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Eni riorganizza le raffinerie di Livorno, Taranto, Milazzo, Sannazzaro con Eni Industrial Evolution: cosa cambia per dipendenti e filiera

di Marcello Tansini pubblicato il
Eni Industrial Evolution

Eni avvia una profonda riorganizzazione delle raffinerie di Livorno, Taranto, Sannazzaro e Milazzo con la nascita di Eni Industrial Evolution, che porta cambiamenti per dipendenti, filiera produttiva e nuove strategie industriali.

La recente trasformazione dell’assetto industriale di uno dei maggiori gruppi energetici italiani ha segnato un nuovo capitolo nell’evoluzione del settore della raffinazione nazionale e internazionale. La costituzione di Eni Industrial Evolution, società attiva dal gennaio 2026, rappresenta un passaggio chiave nelle strategie del gruppo in materia di raffinazione e logistica, coinvolgendo gli impianti di Livorno, Taranto, Sannazzaro de’ Burgondi e la partecipazione nella joint venture di Milazzo.

Attraverso questo nuovo assetto, Eni mira a una gestione più efficiente e integrata delle attività di raffinazione e logistica, rispondendo tanto alle esigenze di mercato quanto alle nuove sfide di decarbonizzazione e transizione energetica. Nella società confluiranno circa duemila dipendenti, che insieme agli stabilimenti sopraccitati, ai depositi carburanti e agli oleodotti, costituiranno la base operativa di Eni Industrial Evolution.

L’iniziativa va oltre la semplice riorganizzazione societaria, configurandosi come un’azione strategica per mantenere una posizione competitiva in un settore in rapido mutamento, e conferma un approccio orientato a innovazione, sicurezza e sostenibilità ambientale.

Le motivazioni della riorganizzazione: contesto industriale e strategia di Eni

L’esigenza di ridefinire le attività di raffinazione e logistica nasce da profondi cambiamenti nel mercato energetico e dall’urgenza di coniugare crescente domanda di sostenibilità con la competitività economica. Negli ultimi anni, il settore è stato caratterizzato dalla necessità di ridurre emissioni, ottimizzare filiere e adeguare gli impianti alle nuove tecnologie di produzione, in particolare quelle legate alla bioraffinazione e ai carburanti alternativi.

Per Eni, la costituzione di una società dedicata consente di separare in modo efficiente processi e flussi operativi, attribuendo a Eni Industrial Evolution la gestione diretta degli impianti e delle infrastrutture cruciali per il comparto. Questa scelta mira a facilitare l’ingresso di nuove competenze tecniche, a migliorare la trasparenza gestionale e a favorire accordi commerciali specifici attraverso la stipula di contratti tra la casa madre e la nuova controllata.

Dal punto di vista strategico, la ridefinizione dei perimetri di attività permette al gruppo di valorizzare la flessibilità, adattandosi rapidamente alle evoluzioni normative in materia di emissioni e gestione del ciclo produttivo, e di affrontare con maggiore determinazione la concorrenza internazionale. Un assetto simile risponde inoltre alla crescente attenzione degli stakeholder su temi di sicurezza, affidabilità e trasparenza, consolidando la reputazione di autorevolezza nel panorama europeo dell’energia.

Il perimetro e la struttura della nuova società Eni Industrial Evolution

Eni Industrial Evolution si configura come una società dotata di una struttura robusta e articolata, che unisce raffinerie, unità logistiche e partecipazioni sia sul territorio nazionale sia all’estero. Dal punto di vista organizzativo, Eie integra:

  • Gli impianti di raffinazione di Sannazzaro de’ Burgondi, Livorno e Taranto;
  • La quota Eni nella joint venture della raffineria di Milazzo;
  • Tutte le infrastrutture logistiche in Italia, tra cui lo stabilimento di Robassomero e il Centro Ricerche Sud di San Filippo del Mela;
  • Oleodotti strategici e diversi depositi per carburanti;
  • Partecipazioni in realtà specializzate come Ecofuel S.p.A. e Costiero Gas Livorno Spa;
  • Quote nelle raffinerie internazionali, incluso il 20% in Ruwais (Emirati Arabi Uniti) e partecipazioni in Germania.
La società è guidata dall’ex direttore del business Refining Evolution and Transformation, che assume anche gli incarichi di presidente e amministratore delegato. A differenza delle precedenti operazioni di spin-off promosse da Eni per altre unità operative, al momento non è prevista la cessione di quote di minoranza.

La dotazione di personale si attesta intorno alle 2.000 risorse, trasferite dalla casa madre secondo i precisi accordi sindacali raggiunti nell’ultimo semestre. La focalizzazione settoriale di Eie, unita al mantenimento delle licenze e delle autorizzazioni necessarie, posiziona la società come uno degli attori più rilevanti dell’industria della raffinazione e della logistica in Italia.

Impatto della riorganizzazione su dipendenti, contratti e occupazione

Il trasferimento delle attività a Eni Industrial Evolution ha comportato l’applicazione di nuove intese tra azienda e rappresentanze sindacali, volte a garantire la tutela delle condizioni di lavoro e la stabilità occupazionale dei circa duemila lavoratori coinvolti. In base agli accordi sottoscritti (da tutte le organizzazioni sindacali ad eccezione di Filctem Cgil), l’operazione consiste nella cessione di un ramo d’azienda – la business unit Refining Evolution and Transformation – compresa la totalità del personale addetto alle raffinerie, alla logistica e ai servizi amministrativi collegati.

Le principali ricadute sulla forza lavoro sono riassumibili nei seguenti punti:

  • Continuità contrattuale: i dipendenti mantengono anzianità, trattamenti economici e diritti acquisiti;
  • Trasferimento delle licenze operative, con formazione specifica per l’aggiornamento professionale;
  • Strutture di welfare aziendale confermate e integrate nei comparti più sensibili agli aspetti sociali e familiari;
  • Rafforzamento del dialogo sindacale per la gestione di eventuali criticità future.
I nuovi contratti tra Eni ed Eie regolano la lavorazione di materie prime, lo stoccaggio e la consegna dei prodotti, prevedendo anche sistemi premianti legati a produttività, sicurezza e risultati ambientali, oltre all’adeguamento dei parametri di performance rispetto agli standard europei.

Focus sulle raffinerie interessate: capacità produttiva e piani di sviluppo per Livorno, Taranto, Sannazzaro e Milazzo

Una panoramica delle principali raffinerie coinvolte evidenzia specifiche capacità produttive e programmi di ammodernamento:

  • Sannazzaro de’ Burgondi: impianto lombardo che raggiunge livelli di produzione fino a 11 milioni di tonnellate all’anno di petrolio raffinato, spaziando dalla produzione di gas e GPL ai carburanti leggeri come benzine e gasoli. La raffineria è connessa a importanti infrastrutture logistiche e sta implementando un progetto di bioraffineria con una capacità prevista di 550.000 tonnellate/anno, pur mantenendo attiva una quota significativa di produzione tradizionale.
  • Taranto: l’impianto pugliese, fondamentale per il Sud Italia, può lavorare circa 6,5 milioni di tonnellate di greggio annue, con una supply chain alimentata principalmente dalla Val d’Agri. Si tratta di uno snodo logistico che gestisce complessivamente 4 milioni di tonnellate all’anno di prodotti finiti.
  • Milazzo: la joint venture tra Eni e Q8 controlla una raffineria con capacità di processare 10 milioni di tonnellate di petrolio all’anno. L’azienda ha in programma interventi di efficientamento energetico, finalizzati a ridurre l’impatto ambientale e migliorare le performance tecnologiche.
  • Livorno: oggetto di un ambizioso piano di riconversione, sarà la prima bioraffineria del gruppo Eie, con una capacità produttiva di 500.000 tonnellate/anno di HVO diesel, a fronte della progressiva transizione verso prodotti a basso impatto ambientale. Il completamento dei lavori è atteso entro la fine dell’anno.
Le quattro raffinerie costituiscono il pilastro produttivo della nuova società, e sono destinate a guidare l’evoluzione della raffinazione secondo i più avanzati criteri di sostenibilità, digitalizzazione e sicurezza operativa.

Conseguenze per la filiera logistica e partecipazioni di Eni in Italia e all’estero

La riorganizzazione si riflette in maniera sostanziale anche sulla rete logistica: l’inclusione di depositi, oleodotti e centri di ricerca sottolinea la volontà di ottimizzare le sinergie tra raffinazione e supply chain, riducendo costi e dispersioni lungo tutta la filiera. Le principali azioni riguardano:

  • La valorizzazione strategica dello stabilimento di Robassomero e del Centro Ricerche Sud di San Filippo del Mela;
  • La gestione centralizzata dei depositi e oleodotti, a supporto sia della distribuzione interna sia dell’export;
  • L’intensificazione del coordinamento con società partecipate come Ecofuel e Costiero Gas Livorno Spa, per una maggiore efficienza gestionale.
Dal punto di vista internazionale, Eni Industrial Evolution eredita partecipazioni in asset esteri rilevanti per le strategie a lungo termine del gruppo, tra cui spiccano le quote in Ruwais (Emirati Arabi Uniti) e le raffinerie tedesche, favorendo una posizione di rilievo su mercati globali selezionati e permettendo lo scambio di competenze tecnologiche e best practice su scala europea e internazionale.