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Stellantis, un successo o un errore? Come si puņ giudicare dopo 5 anni la fusione di Fca-Psa

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Stellantis fusione di Fca-Psa

A cinque anni dalla fusione tra FCA e PSA, Stellantis si trova al centro di bilanci e riflessioni. Origini, risultati economici, sfide tecnologiche, governance e le prospettive future dei suoi marchi.

La creazione del gruppo Stellantis non ha rappresentato soltanto l'unione di due storiche realtà, ma l'inizio di una nuova stagione per il mercato globale delle auto. Oggi, osservando le dinamiche industriali, le fluttuazioni di mercato e le strategie di prodotto, è possibile esprimere una valutazione più lucida sull'esperienza Stellantis: tra aspettative mantenute, criticità emerse e prospettive ancora da confermare, il bilancio resta aperto e oggetto di dibattito tra analisti, azionisti e lavoratori.

Le ragioni e il contesto storico della nascita di Stellantis

Nel 2021 la fusione tra FCA e PSA nasceva dall'esigenza di riposizionare i due gruppi automotive in un contesto internazionale segnato da profondi mutamenti tecnologici e di mercato. Le sinergie tra i due protagonisti si sono sviluppate sulla base di una lunga storia di collaborazioni (basti pensare alle alleanze Chrysler-Peugeot negli anni Novanta) e sulla complementarità geografica delle rispettive aree di influenza: FCA era forte in Nord America e Sud America, PSA primeggiava in Europa e aveva una presenza consolidata in Oriente, soprattutto in Cina.

La preparazione della fusione fu alimentata dai limiti delle strategie autonome: da un lato, la difficoltà di FCA nel sostenere i costi di ricerca, sviluppo e innovazione senza un partner solido dopo l'era Marchionne; dall'altro, PSA, guidata da Carlos Tavares, mirava a rafforzare l'accesso a mercati lucrativi e a ripartire i rischi imposti dalla transizione tecnologica:

  • Crisi sanitaria globale: La pandemia di COVID-19 ha accelerato la necessità di aggregazioni per gestire crolli di domanda e problemi di fornitura.
  • Nuova regolamentazione UE: Le normative più stringenti sulle emissioni hanno spinto tutti gli operatori a concentrare le risorse su progetti sostenibili.
  • Competizione internazionale: L'avanzata cinese e la supremazia tedesca nel premium spingevano FCA e PSA a unirsi per giocare un ruolo da protagonisti.
Sul piano legale, la fusione è stata gestita come una paritetica, anche se per i principi IFRS, PSA risultava l'acquirente; l'operazione otteneva il via libera dell'Antitrust europeo solo a condizione di diverse garanzie e impegni nel segmento dei veicoli commerciali leggeri. A livello simbolico, il nome scelto, Stellantis, evocava la volontà di brillare nell'universo della mobilità attraverso innovazione, ottimismo e identità condivisa.

Performance economiche e mercato: luci e ombre del gruppo

Le performance di Stellantis dal 2021 al 2026 raccontano un percorso tutt'altro che lineare. Nei primi due anni di vita, la società ha impressionato il mercato per la rapidità nel generare sinergie e flussi di cassa record. Il titolo alla quotazione ha registrato rialzi significativi e il gruppo si è distinto per utili crescenti, dividendi generosi e buyback azionari che hanno gratificato gli investitori.

Tuttavia, la fase positiva ha lasciato spazio, dal 2023, a criticità sempre più evidenti:

  • Diminuzione dei margini: L'EBIT è sceso da oltre il 13% a livelli prossimi allo zero, segnalando una compressione della redditività operativa dovuta a un contesto competitivo inasprito nei mercati tradizionali e alle difficoltà legate alla transizione elettrica.
  • Quote di mercato in calo: I risultati dei primi sei mesi del 2025 testimoniano una diminuzione delle spedizioni globali del 7,2% rispetto al 2024, principalmente per la perdita di posizione in Nord America ed Europa. Se negli USA le vendite hanno registrato una contrazione del 12%, l'Europa ha visto ridurre il proprio peso sul totale dal 52% al 48% in quattro anni.
  • Competizione sui veicoli elettrici: Il rafforzamento della concorrenza asiatica e le difficoltà incontrate nello sviluppo di nuovi modelli in tempi competitivi hanno inciso negativamente sugli obiettivi di crescita.
Nonostante il rallentamento nelle aree storiche, alcuni mercati hanno offerto segnali positivi:
  • Sud America: Crescita del 20% nelle consegne tra gennaio e giugno 2025.
  • Medio Oriente e Africa: Incremento del 5% nel medesimo periodo, superando per la prima volta i volumi nordamericani.
Mentre il titolo Stellantis ha subito una discesa dopo i massimi raggiunti nel 2022-2023, nuovi segnali di fiducia sono emersi con l'arrivo dell'amministratore delegato Antonio Filosa e il successivo rialzo dei target price da parte di diversi analisti. Resta il nodo di una struttura imponente che richiede un bilanciamento tra efficienza, riduzione dei costi e rilancio dell'innovazione:

Punto di forza

Punto debole

Diversificazione geografica

Ritardi nello sviluppo nuovi modelli

Sinergie nella produzione

Eccessiva ampiezza del portafoglio marchi

Crescita in Sud America/MEA

Contrazione margini, concorrenza EV

Crisi produttiva e sfide tecnologiche

L'ambiziosa scelta di investire nella mobilità sostenibile ha imposto a Stellantis sfide industriali e produttive senza precedenti. Dopo una prima stagione di entusiasmo per la conversione della gamma verso electrified vehicles, la risposta del mercato - in particolare quello italiano - si è rivelata inferiore alle aspettative. Il gruppo si è trovato di fronte a ostacoli strutturali:

  • Produzione in riduzione: Secondo stime sindacali e dati industriali, gli stabilimenti francesi vedranno una contrazione della produzione pari all'11% nel triennio 2025-2028, con effetti diretti su occupazione e filiere locali.
  • Gap nelle infrastrutture: Nei mercati principali, tra cui l'Italia, la diffusione di colonnine di ricarica e il supporto regolamentare agli acquisti rimangono insufficienti, ostacolando la diffusione su larga scala dell'elettrico.
  • Calo delle consegne: Tra gennaio e giugno 2025, le spedizioni consolidate sono state le più basse dalla nascita del gruppo, a causa di vuoti produttivi, ritardi nei lanci e modelli obsoleti nei segmenti chiave. In Nord America, due dei modelli più importanti - Jeep Compass e Chrysler Pacifica/Voyager - risalgono al 2016, mostrando una frustrazione sugli investimenti in rinnovo di gamma.
Sul piano tecnologico, la competizione con i costruttori asiatici ha evidenziato la necessità di accelerare l'innovazione tramite partnership, come quella avviata con Leapmotor, ma anche di superare storici problemi di lentezza nei processi industriali: il caso Alfa Romeo Tonale, arrivato sul mercato tre anni dopo il concept, rappresenta un esempio emblematico.

L'auspicato rilancio passa ora da un nuovo piano industriale, la cui presentazione è attesa per la prima metà del 2026, e da una razionalizzazione delle strategie tra mercato termico e green.

Governance, assetto azionario e tensioni interne

La struttura della governance di Stellantis riflette equilibri dinamici e spesso conflittuali tra i principali azionisti: Exor (famiglia Agnelli) oggi detiene un peso di voto del 23,13%, seguita dalla famiglia Peugeot all'11,1% e dallo Stato francese tramite Bpifrance al 9,6%. La leadership di Exor, rafforzata dalle regole sui diritti di voto, si è consolidata dopo il passaggio del testimone tra i CEO e nella nomina di Antonio Filosa, figura vicina all'area FCA.

Il recente duello interno tra i cugini Robert e Xavier Peugeot per un seggio nel cda ha messo in luce malcontento e rivendicazioni di maggior peso decisionale da parte degli azionisti francesi. Tali tensioni sono acuite dal timore di marginalizzazione dei manager PSA e dal crescente protagonismo dei dirigenti italiani. La contrapposizione ruota attorno a:

  • Recriminazioni per l'esclusione di alcuni dirigenti storici PSA dalle posizioni chiave nel nuovo organigramma.
  • Preoccupazioni sindacali sui futuri assetti produttivi e occupazionali, specie in Francia e Germania.
  • Richieste di maggiore rappresentanza nelle aree strategiche da parte delle famiglie Peugeot e dei rappresentanti dei lavoratori.
Nel frattempo, il contratto di governance stabilisce che nessun azionista può superare il 30% dei voti e sono state create fondazioni (stichting) incaricate di prevenire scalate ostili e assicurare stabilità interna. Le risultanti tensioni tuttavia continuano a manifestarsi nel dibattito pubblico e nell'attesa per il nuovo piano strategico.

Il futuro dei 14 marchi: razionalizzazione, rischi e opportunità

Attualmente la società si trova a gestire un portafoglio di 14 brand automobilistici, fra i più ampi dell'industria. Questa situazione rappresenta al contempo una grande opportunità e un potenziale rischio:

  • Rischio cannibalizzazione dei marchi in Europa, dove la sovrapposizione dei target commerciali tra alcuni brand è particolarmente evidente.
  • Difficoltà crescente nel differenziare i prodotti tra marchi storici, come Fiat, Peugeot, Opel-Vauxhall o Citroën, nonché nel rilanciare marchi premium come DS, Lancia e Maserati.
Gli ultimi dati sulle immatricolazioni ACEA relativi al 2025 raccontano questa complessità:

Marchio

Immatricolazioni 2025

Quota mercato

Peugeot

469.322

5,2%

Citroën

276.641

3,1%

Opel-Vauxhall

263.659

2,9%

Alfa Romeo

47.699

0,5%

DS

25.195

0,2%

Lancia

9.844

0,1%

Maserati

3.538

<0,1%

Maserati e Lancia sono state particolarmente colpite dal calo di vendite, mentre Fiat e Abarth risultano difficili da scorporare nei dati. La nuova alleanza tra Alfa Romeo e Maserati mira a migliorare la redditività dei modelli di nicchia, ma non è stata ancora in grado di rilanciare in modo stabile le vendite.

Se i brand generalisti restano stabili in termini di volumi, la pressione economico-finanziaria porta il management a considerare possibili razionalizzazioni del portafoglio, con la probabile sacrificabilità dei brand meno performanti in vista del nuovo piano industriale atteso per il 2026. In questo scenario, la ridefinizione delle strategie di marca emerge come passaggio obbligato per mantenere la competitività nell'era elettrica e digitale.