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Cosa succede ora al Bitcoin dopo aver toccato 72mila dollari, il livello più basso da 15 mesi? Le previsioni aggiornate

di Marcello Tansini pubblicato il
bitcoin a 72mila dollari

Dopo aver sfiorato i 72mila dollari, il Bitcoin si trova al centro di una fase delicata tra influenze dei mercati globali, analisi sulle cause della correzione e prospettive future per investitori e asset digitali.

Negli ultimi giorni, il panorama delle criptovalute è stato segnato da una decisa inversione di tendenza. Il Bitcoin ha registrato una brusca discesa, portando la sua quotazione sotto la soglia dei 72mila dollari, il livello più basso da 15 mesi. Questo movimento ha sorpreso molti investitori, che fino a poche settimane fa assistevano a un mercato improntato sull’ottimismo, alimentato da aspettative di crescita e rinnovato interesse istituzionale.
La volatilità, da sempre cifra distintiva di questo asset digitale, si è accentuata in risposta alle recenti turbolenze sui mercati finanziari globali e alle incertezze economiche che si sono riflessi sulle principali piazze borsistiche.
Analisti ed esperti sottolineano come questa soglia psicologica rappresenti più di un semplice valore numerico: è il risultato di una serie di fattori macroeconomici, dinamiche legate alla tecnologia blockchain e reazioni dei mercati che, nel complesso, ridefiniscono il rapporto tra domanda e offerta nel settore degli asset digitali.

Bitcoin e andamento dei mercati finanziari globali: correlazioni e influenze reciproche

La connessione tra le oscillazioni del Bitcoin e quelle dei principali mercati finanziari internazionali si è fatta più netta nell'ultimo trimestre. Nel corso dei recenti ribassi delle borse mondiali, la valuta digitale ha mostrato una forte sensibilità ai fattori macroeconomici e alle turbolenze registrate sia a Wall Street che nelle piazze europee e asiatiche.
Emblematica è stata la reazione del Bitcoin al calo del Nasdaq e del comparto tecnologico statunitense, colpite dalle deludenti previsioni societarie di Advanced Micro Devices e dalla crescente selettività degli investitori nei confronti dei titoli legati all’intelligenza artificiale, come spiegato dagli strategist di Deutsche Bank (Jim Reid) ed Equita. Le vendite sui principali indici hanno indebolito la propensione al rischio, creando terreno fertile per movimenti speculativi anche sulle criptovalute.
L’indebolimento del dollaro statunitense, quale conseguenza delle decisioni di politica monetaria della Federal Reserve (alla luce dello shutdown federale e di dati macro in chiaroscuro), ha inciso ulteriormente sulle quotazioni del Bitcoin, già rese incerte dalla fase di attesa per le nuove mosse della BCE e dalla volatilità dei tassi di interesse in UE e Regno Unito. Gli esperti di Ceresio Investors hanno sottolineato come «la correlazione con l'azionario sia divenuta più marcata nelle fasi di sell-off generalizzato».

  • Le tensioni geopolitiche, specialmente quelle relative all’Iran e al nucleare, hanno aumentato le pressioni su oro, petrolio e asset digitali, accentuando movimenti di copertura e disinvestimenti verso asset ritenuti meno rischiosi.
  • La debolezza dei mercati asiatici, legata al calo della domanda tech e ai timori di una contrazione della crescita globale, ha contribuito a diffondere prudenza e rafforzare la volatilità anche su Bitcoin, come rilevato dalla seduta negativa del Nikkei e il sell-off tecnologico globale.
  • L’andamento discendente degli altri asset digitali e metalli preziosi (oro e argento), correlato sia all'incertezza valutaria che ai timori legati agli utili societari e alle politiche delle banche centrali, ha consolidato il quadro di generale avversione al rischio.
Nel complesso, le principali dinamiche di mercato hanno evidenziato come il Bitcoin sia entrato a pieno titolo nel sistema finanziario globale, subendo in misura crescente le determinanti macro di liquidità, rotazione settoriale e politiche monetarie, che sino a poche stagioni fa ne influenzavano solo marginalmente l’andamento.

Cosa ha determinato il crollo del Bitcoin: dinamiche, dati e scenari di mercato

La recente caduta della regina delle criptovalute è figlia di una combinazione di fattori tecnici e fondamentali. A livello macroeconomico, il deterioramento dei dati statunitensi sul lavoro (il rapporto ADP ha indicato solo 22.000 nuove posizioni, contro attese per 45.000) e la crescente incertezza sulle prossime mosse della Federal Reserve hanno alimentato timori sulla tenuta della crescita e della liquidità globale. In Europa, la conferma della frenata dell’inflazione ha alimentato aspettative di tassi invariati ancora a lungo, influenzando negativamente gli asset rischiosi.
A livello di mercato, si sono accumulate una serie di dinamiche tecniche:

  • Sell-off nel settore tecnologico globale, in particolare tra aziende dell’intelligenza artificiale e software (v. il tonfo di AMD e i forti cali delle “Magnifiche Sette”), ha trascinato con sé una riallocazione di capitali dalle asset class più rischiose, incluse le criptovalute.
  • Liquidazioni da parte degli investitori istituzionali, che nei mesi precedenti avevano aumentato la propria esposizione sui token digitali, hanno generato ulteriore pressione al ribasso.
  • L’indebolimento dell’euro e dello yen rispetto al dollaro, innescato dalle attese per un cambio di passo della Federal Reserve e dalle elezioni giapponesi imminenti, ha rafforzato il dollaro come asset rifugio.
  • L’inversione di tendenza registrata sui mercati delle materie prime (oro sceso sotto i 5.000 dollari e petrolio in forte calo) ha provocato raffiche di vendite anche tra le valute digitali, aumentando la correlazione tra questi asset alternativi durante le fasi di risk-off.
I dati di mercato indicano un calo di circa il 2% solo nell’ultima seduta, con Bitcoin passato da 73.800 dollari a meno di 72.000, livelli che non si vedevano da aprile del 2025. Il movimento è stato accompagnato da forte volatilità e da un incremento dei volumi di scambio, segno che molti investitori hanno preferito ridurre l’esposizione in attesa di maggiore chiarezza sugli scenari macro e sulla traiettoria dei listini internazionali.

Previsioni sul futuro del Bitcoin: quali scenari secondo analisti, banche e fondi di investimento

Le opinioni sul futuro andamento del Bitcoin si dividono tra chi prevede una ripresa e chi, invece, teme ulteriori ribassi. Secondo Jim Reid di Deutsche Bank, il 2026 si prospetta come un anno di forte differenziazione tra asset: la domanda su quale sarà l’evoluzione delle tecnologie emergenti, come l’intelligenza artificiale, «non troverà risposta immediata» e la selettività degli investitori si manterrà elevata. Gli esperti di Equita sottolineano come il Bitcoin risentirà ancora delle mosse delle Banche centrali e degli indici azionari tecnologici, raccomandando cautela in vista di nuove oscillazioni legate a “shock di liquidità” e al sentiment macroeconomico.

Analista/Istituto Orientamento Motivazione chiave
Jim Reid (Deutsche Bank) Cauto/Neutral Selettività su asset rischiosi e incertezza su AI
Equita Prudente Elevata volatilità e dipendenza dalle condizioni di liquidità
Ceresio Investors Prudente/Ribassista Correlazione crescente con equity, scenario ostile ad asset speculativi
Banca Akros Possibile recupero medio termine Se tassi e inflazione calano, ritorno di flussi su asset alternativi
Susquehanna (Chris Rolland) Attesa Sensibilità agli utili tech e propensione al rischio

Le banche e i fondi di investimento restano quindi prudenti, consigliando un approccio attendista, focalizzato su una gestione attiva degli asset digitali e sulla diversificazione del portafoglio, in attesa di dati chiari sui fondamentali di settore e sulle politiche di sostegno macroeconomico.

Implicazioni del nuovo scenario per investitori e asset digitali

L’attuale scenario comporta nuove sfide per chi opera sui mercati delle criptovalute. In primo luogo, la maggiore correlazione con i mercati finanziari tradizionali impone agli investitori di adottare strategie più evolute, tenendo conto delle politiche monetarie, della volatilità settoriale e delle rapide rotazioni di capitale osservate nelle ultime settimane.
Gli asset digitali evidenziano le seguenti caratteristiche in questa fase di mercato:

  • Esposizione ai flussi macro: movimenti dei tassi, liquidità e dati economici incidono ora più che in passato sulle criptovalute.
  • Aumento della volatilità: le rapide oscillazioni impongono una gestione disciplinata del rischio e orizzonti temporali più lunghi.
  • Rischio liquidità e amplificazione degli shock: nel breve termine, mancano segnali di stabilizzazione strutturale, rendendo più esposti sia i retail che gli istituzionali alle raffiche di vendite flagship.
Secondo Ceresio Investors, «gli eventi recenti hanno dimostrato come il mercato delle criptovalute non sia isolato, ma reagisca prontamente ai segnali di stress delle piazze azionarie e obbligazionarie». Questo scenario, secondo numerosi portfolio manager sentiti nei report di settore, potrebbe rafforzare il trend di selezione dei progetti blockchain più solidi e delle piattaforme con governance trasparente, oltre a favorire l’attenzione su stablecoin e strumenti digitali regolamentati.