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STM: i risultati del 2025 (fatturato, ricavi e utili) e le attese e strategie per il 2026

di Marcello Tansini pubblicato il
stm risultati 2025

Nel 2025 STM ha dovuto affrontare sfide tra calo dei ricavi e strategie di rilancio, in un contesto internazionale turbolento. L'analisi dei risultati finanziari, scelte occupazionali, investimenti e prospettive future della societ.

Il panorama economico globale dell’industria dei semiconduttori nel 2025 ha visto protagonisti cambiamenti radicali, riflessi nei risultati della maggiore azienda tecnologica italo-francese del settore, spesso sotto i riflettori sia degli investitori sia delle istituzioni. La performance finanziaria si è distinta per movimenti oscillatori tra trimestri difficili, segnati da perdite storiche, e soglie di ripresa che hanno superato le proiezioni interne. Il comparto in cui opera la società, tra i più esposti ai megatrend come elettrificazione, digitalizzazione e Industria 4.0, deve però fronteggiare la pressione di concorrenza internazionale e nuove dinamiche geopolitiche.

L’andamento  è stato dominato dalla combinazione di volatilità macroeconomica, deprezzamento del dollaro e crisi nei settori automotive e industriale. Fattori strutturali e ciclici hanno determinato un cambio di passo, imponendo una rivisitazione delle strategie e una forte attenzione all’ottimizzazione delle risorse finanziarie

I risultati finanziari STM 2025: fatturato, ricavi e utili

Il bilancio del 2025 per la multinazionale dei semiconduttori evidenzia una contrazione pronunciata tanto nei ricavi quanto negli utili, ma con segnali di resilienza che hanno permesso qualche risultato migliore delle attese. L’anno è stato caratterizzato da una debolezza prolungata, in particolare nei primi due trimestri, con ricavi trimestrali scesi fino a 2,52 miliardi di dollari nel Q1 (-27,3%), utile quasi azzerato e una perdita netta di 97 milioni di dollari nel Q2. Solo a partire dal terzo trimestre i ricavi sono tornati a salire sequenzialmente, arrivando a 3,19 miliardi di dollari (+15,2% rispetto al trimestre precedente), pur restando in flessione su base annua (-2%).

Nel dettaglio, l’azienda ha chiuso l’anno con:

  • Fatturato tra 11 e 11,75 miliardi di dollari, inferiore rispetto ai picchi di 17,3 miliardi del 2023 e agli obiettivi strategici, ma leggermente sopra alcune stime interne.
  • Marginalità lorda attestata dal 33,2% al 33,8%, in discesa rispetto agli anni precedenti, e fortemente appesantita da inefficienze produttive e sfavorevoli tassi di cambio.
  • Utili netti annui marcatamente compressi, con un crollo vicino al 30% su diversi trimestri rispetto al 2024 e poche frazioni di recupero nella seconda metà dell’anno.
  • Posizione finanziaria netta positiva (2,61 miliardi di dollari) e liquidità robusta (4,78 miliardi), ma in calo rispetto agli inizi dell’anno, lasciando comunque margini di manovra nelle scelte future.
Parametro 2025 2024 Variazione
Ricavi annui (mld $) ~11,75 13,3 -11,6%
Margine lordo (%) ~33,5 ~37 -3,5 p.p.
Utile netto Q2 (mln $) -97 353 -
Questi dati sono il risultato di un contesto particolarmente sfidante, ma l’aver superato almeno marginalmente le attese per alcuni trimestri suggerisce un potenziale di recupero che sarà valutato alla luce delle strategie messe in campo per l’anno successivo.

Analisi delle cause del calo: crisi settoriale e strategie aziendali

La debolezza dei dati finanziari dell’anno trova spiegazione in una combinazione di fattori strutturali, ciclici e decisionali. Il rallentamento del settore industriale e automobilistico globale ha avuto un riflesso diretto sulle vendite dell’azienda, passando da una fase d’oro (2022-2023) a una contrazione spinta dalla saturazione dei magazzini a valle della supply chain e dal calo della domanda di chip.

Tra i principali driver alla base della crisi:

  • Crisi della supply chain e boom post-pandemia trasformatisi in eccesso di scorte, con OEM e distributori che hanno ridotto drasticamente gli ordini già dalla fine 2023.
  • Mercati industriali e automotive in frenata, soprattutto in Europa e negli USA, con l’effetto domino sui produttori di elettronica di potenza.
  • Mix meno favorevole di prodotto e prezzi, che ha contratto la marginalità, e indebolimento del cambio euro/dollaro che ha inciso ulteriormente sui risultati finali.
  • Competizione crescente non solo dai giganti statunitensi e asiatici, ma anche dall’industria cinese, sempre più tecnologicamente avanzata.
  • Decisioni strategiche discusse, come il mantenimento di piani di espansione produttiva nonostante il calo della domanda, che hanno impattato negativamente su costi e occupazione.
La società ha anche inizialmente sottovalutato la persistenza della crisi ciclica rispetto ad un cambiamento strutturale di mercato, agendo con ritardo su alcune scelte chiave. Secondo operatori ed esperti del settore, un punto debole è stato la capacità di anticipare i trend di mercato e adattare tempestivamente la produzione e l’offerta. Nonostante ciò, accanto a piani di razionalizzazione si sono affacciate iniziative strategiche verso l’intelligenza artificiale e la digitalizzazione, evidenziando la ricerca di nuove direttrici di sviluppo.

Dalla tensione industriale alle strategie di contenimento costi: effetti su siti e occupazione

Le difficoltà economiche si sono tradotte in scelte drastiche riguardo al contenimento dei costi, con ripercussioni dirette sulle strutture produttive italiane ed europee e sull’occupazione. L’accelerazione nella transizione verso tecnologie di nuova generazione, specialmente nelle sedi di Agrate Brianza e Catania, è stata accompagnata da una riduzione netta della forza lavoro:

  • Tagli fino a 5000 posti a livello globale, di cui circa 1200 solo negli stabilimenti italiani, soprattutto ad Agrate.
  • Impianti fortemente automatizzati (es. Agrate R3) in grado di ridurre il fabbisogno occupazionale del 50% rispetto alle tecnologie a 200 mm, rendendo inevitabili gli esuberi senza una robusta ripresa della domanda.
  • Ricorso, dove possibile, a pensionamenti anticipati, dimissioni o riallocazioni piuttosto che licenziamenti “secchi”.
A livello di relazioni industriali, sono cresciute le tensioni sia con le rappresentanze sindacali sia con la politica, che aveva sostenuto la crescita grazie a consistenti sussidi pubblici per aumentare occupazione e indipendenza europea. A ciò si aggiungono le difficoltà dovute allo spostamento di segmenti produttivi verso l’Asia, con rischi aggiuntivi di perdita di competenze e capacità nel tessuto industriale nazionale ed europeo.

Espansione produttiva e partnership in Cina: opportunità e rischi competitivi

Nel pieno della crisi globale dei semiconduttori, la società ha scelto di rafforzare la presenza produttiva nel mercato cinese, strutturando una strategia “China-for-China” per aggirare le barriere all’accesso e mantenere le quote di mercato locale. Gli accordi siglati con partner come Sanan (carburo di silicio), Hua Hong (microcontrollori) e Innoscience (nitruro di gallio) sono orientati a:

  • Localizzare parte della produzione in Cina, servendo direttamente clienti automotive e industriali del maggiore mercato globale.
  • Rispondere alle pressioni competitive derivanti dalle policy di “autarchia tecnologica” promosse da Pechino.
  • Sfruttare le competenze locali, seppure con qualche rischio di trasferimento tecnologico ai competitor cinesi.
Se da un lato questa scelta può favorire il mantenimento delle quote tra 2025-2028, dall’altro espone l’azienda a rischi notevoli:
  • Delocalizzazione produttiva che aggrava la crisi interna dei siti europei, già colpiti dalla bassa domanda.
  • Timori che le conoscenze trasferite rafforzino ulteriormente la concorrenza asiatica, come già visto nel forte abbattimento dei prezzi nei dispositivi SiC da parte dei concorrenti locali.
  • Perplessità tra istituzioni e azionisti pubblici sulla coerenza degli impegni presi circa il rafforzamento della filiera europea dei semiconduttori.
Nonostante la potenzialità di crescita, la sostenibilità di questa strategia sarà verificata solo nel medio termine, soprattutto in funzione della rapidità con cui i concorrenti locali acquisiranno know-how e quote di mercato.

Gli investimenti in Italia: focus su Catania e Agrate Brianza

La rinnovata strategia di sviluppo industriale nazionale si è concentrata principalmente sui poli di Catania e Agrate Brianza, aree considerate storicamente strategiche per l’innovazione e la produzione di dispositivi avanzati.

  • A Catania la creazione della filiera verticale del carburo di silicio (SiC) mette al centro la realizzazione di una nuova fabbrica e un campus tecnologico per wafer da 200 mm, supportati da investimenti per circa 5 miliardi di euro e finanziati in parte dallo Stato.
  • La produzione locale mira a soddisfare internamente il fabbisogno di wafer, riducendo la dipendenza da fornitori esteri. Tuttavia, i cambiamenti del mercato e la concorrenza cinese rischiano di mettere a repentaglio la redditività e la competitività a lungo termine di questi investimenti.
  • Ad Agrate Brianza, il nuovo impianto da 300 mm per silicio prosegue la transizione tecnologica, anche se le lunghe tempistiche richieste per raggiungere la piena capacità produttiva sollevano dubbi su un ritorno adeguato degli investimenti, in un settore che premia rapidità e flessibilità.
  • Il processo di automazione avanzata in entrambi i poli, pur garantendo efficienza, comporta una diminuzione della manodopera impiegata e modifica profondamente la struttura occupazionale locale.
L’interazione con i sussidi pubblici e la necessità di garantire benefici per il territorio richiedono una costante valutazione di impatti socioeconomici, oltre che un monitoraggio del rispetto degli impegni sottoscritti con lo Stato italiano.

Governance e tensioni interne nell’azionariato STM

Il 2025 è stato segnato da accentuate tensioni interne tra la componente italiana e quella francese, soci paritari che detenendo il controllo pubblico hanno assunto posizioni divergenti riguardo strategie, investimenti e nomine. Episodi chiave:

  • Ridiscussione dello statuto della società dopo il mancato rinnovo della carica di CEO a Jean-Marc Chéry, contesa tra esponenti italiani e francesi.
  • Critiche sull’allocazione degli investimenti, percepita come sbilanciata verso la Francia a discapito dell’Italia.
  • Ipotesi, poi smentite, di divisione fra l’anima italiana (chip di potenza, automotive) e quella francese (prodotti digitali).
La struttura di controllo basata sul Supervisory Board e le recenti modifiche per ampliare la rappresentanza hanno accentuato i conflitti, creando incertezza sulla guida futura e sulle scelte manageriali in vista delle prossime strategie industriali.

Le attese e le strategie STM per il 2026: recupero, rischi e linee di sviluppo future

Per l’anno in arrivo le aspettative sono all’insegna di una graduale ripresa, in linea con le previsioni di mercato che ritengono il primo semestre 2025 come il "punto di minimo" della crisi. Il management intravede punti di forza nelle aree:

  • Incremento atteso della domanda nella seconda metà del 2026, soprattutto nei comparti automotive e industriale, con effetto traino sul volume d’ordini.
  • Sviluppo di settori ad alto valore come e-mobility, Edge AI, efficienza energetica e data center per intelligenza artificiale.
  • Prosecuzione del piano di ottimizzazione degli investimenti, con spese in conto capitale ridotte sotto i due miliardi di dollari e mirate su tecnologie di nuova generazione.
I principali rischi all’orizzonte sono:
  • Persistente pressione competitiva da parte di giganti asiatici e statunitensi, capaci di assorbire rapidamente know-how e di praticare politiche di prezzo aggressive.
  • Evoluzione incerta delle politiche commerciali globali, incluse le ricadute di tensioni geopolitiche e cambi valutari sfavorevoli.
  • Difficoltà nel garantire piena sostenibilità degli investimenti, in particolare nei siti incentivati.
Le strategie per il 2026 sono centrate su recupero di marginalità, recupero di volumi soprattutto nei mercati core e controllo dei costi, ma anche sulla costruzione di partnership tecnologiche internazionali e sulla progressiva integrazione verticale della filiera produttiva.