Il dibattito sull'eventuale azzeramento del Bitcoin, acceso dalle dichiarazioni di Jeremy Grantham, viene affrontato tra scetticismi storici, rischi di mercato e i fattori che ne sostengono il valore.
Nell'attuale scenario finanziario internazionale, la questione della possibile scomparsa del valore di Bitcoin torna con insistenza nei dibattiti tra investitori, economisti e analisti. Non si tratta solamente di speculazione, ma di una riflessione che incrocia la psicologia dei mercati, l'innovazione tecnologica e le tensioni geopolitiche. Dopo anni di crescita vertiginosa e periodi di bruschi cali, oggi BTC oscilla intorno a valori ben inferiori ai massimi di ottobre 2025, spingendo molti a chiedersi se sia possibile assistere, un giorno, ad un azzeramento completo del suo prezzo.
Tale interrogativo non nasce dal nulla. Opinion leader ed economisti di caratura mondiale hanno avuto parole spesso severe sul futuro delle criptovalute, e la posizione di Jeremy Grantham, l'uomo che aveva previsto in anticipo i crolli del 2008 e 2000, ribadita nei principali media di settore, ha riaccendido il dibattito. Di pari passo, l'instabilità dei mercati tradizionali, la riduzione della liquidità e l'ascesa dell'oro come bene rifugio alimentano il timore di un cambio di ciclo per BTC. Sono solo ipotesi teoriche o c'è davvero una possibilità concreta che la moneta digitale più famosa possa valere zero?
La diffidenza verso Bitcoin e, più in generale, verso le criptovalute, ha radici profonde. Grandi nomi della finanza tradizionale, premi Nobel e gestori di hedge fund hanno espresso in varie forme la loro perplessità su un asset così distante dai canoni classici:
I principali critici di Bitcoin pongono al centro del dibattito alcune tematiche chiave che, nel corso degli anni, sono diventate veri e propri punti cardine dell'analisi contro la sostenibilità del progetto. Di seguito le ragioni più ricorrenti illustrate dai ribassisti:
Una delle domande più ricorrenti riguarda il paragone fra BTC e altri strumenti d'investimento tradizionali. L'oro, da millenni, rappresenta un rifugio sicuro nei periodi di crisi: le sue proprietà fisiche, la scarsità riconosciuta e la domanda industriale ne hanno storicamente impedito l'azzeramento del valore. Le azioni, invece, pur essendo soggette a picchi di volatilità e a possibili fallimenti aziendali, sono sostenute da attività imprenditoriali concrete:
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Caratteristica |
Bitcoin |
Oro |
Azioni |
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Valore intrinseco |
No |
Sì |
Sì (parziale) |
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Storia di utilizzo |
16 anni |
Millenni |
Secoli |
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Volatilità |
Molto alta |
Bassa |
Medio-alta |
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Domanda istituzionale |
Crescente, ma incostante |
Costante |
Elevata |
Analizzando questi elementi, risulta evidente che i rischi legati al crollo a zero sono decisamente più concreti per asset privi di un sottostante fisico o reddituale. Tuttavia, anche gli scenari più pessimisti proposti dagli analisti seri non prevedono oggi un azzeramento reale, ma piuttosto un lento declino del valore, eventualmente fino a soglie psicologiche molto più basse. Eventi sistemici estremi o la totale perdita di fiducia collettiva potrebbero incidere, ma richiederebbero un cambiamento strutturale globale raramente osservabile nei mercati.
Nonostante i cicli ribassisti, sono numerosi i fattori che, ad oggi, sostengono il valore di BTC sul mercato:
Sebbene le voci pessimiste abbondino, nessuno degli analisti istituzionali più ascoltati prevede un azzeramento del prezzo. L'ipotesi di Mike McGlone di Bloomberg, una delle più estreme circolate nel 2026, indica come minimo raggiungibile la soglia dei 10.000 dollari, causata da crisi globali e migrazione di capitali verso alternative classiche come l'oro. Si tratta però di uno scenario già definito eccezionalmente ribassista, ben lontano da una scomparsa della moneta digitale.
Altre proiezioni, come quelle elaborate da JPMorgan o Bitwise, vedono possibili ulteriori ribassi che potrebbero spingere BTC verso i 20.000 euro nel medio termine, ma concordano che la presenza di forti detentori istituzionali e la quota di BTC dormienti in portafoglio fungano da calmiere. Se ci si basa sull'esperienza storica, i minimi sono sempre stati seguiti da rimbalzi, spesso legati al ciclo dell'halving o a innovazioni tecniche:
Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...