La scomparsa di Rocco Commisso apre nuove incognite per la Fiorentina: tra bilanci della sua gestione, il futuro nelle mani della famiglia, possibili rilanci o vendite, restano questioni cruciali come lo stadio Franchi.
La dolorosa perdita di Rocco Commisso ha generato una scossa profonda nell’ambiente viola, lasciando i tifosi e la città di Firenze in uno stato di grande incertezza. Il patron, presidente e figura carismatica dal 2019, se n’è andato a 76 anni dopo un prolungato periodo di difficoltà di salute, ponendo la società sportiva di fronte a un bivio delicatissimo. In meno di due anni, il club ha visto la scomparsa dei suoi due principali riferimenti, Joe Barone e Rocco Commisso: la perdita congiunta di queste due personalità rischia di compromettere non solo la serenità gestionale, ma anche la continuità di un progetto sportivo iniziato con ambizioni ben chiare.
La notizia ha colpito duramente tifosi, organigramma e ambiente fiorentino, lasciando un vuoto evidentissimo sia sul piano delle strategie societarie sia sul fronte emotivo. La figura di Commisso era divenuta nel tempo sinonimo di passione e costanza; la sua presenza, anche quando fisicamente distante per motivi di salute, veniva percepita come una guida. Le sue ultime volontà, ribadite poche settimane prima della scomparsa, escludevano la vendita della società. Tuttavia le decisioni ora passano alla moglie Catherine e alla famiglia, chiamate a compiere scelte determinanti per la storia della Fiorentina.
Dal giugno 2019, quando Commisso acquisì la Fiorentina, l’impronta dello stile imprenditoriale italo-americano si è fatta sentire in ogni ambito. Sono stati investiti circa 400 milioni di euro nella squadra e nelle infrastrutture, una cifra che rappresenta una delle testimonianze più concrete del suo impegno e che posiziona la società ai vertici per investimenti tra i club non “top” della Serie A.
Uno dei pilastri del progetto Commisso è stato il Viola Park, il nuovo centro sportivo realizzato a Bagno a Ripoli con una spesa pari a oltre 120 milioni di euro. Si tratta di una cittadella calcistica unica in Italia per modernità, ampiezza e attenzione ai settori giovanili e femminili, simbolo della volontà di rilanciare il club su basi durature e solidissime. Accanto a questo gioiello infrastrutturale, si aggiungono i continui sforzi finanziari rivolti al rafforzamento della rosa: solo nell’ultima sessione estiva sono stati spesi più di 92 milioni, nel tentativo di regalare soddisfazioni ai tifosi nel periodo del centenario del club.
Con la scomparsa del patron, il controllo del club passa ora nella mani di Catherine Commisso e dei figli, eredi designati in grado di determinare nuove strategie e visioni per il sodalizio toscano. Secondo lo statuto sociale e la prassi consolidata nel calcio italiano, sarà la famiglia a decidere se impegnarsi direttamente nella continuità gestionale o valutare aperture verso nuove proprietà.
Le riflessioni interne sono già in corso: continuare a realizzare il sogno di Rocco rifondando un progetto a lungo termine, oppure aprirsi a ipotesi di vendita, magari a investitori internazionali, sintomo della nuova globalizzazione del calcio. La recente ufficializzazione dell’arrivo di Fabio Paratici come nuovo direttore sportivo, operativo dal 4 febbraio, rafforza le speculazioni sui due possibili binari:
Il cammino della società dopo la morte del proprietario si biforca fra due ipotesi distinte ma oggi entrambe plausibili. Da una parte si prospetta un rafforzamento del percorso tracciato negli ultimi anni, attraverso nuovi investimenti e ulteriore attenzione allo sviluppo del comparto sportivo e manageriale; dall’altra, non si esclude la possibilità di un cambio ai vertici tramite la cessione del club.
I segnali raccolti recentemente all’interno della società escludono per ora trattative formali per la vendita, come aveva già dichiarato lo stesso Commisso nell’ultima intervista. Tuttavia, la presenza di un’organizzazione solida ma “sotto tutela”, affidata a un organigramma profondamente rinnovato e col ritorno di figure dirigenziali di alto profilo, mantiene accesso il dibattito sui futuri equilibri.
Ecco una panoramica dei possibili sviluppi:
La condizione economica della Fiorentina si presenta attualmente tra le più solide del panorama nazionale, grazie a una gestione attenta che ha evitato l’esplosione del debito tipica di molte società rivali. Non risultano al momento pendenze con banche o creditori istituzionali, creando una base di sicurezza che pone la squadra nella condizione di poter programmare con lucidità.
A livello infrastrutturale, il club ha potuto beneficiare di progettualità concrete: il Viola Park resta il lascito più rilevante dell’era Commisso, capace di rivoluzionare l’organizzazione degli allenamenti, della formazione e della crescita del settore giovanile e femminile.
Una rapida tabella restituisce le principali voci della situazione attuale:
| Parametri | Situazione 2026 |
| Cassa e liquidità | Bene in attivo |
| Debiti verso banche | Assenti |
| Investimenti negli ultimi 3 anni | Oltre 210 milioni € |
| Infrastrutture | Centro sportivo all’avanguardia |
| Situazione stadio | Ristrutturazione in corso |
Nel panorama della Serie A, una condizione simile è rara. Tuttavia la solidità economica non basta per risolvere completamente le incertezze future: la competitività sportiva e la gestione della transizione dipenderanno anche dalla capacità di mantenere equilibrio e doti manageriali in una congiuntura delicata come quella attuale.
Se c’è un tema che rimane particolarmente sensibile nell’agenda viola, è quello connesso allo stadio Artemio Franchi. Il sogno di un impianto di proprietà, inseguito a lungo da Commisso, si è infranto contro ostacoli normativi, vincoli della Soprintendenza e continui rallentamenti burocratici. Oggi il Franchi è al centro di un’opera di rinnovamento voluta dal Comune, ma restano problemi irrisolti sui tempi e sulla funzionalità della struttura.
L’altra grande questione riguarda la continuità della progettazione tecnica e sportiva. Il nuovo management dovrà affrontare: