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Le 3 più note marche di patatine accusato di aver fatto un cartello e accordi ai danni dei consumatori

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di Dott. Marco Castagna pubblicato il

Le più note marche di patatine italiane sono al centro di gravi accuse: Pata, Amica Chips e Preziosi Food avrebbero formato un cartello, influenzando prezzi e concorrenza a danno dei consumatori,.

Negli ultimi mesi, il settore agroalimentare italiano è stato scosso da una vicenda di grande rilievo: le aziende leader nella produzione di patatine per le catene della GDO sono finite sotto la lente dell'Antitrust in seguito ad accuse di cartello e pratiche concordate ai danni dei consumatori. Al centro dell'indagine vi sono tre dei principali produttori nazionali, Pata, Amica Chips e Preziosi Food, che, secondo quanto emerso dall'istruttoria, avrebbero gestito il mercato private label delle patatine attraverso accordi volti a pilotare i prezzi e spartirsi i clienti più strategici.

Origine e sviluppo dell'accordo tra produttori di patatine

L'accordo oggetto dell'esame dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato affonda le sue radici nel 2016, quando tra Pata e Amica Chips sarebbe stata raggiunta una prima intesa di non belligeranza. Stando agli elementi raccolti in fase istruttoria, questa collaborazione iniziale sarebbe servita da apripista a un processo di ampliamento che, nel corso degli anni successivi, ha incluso il coinvolgimento diretto di Preziosi Food.

La modalità operativa si è articolata su scambi costanti di comunicazioni riservate tramite messaggi, email e screenshot relativi alle offerte commerciali presentate alle catene della grande distribuzione. Questo sistema ha consentito ai tre operatori di agire in modo coordinato durante le principali gare d'appalto private label, orchestrando, secondo le risultanze d'indagine, la suddivisione dei volumi di produzione e l'orientamento delle politiche di prezzo.

Questa strategia congiunta ha interessato un'ampia platea di clienti della GDO, tra cui Aldi, Lidl, Coop, Penny, Conad ed altre note realtà del canale moderno. Si sono prodotte, nel tempo, condotte finalizzate a evitare la sovrapposizione tra i partecipanti dell'accordo e garantire una spartizione pacifica dei portafogli clienti. Dal 2022 in avanti, le pratiche sono divenute ancora più strutturate, con offerte formulate appositamente più alte per lasciare la commessa alpartner di cartello o con pretesti come impossibilità di soddisfare i volumi richiesti dagli acquirenti, così da evitare la concorrenza diretta fra le società coinvolte. Così facendo, la dinamica tra i produttori si è cristallizzata a discapito della concorrenza effettiva, mentre la platea dei supermercati interessati si è ritrovata a dialogare sempre con una ristretta cerchia di interlocutori, incapace di accedere ad alternative davvero competitive.

Strategie e presunte pratiche anticoncorrenziali

Analizzando la casistica ricostruita dagli organi inquirenti, il cartello avrebbe funzionato secondo meccanismi di condivisione sistematica delle condizioni commerciali e pianificazione delle azioni da adottare sulle gare GDO/PL. Un esempio concreto riguarda Amica Chips che, nel luglio 2022, avrebbe presentato a Selex (cliente di Pata) un'offerta deliberatamente fuori mercato, così da non insidiare i rapporti in essere tra Pata e la stessa Selex. In altri casi, le due aziende (e successivamente Preziosi Food) avrebbero dichiarato l'impossibilità produttiva di far fronte a commesse particolarmente rilevanti, come avvenuto nel caso Eurospin (2022) e Carrefour (2023), celando così una precisa volontà di non sottrarre clienti all'alleato del momento.

Tale orchestrazione prendeva corpo anche su comunicazioni incrociate con le principali catene, che venivano gestite volta per volta in modo da non disturbare gli equilibri raggiunti. Nel 2024, è emerso un ulteriore episodio: Esselunga, valutando offerte rispettivamente di Pata e Amica Chips, si è trovata dinanzi a prezzi volutamente non competitivi da parte di almeno una delle aziende, a dimostrazione di una regia preventiva sulle condizioni da presentare:

  • Listini prezzi condivisi tra le imprese coinvolte
  • Pilotaggio delle offerte per indirizzare l'assegnazione delle forniture
  • Gare calibrate per non intaccare la clientela spartita
  • Forniture negate sotto il pretesto di mancata capacità produttiva
Questo modus operandi, se confermato integralmente, ha ostacolato le dinamiche concorrenziali nel segmento delle patatine private label, un comparto da 922 milioni di fatturato annuale, di cui quasi il 35% riconducibile alle strategie concertate tra Pata, Amica Chips e Preziosi Food.

L'intervento dell'Antitrust e l'istruttoria sull'intesa illecita

Il punto di svolta si presenta a settembre 2024, quando l'Antitrust italiano (Agcm) decide di aprire un'approfondita istruttoria, portando alla luce una realtà che per oltre otto anni aveva condizionato le regole di mercato delle forniture private label snack. Nel corso dell'investigazione, l'autorità ha acquisito documentazione e testimonianze, mettendo a confronto i dati di mercato e le comunicazioni interne delle aziende coinvolte. L'attività istruttoria si è distinta per una scrupolosa disamina di email, messaggi WhatsApp e screenshot di offerte, dal 2016 fino al 2024, che attestavano la costante condivisione di informazioni sensibili tra i diretti responsabili commerciali e amministrativi dei tre gruppi.

Nello stesso periodo sono stati ascoltati anche rappresentanti delle principali insegne della grande distribuzione, confermando l'esistenza di dinamiche di offerta poco competitive e di una limitata scelta tra i fornitori di patatine private label. La capillarità dell'analisi è stata rafforzata dalla valutazione dell'impatto su una fetta rilevante dei ricavi del settore: solo nel 2023, il giro d'affari complessivo delle aziende indagate sfiorava evidentemente i 400 milioni di euro.

Sulla base di queste risultanze istruttorie, l'Agcm si è avviata verso l'imposizione di una sanzione amministrativa e la raccomandazione di misure correttive, in coerenza con quanto previsto dal Codice del Consumo e dall'articolo 101 del Trattato sul funzionamento dell'UE, che vieta accordi lesivi della concorrenza.

Le ripercussioni sul mercato e sulle catene della GDO

L'intesa tra i maggiori produttori italiani di patatine private label ha comportato una serie di effetti nocivi sulla concorrenza, sui prezzi e sulla trasparenza verso la distribuzione organizzata e, di riflesso, sui clienti finali. La mancanza di vera competizione ha privato supermercati, discount e gruppi di acquisto di una genuina leva negoziale, costringendo le catene a confrontarsi quasi esclusivamente con le condizioni poste da un duopolio/tripolio operativo. Le principali criticità emerse possono essere così sintetizzate:

  • Livellamento artificiale dei prezzi rispetto alle reali condizioni di mercato
  • Riduzione della varietà e della libertà di scelta tra fornitori per le insegne della GDO
  • Impossibilità di beneficiare di offerte più vantaggiose derivanti dal fisiologico confronto competitivo
  • Focus distorto degli investimenti sull'innovazione (poiché la spartizione del mercato riduce l'incentivo a miglioramenti tecnologici e di sostenibilità)
Operatore

Fatturato 2023 (mln €)

Pata

171

Amica Chips

140

Preziosi Food

86

TOTALE

397

Le catene maggiormente impattate dal cartello sono risultate le più esposte alle forniture private label, avendo visto ridursi drasticamente il ventaglio delle soluzioni possibili. In questo modo, le alleanze tra produttori hanno generato un danno monetario diretto, con ricadute anche sulla competizione tra insegne e sulla soddisfazione della clientela nel canale retail.

Le sanzioni e le possibili conseguenze per le aziende coinvolte

La conclusione dell'istruttoria Agcm prevede l'applicazione di sanzioni amministrative significative per ciascuna delle società coinvolte. Secondo stime attendibili, i vertici dei gruppi si sono già confrontati con una proposta di transazione che include sanzioni cumulative fino a 10 milioni di euro a carico di ogni società. Il calcolo della multa definitiva terrà conto sia dei ricavi, sia dell'eventuale adozione di programmi di compliance antitrust e della collaborazione dimostrata durante le fasi dell'indagine.

Il procedimento amministrativo avviato dall'Autorità Garante della Concorrenza rappresenta, tuttavia, solo il primo livello di responsabilità. Sul fronte giurisdizionale, almeno una delle catene della distribuzione ha intrapreso iniziative nelle sedi civili per il recupero dei danni subiti a causa delle pratiche anticoncorrenziali: secondo quanto emerge, sono stati incaricati studi legali con esperienza in class action e azioni di risarcimento (sul modello già applicato per altri settori come il cartone ondulato).

A queste istanze, in futuro, potrebbero sommarsi azioni individuali di risarcimento da parte di altre aziende ritenutesi danneggiate dal prolungato accordo segreto. Il quadro legislativo italiano e comunitario tutela infatti le vittime di condotte lesive della concorrenza riconoscendo, ai sensi del Codice Antitrust e della giurisprudenza europea, un diritto pieno al risarcimento integrale degli eventuali danni subiti (Direttiva 2014/104/UE).






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Dott. Marco Castagna

Il Dott. Marco Castagna è un esperto consulente senior nel settore delle imprese con oltre 15 anni di esperienza. Laureato in Economia Aziendale, la sua competenza si estende alla consulenza strategica, gestione delle risorse e ottimizzazione dei processi aziendali, rendendolo una figura di riferimento per molte aziende in crescita. Residente a Venezia, Marco ha collaborato con diverse start-up...