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Forum economico mondiale di Davos: i temi, le attese, decisioni possibili e prospettive di quest'anno

di Marcello Tansini pubblicato il
Forum economico mondiale di Davos 2026

Il Forum economico mondiale di Davos 2026 affronta un mondo in trasformazione: protagonisti politici e leader globali si confrontano su geopolitica, tecnologia, IA, sicurezza e nuove sfide per l'economia globale.

Sulle cime innevate della Svizzera, la 56ª edizione del World Economic Forum prende il via, ponendo al centro il tema del “dialogo” in un periodo caratterizzato da polarizzazione, tensioni e transizioni geopolitiche. L’iniziativa del 2026 vede la presenza record di quasi 3.000 partecipanti tra leader politici, economici e tecnologici provenienti da oltre 130 paesi, riaffermando il ruolo della piattaforma come luogo privilegiato per la diplomazia internazionale. Sotto il titolo “A Spirit of Dialogue”, l’assise appare come specchio di un presente complesso, segnato dal rallentamento economico, dall’affermarsi di nuove potenze e dall’irrompere di tecnologie che superano frequentemente la capacità normativa. Non mancano le controversie legate all’apparente distanza tra élite globali e le reali esigenze della società civile, né le attese per la partecipazione di figure di spicco, quali il presidente statunitense Trump o i massimi rappresentanti dell’innovazione digitale.

I temi centrali del Forum: dialogo, geopolitica e economia globale

Le sfide dell’agenda internazionale del World Economic Forum 2026 riflettono la complessità di un sistema globale in mutamento. Tra i principali argomenti discussi emergono:

  • Gestione delle tensioni tra grandi potenze: la rivalità tra Stati Uniti e Cina, la crisi dell’ordine multilaterale e il riassetto delle catene del valore mondiale segnano i dibattiti dell’attuale edizione;
  • Polarizzazione politica e sociale: la necessità di ricostruire il dialogo è centrale, come sottolineato da Larry Fink di BlackRock, che ha dichiarato quanto “c’è più bisogno che mai di un Forum in cui parlarsi e non odiarsi”;
  • Confronto geoeconomico: l’uso di strumenti economici, come dazi e controlli sugli investimenti, come leve strategiche e le conseguenze sulla frammentazione del commercio internazionale;
  • Stato dell'economia globale: secondo il Chief Economists’ Outlook del WEF, il 53% dei capi economisti prevede un peggioramento delle condizioni economiche globali nel 2026. L’Europa appare vulnerabile mentre Stati Uniti e Asia meridionale mostrano segnali di crescita diversificata;
  • Ruolo delle istituzioni multilaterali: la legittimità delle organizzazioni internazionali è discussa in rapporto alla crescente diffidenza pubblica e al riemergere di nazionalismi.
L'intersezione tra innovazione tecnologica, sicurezza e sostenibilità si conferma tema chiave, mentre la recente riduzione di sessioni dedicate a clima e inclusione testimonia una riorganizzazione delle priorità nell’agenda globale.

Trump, Stati Uniti e la ridefinizione dell'agenda internazionale a Davos

La presenza del presidente USA a Davos ha un impatto decisivo sull’intera cornice del Forum. L’intervento di Donald Trump, attesissimo e accompagnato dalla delegazione americana più numerosa mai vista, rischia di riscrivere gli equilibri multilaterali fin qui tipici della piattaforma svizzera. L’approccio diretto dell’amministrazione statunitense, tra richieste di protezionismo e un’agenda muscolare, condiziona la riduzione di temi legati al cambiamento climatico e accresce il peso di discussioni su sicurezza, dazi e tecnologia.

I principali dossier seguiti direttamente dalla Casa Bianca includono:

  • Ricostruzione e sicurezza in Ucraina: con la possibile firma di un accordo sulle garanzie future per Kiev tra Stati Uniti, Nato e paesi partner;
  • Gestione della crisi in Medio Oriente: la nascita di un “Board of Peace” internazionale per la transizione a Gaza e il disarmo di Hamas;
  • Sfide energetiche e IA: la leadership americana si propone di affermare nuove condizioni su energia, big tech e innovazione digitale nel dialogo globale.
Parallelamente, gli Stati Uniti rilanciano la competizione con l’Europa sulla questione dei dazi: la Germania avverte che una guerra commerciale non gioverebbe a nessuno. In questo contesto, il ruolo di Trump appare sempre più da attore dominante, tra incontri bilaterali, contatti riservati e piani strategici dietro le quinte.

La trasformazione della mappa tematica: meno sostenibilità, più geopolitica e tecnologia

Il World Economic Forum 2026 segna un netto cambio di paradigma nell’impostazione dei lavori. Rispetto all’anno precedente, gli appuntamenti dedicati a sostenibilità ambientale, transizione energetica e tematiche inclusive risultano quasi dimezzati. Il tema degli Obiettivi di sviluppo sostenibile subisce un drastico ridimensionamento nell’agenda, mentre vengono evidentemente accentuati argomenti scottanti come la nuova guerra dei dazi, la sicurezza delle supply chain e l’avanzata tecnologica guidata dall’intelligenza artificiale.

La presenza ai vertici dell’organizzazione di figure come Larry Fink e André Hoffman porta a una riqualificazione degli ospiti: tra i relatori spiccano leader di aziende tecnologiche (Nvidia, Microsoft, Apple, Anthropic) e dirigenze finanziarie mondiali. Questa nuova mappa tematica si riflette sulla composizione dei panel:

  • Focus su geopolitica e sicurezza globale;
  • Accentuazione delle questioni tecnologiche applicate a finanza, produzione e società;
  • Diminuzione dei temi legati a clima, inclusione di genere ed eguaglianza sociale.
Il networking internazionale resta attrattivo, ma è evidente che il peso delle priorità tecnologiche e geopolitiche sta ridefinendo la narrativa e l’operatività di Davos, segnando una cesura rispetto alle agende green e inclusive degli anni passati.

Leadership, partecipazione e ruolo delle élite: tra crisi di fiducia e cambiamento

L’edizione 2026 del World Economic Forum si confronta con una crisi di legittimità profonda, come sottolineato da Larry Fink: il distacco percepito tra élite e società alimenta una sfiducia crescente. Il dialogo tra leader globali e rappresentanti sociali si rivela ancor più necessario in una fase in cui la prosperità generata dalla crescita economica sembra appartenere a pochi piuttosto che essere condivisa collettivamente.

L’intervento di BlackRock evidenzia alcuni punti chiave:

  • La partecipazione al forum vede una concentrazione senza precedenti di capi di Stato e amministratori delegati, ma resta il dubbio se le decisioni prese avranno reale impatto sulla cittadinanza;
  • L’autoreferenzialità delle élite rischia di minare l’utilità e la credibilità degli appuntamenti transnazionali, elemento che costringe a ripensare il ruolo stesso di Davos nel promuovere prospettive di crescita diffusa;
  • Richiesta di maggior inclusione e ascolto reciproco, abbandonando soluzioni calate dall’alto in favore di un coinvolgimento delle fasce sociali finora escluse.
La presenza di Trump catalizza ulteriormente il confronto tra consenso popolare e leadership globali, in un equilibrio delicato tra cambiamento e permanenza della classica “bolla alpina”.

L'intelligenza artificiale e l'impatto sulle economie: rischi, opportunità e regolamentazione

L’irrompere dell’IA tra le priorità della 56ª edizione del Forum è segno di un’evoluzione che procede molto più velocemente della capacità regolatoria degli stati. Panel dedicati, sessioni con i big del settore e tavole rotonde mirano a definire sia le possibilità offerte dall’automazione avanzata, sia le preoccupazioni sulle disuguaglianze che l’IA potrebbe amplificare.

  • Opportunità: l’IA promette di aumentare la produttività e generare nuove forme di impiego, soprattutto nelle economie più avanzate.
  • Rischi: il rischio maggiore riguarda la concentrazione dei benefici economici in poche mani e il timore, espresso da Larry Fink, che l’automazione possa ripetere lo schema seguito dalla globalizzazione industriale, con ricadute negative su larga parte della popolazione.
  • Regolamentazione: si identificano come prioritarie le discussioni sulle regole per uno sviluppo responsabile, che garantisca sia la sicurezza digitale che la tutela dei lavoratori e della società.
Emergono valutazioni contrastanti tra gli analisti: mentre alcuni prevedono una potenziale “bolla” sugli asset legati all’intelligenza artificiale, altri pongono l’accento sulla necessità di abilitare una redistribuzione più equa dei vantaggi generati da questa tecnologia. Il tema della regolamentazione puntuale resta al centro del confronto globale.

Le nuove priorità globali: sicurezza, conflitti, rischio geoeconomico e resilienza delle società

La percezione dei nuovi rischi globali si riflette potentemente sull’agenda 2026 di Davos. Il rapporto “Global Risks Report” colloca, per la prima volta, lo scontro geoeconomico davanti ai cambiamenti climatici tra le principali minacce a breve termine. Il 50% dei leader intervistati prevede un futuro “tempestoso” o almeno instabile, con rischi evidenti di conflitti armati, instabilità commerciale e propaganda digitale.

Secondo le analisi degli esperti accademici e dei decision maker internazionali, le priorità diventano:

  • Consolidamento della sicurezza internazionale;
  • Gestione dei conflitti regionali e prevenzione della loro escalation;
  • Mitigazione del rischio geoeconomico e costruzione di catene di valore resilienti;
  • Aumento della resilienza sociale per affrontare shock sanitari, tecnologici e geopolitici.
Sebbene la transizione energetica passi in secondo piano rispetto ai rischi geopolitici, la necessità di soluzioni di lungo termine per una società più robusta rimane un tema trasversale. La collaborazione multilaterale, seppur in discussione, resta uno strumento per evitare la frammentazione definitiva dell’ordine globale.

Prospettive e attese per il 2026: quali decisioni e quali effetti attesi dal Forum di Davos

L’approccio del World Economic Forum 2026 suggerisce che i processi decisionali più influenti non emergano da dichiarazioni solenni, ma da una fitta rete di contatti e incontri informali. Le attese sono concentrate su alcune aree:

  • Possibili accordi sulla sicurezza in Ucraina e Medio Oriente, con la creazione di nuovi organismi internazionali e strumenti diplomatici per la gestione delle crisi;
  • Formulazione di linee guida su regolamentazione dell’IA e politiche per l’inclusione economica delle tecnologie emergenti;
  • Rafforzamento dei meccanismi di resilienza e risposta a shock globali, tramite la promozione di cooperative frameworks tra i principali attori pubblici e privati;
  • Avvio di iniziative per la gestione delle risorse idriche e per una nuova governance delle infrastrutture critiche, alla luce del “Year of Water”.
Numero partecipanti Circa 3.000
Capi di Stato/governo ~65
Leader d’impresa (CEO/presidenti) ~850
Paesi rappresentati Oltre 130
Il forum conferma così la propria capacità di influenzare, almeno indirettamente, le traiettorie globali, anche se molte delle sfide richiederanno tempo e continuità d’azione. Restano forti le richieste di maggiore inclusione, trasparenza e capacità di ascolto delle istanze provenienti dalla società. Le prospettive per il 2026 oscillano tra speranza di nuova cooperazione e consapevolezza delle persistenti fratture internazionali, con la tensione tra innovazione e giustizia globale come chiave di lettura dell’attuale stagione di Davos.