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Deliveroo sotto indagine per sfruttamento rider, nel mirino anche McDonald's ed Esselunga

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di Marcello Tansini pubblicato il

Deliveroo finisce sotto controllo giudiziario per presunto sfruttamento dei rider, coinvolgendo anche colossi come McDonald's ed Esselunga. Un viaggio tra caporalato, rischi e sfide.

L'emergere del caporalato digitale nelle piattaforme di food delivery ha raggiunto livelli tali da non poter più essere ignorato: secondo le ultime indagini giudiziarie, un modello economico che si pensava appartenere ad altre epoche si riproduce oggi con nuove tecnologie e modalità più insidiose.

I dati raccolti dalle autorità rivelano una realtà sistemica di sfruttamento, che colpisce migliaia di rider e rischia di minare le basi della tutela dei diritti sul lavoro. Davanti a questa urgenza, l'intervento della Procura di Milano non è solo una risposta giudiziaria, ma rappresenta il segnale di un cambiamento necessario per l'intera società.

Cosa significa controllo giudiziario e quali aziende coinvolte

Il controllo giudiziario è una misura straordinaria prevista dall'ordinamento italiano per arginare condotte aziendali che ledono gravemente la dignità e i diritti dei lavoratori. Nel caso di Deliveroo Italy, l'urgenza della situazione ha portato il pubblico ministero di Milano a richiedere l'immediato affiancamento di un amministratore giudiziario alla regolare gestione dell'azienda. Si tratta di uno strumento finalizzato a ripristinare condizioni operative legali, senza compromettere la continuità del servizio e la stabilità occupazionale.

Gli inquirenti contestano a Deliveroo Italy la gestione di oltre 20.000 rider in tutta Italia, con particolare attenzione ai 3.000 presenti nell'area di Milano. Le indagini puntano all'esistenza di pratiche aziendali non conformi alla normativa vigente, tra cui una politica sistematica di sfruttamento riconducibile a dinamiche di caporalato digitale.

Ma Deliveroo non è sola: la magistratura ha notificato ordini di consegna documenti a sette grandi aziende che affidano parte delle loro consegne a rider tramite piattaforme digitali:

  • McDonald's
  • Burger King
  • Original Bucket - Kentucky Fried Chicken
  • Poke House
  • Carrefour
  • Esselunga
  • Crai
L'attenzione della Procura si concentra quindi su un sistema molto più ampio del singolo caso Deliveroo, coinvolgendo marchi leader della distribuzione alimentare e della ristorazione rapida in Italia.

Le accuse: sfruttamento dei rider, la soglia di povertà e la violazione della Costituzione

L'impianto accusatorio mosso dalla Procura di Milano si fonda su precise evidenze: la retribuzione riconosciuta ai rider risulta in numerosi casi inferiore di circa il 90% rispetto alla soglia minima indicata dagli indicatori ISTAT e alla retribuzione prevista dai contratti collettivi. Questo significa che un'ampia percentuale dei lavoratori coinvolti percepisce introiti non sufficienti a garantire un'esistenza libera e dignitosa, come stabilito dall'articolo 36 della Costituzione italiana.

Il lavoro dei rider, pur inquadrato formalmente nella libera professione con partita IVA, dipende in ogni passaggio dall'algoritmo della piattaforma. La raccolta ordini, la gestione delle consegne, la pianificazione dei turni e il calcolo dei compensi avvengono completamente attraverso software, privando di fatto il collaboratore di autonomia nella gestione del proprio lavoro e rendendolo dipendente dalle scelte programmate dal sistema informatico.

Un campione di 50 lavoratori ascoltati dalla Procura ha evidenziato che:

  • 73% percepisce meno di 1.245 euro lordi al mese, soglia identificata come rischio povertà secondo i dati ISTAT
  • 86,5% guadagna meno rispetto al contratto collettivo nazionale della logistica
La contestazione, oltre a riguardare diritti economici, si estende ai principi fondamentali che regolano il lavoro subordinato, tra cui l'obbligo di retribuzione proporzionata e la tutela della sicurezza e della dignità personale del lavoratore. A questo si aggiunge la mancata applicazione di tutele sanitarie e previdenziali, lasciando ogni rischio a carico del rider.

Il funzionamento delle piattaforme e la realtà del lavoro dei rider

Le piattaforme di food delivery basano la propria efficienza su algoritmi che gestiscono in modo automatizzato ogni aspetto del rapporto lavorativo. Nonostante i rider risultino autonomi nella forma, l'operatività imposta dal sistema informatico li priva di una reale discrezionalità nelle scelte quotidiane. Dalla selezione degli ordini alle modalità di pagamento, ogni elemento viene predisposto e monitorato dalla piattaforma.

Le caratteristiche del sistema rilevate nelle indagini:

  • Gestione centralizzata del ciclo lavorativo: la piattaforma stabilisce tempi, modalità e priorità delle consegne, assegnando compiti e monitorando costantemente le performance
  • Dipendenza dall'algoritmo: bonus, compensi e penalità sono determinati secondo parametri variabili, spesso poco trasparenti, che incidono direttamente sulla retribuzione finale
  • Pressione sulla disponibilità: per accumulare guadagni sufficienti, i rider sono indotti a rendersi disponibili anche nelle fasce orarie meno richieste e a coprire turni prolungati
  • Assenza di reali tutele: la qualificazione come lavoratori autonomi esclude misure di protezione tipiche del lavoro subordinato, come assicurazione contro infortuni, ferie, maternità/paternità e malattia
Un esempio concreto: la testimonianza di un rider riferisce dalle 11.30 alle 15.30 ho guadagnato meno di 12 euro; ho aspettato mezz'ora per un ordine che mi ha fruttato 2 euro e 70. Tutto ciò dimostra come il modello algoritmico, anziché favorire efficienza, abbia generato un contesto di precarizzazione strutturale in cui la libertà d'azione è solo apparente.

Dati, testimonianze e rischi per la sicurezza

I rider pagano un prezzo sociale e personale altissimo per questa modalità organizzativa. L'impatto del caporalato digitale si riflette in diversi aspetti della vita lavorativa e privata:

  • Redditi da povertà: le rilevazioni confermano che la maggioranza guadagna meno di quanto necessario per una vita dignitosa. L'assenza di stabilità economica espone i lavoratori a precarietà, esclusione sociale e impossibilità di progettare il futuro
  • Sfruttamento di lavoratori stranieri: molti rider sono giovani migranti, spesso privi di una rete familiare, che accettano condizioni di estremo disagio per necessità. Secondo le testimonianze, non mancano situazioni di utilizzo irregolare di documenti o account condivisi, sintomo di un mercato poco regolato
  • Violazioni della privacy: il controllo algoritmico comporta la raccolta continua di dati personali andamentali e posizionali, senza garanzie di trasparenza o di effettiva tutela della riservatezza
Testimonianze raccolte sottolineano come, in molti lavorano 12-14 ore al giorno per raggiungere i minimi indispensabili, mentre le cause legali intentate (e vinte) dai lavoratori negli ultimi anni evidenziano come i tribunali abbiano più volte riconosciuto il diritto a risarcimenti e condizioni migliori rispetto a quelle offerte dalle piattaforme.

L'estensione del problema: McDonald's, Esselunga e le altre società a rischio

La Procura individua un problema non più circoscrivibile a una sola piattaforma: le notifiche di consegna documenti a McDonald's, Burger King, Original Bucket - Kentucky Fried Chicken, Poke House, Carrefour, Esselunga e Crai accendono i riflettori su un'intera filiera.

Le aziende committenti che si affidano a servizi di delivery digitalizzati sono potenzialmente coinvolte nel quadro di responsabilità solidale rispetto alla gestione dei lavoratori. La catena distributiva, infatti, delegando parte delle proprie funzioni a piattaforme terze, contribuisce alla creazione di un ecosistema in cui lo sfruttamento risulta difficilmente tracciabile e ancora meno sanzionabile secondo le forme tradizionali.

L'indagine coinvolge anche grandi marchi della GDO e della ristorazione veloce:

  • McDonald's e Burger King rappresentano, per dimensioni e diffusione, punti di riferimento nel mercato italiano ed europeo
  • Esselunga e Carrefour, nomi di primo piano nella grande distribuzione, utilizzano il delivery come canale strategico e possono quindi potenzialmente essere responsabili dei trattamenti riservati ai lavoratori delle piattaforme
Questa estensione obbliga tutto il settore ad azioni di trasparenza e responsabilità sia nella selezione dei fornitori sia nel monitoraggio delle condizioni contrattuali applicate

L'intervento della magistratura rappresenta un passaggio decisivo nel processo di adeguamento delle tutele dei lavoratori delle piattaforme. Ma la sfida principale è tradurre l'attenzione giudiziaria in misure strutturali di lungo termine. Le istituzioni sono chiamate a:

  • Promuovere una cornice normativa aggiornata, che riconosca la specificità del lavoro intermediato digitalmente e superi la dicotomia tra lavoro subordinato e autonomo
  • Imporre alle piattaforme standard minimi di trasparenza rispetto agli algoritmi di assegnazione ordini e calcolo dei compensi
  • Garantire l'applicazione delle coperture previdenziali, assicurative e sanitarie a tutti i rider, indipendentemente dalla classificazione formale
  • Favorire la contrattazione collettiva e la rappresentanza sindacale dei lavoratori digitali, superando l'isolamento e la frammentazione attuale



Marcello Tansini

Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...

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