Deliveroo finisce sotto controllo giudiziario per presunto sfruttamento dei rider, coinvolgendo anche colossi come McDonald's ed Esselunga. Un viaggio tra caporalato, rischi e sfide.
L'emergere del caporalato digitale nelle piattaforme di food delivery ha raggiunto livelli tali da non poter più essere ignorato: secondo le ultime indagini giudiziarie, un modello economico che si pensava appartenere ad altre epoche si riproduce oggi con nuove tecnologie e modalità più insidiose.
I dati raccolti dalle autorità rivelano una realtà sistemica di sfruttamento, che colpisce migliaia di rider e rischia di minare le basi della tutela dei diritti sul lavoro. Davanti a questa urgenza, l'intervento della Procura di Milano non è solo una risposta giudiziaria, ma rappresenta il segnale di un cambiamento necessario per l'intera società.
Il controllo giudiziario è una misura straordinaria prevista dall'ordinamento italiano per arginare condotte aziendali che ledono gravemente la dignità e i diritti dei lavoratori. Nel caso di Deliveroo Italy, l'urgenza della situazione ha portato il pubblico ministero di Milano a richiedere l'immediato affiancamento di un amministratore giudiziario alla regolare gestione dell'azienda. Si tratta di uno strumento finalizzato a ripristinare condizioni operative legali, senza compromettere la continuità del servizio e la stabilità occupazionale.
Gli inquirenti contestano a Deliveroo Italy la gestione di oltre 20.000 rider in tutta Italia, con particolare attenzione ai 3.000 presenti nell'area di Milano. Le indagini puntano all'esistenza di pratiche aziendali non conformi alla normativa vigente, tra cui una politica sistematica di sfruttamento riconducibile a dinamiche di caporalato digitale.
Ma Deliveroo non è sola: la magistratura ha notificato ordini di consegna documenti a sette grandi aziende che affidano parte delle loro consegne a rider tramite piattaforme digitali:
L'impianto accusatorio mosso dalla Procura di Milano si fonda su precise evidenze: la retribuzione riconosciuta ai rider risulta in numerosi casi inferiore di circa il 90% rispetto alla soglia minima indicata dagli indicatori ISTAT e alla retribuzione prevista dai contratti collettivi. Questo significa che un'ampia percentuale dei lavoratori coinvolti percepisce introiti non sufficienti a garantire un'esistenza libera e dignitosa, come stabilito dall'articolo 36 della Costituzione italiana.
Il lavoro dei rider, pur inquadrato formalmente nella libera professione con partita IVA, dipende in ogni passaggio dall'algoritmo della piattaforma. La raccolta ordini, la gestione delle consegne, la pianificazione dei turni e il calcolo dei compensi avvengono completamente attraverso software, privando di fatto il collaboratore di autonomia nella gestione del proprio lavoro e rendendolo dipendente dalle scelte programmate dal sistema informatico.
Un campione di 50 lavoratori ascoltati dalla Procura ha evidenziato che:
Le piattaforme di food delivery basano la propria efficienza su algoritmi che gestiscono in modo automatizzato ogni aspetto del rapporto lavorativo. Nonostante i rider risultino autonomi nella forma, l'operatività imposta dal sistema informatico li priva di una reale discrezionalità nelle scelte quotidiane. Dalla selezione degli ordini alle modalità di pagamento, ogni elemento viene predisposto e monitorato dalla piattaforma.
Le caratteristiche del sistema rilevate nelle indagini:
I rider pagano un prezzo sociale e personale altissimo per questa modalità organizzativa. L'impatto del caporalato digitale si riflette in diversi aspetti della vita lavorativa e privata:
La Procura individua un problema non più circoscrivibile a una sola piattaforma: le notifiche di consegna documenti a McDonald's, Burger King, Original Bucket - Kentucky Fried Chicken, Poke House, Carrefour, Esselunga e Crai accendono i riflettori su un'intera filiera.
Le aziende committenti che si affidano a servizi di delivery digitalizzati sono potenzialmente coinvolte nel quadro di responsabilità solidale rispetto alla gestione dei lavoratori. La catena distributiva, infatti, delegando parte delle proprie funzioni a piattaforme terze, contribuisce alla creazione di un ecosistema in cui lo sfruttamento risulta difficilmente tracciabile e ancora meno sanzionabile secondo le forme tradizionali.
L'indagine coinvolge anche grandi marchi della GDO e della ristorazione veloce:
L'intervento della magistratura rappresenta un passaggio decisivo nel processo di adeguamento delle tutele dei lavoratori delle piattaforme. Ma la sfida principale è tradurre l'attenzione giudiziaria in misure strutturali di lungo termine. Le istituzioni sono chiamate a:
Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...