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Decreto Sicurezza: le misure ufficiali su coltelli, minori, scudo penale approvate oggi 5 febbraio 2026 in Cdm

di Marcello Tansini pubblicato il
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Il nuovo Decreto Sicurezza, approvato oggi giovedìì 5 febbraio 2026, interviene su manifestazioni pubbliche, tutele legali per agenti e cittadini, uso di armi bianche, responsabilità dei genitori e reazioni politiche.

Il nuovo pacchetto di misure sulla sicurezza approvato dal Consiglio dei Ministri rappresenta una risposta specifica alle esigenze emerse negli ultimi mesi sul territorio italiano. Le recenti manifestazioni pubbliche, segnate da episodi di violenza e momenti di tensione tra cittadini e forze dell'ordine, hanno spinto il Governo a intervenire con una normativa che mira a rafforzare la prevenzione e tutelare l'ordine pubblico.
Tra gli obiettivi principali della riforma, si trovano la necessità di contrastare più efficacemente l'uso improprio di armi bianche e il coinvolgimento di minori in episodi di violenza, nonché potenziare l'operatività delle forze di polizia. Con l’attenzione puntata sia sul controllo preventivo che sulla responsabilizzazione delle famiglie, il provvedimento intende limitare condotte pericolose, garantendo al tempo stesso una cornice giuridica aggiornata.
 

Fermo preventivo e strumenti operativi delle forze di polizia nelle manifestazioni pubbliche

Una delle novità di maggior rilievo consiste nell’introduzione, in situazioni di particolare rischio durante eventi e cortei, della possibilità per le forze di polizia di accompagnare e trattenere soggetti ritenuti potenzialmente pericolosi per non oltre dodici ore. Questa misura amministrativa, che nasce in risposta a episodi ricorrenti di danneggiamenti e scontri, trova applicazione esclusivamente in specifiche operazioni di sicurezza ordinate a tutela delle manifestazioni.
L’accertamento della pericolosità non si base più su generici sospetti, ma viene motivato da precedenti penali riguardanti reati commessi durante manifestazioni o dal possesso di strumenti che possono essere impiegati per offendere. Il provvedimento rispetta scrupolosamente quanto previsto dall’articolo 13 della Costituzione: il trattenimento, con comunicazione immediata al pubblico ministero, può essere interrotto in qualsiasi momento se la magistratura ravvisa l’assenza di motivazioni fondate.
La nuova disciplina punta a garantire, da un lato, la sicurezza e il pacifico svolgimento di iniziative pubbliche, e dall’altro, a rafforzare la cooperazione tra polizia, prefetture e autorità giudiziarie in tempo reale. Il controllo multilivello sull’esercizio della misura è pensato per prevenire eventuali abusi e assicura trasparenza nell’operatività delle forze dell’ordine, contribuendo alla tutela dei diritti degli interessati.

Lo scudo penale esteso: nuove tutele per agenti e cittadini

Il cosiddetto "scudo penale" viene ampliato, superando il solo ambito delle forze dell'ordine per includere anche privati cittadini in circostanze in cui sia manifesta una causa di giustificazione, come legittima difesa o stato di necessità. Questa innovazione nasce dall’esigenza di tutelare operatori impegnati a garantire la sicurezza collettiva, ponendo limiti all’iscrizione automatica nel registro degli indagati qualora emergano chiare motivazioni di liceità della condotta.
Nel dettaglio, la nuova normativa prevede l’iscrizione in un registro delle notizie di reato distinto, con mantenimento delle garanzie difensive e della facoltà di essere assistiti legalmente. L’autorità giudiziaria resta centrale: è il magistrato, sulla base degli atti disponibili, a decidere se archiviare o meno entro un termine preciso (trenta giorni salvo elementi ostativi).

  • Estensione della tutela processuale agli agenti e ai cittadini
  • Riduzione dei tempi di incertezza per chi agisce per cause giustificabili
  • Salvaguardia dei meccanismi di controllo giudiziario
Queste innovazioni mirano a offrire un assetto equilibrato tra difesa delle istituzioni, legittimità delle azioni di polizia e diritto dei cittadini alla sicurezza giuridica, rispondendo anche a sollecitazioni provenienti dal mondo sindacale e associativo.

La stretta su coltelli e armi bianche: divieti, sanzioni e responsabilità genitoriali

Le nuove disposizioni in materia di armi bianche puntano a controllare in modo più incisivo il porto, il commercio e la detenzione di coltelli e oggetti affilati, con un raggio d’azione che coinvolge anche i commercianti online e i privati. Il porto fuori casa di strumenti con lama superiore a 8 centimetri (e di alcune tipologie anche da 5 centimetri in su, come i coltelli "a farfalla" o con blocco) espone a pene detentive fino a tre anni, mentre specifiche sanzioni accessorie possono colpire la patente o il porto d’armi dell’interessato.
Un capitolo particolarmente incisivo riguarda il coinvolgimento dei minori. Al divieto di vendita e cessione di coltelli e strumenti atti a offendere sotto i diciotto anni, si aggiunge l’obbligo per gli esercenti, online e offline, di verificare l’età dell’acquirente. Le sanzioni amministrative per la violazione di questi obblighi sono progressive e possono arrivare fino alla revoca della licenza commerciale.
Per i casi in cui minori siano fermati con armi bianche, vengono introdotte multe dirette ai genitori o a chi ne ha la responsabilità, con importi da 200 a 1.000 euro. In caso di recidiva, si prevedono misure più severe, tra cui la sospensione di documenti e l’inasprimento delle sanzioni. Questi strumenti mirano a responsabilizzare il nucleo familiare nelle attività di prevenzione e controllo, ritenendo la supervisione dei genitori un fattore strategico per prevenire il coinvolgimento giovanile in episodi rischiosi.

Violenza giovanile e sanzioni ai minori: le nuove procedure di ammonimento e il ruolo dei genitori

L’aumento di episodi di violenza da parte di minori ha condotto all’introduzione di una procedura di ammonimento rafforzata, che ora si applica anche a reati quali lesioni, rissa, minacce e uso di armi improprie. Il prefetto o l’autorità di pubblica sicurezza possono emettere un ammonimento formale, che rappresenta un “cartellino giallo” prima di conseguenze più gravi.
Nel caso in cui il minore recidivi, la sanzione investe direttamente i familiari responsabili, cui viene comminata una multa amministrativa compresa tra 200 e 1.000 euro. Il meccanismo amministrativo è affidato al prefetto, che applica la procedura semplificata prevista dalla legge 689/1981. Sono previste inoltre aggravanti se il reato avviene con l’uso di armi o strumenti vietati.

  • Ammonimento esteso a nuovi reati connessi a violenza e uso di armi
  • Sanzioni amministrative rapide per le famiglie inadempienti
  • Ruolo proattivo delle prefetture e delle autorità di sicurezza locale
Questa impostazione mira a responsabilizzare concretamente i nuclei familiari e a innescare percorsi tempestivi di prevenzione per arginare il fenomeno delle baby gang e delle condotte antisociali tra i giovani.

Gestione delle manifestazioni pubbliche: sanzioni amministrative e maggior potere al prefetto

Cambia la gestione delle manifestazioni pubbliche con il passaggio da vecchie sanzioni penali a un più ampio ricorso a maxi-sanzioni amministrative, accompagnate da una decisa attribuzione di poteri agli uffici prefettizi. La nuova disciplina colpisce i promotori di cortei senza preavviso, anche se organizzati attraverso canali digitali, prevedendo multe da 1.000 a 10.000 euro.
Ulteriori violazioni come il mancato rispetto degli itinerari autorizzati o l’ostacolo dei servizi di emergenza possono comportare sanzioni fino a 12.000 euro. Le sanzioni sono aggravate in caso di recidiva e in presenza di comportamenti che rendano difficile l’identificazione dei partecipanti (ad esempio attraverso il travisamento del viso o il possesso di oggetti proibiti).

  • Sanzioni proporzionate all’entità e alla reiterazione delle violazioni
  • Prefetti abilitati ad adottare provvedimenti individuali e collettivi in modo più agile
  • Introduzione di sistemi di controllo amministrativo anche sulle piattaforme digitali e gruppi chiusi online
Si rafforza così l'approccio preventivo, permettendo interventi mirati e tempestivi da parte delle autorità locali in coordinamento con la polizia, per mantenere il carattere pacifico delle iniziative pubbliche e, contemporaneamente, per prevenire fenomeni di violenza o turbamento dell’ordine.

Impatto sulle libertà civili e dibattito politico: reazioni e critiche al provvedimento

Le nuove misure normative hanno sollevato un acceso confronto politico e giuridico. Alcune forze parlamentari e associazioni della società civile hanno espresso perplessità circa possibili effetti compressivi sui diritti e le libertà costituzionalmente garantite, soprattutto relativamente alla libertà di manifestazione, all’uso del fermo preventivo e al rischio di discriminazioni nelle procedure amministrative.
Le opposizioni deplorano l’inasprimento delle sanzioni e la trasformazione di molte fattispecie da penali ad amministrative, sostenendo che si potrebbe disincentivare il diritto al dissenso e acuire la tensione sociale. D’altra parte, parte della maggioranza e molti rappresentanti delle forze dell’ordine difendono l'impianto normativo come strumento necessario per difendere la sicurezza e l’incolumità pubblica, in risposta a una escalation di episodi violenti e disordini negli spazi pubblici.
Il dibattito riguarda anche la proporzionalità delle risposte previste dal decreto e la tenuta delle garanzie di controllo da parte della magistratura, che resta l’unico soggetto titolato a verificare i presupposti e le condizioni del fermo e delle altre misure restrittive introdotte.

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