Jane Tsang ha accumulato 620mila euro a 27 anni lavorando giorno e notte e in due impieghi: cosa ha sacrificato e perché il suo metodo non funziona per tutti.
A 27 anni Jane Tsang ha già messo da parte circa 700mila dollari, l’equivalente di 620mila euro. Per la maggior parte dei suoi coetanei è una cifra irraggiungibile. Lei ci è arrivata lavorando per anni a due lavori contemporaneamente, con l’obiettivo dichiarato di smettere di lavorare a 30 anni. Il suo percorso è diventato virale sui social e ha riaperto il dibattito sul movimento FIRE (Financial Independence, Retire Early), ma anche sul prezzo che si paga per inseguire l’indipendenza finanziaria a tutti i costi.
Jane Tsang è una giovane professionista del marketing che vive nell’area di Toronto, in Canada. È nota online anche come creatrice di contenuti: sui social racconta le sue giornate di lavoro da remoto, tra riunioni, call e scadenze sovrapposte. Le sue storie sono state riprese da diverse testate internazionali, tra cui People e Toronto Life, e dai media di vari Paesi.
Il motivo di tanto interesse è semplice. In un’epoca in cui il costo della vita cresce, gli affitti pesano e la pensione sembra un traguardo sempre più lontano, una ragazza che dichiara di voler smettere di lavorare a 30 anni colpisce l’immaginazione. Il punto, però, non è solo la cifra accumulata. È il metodo usato per arrivarci e quello che ha dovuto lasciare per strada.
La storia di Jane comincia molto presto. Ha iniziato a lavorare a 15 anni in un fast food e, fin da allora, ha preso l’abitudine di risparmiare quasi ogni dollaro guadagnato. Spesso aveva più lavori part time contemporaneamente, una scelta che le ha permesso di costruire un piccolo capitale ancora prima di finire gli studi.
Al momento della laurea, a 22 anni, aveva già messo da parte circa 100mila dollari. cosa che oggi è decisamente importante considerando la difficoltà che la maggior parte delle famiglie hanno a risparmiare. Da qui è arrivata la prima mossa strategica: ha acquistato un piccolo appartamento in centro a Toronto e, invece di viverci, lo ha affittato per circa 2mila dollari al mese. Lei è tornata a vivere con i genitori, azzerando di fatto il costo dell’abitazione, che per la maggior parte dei giovani è la voce di spesa più pesante.
Questa scelta è il cuore della strategia di Jane: spendere pochissimo e far lavorare il denaro. Il suo patrimonio nasce da tre leve che si sommano:
Proprio il lavoro da remoto è stato l’elemento decisivo. Jane ha raccontato di aver iniziato a gestire due impieghi in contemporanea durante la pandemia, quando molte aziende hanno spostato le attività online. Quella flessibilità ha reso possibile ciò che, in presenza, sarebbe stato quasi impossibile: due scrivanie virtuali nello stesso salotto.
La fatica, però, è reale. In una testimonianza raccolta da Toronto Life, Jane ha spiegato che nella maggior parte dei giorni lavora più di 16 ore. Ha descritto anche situazioni quasi paradossali, come portare il computer aziendale alle riunioni di famiglia, e ha parlato di mal di testa cronici legati allo stress.
Lei stessa non ha mai dipinto questo stile di vita come un modello da imitare a occhi chiusi. Ha ammesso che, se non fosse necessario per raggiungere il suo obiettivo, preferirebbe non lavorare due volte. E ha detto di ricevere online commenti in gran parte negativi, segno di quanto questa scelta divida l’opinione pubblica.
Il bilancio finale non si misura solo in euro. Dietro i 620mila euro ci sono rinunce concrete, che spesso la narrazione social tende a minimizzare, come:
Il suo obiettivo si è spostato. Più che smettere di lavorare, oggi vuole avere la libertà di scegliere: poter decidere quali progetti portare avanti, quante ore dedicarvi e con quali condizioni. In altre parole, non la pensione intesa come stop totale, ma l’indipendenza finanziaria come strumento per non dipendere da uno stipendio.
È un cambio di prospettiva che molti seguaci del movimento FIRE conoscono bene. Spesso, una volta raggiunta la sicurezza economica, ci si rende conto che il lavoro non è il nemico: il problema è doverlo fare senza alternative.
La storia di Jane è affascinante, ma sarebbe un errore trasformarla in una ricetta universale. Ci sono almeno cinque motivi per cui il suo metodo non è replicabile per la maggior parte delle persone:
1. Serve un lavoro adatto al remoto. Gestire due impieghi a tempo pieno è possibile solo con mansioni digitali e flessibili. Chi lavora in presenza, in un negozio, in fabbrica o in un ospedale, non ha questa possibilità.
2. Servono redditi di partenza elevati. Un reddito complessivo di circa 120mila dollari l’anno è ben al di sopra della media. In Italia, dove gli stipendi dei giovani sono mediamente molto più bassi, un percorso simile sarebbe molto più lungo e difficile.
3. Serve un supporto familiare e abitativo. Poter vivere con i genitori e affittare un immobile di proprietà è un vantaggio enorme. Chi deve pagare un affitto o un mutuo per la propria abitazione parte da una situazione completamente diversa.
4. Serve un capitale iniziale e un mercato favorevole. L’acquisto dell’appartamento è stato possibile grazie ai risparmi accumulati fin da giovanissima. Inoltre, i rendimenti degli investimenti non sono garantiti e dipendono dall’andamento dei mercati.
5. Serve una tolleranza alla fatica fuori dal comune. Non tutti possono sostenere ritmi di 16 ore al giorno senza conseguenze sulla salute fisica e mentale. Anche Jane riconosce che bisogna conoscere i propri limiti.
Anche se il suo percorso non è un modello da copiare, ci sono principi utili che chiunque può applicare in scala più ridotta.
Più che un esempio da imitare alla lettera, il suo percorso è uno spunto di riflessione. Il vero obiettivo, come lei stessa ha scoperto strada facendo, non è tanto la pensione a 30 anni, quanto la possibilità di costruire una vita in cui il lavoro sia una scelta e non un obbligo. E questo, con tempi e modalità diverse, è un traguardo a cui molti possono avvicinarsi senza sacrificare tutto il resto.
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...