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Dalle Mercedes ai carri funebri e altre rarità: scopre 60 veicoli ma decide che non dirà mai dove si trovano e se le salverà

di Alberto Pelletti pubblicato il

In una proprietà isolata riposano 60 veicoli rari: Mercedes, Jeep, modelli britannici, un Daimler Dingo e carri funebri. Tra polvere e degrado, il loro futuro resta avvolto nel mistero.

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Colin Smith, lo YouTuber britannico conosciuto come The Bearded Explorer, ha trovato oltre 60 veicoli storici riuniti sotto lo stesso tetto in una proprietà remota della Gran Bretagna. L'edificio, apparentemente inutilizzato da anni, custodisce Mercedes-Benz, Jeep Willys, automobili americane, modelli britannici poco comuni, carri funebri e persino un veicolo blindato Daimler Dingo.

L'indirizzo esatto non è stato divulgato. Una scelta comprensibile, considerando il rischio che vandali, curiosi o cacciatori di ricambi e souvenir possano raggiungere il posto. Resta però il problema principale: chi salverà queste automobili? Per ora non è noto alcun progetto di recupero. Intanto polvere, umidità e ruggine continuano a lavorare sui veicoli.

Una proprietà isolata dove il tempo si è fermato

Smith si è imbattuto nella raccolta durante una delle sue esplorazioni, con cui documenta edifici abbandonati, officine dimenticate e mezzi rimasti fermi per decenni. In questo caso colpisce il numero dei veicoli, certo, ma ancora di più la loro provenienza.

Nel capannone sono finiti insieme mezzi concepiti per la vita quotidiana, sportive britanniche, veicoli commerciali statunitensi, automobili militari e carrozzerie preparate per i servizi funebri. Non emerge un criterio unico di selezione. Non c'è una sola marca, né un periodo storico ben delimitato.

La raccolta sembra essersi formata per stratificazioni successive. Forse era collegata a un'attività commerciale; forse apparteneva a un privato che, a un certo punto, ha smesso di occuparsene. Sono ipotesi, perché l'identità del proprietario non è stata resa pubblica e non si sa quando gli ultimi esemplari siano stati portati all'interno.

Le immagini restituiscono automobili coperte di sporco, con i segni evidenti della lunga immobilità. In diversi casi, però, le linee della carrozzeria e alcuni particolari consentono ancora di riconoscere i modelli.

L'anonimato protegge il sito, ma complica ogni valutazione sul futuro della collezione. Una proprietà isolata, piena di mezzi rari e apparentemente senza sorveglianza, può attirare chi cerca targhette, strumenti, componenti meccanici o parti di carrozzeria. Non serve immaginare interventi sofisticati: anche il semplice asporto di piccoli elementi potrebbe impoverire rapidamente il luogo.

Mercedes Ponton e Fintail sotto lo stesso tetto

Una parte consistente dei veicoli porta il marchio Mercedes-Benz. Tra quelli riconoscibili compaiono esemplari delle famiglie Ponton e Fintail, appartenenti a due fasi diverse della storia del costruttore tedesco.

Con il nome Ponton si indicano soprattutto le Mercedes-Benz costruite tra il 1953 e il 1963. La denominazione richiama la forma più integrata della carrozzeria: parafanghi e cofano confluiscono in una linea esterna più fluida rispetto a quella delle automobili precedenti. Le berline rappresentano la parte più conosciuta della gamma.

Nel capannone, però, si intravede anche quella che potrebbe essere una station wagon Ponton. La cautela è d'obbligo. Non si tratta di una familiare prodotta in serie con la stessa diffusione delle berline: molte di queste carrozzerie furono realizzate da specialisti esterni, secondo soluzioni variabili in base al carrozziere e al mercato di destinazione. Per attribuire all'esemplare un preciso valore storico servirebbe quindi un'identificazione più accurata.

Le Fintail comprendono invece le Mercedes-Benz W110, W111 e W112, costruite dal 1959 al 1968. Il dettaglio più noto sono le piccole pinne posteriori, un elemento stilistico molto diffuso nella produzione automobilistica internazionale tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio del decennio successivo.

Non tutte le Mercedes della proprietà devono essere considerate rarità assolute. Alcune derivavano da una produzione relativamente ampia e, quando erano nuove, svolgevano il normale servizio di automobili familiari, taxi o vetture aziendali. Il tempo ne ha modificato il peso storico. Un modello un tempo comune può diventare interessante se sopravvive in condizioni originali e conserva parti oggi difficili da trovare.

Il vecchio Jeep Willys non ha ancora un'identità certa

Tra i mezzi che hanno attirato più attenzione c'è un Jeep Willys. Le immagini, però, non bastano a stabilire se si tratti di un Willys MB costruito secondo le specifiche militari della Seconda guerra mondiale oppure di uno dei primi CJ destinati al mercato civile.

La differenza conta. Il Willys MB fu sviluppato per le forze armate e divenne uno dei veicoli simbolo del conflitto mondiale. I CJ mantenevano la stessa impostazione tecnica di base, ma erano venduti a clienti civili. Trovarono impiego in agricoltura, nei cantieri, nelle attività forestali e nel tempo libero.

Per arrivare a una conclusione servirebbe esaminare la carrozzeria e il telaio, verificare i rinforzi, leggere eventuali targhette e confrontare i numeri di produzione. Senza un controllo diretto, definirlo un autentico MB militare sarebbe scorretto. La possibile origine bellica resta un'ipotesi, non un dato accertato.

Accanto a questo mezzo compare una Willys Jeep Station Wagon del 1946. La carrozzeria, interamente in acciaio, costituiva una soluzione insolita per il periodo. La versione a quattro ruote motrici arrivò nel 1949 e rese il modello più adatto ai terreni difficili.

La Station Wagon del 1946 viene spesso indicata come una delle antenate della formula SUV moderna. Il paragone va comunque letto con cautela: non era un veicolo sportivo come quelli contemporanei, bensì un mezzo pratico e robusto, pensato per trasportare persone e materiali. Vederla nello stesso edificio di una possibile Jeep militare permette di accostare due usi diversi della medesima tradizione tecnica.

Bond Equipe e Hillman Super Minx, due presenze britanniche

Fra le automobili britanniche conservate nella proprietà ce ne sono alcune che rischiano di passare inosservate a chi non conosce la storia dei piccoli costruttori del Regno Unito. La più interessante è forse la Bond Equipe, una sportiva prodotta tra il 1963 e il 1970.

Il marchio Bond è ricordato soprattutto per le Minicar a tre ruote. L'Equipe apparteneva però a una categoria diversa: aveva una carrozzeria più convenzionale e utilizzava meccanica Triumph. Nel periodo 1963-1970 ne furono costruiti meno di 4.400 esemplari.

È un numero contenuto. La produzione limitata, insieme alla quantità ridotta di vetture ancora conservate, rende l'esemplare abbandonato uno dei ritrovamenti più significativi dell'intera proprietà. Non è una sportiva di lusso né una delle automobili britanniche più celebri; il suo interesse nasce dall'identità costruttiva particolare e dalla difficoltà di reperire ricambi specifici.

Un eventuale recupero dovrebbe partire dalla scocca, per poi verificare la meccanica Triumph e tutti gli elementi realizzati appositamente per il modello. La polvere, da sola, dice poco sulle condizioni reali. Sotto la superficie potrebbero esserci problemi strutturali o parti mancanti.

Nello stesso capannone si vede una Hillman Super Minx del 1965. La famiglia Super Minx fu prodotta dal 1961 al 1967 e occupava una posizione superiore, per dimensioni, rispetto alla Hillman Minx. Era una berlina familiare tipica dell'industria automobilistica britannica del dopoguerra, destinata a chi cercava spazio e comfort senza salire nella fascia più costosa del mercato.

Il modello del 1965 appartiene a una fase in cui i costruttori britannici offrivano molte berline e station wagon di cilindrata media. Oggi una Super Minx non suscita lo stesso richiamo di una Jaguar o di un'Aston Martin. Conserva però un valore documentario: racconta la mobilità quotidiana britannica di quegli anni, quando automobili di questo tipo erano presenze normali sulle strade.

Il Daimler Dingo spicca tra le automobili civili

La presenza più insolita è quella di un Daimler Dingo, piccolo veicolo blindato da ricognizione sviluppato per uso militare e introdotto nel 1940. Non era un'automobile civile modificata in seguito. Nacque direttamente come mezzo destinato a muoversi rapidamente con le unità di osservazione.

Il Dingo aveva dimensioni compatte, protezione corazzata e caratteristiche pensate per condizioni operative difficili. Rimase in servizio per più di trent'anni; gli ultimi esemplari furono ritirati nel 1974. In un capannone pieno di berline Mercedes, carri funebri e automobili americane, la sua sagoma appare ancora più fuori posto.

La conservazione di un mezzo del genere pone problemi diversi da quelli di una normale automobile. Bisogna controllare la corrosione della carrozzeria e del telaio, ma anche gli elementi della blindatura, la trasmissione, l'impianto elettrico e l'eventuale presenza di componenti non originali. Per stabilire la versione precisa occorrerebbero documenti, numeri di telaio e un'ispezione diretta.

Il Dingo può avere un interesse storico rilevante. Le immagini, però, non sono sufficienti per determinarne il valore economico. A pesare saranno soprattutto condizioni, autenticità, completezza e provenienza, più dell'effetto scenografico prodotto dal ritrovamento.

Carri funebri, Citroën e grandi americane nella polvere

La raccolta continua oltre i modelli già riconosciuti. Tra gli oggetti visibili nel capannone ci sono carri funebri, automobili francesi e veicoli americani appartenenti a epoche diverse.

Un carro funebre può nascere da una berlina oppure da un telaio commerciale trasformato da un carrozziere specializzato. La parte posteriore allungata, le modifiche alla carrozzeria e gli allestimenti interni rendono queste vetture difficili da classificare, soprattutto quando sono coperte o incomplete. Anche un esemplare privo di una quotazione elevata può conservare una testimonianza utile sulla storia dei servizi pubblici e delle attività artigianali legate all'automobile.

Fra le vetture francesi si riconosce una Citroën Traction Avant, presentata nel 1934 e rimasta in produzione fino al 1957. Il modello è ricordato per la trazione anteriore, la carrozzeria aerodinamica e una struttura moderna rispetto a quella di molti concorrenti dell'epoca.

Le americane comprendono un Dodge Job-Rated degli anni Quaranta e quello che sembra essere un modello Hudson della seconda metà dello stesso decennio. L'identificazione della Hudson è meno sicura: il veicolo è parzialmente coperto, ma la sagoma e alcuni dettagli fanno pensare a un'automobile statunitense di grandi dimensioni:

Veicolo

Periodo o anno

Elemento distintivo

Mercedes-Benz Ponton

1953-1963

Berlina dalla carrozzeria integrata e possibile station wagon rara

Mercedes-Benz Fintail

1959-1968

Pinne posteriori e serie W110, W111, W112

Willys Jeep Station Wagon

1946

Carrozzeria interamente in acciaio

Bond Equipe

1963-1970

Meno di 4.400 esemplari prodotti

Hillman Super Minx

1965

Berlina britannica di classe media

Daimler Dingo

1940-1974

Veicolo blindato da ricognizione




Alberto Pelletti

Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...