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TikTok, ecco come crea dipendenza. E la Commissione Europea lancia accusa formale

di Marcello Tansini pubblicato il
TikTok crea dipendenza

TikTok al centro del dibattito europeo: fra analisi delle cause della dipendenza, ruolo dellalgoritmo, impatti su giovani e minori e le recenti accuse della Commissione UE per violazione del DSA.

Negli ultimi anni, TikTok si è imposto come una delle piattaforme social più diffuse, soprattutto fra giovani e giovanissimi. Dal semplice intrattenimento, il servizio è diventato un ambiente personalizzato che modella abitudini di consumo digitale e, per molti, una vera abitudine quotidiana. Proprio questa capacità di trattenere gli utenti è oggi al centro dell’attenzione istituzionale europea, con l’avvio di indagini che puntano a chiarire se alcune scelte tecniche e di design possano favorire comportamenti compulsivi e portare a effetti negativi sull’equilibrio psico-fisico degli utenti.

Negli ultimi mesi, la Commissione europea ha rilanciato il dibattito sulle responsabilità delle piattaforme digitali. L’accusa formale sostiene che il servizio, tramite specifiche funzionalità e il proprio sistema di raccomandazione, favorisca dinamiche di fruizione potenzialmente dannose, in particolare per i più giovani e per le categorie considerate vulnerabili. Questo intervento segue crescenti preoccupazioni a livello internazionale e apre la strada a possibili sanzioni che potrebbero incidere profondamente sulle politiche delle piattaforme social. Il Digital Services Act (DSA), la legge europea sui servizi digitali, impone nuove regole per tutelare i cittadini online e richiama alla trasparenza e alla gestione attiva dei rischi legati ai contenuti e al design delle app.

Oggi, questa riflessione assume carattere urgente: l’attenzione si concentra non solo sui meccanismi tecnici che favoriscono la permanenza sulla piattaforma, ma anche su come questi impattino concretamente sulle vite degli utenti europei, specie dei minorenni. 

Cos’è la dipendenza da TikTok: dati e analisi degli studi

La nozione di dipendenza da social si riferisce a processi psicologici e comportamentali che portano l’utente a prolungare involontariamente il tempo trascorso su una piattaforma, rendendo difficile interrompere l’uso anche quando è percepito come eccessivo o dannoso. Secondo diverse indagini – tra cui una pubblicata dal Washington Post e supportata da ricerche universitarie – TikTok si distingue per la quantità di tempo che riesce a trattenere i propri iscritti: in alcuni Paesi, come il Regno Unito, si arriva a superare le 49 ore mensili per singolo utente.

Le statistiche, raccolte su un campione ampio e rappresentativo, evidenziano forti disparità tra utenti occasionali e assidui, ma confermano la tendenza alla crescita di un uso intensivo e prolungato. Come emerge dai dati raccolti da Cropink per il 2023, il 6% degli utenti ammette di trascorrere oltre 10 ore settimanali sulla piattaforma, mentre un altro 11% resta tra le 5 e le 10 ore. Anche nei Paesi con tassi di accesso comparativamente più bassi, il tempo mensile medio resta significativo.

Paese Ore medie mensili su TikTok
Regno Unito 49+
Nord America 46
Messico 45
Svizzera 28

Gli studi sottolineano come il comportamento degli utenti sia condizionato da fattori legati sia al design dell’applicazione che alla personalizzazione dei contenuti. La gratificazione immediata – ossia la possibilità di ricevere stimoli sempre nuovi e coinvolgenti – rafforza la ripetizione del gesto e favorisce l’instaurarsi di abitudini difficili da interrompere. Secondo esperti e ricercatori, come la professoressa Meredith David, questa dinamica comporta la sottrazione di tempo a relazioni sociali, attività lavorative e riposo, generando una sostituzione progressiva delle interazioni offline con quelle virtuali.

La tendenza, osservata sia nei giovanissimi sia negli adulti, ha destato crescente preoccupazione, portando a parlare di una vera e propria modifica nelle abitudini collettive: il tempo dedicato ai social tende ad aumentare, a scapito di altre forme di svago e crescita personale, con potenziali ripercussioni sulla salute e sul tessuto sociale.

Algoritmo e design: i meccanismi che favoriscono la dipendenza

Una delle chiavi del successo della piattaforma risiede nella struttura algoritmica: un sistema di raccomandazione che grazie all’apprendimento automatico propone ai singoli utenti un flusso continuo di contenuti altamente personalizzati. La cosiddetta “For You Page” rappresenta un ambiente dinamico in cui è virtualmente impossibile raggiungere una fine dello scorrimento: questo paradigma, detto anche infinite scroll, contribuisce a prolungare la permanenza e stimola la curiosità costante.

Funzionalità come la riproduzione automatica dei video, le notifiche push personalizzate, le sfide virali e la gamification agiscono come meccanismi di ricompensa continua. Ogni nuovo contenuto rappresenta una potenziale sorpresa, rinforzando la ripetizione del gesto di scorrere. Come evidenziato dalla Commissione europea e da diversi studi scientifici, questi processi possono portare il cervello degli utenti – specie dei più giovani – in una condizione di pilota automatico, riducendo la consapevolezza del tempo trascorso sulla piattaforma.

Secondo le risultanze dell’indagine europea, il sistema offre una ricompensa immediata ogni volta che l’utente effettua un’azione, alimentando comportamenti compulsivi che possono ridurre l’autocontrollo. La ripetizione del ciclo visivo/ascolto/azione instaura un meccanismo simile a quello di altre dipendenze comportamentali, portando a una progressiva difficoltà nell’interrompere l’attività digitale a favore di altre attività necessarie, come dormire o lavorare.

Appare inoltre significativa la difficoltà per genitori e tutori di impostare limiti efficaci tramite i meccanismi di parental control, spesso troppo complessi, o strumenti per il monitoraggio del tempo, generalmente facili da disattivare da parte dell’utente. Questi elementi sono stati specificatamente menzionati nella documentazione presentata dalla Commissione europea a sostegno dell’accusa di violazione delle norme UE sui servizi digitali.

L’impatto sulla salute mentale: minori e utenti vulnerabili

Il crescente utilizzo delle piattaforme digitali tra i giovani solleva interrogativi sugli effetti a lungo termine sulla salute mentale, soprattutto considerando la presenza di meccanismi particolarmente coinvolgenti. Diversi studi scientifici e le analisi contenute nei rapporti della Commissione europea sottolineano che la fruizione compulsiva di contenuti digitali può contribuire allo sviluppo di ansia, disturbi dell’umore e alterazioni nel ciclo del sonno.

In particolare, minori e utenti vulnerabili possono essere più esposti alla pressione sociale, agli standard estetici irrealistici, alle sfide virali e alla comparazione costante con modelli inarrivabili. L’uso esteso dell’applicazione nelle ore notturne, come documentato dalla Commissione, costituisce ulteriore elemento di rischio: la perdita di sonno compromette concentrazione, rendimento scolastico e benessere globale.

  • Sostituzione di relazioni offline con quelle virtuali
  • Aumento dell’isolamento sociale e della sensazione di dipendenza
  • Maggiore esposizione a contenuti potenzialmente dannosi e non sempre moderati efficacemente
Le istituzioni mediche sottolineano che nei minori alcuni meccanismi di ricompensa digitale stimolano l’attivazione di circuiti neuronali simili a quelli osservati nelle dipendenze da sostanze; ciò espone i soggetti più giovani e quelli con fragilità pregresse a rischi moltiplicati. In aggiunta, gli strumenti di parental control risultano spesso inefficaci o non sufficientemente intuitivi per un utilizzo diffuso da parte delle famiglie.

La reazione delle istituzioni: indagini, accuse e normative contro TikTok

Nel corso degli ultimi anni, le autorità di vari Paesi hanno avviato indagini e promosso azioni legali per valutare l’impatto dei social network sulla salute pubblica e sul benessere psicologico. Negli Stati Uniti, già nel 2022, quattordici procure generali avevano intentato una causa contro TikTok, sostenendo che l’algoritmo fosse progettato consapevolmente per promuovere l’uso compulsivo nei più giovani, contribuendo anche all’insorgere di problematiche quali ansia e disturbi alimentari.

Oltre ai rilievi giudiziari, le amministrazioni locali e i sistemi scolastici hanno espresso preoccupazione per l’onere crescente del supporto psicologico fornito a studenti e ragazzi colpiti da queste nuove forme di disagio. Accuse simili sono state mosse anche ad altre piattaforme digitali, ma il caso di TikTok ha assunto particolare risonanza in ragione della velocità di diffusione della app tra gli adolescenti e della capacità di influenzare tempo e priorità degli utenti in modo trasversale.

Anche la Francia, attraverso la propria commissione parlamentare d’inchiesta, ha raccomandato misure restrittive sull’accesso e l’uso della piattaforma da parte dei minori, mentre in altri Paesi si sta discutendo di veri e propri divieti o soglie di età più stringenti. La reazione delle istituzioni è dunque multiforme e riflette una crescente consapevolezza dei rischi legati alla progettazione delle piattaforme digitali.

Il caso europeo: la Commissione UE e l’accusa di violazione del DSA

L’intervento dell’Unione Europea rappresenta una pietra miliare nella regolamentazione dei servizi digitali: secondo i risultati preliminari delle indagini, TikTok non avrebbe adempiuto agli obblighi previsti dal Digital Services Act nell’implementare misure concrete per limitare i rischi legati all’uso compulsivo della propria app. L’accusa mossa dalla Commissione europea poggia su elementi quali lo scorrimento senza fine, l’autoplay, le notifiche personalizzate e un sistema di raccomandazione che, premiando continuamente gli utenti, li spingerebbe a restare collegati più a lungo.

Secondo le autorità, tali soluzioni di design non sono state bilanciate da strumenti realmente efficaci di tutela: i sistemi per il controllo parentale si rivelano spesso troppo articolati per un uso pratico, mentre le funzionalità progettate per limitare il tempo trascorso sull’app sono facilmente disattivabili. La Commissione sottolinea che tali mancanze sono particolarmente gravi quando riguardano minori e soggetti vulnerabili, già riconosciuti come categorie a rischio dalle linee guida della normativa europea.

Le conseguenze di queste violazioni potrebbero essere considerevoli: nel caso di mancata conformità, la sanzione prevista può raggiungere il 6% del fatturato globale della piattaforma. Parallelamente, Bruxelles ha suggerito interventi strutturali – come la disabilitazione dello scorrimento infinito e la revisione del sistema di suggerimenti – per adeguare il servizio ai nuovi standard previsti dalla legge europea. La procedura è ora in fase interlocutoria, ma segna con decisione una linea di demarcazione rispetto al passato in materia di responsabilità dei gestori dei servizi digitali.

Tendenze e preoccupazioni in Italia e negli altri paesi europei

In Italia, il dibattito pubblico si è intensificato, sostenuto da dati che indicano una crescita considerevole degli utenti: solo nei primi sei mesi del 2025 la base degli iscritti mensili ha sfiorato i 24 milioni, con un’incidenza significativa tra gli under 18. Le proposte di legge avanzate nel corso dello scorso anno mirano a regolamentare l’uso e l’accesso, con particolare attenzione alla tutela dei minori e introduzione di misure preventive, fra cui limitazioni severe per determinati segmenti d’età.

Il quadro continentale riflette tale tendenza: in Francia, la commissione parlamentare ha sostenuto la necessità di vietare l’app a chi ha meno di 15 anni, ponendo l’accento sull’attrattiva algoritmica e i rischi per la salute mentale. In Spagna sono in esame nuove restrizioni, mentre Danimarca e Austria stanno valutando provvedimenti simili. Questo attivismo normativo si accompagna alla percezione, diffusa nell’opinione pubblica, che le misure tecniche di autodifesa offerte dalle piattaforme non siano sufficienti ad arginare i fenomeni di sovraesposizione digitale.

Tra le varie ipotesi di intervento i vari esperti e legislatori si dividono tra:

  • Proposte di legge per limitare l’accesso ai minori
  • Richieste di maggiore trasparenza e accessibilità per i sistemi di controllo e monitoraggio
  • Adozione e confronto di “buone pratiche” a livello europeo
La continua crescita dell’audience – sia in Italia che altrove – impone di mantenere alta l’attenzione sulle azioni regolatorie, anche in vista di possibili ulteriori evoluzioni delle piattaforme e delle tecnologie impiegate.




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