Tra inflazione, stagnazione dei salari e scarsa crescita della produttività, gli stipendi italiani perdono valore e i risparmi si assottigliano. Un quadro che accentua disuguaglianze e colpisce i giovani.
L'onda lunga dell'instabilità geopolitica ed economica si ripercuote sulla vita delle famiglie, mettendo a dura prova la sicurezza economica. Così Ferruccio De Bortoli, nelle sue riflessioni su Il Corriere della Sera, descrive il doppio fronte che minaccia il benessere: redditi da lavoro erosi e risparmi che si svalutano di fronte a un'inflazione persistente.
Le crisi, dalla pandemia, alla guerra in Ucraina, fino alle turbolenze energetiche e la guerra del Golfo, hanno dato una lezione chiara: non si può dare per scontata la tenuta del potere d'acquisto. Ogni volta che l'inflazione supera la crescita dei salari e che le famiglie si vedono costrette a ricorrere al proprio patrimonio per sostenere il tenore di vita, il rischio di impoverimento reale si fa concreto.
Negli ultimi trent'anni, l'Italia si distingue in Europa per la crescita praticamente inesistente dei salari reali: tra il 1990 e il 2020, secondo l'Ocse, il valore medio dei salari lordi è addirittura calato del 3%, mentre Francia e Germania hanno visto aumenti vicini al 30%. Il quadro peggiora analizzando i dati 2021-2026: durante il biennio inflazionistico post-pandemico, gli stipendi reali italiani sono diminuiti di quasi il 9% (Fonte: ISTAT, OCSE). Per comprendere il processo, occorre distinguere tra salari nominali e reali:
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Lavoratore tipo |
Aumento stipendio (%) |
Inflazione (%) |
Perdita potere acquisto (€ annui) |
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Collaboratore scolastico |
+9,17% |
+20,6% |
-3.754 |
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Commesso IV livello |
+13,77% |
+20,6% |
-2.458 |
Il confronto con le economie avanzate penalizza ulteriormente il nostro paese: mentre in altre realtà l'aumento dei prezzi è stato almeno parzialmente seguito dalla crescita dei salari, in Italia il recupero resta lento e incompleto anche dopo gli interventi, come la riduzione del cuneo fiscale e gli sgravi sulle aliquote Irpef.
Il tracollo del potere d'acquisto dei redditi da lavoro non è un caso isolato, ma frutto di una combinazione di cause strutturali e congiunturali. In primo luogo, la produttività del lavoro in Italia negli ultimi trent'anni è cresciuta soltanto del 6%, contro un +25% della Germania e quasi il +20% della Francia (dati OCSE). A ciò si aggiungono i ritardi nella contrattazione collettiva e la limitata diffusione dei premi di risultato. Le fonti raccolte da Leonardi e Rizzo, oltre che Il Corriere della Sera, tracciano con chiarezza le tappe di questa tempesta perfetta:
La perdita di potere d'acquisto colpisce non solo il reddito mensile, ma anche il patrimonio accumulato. L'ultimo Rapporto ISTAT certifica che, nel periodo 2021-2024, il valore reale dei risparmi delle famiglie italiane si è ridotto del 5%. Come ricordato ancora da Ferruccio De Bortoli su Il Corriere, la propensione al risparmio, nel quarto trimestre 2025, è calata al 7,8%, segno di famiglie che attingono al patrimonio per sostenere i consumi. Il fenomeno si spiega osservando la scarsa remunerazione degli strumenti di deposito tradizionali: troppi capitali sono bloccati su conti correnti a basso rendimento. Solo il 15,4% della ricchezza finanziaria italiana viene gestito professionalmente:
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Tipo investimento |
Italia (%) |
USA (%) |
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Azioni/equity |
22 |
60 |
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Obbligazioni/bond |
46 |
35 |
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Liquidità |
32 |
5 |
Il ritardo dei rinnovi contrattuali resta uno dei problemi più gravi segnalati dalle organizzazioni sindacali e dagli analisti. Contratti che coprono milioni di lavoratori vengono rinnovati anche con quattro anni di ritardo, il che comporta la restituzione di aumenti già vecchi rispetto alla fiammata dei prezzi. Secondo Maurizio Landini (Cgil) e Pierpaolo Bombardieri (Uil), la riflessione si deve spostare su modelli più reattivi, vicini a una contrattazione annuale o semestrale per tutelare in modo più efficace gli stipendi dal rialzo del costo della vita. Le proposte emerse negli ultimi anni comprendono:
Le ripercussioni della perdita di potere di acquisto sono tutt'altro che omogenee: secondo INPS e ISTAT, il 10% delle famiglie si trova in povertà assoluta mentre oltre l'11% degli occupati rientra tra i working poor (dati Istat 2024). Particolarmente vulnerabili si rivelano alcune categorie:
Il dott. Luca Rossoni è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogl...