Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Escluso dall'eredità da circa 460mila euro per un cappello al funerale: la causa che divide due fratelli

WhatsApp X Telegram
di Dott. Giovanni Matano pubblicato il

Un tassista di 67 anni, un fratello minore, due testamenti a otto anni di distanza e un cappello: la strana causa sull'eredità di 460mila euro che il giudice ha aggiornato.

Le liti tra fratelli per l'eredità sono un classico delle cronache giudiziarie, ma il caso che arriva dal tribunale della contea di Central London ha un dettaglio che lo rende diverso da tutti gli altri: al centro della vicenda c'è un cappello scozzese. A raccontarla è Bani Verma, 67 anni, tassista, che sostiene di essere stato escluso dall'eredità del padre, Gowerdhan Dass, morto a 89 anni nel febbraio 2024, per aver indossato quel cappello al funerale. Una scelta giudicata fuori luogo e fuori tema per il contesto: mentre le persone intorno erano in lutto, lui, secondo il racconto, appariva allegro e sollevato.

Il patrimonio in gioco è di 400.000 sterline, che al cambio attuale, intorno a 1,16 euro per sterlina secondo i dati del 2026, equivalgono a circa 460mila euro. La somma non è andata a Bani, ma al fratello minore, Harish Verma, istruttore di guida, e a sua moglie. Un quarto di quella somma varrebbe circa 116mila euro, un calcolo nostro. Una precisazione importante, prima di andare avanti: il cappello è l'immagine simbolica che la stampa ha scelto per raccontare la vicenda, ma non è, di per sé, il motivo giuridico della causa. In un'aula di tribunale non si discute di abbigliamento, ma di testamenti, di volontà del defunto e di eventuali pressioni o scorrettezze, e per questo la vicenda ha una seconda parte, più tecnica, che conviene seguire con attenzione.

I due testamenti: da quattro parti a una sola

Il nodo, stando a quanto emerso in aula, è la differenza tra due documenti. Il tribunale ha appreso che il testamento del 2015 di Dass divideva il patrimonio in quattro parti: una per Harish, una per Bani e le altre due per gli altri due figli. Con quel documento, quindi, la quota di Bani sarebbe stata di un quarto, cioè circa 100.000 sterline se si divide per quattro la somma attuale, un calcolo che è nostro e non appare nelle fonti.

Il testamento del 2023, invece, cambia tutto: secondo quanto riferito, Harish e sua moglie hanno ereditato l'intero patrimonio, lasciando Bani e il resto della famiglia a mani vuote. Tra i due documenti passano otto anni e, soprattutto, un cambiamento radicale: dalla ripartizione equa tra quattro figli all'assegnazione a un solo figlio e a sua moglie. È su questo scarto che si concentra la causa, perché per Bani il nuovo testamento non rappresenta la vera volontà del padre. Per chi non conosce il sistema britannico, vale la pena ricordare che le cause civili di questo tipo si svolgono davanti a un giudice, senza giuria, e che l'udienza serve ad ascoltare testimoni e a esaminare i documenti. Va ricordato che, in linea generale, un testamento successivo sostituisce quello precedente, ma può essere contestato in tribunale: i motivi dipendono dalla legge applicabile e dalle prove presentate, e in questo caso le informazioni disponibili non entrano nel dettaglio.

Le accuse incrociate: odio, spese e telefonate mai fatte

La causa si è spostata, secondo il racconto, lontano dal cappello e dalla bara, verso le sedi legali, dove i due fratelli si affrontano attraverso i rispettivi avvocati. Il legale di Bani ha accusato Harish di aver instillato nell'animo del padre un sentimento di odio verso il figlio maggiore e di aver sperperato il denaro di Dass prima della morte. Tra gli esempi citati c'è l'acquisto di un'auto Jaguar Land Rover per la moglie di Harish, indicato come uno degli usi del patrimonio paterno.

La difesa di Harish, con l'avvocata Roberts, rovescia l'impostazione. Secondo la sua versione, è Bani a non essersi preso cura del padre, e l'elemento centrale è un dato molto concreto: nessuna telefonata di Bani al genitore da gennaio 2022 fino alla morte, quindi oltre due anni di silenzio. È un argomento che parla al buon senso di molti: un testamento può riflettere anche la qualità del rapporto tra genitori e figli, e il distacco, in questa lettura, avrebbe contribuito alla scelta del padre. Il dettaglio dell'auto, in particolare, è tra gli elementi più concreti dell'accusa, perché indica una spesa precisa che si può verificare con documenti bancari e di acquisto, a differenza di un'accusa generica come quella di avere influenzato un genitore anziano. Le due tesi non possono essere verificate da fuori: sono le posizioni delle parti, e solo il giudice stabilirà quali elementi reggano.

Cosa succede ora e cosa non sappiamo

L'udienza è durata due giorni. Alla fine il giudice ha aggiornato il caso per consentire alle parti di presentare ulteriori prove, e il processo riprenderà nel corso di questo mese. Non c'è quindi ancora una decisione, né una sentenza di merito, né l'indicazione di quale testamento sarà ritenuto valido. Resta aperta la domanda più concreta: quali prove porteranno i due fratelli sui rapporti con il padre, sulle spese e sulle ultime volontà.

Ci sono poi alcune cose che le informazioni disponibili non chiariscono. Non si sa quali siano le prove già presentate né quali elementi abbia valutato il giudice; non è chiaro se gli altri due figli di Dass partecipino alla causa o siano rimasti ai margini; non sappiamo se il cappello sia stato citato esplicitamente in aula o se sia soltanto il simbolo scelto dai giornali. Va anche precisato che l'articolo da cui parte il racconto è riservato agli abbonati e riporta le tesi delle parti: per questo conviene leggerle con cautela, senza dare per accertata nessuna delle due versioni.

C'è infine un aspetto umano che non va dimenticato. Il comportamento di una persona durante un lutto non ha un'unica forma: c'è chi piange, chi si chiude nel silenzio, chi reagisce con sollievo, soprattutto dopo periodi difficili, e giudicare queste reazioni dall'esterno è sempre difficile. Anche per questo il caso colpisce: perché al di là delle cifre mette in scena un figlio che sostiene di essere stato punito per come ha vissuto il lutto, e un fratello che, secondo la sua difesa, ha ricevuto ciò che il padre voleva. In astratto, gli esiti possibili sono pochi, e nessuno è prevedibile da fuori. Il giudice potrebbe ritenere valido il testamento del 2023, e allora l'eredità resterebbe a Harish e alla moglie; potrebbe invece dichiararlo non valido, e in quel caso tornerebbe in gioco quello del 2015, con la divisione in quattro parti.

Ci sono poi soluzioni intermedie, come un accordo tra le parti prima della sentenza. Sono scenari generali, non anticipazioni: tutto dipenderà dalle prove e dalle regole applicabili. Quello che resta, per ora, è una storia che mostra quanto un'eredità possa trasformare un lutto in un conflitto, e quanto un episodio apparentemente banale, come l'abbigliamento al funerale, possa diventare il simbolo di un rapporto familiare logorato da anni. Sapremo solo con il proseguimento del processo se la vicenda è davvero legata al cappello o se, come sembra più probabile, quel cappello è soltanto la punta visibile di una lite molto più profonda.




Dott. Giovanni Matano

Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...