Il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha annunciato la messa in asta di due Buoni del Tesoro Poliennali (BTP) e un Certificato di Credito del Tesoro indicizzato all'Euribor (CCTeu), con scadenze estese al 2031, 2035 e 2036 e volumi complessivi, fino a oltre 8 miliardi di euro.
Questa offerta si inserisce in un periodo in cui gli investitori privati stanno rivalutando i titoli governativi come strumenti per consolidare il portafoglio tra opportunità di rendimento e necessità di protezione dall'inflazione.
Caratteristiche e condizioni dei BTP e CCTeu in asta
Nelle nuove emissioni, le condizioni proposte dal Tesoro evidenziano un'offerta articolata sia in termini di scadenze che di struttura delle cedole:
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BTP 1 febbraio 2031: offerto con scadenza a 5 anni, codice ISIN IT0005671273, presenta una cedola annuale del 2,85%. L'importo minimo offerto è di 2,5 miliardi di euro, con possibilità di aste supplementari.
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BTP 1 febbraio 2036: titolo a 10 anni (ISIN IT0005676504), cedola del 3,45% annuo, destinato a investitori in cerca di esperienza decennale e maggiore stabilità del rendimento rispetto a strumenti variabili. Importo minimo offerto: 3,5 miliardi di euro.
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CCTeu 15 aprile 2035: scadenza a 10 anni (ISIN IT0005680753), con cedola semestrale variabile agganciata all'Euribor a 6 mesi più uno spread dello 0,8% e tasso annualizzato atteso al 2,903%. Offerta compresa tra 1,5 e 2 miliardi di euro.
I dettagli relativi alle date di emissione e regolamento sono così organizzati:
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Emissione
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Scadenza
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Cedola annuale
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Importo offerto
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1 ott 2025
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1 feb 2031
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2,85%
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2,5 - 2,75 mld €
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3 nov 2025
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1 feb 2036
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3,45%
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3,5 - 3,75 mld €
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15 ott 2025
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15 apr 2035
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variabile (2,903%+0,8%)
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1,5 - 2,0 mld €
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La partecipazione è consentita ai risparmiatori retail tramite sportelli bancari, postali o piattaforme online di trading, con importi minimi di sottoscrizione a partire da 1.000 euro. Si segnala che il trattamento fiscale sui rendimenti è vantaggioso rispetto ad altri strumenti finanziari: sui titoli di Stato italiani, l'imposta è fissata al 12,5% secondo l'attuale normativa (DPR 917/1986).
Differenze tra BTP e CCTeu: rendimento e rischio
I BTP e i CCTeu condividono la comune natura di titoli pubblici emessi dallo Stato, ma differiscono per meccanismo di remunerazione e rischio connesso:
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BTP: titoli a tasso fisso, garantiscono un flusso cedolare predeterminato e stabile per tutta la durata dello strumento. Il capitale viene restituito alla scadenza e il rischio principale è legato alla volatilità dei prezzi sul mercato secondario in caso di dismissione prima della scadenza.
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CCTeu: contraddistinti da cedola variabile ancorata all'andamento dell'Euribor a 6 mesi, e integrata da uno spread. Permettono una potenziale protezione dall'aumento dei tassi d'interesse, ma offrono incertezza sui flussi futuri qualora i tassi di riferimento subiscano ribassi. Sono generalmente meno esposti a perdite in caso di vendita anticipata, ma più sensibili ai movimenti nel mercato monetario.
Questa distinzione impatta sulle strategie di investimento: i tassi fissi sono preferiti in scenari stabili o previsione di cali nei tassi di interesse, mentre la componente variabile può essere avvantaggiata in contesti di rialzo dei tassi e inflazione persistente.
Vantaggi dei BTP e CCTeu per gli investitori privati
L'investitore privato può trarre benefici specifici dalla presenza di questi strumenti nel portafoglio. Tra i principali vantaggi:
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Sicurezza dell'emittente: lo Stato italiano mantiene un elevato grado di affidabilità sul piano internazionale. La restituzione del capitale e la regolarità dei pagamenti cedolari sono tutelate da normative nazionali e comunitarie.
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Rendimento predeterminato (BTP): la certezza dei flussi costanti consente di pianificare con precisione entrate periodiche, qualità apprezzata per chi ricerca stabilità e prevedibilità, ad esempio in ottica di integrazione pensionistica.
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Protezione dall'inflazione (CCTeu): in presenza di rialzo dei tassi o fasi inflazionistiche, i certificati a tasso variabile permettono un adeguamento delle cedole, salvaguardando il potere d'acquisto nel tempo.
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Accessibilità e liquidità: per tutti i titoli si segnala la possibilità di negoziazione quotidiana sul mercato secondario, con importi minimi accessibili anche ai piccoli risparmiatori.
Il favore fiscale è un ulteriore incentivo: l'aliquota agevolata permette di massimizzare il rendimento netto rispetto ad altre tipologie di investimento come obbligazioni societarie, fondi o altri titoli con aliquote superiori.
Svantaggi e criticità: elementi di rischio da considerare
L'investimento in titoli di Stato, pur se considerato tradizionalmente sicuro, presenta alcune criticità che meritano attenta ponderazione:
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Rischio mercato: la vendita dei titoli prima della scadenza può generare perdite in conto capitale se il prezzo di mercato risulta sfavorevole rispetto al valore nominale. Questo fenomeno può essere accentuato in caso di improvvisi rialzi dei rendimenti richiesti dal mercato.
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Incognita sui rendimenti (CCTeu): nel caso dei certificati variabili, la dipendenza dai futuri livelli dell'Euribor rende complesso stimare il ritorno complessivo, in particolare qualora i tassi di interesse dovessero scendere.
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Durata eccessiva: investire in titoli con durata superiore alle proprie esigenze di liquidità espone l'investitore al rischio di immobilizzare risorse in una fase in cui potrebbero rendersi necessarie opportunità alternative o sopravvenire necessità di spesa.
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Rischio Paese: sebbene contenuto per l'Italia, resta presente il rischio legato all'affidabilità creditizia dell'emittente, in quanto variazioni nei giudizi di agenzie di rating o squilibri macroeconomici possono impattare il prezzo dei titoli italiani.
Tra le criticità va valutato anche l'effetto erosivo dell'inflazione reale sulle cedole fisse, che in periodi prolungati di tensione sui prezzi può ridurre il rendimento reale dei BTP.
Quando conviene investire in BTP e CCTeu?
La valutazione sull'investimento richiede un approccio personalizzato e consapevole, con attenzione alle proprie esigenze, all'orizzonte temporale e alla propensione al rischio. L'inclusione di questi strumenti può essere orientata secondo alcune strategie:
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Diversificazione: inserire una quota di titoli governativi contribuisce a bilanciare il portafoglio, riducendo la volatilità complessiva rispetto a una prevalenza di attivi azionari o obbligazioni societarie.
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Durata: preferire scadenze coerenti con gli obiettivi finanziari. Il BTP a 5 anni può essere adatto a chi ha necessità di liquidità nel medio termine, mentre i titoli decennali offrono una maggiore copertura dai rischi futuri sui tassi.
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Scenario dei tassi: la scelta fra titolo fisso (BTP) e variabile (CCTeu) è legata alle attese sull'Euribor. In proiezione di rialzo dei tassi ufficiali, la componente variabile può offrire maggiori rendimenti futuri, mentre in prospettiva di stabilità o discesa dei tassi il tasso fisso protegge dai rischi inattesi.
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Profili di rischio: i risparmiatori prudenti possono privilegiare strumenti a scadenza breve o media, mentre chi ricerca protezione da inflazione e maggiore oscillazione può valutare il CCTeu.
Si consiglia di
integrare i titoli di Stato all'interno di un portafoglio ben diversificato e, in caso di incertezza, di consultare un consulente finanziario riconosciuto. Occorre prestare attenzione ai costi di acquisto, alle condizioni di liquidità e alle commissioni di collocamento indicate alla pubblicazione dell'asta (provvigione in percentuale sull'importo sottoscritto).