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Conto Termico 3.0 ha solo dieci mesi e viene già corretto: cosa cambia per chi vuole cambiare caldaia o infissi

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di Dott. Giovanni Matano pubblicato il
Conto Termico 3 0 ha solo dieci mesi viene gia corretto

Il correttivo al Conto Termico 3.0 cambia fondi, prenotazioni e obblighi documentali. Cosa devi sapere se stai pensando a caldaia o infissi.

Il Conto Termico 3.0 è entrato in vigore da meno di dieci mesi e ha già bisogno di una revisione. Il 22 ottobre 2026 la Conferenza Unificata ha dato l’intesa sullo schema di decreto correttivo predisposto dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). Il testo interviene su fondi, modalità di prenotazione, requisiti tecnici e controlli del GSE.

Per chi sta valutando di cambiare il generatore di calore o sostituire le finestre, il punto è capire quali novità lo riguardano davvero e se conviene muoversi subito o attendere. Vediamo il quadro nel dettaglio.

Che cos’è il Conto Termico 3.0 e perché serve un correttivo

Il Conto Termico è un incentivo in conto capitale, gestito dal GSE, che rimborsa una quota delle spese sostenute per interventi di efficienza energetica e per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili. La versione 3.0 si basa sul DM 7 agosto 2025 e prevede un contributo che può arrivare fino al 65% delle spese ammissibili, a seconda dell’intervento e del beneficiario.

Il meccanismo ha avuto grande successo, forse troppo. Nel solo mese di febbraio 2026 sono arrivate al GSE 1.547 istanze per circa 1,3 miliardi di euro, a fronte di un plafond annuo di 900 milioni. A marzo il PortalTermico è stato sospeso e le prenotazioni sono state bloccate. Il portale ha riaperto il 13 aprile 2026, ma con il solo accesso diretto, cioè la richiesta presentata a lavori conclusi.

Il problema individuato dal Ministero è chiaro: le prenotazioni delle pubbliche amministrazioni, in particolare dei piccoli Comuni incentivati al 100%, rischiavano di assorbire l’intero plafond nazionale, penalizzando famiglie e imprese che realizzano lavori subito cantierabili. Il correttivo nasce per riequilibrare le risorse e rendere il sistema più controllabile.

Il correttivo è già in vigore?

No, non ancora. Dopo l’intesa in Conferenza Unificata servono l’adozione definitiva da parte del Ministro e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Finché ciò non avviene, restano valide le regole attuali. Le Regioni e l’ANCI hanno inoltre avanzato proposte di modifica, non vincolanti, che potrebbero o meno essere recepite. Il testo finale potrebbe quindi differire in alcuni dettagli da quello oggi in circolazione.

Fondi e prenotazioni: la novità che pesa di più

Il tetto di spesa resta di 900 milioni di euro annui. Cambia il modo in cui viene ripartito.

Oggi esiste una divisione fissa tra pubbliche amministrazioni e privati. Il correttivo la sostituisce con una riserva minima di 300 milioni per ciascuna delle due categorie e con una quota contendibile per la parte restante. In pratica, nessuno dei due gruppi può restare senza risorse, ma chi è più veloce può accedere al resto.

Sono previsti anche limiti alle prenotazioni. Secondo le ipotesi circolate, al raggiungimento della soglia complessiva dei 900 milioni, e per i 60 giorni successivi, non sarebbe più possibile inserire nuove prenotazioni: resterebbe aperto solo l’accesso diretto a fine lavori. Un meccanismo analogo scatterebbe se una singola categoria saturasse la propria quota. Per le PA le prenotazioni non potrebbero superare il 50% delle risorse loro destinate.

Cosa significa per un privato? Chi cambia caldaia o infissi accede quasi sempre con la modalità diretta, cioè dopo i lavori. Per lui il correttivo è in buona parte una garanzia di stabilità: con una riserva minima di 300 milioni, il rischio di vedere esaurito il fondo per colpa delle prenotazioni pubbliche si riduce sensibilmente.

Piccoli Comuni: il 100% solo per il primo intervento

La modifica più discussa sul fronte pubblico riguarda i Comuni fino a 15.000 abitanti. Oggi possono ottenere il 100% delle spese ammissibili. Con il correttivo il contributo pieno resterebbe solo per il primo intervento, mentre per quelli successivi scenderebbe all’80%.

Questo non tocca direttamente i privati, ma spiega la logica dell’intera revisione: evitare che pochi soggetti con aliquote molto elevate consumino il fondo a danno di tutti gli altri.

Cosa cambia per chi sostituisce gli infissi e le caldaie

Le novità più concrete del Conto Termico 3.0 per il cittadino riguardano chi sostituisce gli infissi. Il correttivo estende l’obbligo di diagnosi energetica ante intervento e di APE (attestato di prestazione energetica) post intervento anche a:

  • sostituzione di infissi (intervento II.B);
  • installazione di schermature solari (intervento II.C).
Sono previste esenzioni sotto specifiche soglie, quindi per i lavori più piccoli l’obbligo potrebbe non scattare. Per tutti gli altri, però, ci sarà un passaggio tecnico in più: un professionista dovrà redigere la diagnosi prima di iniziare e l’APE dopo la conclusione dei lavori.

Perché questa scelta? Il GSE vuole poter verificare che l’intervento produca un reale miglioramento energetico dell’edificio e non sia una semplice sostituzione estetica. È una misura di qualità e controllo, ma ha un effetto pratico: più burocrazia e qualche centinaio di euro in più di costi tecnici, da mettere in conto prima di firmare il preventivo.

Per chi sta già pensando di cambiare le finestre, il consiglio è verificare con il tecnico se l’intervento rientra nelle soglie di esenzione e, se possibile, programmare i lavori tenendo conto della documentazione richiesta.

Il correttivo non stravolge le regole per chi cambia il generatore di calore, ma introduce aggiustamenti tecnici che è bene conoscere, come:

  • Pompe di calore, solare termico e sistemi ibridi. Restano il cuore dell’incentivo. Il Conto Termico premia la sostituzione di impianti esistenti con tecnologie rinnovabili o ad alta efficienza, e il correttivo non ne cambia l’impianto generale. Chi stava valutando una pompa di calore al posto della vecchia caldaia non vede quindi il proprio percorso modificato in modo sostanziale.
  • Generatori a biomassa (pellet, legna, cippato). Sono i più toccati. L’Allegato II viene modificato con criteri più stringenti. Oggi è richiesto un rendimento termico utile superiore all’85%. Il correttivo introduce coefficienti correttivi, fino a 1,5, legati alla riduzione percentuale del particolato primario. In sostanza, chi installa stufe e caldaie a biomassa più pulite ottiene un incentivo più alto, mentre i modelli meno performanti sotto il profilo delle emissioni risultano meno convenienti.
C’è anche una novità sul teleriscaldamento: viene rimossa la limitazione che impediva di qualificare come sostituzione d’impianto l’installazione di un generatore a biomassa in caso di distacco da una rete di teleriscaldamento non efficiente. Per alcuni utenti di reti poco performanti si apre quindi una possibilità in più.

Immobili D/7. Il correttivo prevede l’esclusione dagli incentivi degli immobili di categoria D/7 (fabbricati costruiti per esigenze industriali), un chiarimento che interessa soprattutto le imprese.

Il nodo del mandato all’incasso: attenzione a chi anticipa lo sconto

La novità più discussa, e forse la meno nota al grande pubblico, riguarda i controlli. Il correttivo stabilisce che il GSE potrà recuperare gli incentivi indebitamente percepiti anche dal mandatario all’incasso, cioè da chi incassa il contributo per conto del beneficiario. Il mandatario risponderebbe in solido nei limiti delle somme riscosse.

Il caso tipico è quello dell’installatore o della ESCo che propone lo sconto immediato in fattura, anticipando il contributo e poi incassando il Conto Termico al posto del cliente. Se l’incentivo risultasse non spettante, il GSE potrebbe rivalersi anche su di lui.

Perché cambia? Perché i recuperi di somme indebite sono più semplici da gestire se il soggetto che ha effettivamente incassato è coinvolto direttamente. Per il cittadino, l’effetto atteso è positivo: gli operatori seri avranno più interesse a verificare la regolarità della pratica prima di proporre lo sconto. Per chi sceglie un’offerta “tutto compreso”, vale la pena scegliere installatori strutturati e con esperienza specifica sul Conto Termico.

Altre modifiche da conoscere

  • Rata unica: per le PA viene fissato un limite di 50.000 euro per l’erogazione in un’unica rata. Per i privati resta invariato il limite di 15.000 euro, quindi chi realizza interventi di importo contenuto continua a ricevere il contributo in un solo pagamento.
  • Illuminazione e schermature solari: sono previste modifiche tecniche a specifici requisiti, utili soprattutto ai professionisti.
  • Catalogo GSE: per molti apparecchi resta decisivo verificare che il modello scelto compaia nel catalogo degli apparecchi incentivabili.
Alla domanda se conviene muoversi subito o aspettare, non esiste una risposta valida per tutti, ma si possono dare alcune indicazioni di buon senso:
  1. Chi ha già programmato i lavori non deve andare nel panico: finché il correttivo non è in Gazzetta Ufficiale, valgono le regole vigenti. Conviene però chiedere al proprio tecnico quali requisiti documentali saranno richiesti al momento della domanda.
  2. Chi sostituisce infissi dovrebbe prepararsi all’ipotesi di diagnosi e APE obbligatori, salvo esenzioni, e inserire questi costi nel budget.
  3. Chi punta su biomassa dovrebbe preferire generatori con basse emissioni di particolato, perché saranno quelli premiati dal nuovo sistema.
  4. Chi usa l’accesso diretto ha un percorso meno esposto ai blocchi: la domanda si presenta a lavori finiti, con fondi che il correttivo mira a rendere più stabili.
  5. Chi vuole lo sconto in fattura deve verificare l’affidabilità dell’operatore, alla luce della responsabilità del mandatario.

Perché una revisione così rapida è un segnale importante

Una correzione a dieci mesi dall’avvio è segnale di due cose. La prima è che la domanda di incentivi per l’efficienza energetica è altissima, e il plafond da 900 milioni annui rischia di non bastare nei momenti di picco. La seconda è che il legislatore sta cercando un equilibrio tra accessibilità, controllo della spesa e qualità degli interventi.

Per il cittadino significa che il Conto Termico resta una delle strade più interessanti per ridurre i costi di riscaldamento e migliorare l’efficienza della casa, soprattutto in alternativa alle detrazioni fiscali. Significa anche che le regole possono cambiare in corsa, e che informarsi prima di avviare i lavori non è più un’opzione ma una necessità.

 




Dott. Giovanni Matano

Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...