Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Il Bitcoin può andare davvero a zero come dice il miliardario Jeremy Grantham?

WhatsApp X Telegram
di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

Il dibattito sull'eventuale azzeramento del Bitcoin, acceso dalle dichiarazioni di Jeremy Grantham, viene affrontato tra scetticismi storici, rischi di mercato e i fattori che ne sostengono il valore.

Nell'attuale scenario finanziario internazionale, la questione della possibile scomparsa del valore di Bitcoin torna con insistenza nei dibattiti tra investitori, economisti e analisti. Non si tratta solamente di speculazione, ma di una riflessione che incrocia la psicologia dei mercati, l'innovazione tecnologica e le tensioni geopolitiche. Dopo anni di crescita vertiginosa e periodi di bruschi cali, oggi BTC oscilla intorno a valori ben inferiori ai massimi di ottobre 2025, spingendo molti a chiedersi se sia possibile assistere, un giorno, ad un azzeramento completo del suo prezzo.

Tale interrogativo non nasce dal nulla. Opinion leader ed economisti di caratura mondiale hanno avuto parole spesso severe sul futuro delle criptovalute, e la posizione di Jeremy Grantham, l'uomo che aveva previsto in anticipo i crolli del 2008 e 2000,  ribadita nei principali media di settore, ha riaccendido il dibattito. Di pari passo, l'instabilità dei mercati tradizionali, la riduzione della liquidità e l'ascesa dell'oro come bene rifugio alimentano il timore di un cambio di ciclo per BTC. Sono solo ipotesi teoriche o c'è davvero una possibilità concreta che la moneta digitale più famosa possa valere zero?

Le origini dello scetticismo: dai Nobel ai grandi investitori

La diffidenza verso Bitcoin e, più in generale, verso le criptovalute, ha radici profonde. Grandi nomi della finanza tradizionale, premi Nobel e gestori di hedge fund hanno espresso in varie forme la loro perplessità su un asset così distante dai canoni classici:

  • Eugene Fama, Nobel per l'Economia nel 2013, ha dichiarato certa la perdita totale di valore di Bitcoin nel prossimo decennio. A suo avviso, la volatilità e l'assenza di un sottostante stabile lo rendono incompatibile con la funzione di riserva di valore delle valute tradizionali. Per Fama, un mezzo di scambio che può portarti al fallimento non è destinato a sopravvivere.
  • Paul Krugman, Nobel nel 2008, ha definito le criptovalute economicamente inutili, criticando la loro adozione anche da parte di figure politiche di primo piano. Krugman sottolinea da sempre la natura speculativa e l'instabilità sistemica dei mercati crypto.
  • Warren Buffett, tra i più seguiti investitori mondiali, ha ripetutamente deriso Bitcoin, sostenendo che non lo acquisterebbe nemmeno a un prezzo simbolico, perché privo di utilizzo concreto o di rendita.
  • Jeremy Grantham, gestore e co-fondatore di GMO, ha ribadito in più occasioni la convinzione che BTC sia destinato a svanire lentamente, non con un crollo fragoroso ma con un progressivo affievolirsi, una posizione articolata durante Squawk Box su CNBC. Grantham vede in Bitcoin un meccanismo speculativo inutile e ne sottolinea la mancanza di vero valore.
A questi si aggiungono altri grandi nomi, come Jamie Dimon, CEO di JPMorgan, e le prese di posizione di governi e banche centrali, come la Cina, che ha bandito il mining e le transazioni in crypto. L'origine dello scetticismo, quindi, rimanda sia a ragioni di natura economica che regolamentare, con radicata diffidenza rispetto ad asset non sostenuti da entità statali o reali sottostanti.

Le ragioni dei ribassisti: volatilità, assenza di valore intrinseco

I principali critici di Bitcoin pongono al centro del dibattito alcune tematiche chiave che, nel corso degli anni, sono diventate veri e propri punti cardine dell'analisi contro la sostenibilità del progetto. Di seguito le ragioni più ricorrenti illustrate dai ribassisti:

  • Volatilità eccessiva: il prezzo di BTC ha mostrato oscillazioni molto più marcate rispetto a qualsiasi altra asset class, sia nel breve che nel lungo periodo. La variazione può risultare attraente per i trader, ma spaventa coloro che cercano stabilità e sicurezza nel lungo termine. L'assenza di soggetti controllori centrali in grado di calmirare il mercato alimenta ulteriormente questi scossoni improvvisi.
  • Mancanza di valore intrinseco: uno degli argomenti più utilizzati da chi prevede il collasso di BTC è la natura immateriale dell'asset, non riconducibile a immobili, utilità sociali o garanzie statali. Non è legato a nulla di tangibile, sostengono, e il suo prezzo dipende unicamente dalla volontà di altri di acquistarlo.
  • Rischi regolamentari e interventi governativi: la pressione regolatoria, tra bandi (come quello cinese) e tentativi di normare o tassare pesantemente il settore, è vista come una minaccia seria. In caso di provvedimenti coordinati da parte dei principali Stati, la domanda potrebbe ridursi drasticamente. Il rischio percepito cresce anche per la possibilità di nuove tecnologie che sostituiscano Bitcoin come mezzo di scambio digitale.
  • Domino di fiducia e panico: in casi estremi, la perdita di fiducia da parte degli investitori istituzionali e retail potrebbe innescare vendite a catena che spingerebbero il prezzo verso lo zero.
Altri analisti aggiungono che il comportamento dei grandi detentori (balene) e la crescente esposizione di strumenti finanziari derivati (come ETF spot) potrebbero amplificare i movimenti ribassisti, aumentando la fragilità dell'ecosistema in situazioni di stress globale.

Bitcoin può davvero azzerarsi? Il confronto con asset class

Una delle domande più ricorrenti riguarda il paragone fra BTC e altri strumenti d'investimento tradizionali. L'oro, da millenni, rappresenta un rifugio sicuro nei periodi di crisi: le sue proprietà fisiche, la scarsità riconosciuta e la domanda industriale ne hanno storicamente impedito l'azzeramento del valore. Le azioni, invece, pur essendo soggette a picchi di volatilità e a possibili fallimenti aziendali, sono sostenute da attività imprenditoriali concrete:

Caratteristica

Bitcoin

Oro

Azioni

Valore intrinseco

No

Sì

Sì (parziale)

Storia di utilizzo

16 anni

Millenni

Secoli

Volatilità

Molto alta

Bassa

Medio-alta

Domanda istituzionale

Crescente, ma incostante

Costante

Elevata

Analizzando questi elementi, risulta evidente che i rischi legati al crollo a zero sono decisamente più concreti per asset privi di un sottostante fisico o reddituale. Tuttavia, anche gli scenari più pessimisti proposti dagli analisti seri non prevedono oggi un azzeramento reale, ma piuttosto un lento declino del valore, eventualmente fino a soglie psicologiche molto più basse. Eventi sistemici estremi o la totale perdita di fiducia collettiva potrebbero incidere, ma richiederebbero un cambiamento strutturale globale raramente osservabile nei mercati.

Cosa sostiene il prezzo di Bitcoin oggi: aziende, istituzioni

Nonostante i cicli ribassisti, sono numerosi i fattori che, ad oggi, sostengono il valore di BTC sul mercato:

  • Partecipazione di aziende quotate: realtà come MicroStrategy e molte altre società d'investimento istituzionale continuano a detenere grandi quote di BTC nei bilanci, fungendo da supporto al prezzo. L'ingresso massiccio avvenuto nel 2021-2023 rimane una base solida, nonostante le vendite.
  • ETF e prodotti regolamentati: l'approdo di strumenti finanziari regolati (ETF, ETP, note) sulle principali borse europee e statunitensi offre una via semplice e sicura per investire in Bitcoin anche ai capitali istituzionali e ai piccoli risparmiatori, aumentando la liquidità e la trasparenza.
  • Trend di adozione commerciale e internazionale: alcune aziende, anche multinazionali, accettano BTC come mezzo di pagamento. Nonostante l'incremento sia ancora limitato, la crescita è costante. Anche alcuni stati (come El Salvador) hanno avviato sperimentazioni come moneta legale.
  • Supporto normativo crescente: benché la regolamentazione stia diventando più severa, l'azione delle autorità ha in molti casi favorito la maturazione di una cornice di legalità, incentivando l'ingresso di attori istituzionali e mitigando il rischio di truffe e manipolazioni.
Questi elementi, uniti alla natura limitata dell'offerta (massimo 21 milioni di BTC estraibili), costituiscono una barriera strutturale all'azzeramento totale del prezzo, almeno nel contesto attuale descritto dagli ultimi dati di mercato.

Gli scenari concreti secondo analisti e fonti autorevoli

Sebbene le voci pessimiste abbondino, nessuno degli analisti istituzionali più ascoltati prevede un azzeramento del prezzo. L'ipotesi di Mike McGlone di Bloomberg, una delle più estreme circolate nel 2026, indica come minimo raggiungibile la soglia dei 10.000 dollari, causata da crisi globali e migrazione di capitali verso alternative classiche come l'oro. Si tratta però di uno scenario già definito eccezionalmente ribassista, ben lontano da una scomparsa della moneta digitale.

Altre proiezioni, come quelle elaborate da JPMorgan o Bitwise, vedono possibili ulteriori ribassi che potrebbero spingere BTC verso i 20.000 euro nel medio termine, ma concordano che la presenza di forti detentori istituzionali e la quota di BTC dormienti in portafoglio fungano da calmiere. Se ci si basa sull'esperienza storica, i minimi sono sempre stati seguiti da rimbalzi, spesso legati al ciclo dell'halving o a innovazioni tecniche:

  • Crollo parziale, scenario sostenuto dalla maggior parte delle fonti: prezzi minimi a due cifre, ma non a zero.
  • Improbabilità di uno zero totale: l'azzeramento implicherebbe il crollo simultaneo dell'intera rete decentralizzata, un evento senza precedenti nelle reti peer-to-peer mature.





Leggi anche

Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...