integrativo, delle nuove detrazioni e degli eventuali bonus spettanti o da restituire tramite il conguaglio.

Calcoli, simulazioni ed esempi concreti di perdita nello stipendio di gennaio 2026

Per comprendere meglio l’impatto delle nuove regole, riportiamo le simulazioni basate sulle tabelle ufficiali e su calcoli divulgati da fonti istituzionali. Di seguito una rappresentazione dei principali casi:

Reddito annuo lordo Risparmio/perdita da nuova IRPEF Possibile somma da restituire a gennaio (bonus/detrazioni)
19.000 € 0 € Fino a 900 €
25.000 € 0 € Fino a 1.000 €
30.000 € 40 € di risparmio Fino a 1.000 €
35.000 € 140 € di risparmio Da 0 a 1.000 €
40.000 € 240 € di risparmio 0 €
50.000 € 440 € di risparmio 0 €

Ad esempio, chi ha ricevuto nel 2025 il beneficio massimo derivante dal taglio del cuneo e solo a dicembre ha superato la soglia attraverso straordinari o premi imprevisti potrà dover restituire il bonus in un’unica soluzione (fino a 1.000 euro).

Un lavoratore con retribuzione annua di 32.000 euro che, dopo contratto integrativo o bonus di fine anno, si ritrova un reddito effettivo di 40.500 euro, vedrà azzerarsi il diritto al beneficio e troverà una trattenuta a debito nel cedolino di gennaio.

Per il trattamento integrativo, chi supera i 15.000 euro dovrà restituire l’eventuale somma indebitamente percepita, fino a un massimo di 1.200 euro per chi aveva raggiunto più mensilità in eccesso. Questi casi sono tutt’altro che sporadici, poiché i calcoli vengono effettuati su base annuale solo nella fase di conguaglio.