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I lavoratori rallentano con l'avanzare dell'età e la fabbrica empatica si adegua ai loro ritmi: una realtà di eccellenza italiana

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di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il
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In un capannone del Veneto, la logica della produzione industriale si è capovolta ed è nato un modello che sta trasformando il modo in cui l'industria italiana affronta uno dei problemi più concreti dei prossimi decenni: l'invecchiamento della forza lavoro.

In un capannone del Veneto, la logica della produzione industriale si è capovolta. Non sono più gli operatori a doversi adattare al ritmo incalzante delle macchine, ma sono le macchine a rallentare quando l'operatore mostra i primi segni di stanchezza. È il principio alla base della cosiddetta fabbrica empatica, un modello che sta trasformando il modo in cui l'industria italiana affronta uno dei problemi più concreti dei prossimi decenni: l'invecchiamento della forza lavoro.

Dove si trova e come si chiama la fabbrica empatica

La fabbrica empatica ha un nome, un indirizzo e una storia precisa. Si tratta della linea di produzione sperimentale realizzata da BNP, azienda con sede a Cittadella, in provincia di Padova, specializzata da anni nella progettazione di postazioni di lavoro ergonomiche e componenti avanzati per l'assemblaggio industriale. Il progetto nasce dalla collaborazione tra BNP e il Lab Village dell'Università di Padova, un polo congiunto in cui ricercatori accademici e imprese lavorano fianco a fianco su tecnologie applicate ai contesti produttivi reali.

Il Lab Village di Padova fa parte della più ampia rete dei Lab Village coordinata dal Consorzio iNEST, acronimo di Interconnected Nord Est Innovation Ecosystem, finanziato dal Pnrr e composto da nove università e due enti di ricerca distribuiti tra Veneto, Friuli Venezia Giulia e le Province Autonome di Trento e Bolzano. All'interno di questa rete, il professor Luciano Gamberini, responsabile del Lab Village patavino, coordina lo Spoke 5, dedicato agli ambienti intelligenti e sostenibili e in particolare agli ambienti di lavoro industriali innovativi. È in questo contesto che l'esperienza di Cittadella è diventata un modello di riferimento a livello nazionale.

Il progetto CoAdapt: quando sono le persone a dettare il ritmo ai robot

Alla base della fabbrica empatica c'è CoAdapt, un progetto di ricerca che ha portato allo sviluppo di cobot, robot collaborativi privi delle tradizionali barriere di sicurezza dei robot industriali classici, sostituite da sensori che li fermano automaticamente in presenza di un rischio. La particolarità di questi cobot è la capacità di rallentare in tempo reale quando rilevano segnali di affaticamento nell'operatore con cui condividono la postazione.

Come ha spiegato il fondatore e CEO di BNP, Carlo Pettenon, l'obiettivo è rovesciare il paradigma tradizionale: sono le persone a dettare il ritmo e i robot ad adattarsi, non il contrario. Se un lavoratore mostra segni di stanchezza, in attesa della pensione, la linea di produzione riduce automaticamente la velocità, evitando picchi di sforzo che nel tempo possono tradursi in infortuni, errori o malattie professionali.

I dispositivi indossabili che rilevano l'affaticamento in tempo reale

Il cuore tecnologico della fabbrica empatica è una rete di sensori indossabili e ambientali capace di monitorare costantemente lo stato psicofisico degli operatori. Tra i dispositivi più innovativi ci sono:

Occhiali per l'eye-tracking, che monitorano il carico cognitivo dell'operatore analizzando la dilatazione della pupilla, i punti di fissazione dello sguardo e la frequenza del battito delle palpebre. Questi parametri permettono di individuare precocemente segnali di stanchezza mentale, ancora prima che l'operatore stesso ne sia consapevole.

Magliette intelligenti e fasce toraciche con elettrodi, dedicate all'elettromiografia di superficie, che rilevano il battito cardiaco e la tensione muscolare. Questi indumenti indossabili trasformano il corpo dell'operatore in una fonte continua di dati, permettendo al sistema di distinguere tra un affaticamento fisiologico e momentaneo e uno stato di sovraccarico che richiede un intervento immediato.

L'insieme di questi dati viene elaborato in tempo reale e utilizzato per modulare automaticamente la velocità dei cobot, creando quella che i ricercatori definiscono una linea di produzione capace di ascoltare il corpo di chi la fa funzionare.

Tutele e postazioni su misura per i lavoratori più fragili

La fabbrica empatica non si limita a rallentare i ritmi produttivi. Il modello sviluppato da BNP e dal Lab Village prevede anche postazioni di lavoro personalizzate, pensate per i dipendenti più fragili, che convivono con disabilità, malattie croniche o capacità fisiche ridotte. In questi casi la progettazione ergonomica diventa uno strumento concreto di inclusione lavorativa, perché permette di ridisegnare gesti, altezze, strumenti e sequenze operative attorno alle esigenze specifiche di ciascun operatore.

Questo approccio si inserisce in una filosofia aziendale che BNP applica da anni: l'idea, come ha più volte ribadito Pettenon, è che l'automazione debba togliere ai lavoratori soltanto le mansioni più complesse, faticose e usuranti, mentre il valore dell'esperienza umana resta centrale nel processo produttivo. Non a caso l'azienda parla di un lavoro sull'ergonomia più che sulla robotica in senso stretto.

L'età media degli operai cresce: una sfida demografica per l'industria

Il tema al centro della fabbrica empatica non è astratto. L'età media della forza lavoro è in aumento costante, per effetto dell'allungamento della vita lavorativa e della progressiva riduzione del ricambio generazionale nelle fabbriche. Un numero crescente di operai supera oggi i cinquant'anni di età, portando con sé un bagaglio di competenze prezioso ma anche una maggiore vulnerabilità fisica ai ritmi intensi tipici delle linee di produzione tradizionali.

Le aziende manifatturiere si trovano quindi davanti a un bivio: continuare con modelli produttivi pensati per una forza lavoro più giovane, con il rischio di perdere know how ed esperienza, oppure ripensare gli ambienti di lavoro per renderli compatibili con un organico che invecchia. La fabbrica empatica di Cittadella rappresenta una risposta concreta a questa seconda strada, dimostrando che tecnologia e attenzione alla persona possono viaggiare insieme senza penalizzare la produttività.

Investimenti per la mobilità elettrica: nove postazioni manuali e quattro automatiche

L'esperienza maturata da BNP nel campo dell'ergonomia industriale si sta traducendo anche in nuovi investimenti produttivi, in particolare nel settore della mobilità elettrica. L'azienda ha destinato risorse alla produzione di dispositivi destinati a camion e autobus elettrici, un comparto in forte espansione che richiede componenti sempre più affidabili e processi di assemblaggio precisi.

Il nuovo assetto produttivo prevede nove postazioni manuali e quattro postazioni automatiche, organizzate secondo gli stessi principi ergonomici che hanno reso celebre la fabbrica empatica. Anche in questo ramo di attività, dunque, la produzione non segue soltanto criteri di efficienza industriale, ma integra fin dalla progettazione le esigenze di chi lavora quotidianamente su quelle linee, confermando la vocazione dell'azienda verso un modello produttivo sostenibile sia dal punto di vista ambientale sia da quello umano.

Un modello replicabile per l'industria italiana

L'esperienza di BNP e del Lab Village dell'Università di Padova dimostra che l'innovazione tecnologica applicata alla manifattura non deve necessariamente andare a scapito dei lavoratori più esperti o più fragili. Al contrario, sensori indossabili, cobot capaci di adattarsi e postazioni progettate su misura possono diventare strumenti concreti per trattenere competenze preziose in azienda, ridurre gli infortuni e migliorare il benessere organizzativo.

Il fatto che il progetto si inserisca all'interno della rete iNEST, sostenuta dai fondi del Pnrr, aggiunge un ulteriore livello di rilevanza: la fabbrica empatica di Cittadella non è soltanto un caso isolato di eccellenza territoriale, ma un tassello di una strategia più ampia che punta a diffondere modelli produttivi intelligenti e sostenibili in tutto il Nord Est italiano, con l'ambizione di diventare un riferimento anche a livello nazionale per le imprese che dovranno affrontare, nei prossimi anni, la stessa sfida demografica.






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Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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