Hamleys, storico brand di giocattoli, chiude i suoi negozi in Italia dopo un'esperienza nelle principali città come Milano, Roma e Bergamo. Analizziamo le ragioni della decisione, le ripercussioni per dipendenti, fornitori e il settore dei giocattoli.
L’annuncio dell’interruzione delle attività dei negozi Hamleys, storico marchio britannico di giocattoli, ha colpito profondamente il panorama commerciale italiano. I punti vendita nelle città di Milano, Roma e Bergamo chiuderanno definitivamente, segnando la fine di un capitolo iniziato solo pochi anni fa. La decisione ha generato reazioni immediate tra lavoratori, consumatori e analisti di settore: il destino di decine di dipendenti e l’impatto sull’indotto locale sollevano interrogativi sulle conseguenze economiche legate alla contrazione del mercato retail dei giocattoli.
Il percorso italiano di Hamleys inizia con grande entusiasmo: l’apertura dei primi negozi è accolta con interesse sia dal pubblico sia dagli addetti ai lavori. Milano viene scelta come prima sede per rappresentare il brand in Italia, puntando su una location centrale e su strategie di marketing che fanno leva sulla lunga storia e il prestigio legati al nome Hamleys, famoso per essere il più antico marchio di giocattoli al mondo.
L’espansione prosegue con Roma e Bergamo, ampliando la copertura territoriale verso il Centro e il Nord Italia. L’azienda adotta un modello distributivo pensato per offrire un’esperienza di acquisto coinvolgente, puntando su negozi di grandi dimensioni, ambientazioni scenografiche e una vasta selezione di prodotti per tutte le età. In ogni città, la presenza di Hamleys viene vissuta come un’attrazione non solo commerciale ma anche turistica, grazie a eventi tematici, laboratori ricreativi per bambini e il coinvolgimento delle famiglie nelle attività in-store.
La gestione delle attività del gruppo si differenzia per la costante collaborazione con marchi internazionali e aziende italiane, integrando vasti cataloghi di giochi tradizionali, innovativi e da collezione. Nelle principali festività – in particolare nel periodo natalizio – i negozi di Milano, Roma e Bergamo attirano un’affluenza significativa, consolidando la presenza del marchio e il suo legame con il tessuto urbano.
Tuttavia, nonostante i promettenti risultati iniziali e un investimento ingente in campagne pubblicitarie e partnership locali, il contesto competitivo e il mutare delle abitudini dei consumatori hanno progressivamente eroso le performance di Hamleys in Italia. Segnali come la riduzione degli eventi e delle promozioni, insieme alla crescente difficoltà nell’attrarre pubblico negli store fisici, hanno anticipato l’attuale decisione di chiudere tutti i punti vendita.
L’analisi delle motivazioni alla base della chiusura dei punti vendita italiani mette in evidenza una serie di concause che spaziano dal contesto socioeconomico alle specificità del settore. Uno dei fattori principali è il crescente spostamento degli acquisti verso i canali online, fenomeno che negli ultimi anni ha investito tutte le fasce di età e segmenti merceologici. Gli store fisici, pur mantenendo un valore esperienziale, hanno perso competitività sul fronte dei prezzi, delle disponibilità di prodotto e della comodità di acquisto.
Un ulteriore elemento di difficoltà è rappresentato dalla concorrenza agguerrita di catene italiane, alcuni dei quali vantano radicamento territoriale e una proposta commerciale mirata a soddisfare specificità locali. In parallelo, l’ampia offerta di piattaforme internazionali ha ridotto i margini di differenziazione del marchio britannico, nonostante la sua storia ultra-secolare.
Sul piano finanziario, il quadro macroeconomico italiano degli ultimi anni ha visto un rallentamento dei consumi, accentuato da inflazione, aumento dei costi di gestione e imprevedibilità della domanda. L’investimento sostenuto per mantenere una presenza di grandi dimensioni nelle principali città non ha trovato un adeguato ritorno economico, mentre le aspettative legate a grandi eventi e turismo non si sono trasformate in risultati stabili a medio termine.
Tra le criticità, vanno citate le difficoltà logistiche nel mantenere forniture regolari, come segnalato anche da alcune associazioni di categoria. L’interruzione della catena di approvvigionamento e il rincaro delle materie prime hanno inciso sulla puntualità e varietà della merce nelle filiali italiane. Il dialogo con i partner e fornitori locali, inizialmente punto di forza, non è riuscito a compensare la pressione esterna ormai sistemica del settore.
Le sfide regolamentari – tra normative italiane e direttive europee sulla sicurezza dei giocattoli – hanno infine imposto un ulteriore livello di complessità alla gestione delle attività retail. In sintesi, la decisione di Hamleys di abbandonare il mercato italiano appare il risultato di un’interazione tra dinamiche globali, evoluzione del settore e contingenze locali, che hanno reso insostenibile la continuità operativa dei negozi di Milano, Roma e Bergamo.
La cessazione delle attività mette a rischio decine di posti di lavoro nelle tre città coinvolte. I collaboratori – tra dipendenti fissi, stagionali e figure di supporto – vivono questa fase come un evento inaspettato, suscitando preoccupazione su futuro occupazionale e continuità reddituale. Secondo quanto riferito dai rappresentanti sindacali, la comunicazione della chiusura sarebbe giunta come un “fulmine a ciel sereno”, senza chiari segnali premonitori.
Sul piano giuridico, i lavoratori saranno tutelati dalle norme previste dalla legge italiana in materia di cessazione di attività e licenziamenti collettivi, che comprendono obblighi di confronto con le rappresentanze sindacali, periodo di preavviso e possibilità di ricorso agli ammortizzatori sociali. Si prevede un incremento delle domande di accesso a strumenti quali Cassa Integrazione Guadagni e indennità di disoccupazione.
Le organizzazioni di categoria stanno inoltre sollecitando l’apertura di tavoli istituzionali per favorire ricollocamento dei lavoratori e percorsi di formazione/reinserimento in altre realtà del settore. Tra le iniziative prospettate troviamo:
L’uscita di scena del marchio britannico comporta conseguenze rilevanti anche per numerosi fornitori e partner locali, molti dei quali avevano avviato collaborazioni stabili per la distribuzione di giochi e accessori. Il venire meno delle commesse rischia di tradursi in un’immediata contrazione dei volumi di vendita e nel ridimensionamento della liquidità a disposizione delle aziende coinvolte.
Le aziende più esposte, specialmente piccole e medie imprese con legami diretti, dovranno diversificare velocemente la propria base clienti per limitare l’impatto sui risultati di bilancio. La chiusura degli store si riflette anche sulla rete di servizi accessori, come manutenzione degli spazi, sicurezza, logistica e promozione territoriale.
Alcune associazioni di categoria, già negli scorsi mesi, hanno manifestato preoccupazione per le tempistiche dei pagamenti e per il rischio di insoluti. Il quadro diventa critico soprattutto in considerazione delle difficoltà più ampie legate al settore distributivo e ai ritardi nei flussi di cassa. Si apre ora una fase di riorganizzazione che coinvolgerà tutti gli attori collegati all’esperienza Hamleys nelle città di Milano, Roma e Bergamo.
L’abbandono del mercato italiano da parte di un colosso internazionale evidenzia la trasformazione in atto nell'intera filiera dei giocattoli. Questa chiusura impone riflessioni sulle dinamiche di consumo, la concorrenza e le future strategie di sviluppo dei marchi che operano a livello nazionale.
Uno degli effetti più immediati sarà l’ulteriore rafforzamento dei competitor locali e delle piattaforme e-commerce specializzate, capaci di adattarsi con maggiore rapidità alle esigenze dei consumatori italiani. La polarizzazione tra grandi marketplace digitali e negozi di prossimità rischia di accentuarsi, lasciando meno spazio ai format ibridi introdotti da Hamleys.
Dal punto di vista della distribuzione, gli operatori dovranno affrontare sfide legate sia all’innovazione dei prodotti sia alla fidelizzazione del pubblico, investendo su personalizzazione dell’offerta, sostenibilità e qualità nell’esperienza d’acquisto. Il settore, già alle prese con le stringenti normative europee in materia di sicurezza e con l’evoluzione delle abitudini familiari, dovrà rivedere strategie tradizionali di vendita e marketing.
Sul fronte delle collaborazioni industriali, emerge la necessità di consolidare la filiera con una maggiore integrazione tra produttori e distributori. L’esperienza Hamleys mostra come la mancanza di adattamento alle specificità locali e la rigidità di alcuni modelli di business internazionali possano rivelarsi poco sostenibili nel medio periodo. Infine, la crescita di sensibilità rispetto agli aspetti etici e ambientali dovrà incidere sulle scelte future, spingendo il settore verso pratiche innovative e premianti anche dal punto di vista della reputazione nazionale ed europea.