A cinque anni dalla fusione tra FCA e PSA, Stellantis si trova al centro di bilanci e riflessioni. Origini, risultati economici, sfide tecnologiche, governance e le prospettive future dei suoi marchi.
La creazione del gruppo Stellantis non ha rappresentato soltanto l'unione di due storiche realtà, ma l'inizio di una nuova stagione per il mercato globale delle auto. Oggi, osservando le dinamiche industriali, le fluttuazioni di mercato e le strategie di prodotto, è possibile esprimere una valutazione più lucida sull'esperienza Stellantis: tra aspettative mantenute, criticità emerse e prospettive ancora da confermare, il bilancio resta aperto e oggetto di dibattito tra analisti, azionisti e lavoratori.
Nel 2021 la fusione tra FCA e PSA nasceva dall'esigenza di riposizionare i due gruppi automotive in un contesto internazionale segnato da profondi mutamenti tecnologici e di mercato. Le sinergie tra i due protagonisti si sono sviluppate sulla base di una lunga storia di collaborazioni (basti pensare alle alleanze Chrysler-Peugeot negli anni Novanta) e sulla complementarità geografica delle rispettive aree di influenza: FCA era forte in Nord America e Sud America, PSA primeggiava in Europa e aveva una presenza consolidata in Oriente, soprattutto in Cina.
La preparazione della fusione fu alimentata dai limiti delle strategie autonome: da un lato, la difficoltà di FCA nel sostenere i costi di ricerca, sviluppo e innovazione senza un partner solido dopo l'era Marchionne; dall'altro, PSA, guidata da Carlos Tavares, mirava a rafforzare l'accesso a mercati lucrativi e a ripartire i rischi imposti dalla transizione tecnologica:
Le performance di Stellantis dal 2021 al 2026 raccontano un percorso tutt'altro che lineare. Nei primi due anni di vita, la società ha impressionato il mercato per la rapidità nel generare sinergie e flussi di cassa record. Il titolo alla quotazione ha registrato rialzi significativi e il gruppo si è distinto per utili crescenti, dividendi generosi e buyback azionari che hanno gratificato gli investitori.
Tuttavia, la fase positiva ha lasciato spazio, dal 2023, a criticità sempre più evidenti:
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Punto di forza |
Punto debole |
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Diversificazione geografica |
Ritardi nello sviluppo nuovi modelli |
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Sinergie nella produzione |
Eccessiva ampiezza del portafoglio marchi |
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Crescita in Sud America/MEA |
Contrazione margini, concorrenza EV |
L'ambiziosa scelta di investire nella mobilità sostenibile ha imposto a Stellantis sfide industriali e produttive senza precedenti. Dopo una prima stagione di entusiasmo per la conversione della gamma verso electrified vehicles, la risposta del mercato - in particolare quello italiano - si è rivelata inferiore alle aspettative. Il gruppo si è trovato di fronte a ostacoli strutturali:
L'auspicato rilancio passa ora da un nuovo piano industriale, la cui presentazione è attesa per la prima metà del 2026, e da una razionalizzazione delle strategie tra mercato termico e green.
La struttura della governance di Stellantis riflette equilibri dinamici e spesso conflittuali tra i principali azionisti: Exor (famiglia Agnelli) oggi detiene un peso di voto del 23,13%, seguita dalla famiglia Peugeot all'11,1% e dallo Stato francese tramite Bpifrance al 9,6%. La leadership di Exor, rafforzata dalle regole sui diritti di voto, si è consolidata dopo il passaggio del testimone tra i CEO e nella nomina di Antonio Filosa, figura vicina all'area FCA.
Il recente duello interno tra i cugini Robert e Xavier Peugeot per un seggio nel cda ha messo in luce malcontento e rivendicazioni di maggior peso decisionale da parte degli azionisti francesi. Tali tensioni sono acuite dal timore di marginalizzazione dei manager PSA e dal crescente protagonismo dei dirigenti italiani. La contrapposizione ruota attorno a:
Attualmente la società si trova a gestire un portafoglio di 14 brand automobilistici, fra i più ampi dell'industria. Questa situazione rappresenta al contempo una grande opportunità e un potenziale rischio:
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Marchio |
Immatricolazioni 2025 |
Quota mercato |
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Peugeot |
469.322 |
5,2% |
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Citroën |
276.641 |
3,1% |
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Opel-Vauxhall |
263.659 |
2,9% |
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Alfa Romeo |
47.699 |
0,5% |
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DS |
25.195 |
0,2% |
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Lancia |
9.844 |
0,1% |
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Maserati |
3.538 |
<0,1% |
Maserati e Lancia sono state particolarmente colpite dal calo di vendite, mentre Fiat e Abarth risultano difficili da scorporare nei dati. La nuova alleanza tra Alfa Romeo e Maserati mira a migliorare la redditività dei modelli di nicchia, ma non è stata ancora in grado di rilanciare in modo stabile le vendite.
Se i brand generalisti restano stabili in termini di volumi, la pressione economico-finanziaria porta il management a considerare possibili razionalizzazioni del portafoglio, con la probabile sacrificabilità dei brand meno performanti in vista del nuovo piano industriale atteso per il 2026. In questo scenario, la ridefinizione delle strategie di marca emerge come passaggio obbligato per mantenere la competitività nell'era elettrica e digitale.