Il correttivo al Conto Termico 3.0 cambia fondi, prenotazioni e obblighi documentali. Cosa devi sapere se stai pensando a caldaia o infissi.
Il Conto Termico 3.0 è entrato in vigore da meno di dieci mesi e ha già bisogno di una revisione. Il 22 ottobre 2026 la Conferenza Unificata ha dato l’intesa sullo schema di decreto correttivo predisposto dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). Il testo interviene su fondi, modalità di prenotazione, requisiti tecnici e controlli del GSE.
Per chi sta valutando di cambiare il generatore di calore o sostituire le finestre, il punto è capire quali novità lo riguardano davvero e se conviene muoversi subito o attendere. Vediamo il quadro nel dettaglio.
Il Conto Termico è un incentivo in conto capitale, gestito dal GSE, che rimborsa una quota delle spese sostenute per interventi di efficienza energetica e per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili. La versione 3.0 si basa sul DM 7 agosto 2025 e prevede un contributo che può arrivare fino al 65% delle spese ammissibili, a seconda dell’intervento e del beneficiario.
Il meccanismo ha avuto grande successo, forse troppo. Nel solo mese di febbraio 2026 sono arrivate al GSE 1.547 istanze per circa 1,3 miliardi di euro, a fronte di un plafond annuo di 900 milioni. A marzo il PortalTermico è stato sospeso e le prenotazioni sono state bloccate. Il portale ha riaperto il 13 aprile 2026, ma con il solo accesso diretto, cioè la richiesta presentata a lavori conclusi.
Il problema individuato dal Ministero è chiaro: le prenotazioni delle pubbliche amministrazioni, in particolare dei piccoli Comuni incentivati al 100%, rischiavano di assorbire l’intero plafond nazionale, penalizzando famiglie e imprese che realizzano lavori subito cantierabili. Il correttivo nasce per riequilibrare le risorse e rendere il sistema più controllabile.
No, non ancora. Dopo l’intesa in Conferenza Unificata servono l’adozione definitiva da parte del Ministro e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Finché ciò non avviene, restano valide le regole attuali. Le Regioni e l’ANCI hanno inoltre avanzato proposte di modifica, non vincolanti, che potrebbero o meno essere recepite. Il testo finale potrebbe quindi differire in alcuni dettagli da quello oggi in circolazione.
Il tetto di spesa resta di 900 milioni di euro annui. Cambia il modo in cui viene ripartito.
Oggi esiste una divisione fissa tra pubbliche amministrazioni e privati. Il correttivo la sostituisce con una riserva minima di 300 milioni per ciascuna delle due categorie e con una quota contendibile per la parte restante. In pratica, nessuno dei due gruppi può restare senza risorse, ma chi è più veloce può accedere al resto.
Sono previsti anche limiti alle prenotazioni. Secondo le ipotesi circolate, al raggiungimento della soglia complessiva dei 900 milioni, e per i 60 giorni successivi, non sarebbe più possibile inserire nuove prenotazioni: resterebbe aperto solo l’accesso diretto a fine lavori. Un meccanismo analogo scatterebbe se una singola categoria saturasse la propria quota. Per le PA le prenotazioni non potrebbero superare il 50% delle risorse loro destinate.
Cosa significa per un privato? Chi cambia caldaia o infissi accede quasi sempre con la modalità diretta, cioè dopo i lavori. Per lui il correttivo è in buona parte una garanzia di stabilità: con una riserva minima di 300 milioni, il rischio di vedere esaurito il fondo per colpa delle prenotazioni pubbliche si riduce sensibilmente.
La modifica più discussa sul fronte pubblico riguarda i Comuni fino a 15.000 abitanti. Oggi possono ottenere il 100% delle spese ammissibili. Con il correttivo il contributo pieno resterebbe solo per il primo intervento, mentre per quelli successivi scenderebbe all’80%.
Questo non tocca direttamente i privati, ma spiega la logica dell’intera revisione: evitare che pochi soggetti con aliquote molto elevate consumino il fondo a danno di tutti gli altri.
Le novità più concrete del Conto Termico 3.0 per il cittadino riguardano chi sostituisce gli infissi. Il correttivo estende l’obbligo di diagnosi energetica ante intervento e di APE (attestato di prestazione energetica) post intervento anche a:
Perché questa scelta? Il GSE vuole poter verificare che l’intervento produca un reale miglioramento energetico dell’edificio e non sia una semplice sostituzione estetica. È una misura di qualità e controllo, ma ha un effetto pratico: più burocrazia e qualche centinaio di euro in più di costi tecnici, da mettere in conto prima di firmare il preventivo.
Per chi sta già pensando di cambiare le finestre, il consiglio è verificare con il tecnico se l’intervento rientra nelle soglie di esenzione e, se possibile, programmare i lavori tenendo conto della documentazione richiesta.
Il correttivo non stravolge le regole per chi cambia il generatore di calore, ma introduce aggiustamenti tecnici che è bene conoscere, come:
Immobili D/7. Il correttivo prevede l’esclusione dagli incentivi degli immobili di categoria D/7 (fabbricati costruiti per esigenze industriali), un chiarimento che interessa soprattutto le imprese.
La novità più discussa, e forse la meno nota al grande pubblico, riguarda i controlli. Il correttivo stabilisce che il GSE potrà recuperare gli incentivi indebitamente percepiti anche dal mandatario all’incasso, cioè da chi incassa il contributo per conto del beneficiario. Il mandatario risponderebbe in solido nei limiti delle somme riscosse.
Il caso tipico è quello dell’installatore o della ESCo che propone lo sconto immediato in fattura, anticipando il contributo e poi incassando il Conto Termico al posto del cliente. Se l’incentivo risultasse non spettante, il GSE potrebbe rivalersi anche su di lui.
Perché cambia? Perché i recuperi di somme indebite sono più semplici da gestire se il soggetto che ha effettivamente incassato è coinvolto direttamente. Per il cittadino, l’effetto atteso è positivo: gli operatori seri avranno più interesse a verificare la regolarità della pratica prima di proporre lo sconto. Per chi sceglie un’offerta “tutto compreso”, vale la pena scegliere installatori strutturati e con esperienza specifica sul Conto Termico.
Per il cittadino significa che il Conto Termico resta una delle strade più interessanti per ridurre i costi di riscaldamento e migliorare l’efficienza della casa, soprattutto in alternativa alle detrazioni fiscali. Significa anche che le regole possono cambiare in corsa, e che informarsi prima di avviare i lavori non è più un’opzione ma una necessità.
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...