Dietro prezzi gonfiati delle patatine si cela un cartello tra produttori e supermercati, che ha danneggiato i consumatori attraverso pratiche sleali. L'Antitrust interviene con sanzioni.
Negli ultimi anni, il settore degli snack salati in Italia ha subito uno scossone senza precedenti a seguito delle azioni congiunte dei tre principali produttori di patatine destinate alle marche private dei supermercati. L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha infatti portato alla luce una pratica collusiva che ha avuto effetti sensibili sul prezzo di vendita delle patatine sugli scaffali della grande distribuzione organizzata (GDO). L'accordo segreto tra Amica Chips, Pata e Preziosi Food ha garantito un controllo dei listini e una gestione pilotata delle offerte per quasi un decennio, penalizzando le principali catene di supermercati italiane, diversi discount e, soprattutto, i consumatori finali che si sono trovati a pagare prezzi ingiustificatamente elevati.
L'impatto di questa intesa, maturata tra il 2016 e il 2024, ha messo in discussione i meccanismi di concorrenza leale all'interno del mercato dei prodotti a marchio, costringendo le autorità a intervenire per riportare trasparenza e correttezza. L'indagine si è concentrata in particolare su come le aziende abbiano strumentalizzato i rapporti con la GDO allo scopo di massimizzare introiti, spartendosi il mercato e limitando le opportunità di risparmio per i consumatori.
L'accordo fra i principali attori industriali del comparto delle patatine a marchio privato ha avuto caratteristiche di elevata complessità organizzativa. Secondo i risultati dell'istruttoria dell'Antitrust, tutto ebbe origine con un patto di non belligeranza nel 2016 tra Pata e Amica Chips, successivamente esteso nel 2019 a Preziosi Food. L'intesa prevedeva che le aziende non si contendessero reciprocamente i clienti nella grande distribuzione, rispettando le assegnazioni preesistenti e aumentando così la prevedibilità dei ricavi.
Le comunicazioni avvenivano attraverso strumenti come messaggi istantanei e incontri riservati. Alcune pratiche consolidate, come lo scambio di listini, offerte fittizie e la condivisione di informazioni sensibili, hanno consentito di pilotare le gare per le forniture, assegnando strategicamente le commesse ai partecipanti al cartello. Spesso, quando uno dei supermercati richiedeva un preventivo a una società concorrente, questa rispondeva con un'offerta economicamente non competitiva, consentendo al fornitore predestinato di aggiudicarsi il contratto.
Non mancavano nemmeno i rifiuti strategici: Non possiamo garantire i volumi richiesti per cause produttive era la motivazione impiegata per scoraggiare la richiesta di nuovi ordini e rafforzare la posizione del fornitore designato. L'intero sistema aveva come effetto quello di ostacolare l'ingresso di nuovi concorrenti e di mantenere stabile il prezzo delle patatine sulle varie insegne della grande distribuzione, con danno diretto alla competitività e all'interesse dei consumatori.
Le pratiche adottate dagli industriali hanno previsto una gamma di azioni orchestrate per ridurre la concorrenza e assicurare profitti superiori. Tra le strategie più comuni spiccavano:
Le indagini dell'Autorità hanno documentato un'influenza diffusa su gran parte della grande distribuzione italiana. Tra le insegne interessate dalla spartizione delle forniture figurano Lidl, Eurospin, Penny Market, Esselunga, Coop, Conad, Aldi e Carrefour, tutte coinvolte in dinamiche che hanno compromesso la genuinità della competizione tra i co-packer. Una tabella riassuntiva permette di comprendere la dimensione dello schema:
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Catene GDO coinvolte |
Modalità di coinvolgimento |
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Lidl, Coop, Penny Market, Esselunga, Eurospin, Conad, Aldi, Carrefour |
Recezione di offerte coordinate, prezzi allineati, sede di forniture negate pretestuosamente |
Gli effetti sul mercato si sono tradotti nella mancata riduzione dei prezzi dei prodotti a marchio, nonostante la presenza di produttori diversi e la promessa di convenienza legata ai prodotti privati. Inoltre, la minore pressione competitiva ha limitato l'innovazione e la scelta sullo scaffale, penalizzando sia la GDO che i consumatori.
L'attività della Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avuto un peso decisivo nel fare emergere le pratiche anticoncorrenziali. Dopo l'avvio delle indagini attorno a settembre 2024, l'Autorità ha raccolto ampia documentazione, inclusi messaggi di testo, email e screenshot di offerte, ricostruendo il quadro delle condotte illecite.
Al termine dell'istruttoria, durata circa un anno e mezzo, sono state irrogate sanzioni amministrative pecuniarie per oltre 23 milioni di euro, differenziate in base all'entità delle violazioni e alla collaborazione delle aziende:
Gli effetti per i produttori oggetto di sanzione non si esauriscono nei soli importi amministrativi. Con la sentenza dell'Antitrust si apre la strada a possibili azioni di risarcimento da parte dei soggetti danneggiati: le insegne della GDO che abbiano subito perdite commerciali o maggiori costi hanno la facoltà di rivolgersi ai tribunali per chiedere compensazioni economiche, come già accaduto in altri settori (ad esempio, il cartone ondulato in passato).
Una delle principali insegne, secondo quanto emerso dalle fonti, è già seguita da studi legali specializzati in recupero danni da pratiche anticoncorrenziali. Gli importi complessivamente in gioco, tra multe e risarcimenti potenziali, rischiano di avere ripercussioni significative sui bilanci delle aziende coinvolte.
Ulteriore conseguenza si osserva nella necessità di revisionare le procedure interne, implementando o rafforzando la compliance antitrust, con investimenti in formazione e sistemi per la prevenzione di future violazioni. Da non sottovalutare il danno reputazionale subito da società che avevano consolidato posizioni di rilievo nella fornitura ad alcune delle principali catene italiane.
A valle di questa vicenda, il comparto dei prodotti a marchio privato si trova di fronte a nuove sfide e a un rinnovato scrutinio. Le pratiche scorrette emerse testimoniano come la tentazione di alterare la concorrenza resti elevata laddove il mercato si concentra su pochi operatori. Questa esperienza offre spunti per una riflessione ampia su trasparenza, correttezza negli scambi e tutela dei consumatori.
Lo sviluppo della marca del distributore, che ha conosciuto negli ultimi anni un’espansione sia in termini di volumi che di penetrazione nelle famiglie italiane, pone la necessità di vigilanza da parte delle autorità e di responsabilità crescente per tutti gli attori economici. L’episodio ha riportato l’attenzione sull’importanza di politiche di pricing trasparenti, negoziazioni autentiche e una maggiore attenzione per la filiera, affinché la convenienza promessa dai prodotti a marchio sia reale e percepita da chi acquista.
Solo rafforzando la collaborazione tra industria, distribuzione e organismi di controllo sarà possibile costruire un mercato più giusto e competitivo, in grado di tutelare concretamente i diritti di chi fa la spesa ogni giorno.
Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...